BAMBINI DI MONTEBELLO (1)

[157] BAMBINI DI MONTEBELLO DURANTE L’ULTIMA GUERRA

Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

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« Questo racconto lo debbo scrivere in Italiano perché saranno presenti in esso anche gli zii di una Signora tornata a Montebello da un certo numero di anni. Datasi la lunghissima assenza dal Paese, il Dialetto non è il suo preferito modo di parlare. Quindi, anche per amicizia, spero che quanto scriverò in lingua le sia gradito.

1) A Montebello, l’ultima Guerra fu veramente ‘sentita’ negli ultimi due anni. Di questi, non saranno mai dimenticati i bombardamenti aerei che causarono la morte di persone innocenti. In questo periodo, i bambini e le bambine, frequentavano la Scuola in edifici che erano stanze messe a disposizione dei Maestri in varie località del Paese. Molte persone erano terrorizzate dai bombardamenti. Tanto che, varie famiglie vivevano nelle Frazioni a nord del Paese: Selva ed Agugliana, per essere più lontani dai luoghi dove cadevano le bombe. Nostra madre, mandava anche due miei fratelli a dormire dallo zio Angelo (detto Moro), il quale aveva della terra a ‘mezzadria’, poco prima di arrivare alla Selva. Già sfollata in quella casa in collina, c’era una intera famiglia di Montebello. All’incrocio delle tre strade: Mira, Monte Grappa e contrada Selva, lì c’era l’impresa Agricola della famiglia Costa. Per due anni mio fratello frequentò la Scuola nella stalla di quell’edificio. All’interno durante i mesi più freddi. Sotto il portico quando la temperatura era appena più mite. L’Edificio Scolastico proprio, vicino alla Chiesa, era occupato dal presidio Tedesco, presente nel Paese dalla fine di Settembre del 1943, quando l’Italia venne invasa dalle truppe Naziste. Le frequenze scolastiche, come si può ben capire, erano molto saltuarie. Nelle campagne, le donne ed i bambini, dovevano fare quello che competeva agli uomini che non c’erano. Per causa della Guerra. Chi era soldato. Chi era morto, e nessuno sapeva nulla. Chi era prigioniero, e di questi si sapeva ancora meno. Ma i campi e gli animali, non aspettavano. O si coltivavano i campi o non si raccoglieva. O si accudiva la stalla e si sfamavano le mucche o non si mungeva alcun latte, né per la famiglia, né per venderlo alla latteria. Ciò nonostante, gli Scolari di ambo i sessi, sentivano la necessità di potersi, in qualche modo svagare, specialmente nei pomeriggi invernali, quand’era troppo freddo per giocare all’aperto. Mio fratello Luigi, che facilitò la mia venuta in Australia tanti anni or sono, è nato nel 1935. Aveva 9 anni nel ‘44!!! Come Riccardo, un po’ più grande ed Adriano, un po’ più giovane, gli zii della Signora a cui ho accennato all’inizio. Ed ha ancora la memoria buona Luigi!!! La sua ultima visita al Paese natio avvenne due anni or sono. Di quella sua ultima visita, mio fratello mi volle raccontare un particolare che mi sono sentito in dovere di riportare ai Montebellani di oggi.

[{ Un pomeriggio, mentre si trovava tra la porta dell’Oratorio ed il Campanile, si sentì chiamare. Era sua cugina Maria che gli chiedeva cosa stesse cercando. E si misero a parlare di com’era stata ben aggiustata la porta dell’Oratorio. Maria accennò al fatto che Adriano aveva fatto tutto quel lavoro. Qualche tempo dopo, mio fratello si trovò con Adriano che cortesemente lo invitò a pranzo. Fu così che, parlando, tornarono sui ricordi di quando erano bambini. Riccardo, il fratello di Adriano, era quasi coetaneo di mio fratello e giocavano assieme, come è cosa normalissima tra bambini. Anche e nonostante si fosse in tempo di Guerra. Essendo Adriano ben più giovane, voleva sentire da mio fratello com’erano quegli anni. Quali e come venissero fatte certe azioni quotidiane. E che giochi venissero praticati. E di tante altre cose accadute in quegli anni di Guerra, di cui, essendo bambini, non potevano afferrare la tremenda fatalità.

