FESTE CENTENARIE (4)

[50] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO
(Mons. Giuseppe Capovin 1905 – Ultima parte)

Tali lavori furono compiuti dal Prevosto Pier-Antonio Dai Zovi, e la spesa totale per la sola costruzione della Chiesa fu di 40.000 ducati. Nel 1805 furono costruiti in noce i panchi a spese delle varie famiglie della Parrocchia.
Nel Marzo 1811 fu acquistato dal R. Demanio l’Altare Maggiore della soppressa Chiesa del Corpus Domini di Vicenza per il prezzo di 1000 ducati. L’Altare qui trasportato fu dedicato alla Madonna della Concezione, Esso è lavorato in marmo di Carrara con colonne ed intarsi di diaspro di Sicilia. Il lavoro fu diretto dal celebre scultore Orazio Marinali, e Giovanni Cassetta, suo parente, scolpì gli Angeli che posano sul frontone ed anche le due statue in marmo di Carrara rappresentanti i Santi Agostino e Francesco di Sales che ora stanno ai lati dell’Altare Maggiore di questo Coro. Il parapetto del suddetto altare ora adorna quello del SS. Crocifisso. Si crede sia opera esclusiva del Marinali. Nel giorno 16 Settembre 1819 il Prevosto Dai Zovi coll’intervento delle autorità comunali benediceva e faceva la posa della prima pietra per il nuovo Campanile sulla quale sta  scolpito:

D.O.M. — A. D. — MDCCCXIX die XVI Sept. — Praepositus Petrus Antonius Dai Zovi — P. H. L.

Il disegno del Campanile è dell’ architetto Antonio Zimello di Vicenza e fu compiuto soltanto nel 1848, stante le tristissime condizioni dei tempi, giacché le popolazioni erano state dissanguate dai passati Governi. Sino, all’anno 1833 si erano spese per erigere il Campanile lire austriache 24.000 e mancavano ancora la cella e la cupola. A due vecchie campane se ne sostituirono tre di nuove. Nel 1845 è pavimentata con quadri in marmo rosso e bianco la Chiesa, a spese delle famiglie della Parrocchia, ciascuna delle quali s’addossò il pagamento di uno o più dei 1067 quadri che occorrevano. Il costo fu di 5.000 lire austriache. Nel 1850 fu costruita in noce dal nostro ancora rinomato falegname Antonio Zufelato la Bussola della porta maggiore sopra disegno di Giovanni Gasparoni. Nel 1852 lo stesso Zufelato lavorava in noce le spalliere del Coro, disegno del prof. Lazzari di Venezia, e nel 1853 i Confessionali in noce, disegno dell’ing. Paolo Cenzatti. Nel 1852 fu costruito in marmo di Carrara l’Altare del Coro su disegno del prof. Lazzari, ed eseguito dal bravo scultore Pietro Spira di Venezia. Costò lire austriache 4.000. L’Altare e il Tabernacolo costarono lire austriache 3.000. Contemporaneamente furono lavorati il pavimento del Coro e la balaustrata.
1852 Paolo Cenzatti — Pel pavimento legava — Altare e Balaustri — Soccorrente la Confraternita — Ricostruiva del proprio — Il Praeposito — L’anno 1852. Nel 1854 furono sostituite quattro campane nuove a quelle del 1833 e costarono lire austriache 4.548. Nel 1865 Giovanni Gasparoni di Vicenza scolpì l’immagine del S.S. Crocifisso, lavoro pregiatissimo. Nel 1866. — Costruzione di un Organo nuovo: lavoro del rinomato Gio. Batta De Lorenzi di Vicenza. Costò lire austriache 12.000, e l’orchestra fu eseguita da Giovanni Gasparoni. Nel 1874. — Erezione della nuova facciata, disegno dell’arch. Antonio Zimello. Costò lire italiane 48 mila. Questa Chiesa fu consacrata da Mons. Antonio Farina Vescovo di Vicenza nella IV Domenica di Ottobre dell’anno 1874. Nel 1876. — Erezione di un nuovo altare a S. Giuseppe. Lavoro di Pietro Fusoro di Pove. La Pala fu dipinta dal cav. Busato di Vicenza. È molto pregiata. Nel 1885. — Ridotto a miglior forma l’Altare dell’Immacolata Concezione. Lavoro di Francesco Cavallini di Pove. Fu inaugurato il 26 Agosto, e nello stesso giorno fu istituita la festa Quinquennale ad onore di Maria S.S. Nel 1886. — II 13 Giugno fu inaugurato il Quadro del soffitto incominciato da Valentino Pupin, ma prevenuto dalla morte il compimento fu affidato al pittore Tomaso Pasquotti di Cohegliano. Nel 1887 fu eretto e compito il nuovo Oratorio ad onore della S. Famiglia. Disegno del compianto Giuseppe Guarda di Montebello. Ad onta del gratuito lavoro in gran parte prestato dai muratori del paese e del trasporto tutto gratuito dei materiali, costò in danaro lire 18.000. Nel 1894 il 16 Dicembre furono inaugurati i due splendidi Quadri del Coro dipinti ad eucausto da Ermolao Paoletti di Venezia. Nel 1899 furono costruite cinque nuove campane ed orologio. Nel 1900 alla mezzanotte del secolo che tramontava e del nuovo che sorgeva, fu  inaugurata la nuova statua del SS. Redentore, scolpita da Pietro Dalla Vecchia di Santorso.
Si è qui riportata la lunga lista dei lavori eseguiti nel corso di poco più di questo ultimo secolo per questa Chiesa Prepositurale per porre in luce come questa popolazione si sia ognora mostrata generosa nel promuovere il decoro della Santa Casa del Signore: testimonio indubitato della sua viva fede e della sua sincera pietà. Ed ora mi faccio a darle uno sguardo dopo gli abbellimenti aggiuntivi nella occasione di commemorare il settimo Centenario di questa Parrocchia. Chi si fa dinanzi per la prima volta a questa Chiesa non può non ammirare la sua elegante e grandiosa facciata, la quale se qualche cosa oggidì lascia a desiderare egli è a motivo dei guasti che le pioggie e le bufere spesso le arrecarono, stante la poco favorevole e fortunata sua posizione. Ma varchiamone l’ingresso che in essa ci conduce. E chi è mai che nel primo entrarvi non sia sorpreso alla vista delle sue architettoniche forme in ogni e singola sua parte e non si senta costretto ad esclamare, come spesso fu ripetuto da persone cui sono famigliari le arti del bello, oh che bella? che meravigliosa Chiesa? E quindi non provi in sé quel senso che piace, che soddisfa e che nulla disarmonizzi, nè colla mente, nè col cuore di un’anima credente, cristiana? Anche gli ultimi lavori di abbellimento che il pennello sobrio, intelligente, del bravo e modesto Domenico Cavedon le ha testé aggiunti con nuove tinte e nuovi colori, la Chiesa non ha perduto nulla, come si direbbe, della primitiva e naturale sua bellezza, ma invece concorsero mirabilmente a mettere in mostra tutto quanto di bello un tempo all’occhio facilmente sfuggiva.
Ed ora eleviamo a Dio un inno di ringraziamento e di gratitudine, perché qui nel luogo stesso ove un tempo forse si diffondevano le pagane dottrine (*) ora invece si sparge la indefettibile, consolatrice luce del Vangelo di G.C. che moralmente e civilmente ha riscattata l’umana famiglia, ed un inno altresì di amore si elevi anche a te, o Maria, cui fu qui sacrata la prima Chiesa e il primo Altare.

(*) Sotto il pavimento del Coro nel 1805 fu scoperta la lapide di un Sesviro Augustale.

SERIE CRONOLOGICA DEI RR. PREVOSTI

Nel secolo XIII i Sacerdoti che avevano la cura di anime della Parrocchia di Montebello si chiamavano talora Presbyteri, cioè Parrochi, e talora Archipresbyteri. Fin dal principio però del secolo XIV essi assunsero il titolo di Praepositus e poi volgarmente detto Prevosto, essendocchè erano ad un tempo anche Presidenti o Capi della Collegiata. Infatti « Praepositus proprie dicitur ubi adest Collegiata » (V. Esame delle pretensioni di Asolo Sez. I). Nelle Collegiate ufficio precipuo dei Preposti era di amministrare le rendite della Chiesa e distribuirle ai Chierici che vivevano in comunità (Esam. sud.) Onde erano come gli economi dei Canonici. Se alla Chiesa officiata dalla Collegiata era insieme annessa la cura di anime, il Prevosto essendo egli la prima dignità, era insieme il Rettore e governatore della Parrocchia. Così fu del Prevosto di Montebello, il quale era insieme il Parroco del luogo. Cessata la Collegiata non cessò però il titolo fino ai tempi presenti, come si vedrà dall’elenco che si riporta con quelle note che si è potuto raccogliere a dilucidazione.

(dal N° 5 di AUREOS – Dicembre 2004)

Figura: La Chiesa Prepositurale di Montebello da una cartolina di inizio Novecento (collezione privata del redattore).

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FESTE CENTENARIE (3)

[43] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO
(Mons. Giuseppe Capovin 1905 – Terza parte)

Nell’anno seguente 1266 anche Gilberto dei Maltraverso Conti di Montebello vendette col fondo e signoria anche il giuspatronato (per usare l’espressione dell’atto allora esteso) al Comune di Vicenza. Non cedettero però allora da parte loro i diritti di patronato i Signori di Carturo, ma solamente circa il 1290 vendendola ancor essi al Comune di Vicenza. Non tardò punto il Comune di Vicenza a far valere gli acquisiti diritti di patronato sulla Chiesa di S. Maria di Montebello, giacchè il giorno 17 Maggio 1290, per incarico del Podestà di detta Città Giovanni de Jadi qui arrivava Nicolò detto Smareglo, Notaio, per compire l’affidatagli missione.
Era la Vigilia della festa dell’Ascensione e lo Smareglo si presentò a questa Chiesa nel momento che il Parroco Tomaso e i Canonici stavano per uscire colla processione per le Rogazioni verso la campagna, preceduti dal Gonfalone e dalla Croce e seguiti dal popolo. Lo Smareglo senza far cenno a chicchessia prende tra le mani Croce e Gonfalone, protestando ad alta voce che egli voleva camminare innanzi a tutti a nome del Comune di Vicenza in segno che questo aveva il diritto di patronato sopra la Chiesa di S. Maria di Montebello. Pronunciate tali parole si pone alla testa della Processione procedendo per la via comune attraverso l’abitato, seguito dagli astanti altamente stupiti per questo fatto. Nel Venerdì poi della stessa settimana il Notaio Uguccione del fu Alberto pubblico Notaio, nella piazza di Montebello, presenti il Parroco Tomaso, i Canonici e moltissime persone, estendeva l’atto solenne di quanto avea compiuto il Notaio Smareglo in nome del Podestà e del Comune di Vicenza, di cui riconfermava i diritti che le spettavano sopra questa Chiesa (Archivio di Torre Vol. 8).
Dopo gli eventi narrati ed in capo a breve tempo pare che la cosa non sia riuscita troppo piacevole a questi abitanti, e poiché il Comune di Vicenza non ommetteva occasione per sostenere con esagerata fierezza i propri diritti, particolarmente a danno della Chiesa e dei suoi Canonici, contro i quali si permise frequenti arbitrari, non ommesso quello di volere nuovamente prender possesso di questa Chiesa, anche con forme non permesse alle autorità secolari e più ancora per le opposizioni che sempre muoveva nella elezione dei nuovi Canonici, tutto questo stancava la pazienza della Collegiata, la quale ricorse al Podestà ed al Consiglio di Padova, da cui allora dipendeva anche il Comune di Vicenza, affinchè le fosse resa giustizia. Il ricorso non fu inutile, a questi Canonici furono riconosciuti i diritti fin allora esercitati, e per quello che riguarda l’elezioni nuove, in caso di vacanza, si conchiuse che i Canonici di Montebello per scegliere coloro che riconoscevano idonei, ciò non lo potessero fare nella propria Chiesa, bensì nella Cattedrale di Vicenza, alla presenza di alcuni incaricati da quel Comune.
Sembra che la Collegiata non cessasse colla venuta del Dominio Veneto 1404, ma piuttosto circa il 1450 non restando di essa altra memoria che il titolo della dignità principale del Proposito o Prevosto che si conserva anche ai nostri giorni nei rettori della Parrocchia di Montebello. La Chiesa di S. Maria, sino alla fine del secolo XIV per le tristi vicissitudini a cui fu esposta nelle frequentissime guerre e più ancora per la edacità del tempo era ridotta in misero stato. Nel secolo seguente passate le bufere politiche del primo quarto di esso, si vide la necessità non di ristauri che troppo era malconcia, ma di una completa riedificazione. La nuova Chiesa fu costruita nel 1447 a spese del Comune e degli abitanti di Montebello, come fa fede l’Iscrizione posta nel pilastro sinistro del coro e che qui si riporta: « MCCCCXLVII. Com. et homines de MB. fec. fieri hanc Ecclesiam. »
Sembra però che il lavoro di costruzione sia stato compiuto solamente nel 1454, giacché nell’interno della facciata vi era questa scritta: « Zanantonio F. 1459 Maistro Manferdin da Ravena di B.nd F. » i quali devono essere stati probabilmente i due Capimaestri che diressero il lavoro. Conviene però notare che per questa nuova Chiesa si cambiò del tutto la posizione dell’anteriore. Il Coro cioè fu costruito prospettante ad oriente e la facciata verso tramontana. Oltre la navata principale ne ebbe una seconda a sinistra con tre arcate, ossia cappelle. Oltre l’altare maggiore posto nel coro v’erano tre Altari: il primo, cioè per chi entra in Chiesa, dedicato a S. Brigida Vergine dell’ Ordine del SS. Salvatore; il secondo a Santa Maria della Concezione; il terzo a San Martino Vescovo di Tours. E qui è da ricordare, come subito dopo il 1476 in cui il Pontefice Sisto IV aveva permesso che in tutte le Chiese dell’Orbe si celebrasse nel giorno 8 Dicembre di ogni anno la festa della Concezione, che egli chiamava Immacolata, qui sia sorta una Congregazione sotto il titolo di S. M. della Concezione, che in breve addivenne fìorentissima per il numero grande di coloro che vi si ascrissero e che poscia unita alla Confraternita della Madonna della Cintura per godere di maggiori privilegi, altri di nuovi ed affatto speciali ne otteneva da S. S. Paolo V nell’Aprile 1617. Questa Congregazione ebbe sempre vita rigorosa. Si istituirono Legati, Livelli ed ebbe molte ricche donazioni e ciò sino all’anno 1807, quando cioè per una legge del Regno Italico, fu soppressa e demaniati tutti i suoi beni con grande lamento di tutti questi abitanti. Circa l’anno 1499 aumentata di nuovo la popolazione, fu necessario di allungare la Chiesa costruita nel 1447 e si aggiunsero due nuove Arcate ossia Cappelle e due Altari: uno dedicato a San Giuseppe sposo di Maria, l’altro a S. Francesco di Paola. In seguito venne eretto un altro altare ad onore della S. Croce, e questo fu costruito sul lato sinistro del Coro prospiciente la Chiesa. Nel 1575, abbattuto l’antico campanile, se ne rifece uno di nuovo con mattoni di cotto e guglia accuminata e questo fu costruito ove oggidì sorge il fianco destro della facciata della Prepositurale. Poco dopo la famosa battaglia di Lepanto combattuta e vinta felicemente dalle armi cristiane il 7 ottobre 1571 sotto la invocazione della Madonna del S. Rosario, anche qui si istituiva una Congregazione a di lei onore, che pari a quella della Concezione, ebbe numerosissimi ascritti e possedette altresì legati, livelli e beni propri, ma che purtroppo per la legge del 1807 dovette vedere demaniati e perduti. Fu merito però di questa Congregazione l’aver fatto eseguire a proprie spese nel 1583 in onore della celeste sua Patrona, dal celebre e rinomato Gio. Batta Maganza di Vicenza, la Pala che la rappresenta e che tuttora qui si possiede ed assai ammirata dagli intelligenti del bello. Anche Montebello nel 1630 travagliato orribilmente dalla pestilenza, vide in pochi mesi morire oltre un terzo dei suoi abitanti. Ma ne ebbe conforto e sollievo quando questa Comunità ad onore di S. Rocco erigeva una Cappella con altare nell’Oratorio di S. Francesco, obbligandosi di visitarla solennemente in ogni anno nel dì della sua festa. Da vario tempo si vagheggiava ed era desiderio assai comune di questa popolazione che una nuova Chiesa si sostituisse all’antica troppo angusta, spoglia di ogni gusto d’arte, di coro, povera di luce, schiacciata quasi per il tetto assai basso, con cappelle ed altari male proporzionati, in una parola la Santa Casa del Signore nella più triste e nuda miseria. Ma dove costruire la nuova Chiesa? Pareri ed opinioni le une colle altre non mancavano, e si disputò per vario tempo; ma fortunatamente il Prevosto D. Francesco Scortegagna che da 15 anni con amore, zelo e carità reggeva questa Parrocchia e con lui consociati in uno stesso pensiero il Nob. U. Girolamo Bruto-Revese e il N. U. Giuseppe Regan che l’uno e l’altro coprivano con onore e dignità l’ufficio di Vicarii di questa Comunità, non esclusa una parte notevole degli stessi Consiglieri che risiedevano alla pubblica amministrazione, prevalse il loro desiderio, anzi la loro volontà, che cioè la nuova Chiesa fosse riedificata sul luogo stesso dove tante generazioni si erano succedute a glorificare Iddio e ad implorare le sue benedizioni e dove pure tanta parte di esse dormivano in pace il sonno di una morte cristiana.
Dietro questa ed altre ragioni ispirate parte dalla fede e parte dal cuore, sparì ogni idea di contrarietà e di opposizioni, ed il popolo fattosi una cosa sola col suo Pastore e coi suoi Reggitori, si risolvette senz’alto di affidare l’incarico per il disegno della nuova Chiesa all’Architetto Giorgio Massari di Vicenza, che in quella città ed altri luoghi aveva di sé già elevata e nobilissima fama. Approvato il disegno da una Commissione all’uopo eletta, si incominciavano a raccogliere i mezzi necessari per la nuova fabbrica e la Comunità sopra il fondo delle colte che annualmente riscuoteva una parte, l’erogava generosamente per la Chiesa, e nel giorno 18 Ottobre 1776 colle cerimonie che prescrive il sacro rito, si fece la posizione della prima pietra per la costruzione del Coro e delle Sacristie.
Annuente Marco Cornelio — Episcopo Vicentino — Franciscus Scortegagna — Prsepositus
Hunc posuit lapidem — Die XVIII Octobiis — Anno salutis MDCCLXXVI.
Qui è da ricordare che alla nuova Chiesa si diede una posizione affatto diversa dall’ antecedente. Vale a dire il Coro e le Sacrestie si fabbricarono al di là ed anzi il primo, quasi poggiato alla facciata dell’antica Chiesa, e la facciata della nuova che prospitasse a mattina colla Borgata, e ciò con generale approvazione, giacché al di là della Chiesa più non esistevano da oltre 200 anni né le abitazioni né le case di un tempo che formavano una grossa contrada incendiata e distrutta pe ragioni di guerra. Durante la erezione del Coro e delle Sacristie il popolo continuò usufruire della vecchia Chiesa, per entrare nella quale, oltre la porta già esistente sul lato sinistro, se ne aperse allora una nuova anche nel lato sinistro del vecchio Coro. La erezione del Coro, delle Sacristie fu compiuta nel 1784 e il 15 agosto fu benedetto e messo in comunicazione colla vecchia Chiesa e si incominciò ad officiare. Il Coro e le Sacristie costarono 17.000 ducati. Nel dì 11 Luglio 1791 si pose mano a togliere dalla vecchia Chiesa gli Altari e quindi si passò alla, totale sua demolizione, compiuta il 22 Dicembre dello stesso anno. Il 6 Luglio la Commissione eletta per la fabbrica, con scrittura legale conchiudeva col sig. Vincenzo Squarcina di Vicenza il contratto di affidargli il lavoro di costruzione per 17.000 ducati, ed egli s’impegnava, di dare il lavoro compiuto in greggio nel corso di 5 anni, ma chiese e gli fu concesso di poter usure i materiali della Chiesa demolita. Qui è da deplorare che non si abbia collo Squarcina fatta eccezione di rispettare e conservare le antiche lapidi che coprivano numerose tombe delle principali e più benemerite famiglie e quindi che andassero smarrite tante care e preziose memorie. Una sola però di quelle lapidi fu conservata e fortunatamente quella del Rev. Prevosto Pietro dott. Caprini che lasciò ricordi di straordinaria santità.
Nel dì 24 Luglio dello stesso anno fu trasportato con processione di numeroso popolo il S.S. Sacramento all’oratorio di S. Francesco che servì ad uso di Parrocchia fino al 14 Gennaio 1798, in cui un’altra volta con devota processione il Divin Sacramento venne riportato nella nuova Chiesa che aveva solennemente benedetta il M. R. D. Celestino Bonvicini qui nato, ma da alcuni anni Arcipr. Vicar. Foraneo di Montorso. Il Rev. Prevosto D. Francesco Scortegagna che era stato il primo ed il più fervente ispiratore della nuova Chiesa, tra il compianto dell’ intera Parrocchia era morto tranquillo e sereno nell’Agosto dell’anno stesso 1798. Fu seppellito nel nuovo Coro e bene lo ha meritato; egli fu l’ultimo dei defunti inumati in Chiesa, giacché dopo d’allora le leggi lo vietarono. La costruzione della Chiesa importò la spesa di 20.000 ducati.
Quando si inaugurava la nuova Chiesa le mancavano il soffitto, la stabilitura e il pavimento. Il primo compreso il quadro che allora lo adornava importò la spesa di 4.000 ducati e la stabilitura e pavimento provvisorio alla Veneziana altri 4.000.

Continua nel prossimo numero …

(dal N° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura: La Solenne, Festa quinquennale istituita da Mons. Giuseppe Capovin il 26 Aprile1885 (foto a cura del redattore).

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