2) Debbo qui ricordare che Adriano e Luigi, erano avanti con gli anni, mio fratello più di Adriano che era più giovane di qualche anno! [{ “Stavo guardando la porta dell’Oratorio” disse Luigi. E Adriano: “Ho terminato di rimetterla a posto tre settimane fa”, disse, “ma sai che quasi dovevo abbandonare tutto?” “Perché, chiese Luigi, cosa c’era che non andava?” E qui, Adriano, che ha sempre lavorato il legno, si mise a spiegare a mio fratello come avesse trovato, nel legno della porta, delle indentature che non riusciva a spiegarsi come fossero presenti nello spessorato legno di cui erano fabbricate le porte. Luigi disse: “Ma come, non ti ricordi di quando SPARAVANO i bossoli con la pistola?” E Adriano:” Ma che ‘balle’ mi racconti?” “Non ti ricordi proprio?” fece ancora Luigi, eri ancora troppo piccolo. Dall’espressione del volto di Adriano, si comprendeva che, del fatto al quale accennava Luigi, Adriano non ricordava assolutamente niente. Come se, sulla lavagna della sua memoria, qualcuno avesse cancellato anche la più piccola parte di quell’episodio. Che, sotto la mia insistenza, mio fratello mi raccontò due giorni or sono, senza interruzioni di alcun tipo. {[ Quando passavano per aria i bombardieri, qualcuna delle bombe che cadevano, non scoppiava. Forse era difettosa. Oppure il colpo contro il terreno la rompeva in due senza lo scoppio. E venivano raccolte per recuperare i metalli di cui la bomba era composta. Ed anche le polveri di esplosivo che si era sparso nella zona dov’era caduta la bomba inesplosa. Si raccoglievano anche le cartuccere usate che venivano gettate dagli aerei da caccia che passavano velocissimi a bassa quota sopra la Ferrovia o sulla Provinciale. Mitragliando, a volte, anche la parte del Campanile dov’è la balaustra, come posso testimoniare io stesso. Con bambini della mia età, avevamo inventato un tipo di ‘pistola’ che poteva ‘sparare’ bossoli di moschetto! ]} Questa ‘pistola’ fu il frutto di una rimarchevole ingegnosità di pre-adolescenti che non avevano nemmeno un pallone per poter giocare! A volte, data la mancanza di cibo sufficiente, non avevano tanta voglia di correre dietro ad un pallone, anche se fosse stato a disposizione. Dentro alle bombe inesplose, c’era la *‘Balistite’*. Sembrava un pezzetto di cordicella. Un quarto di pollice di spessore e lunga 10 pollici (6 mm. e 250 mm.). Ci si deve ricordare che, tale ‘pistola’, ‘sparava’ bossoli di moschetto, non pallottole vere. Nelle cartuccere che venivano raccolte, rimanevano sempre dei bossoli o delle munizioni non usate. Oppure, i bossoli vuoti venivano trovati sul terreno. Con un pezzo di legno, era stata costruita una rozza pistola con una impugnatura e, al posto della canna da sparo, veniva posizionata la cartuccia della mitragliatrice. Questa era aperta ai due lati, non essendoci più la pallottola da una parte e la base con l’innesco dall’altra parte. Veniva fissata sulla scanalatura, preparata sopra l’impugnatura, con due fili di ferro inchiodati nel legno. Anche la cartuccia del moschetto doveva essere vuota. Questa doveva essere pressata a forza nella cartuccia della mitraglia. La *’Balistite’*, che faceva parte della bomba inesplosa, ed immediatamente nascosta nella tasca dei pantaloni del ragazzo che la trovava, veniva innescata a forza nella cartuccia da mitraglia. Luigi abitava nella casa che, a quel tempo, era l’ingresso della Villa Freschi, dove abitava, prima della Guerra, la Contessa (Eleonora Freschi-Sparavieri n.d.r.). Anche dentro la Villa, durante la Guerra, c’erano i Tedeschi ». (Lino Timillero – 19-7-2019).
(Continua…)

Umberto Ravagnani

Foto: Una falegnameria degli anni 50 del Novecento (ricostruzione di fantasia – Umberto Ravagnani).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (vedi a fondo pagina). L’evento è stato fissato per il 6-7-8 dicembre 2019.

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LA FAMIGLIA GALLO

[106] LA FAMIGLIA GALLO

E’ una piccola famiglia residente nella contrà di Vigazzolo. Il cognome Gallo viene citato per la prima volta in un rogito del 9 Agosto 1500: Antonio del fu Filippo Gallo, il cui nonno Leonardo è presente in Montebello nei primi anni del Quattrocento. Il nome Gallo, che compare in quella data solo dopo un lungo periodo in cui mai questo appellativo aveva accompagnato i predecessori, rende improbabile il legame che questi potrebbero avere con tale Giordano detto “Galloda Montebello che nel 1277 prende a livello un terreno da Uguzzon Novello da Carturo. Tuttavia una contrada di Montebello, vicina a quella del Legnon, è chiamata nel ‘400 contrà del campo de’ gallo che ipotizzerebbe essere stata così denominata per la presenza dell’omonima famiglia. Nell’Estimo del 1544-45 Domenico Gallo risulta possedere oltre cinquanta campi montuosi, ma di scarso valore. Mattio è consigliere comunale nel 1617, Iseppo nel 1621, Antonio nel 1655 e nel successivo estimo vi si registrano due famiglie Gallo con scarsissimi beni patrimoniali.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Nel Quattrocento esisteva una contrà del campo de’ gallo (una parte dell’attuale contrada Fara) che probabilmente diede origine a questo cognome (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA MAULE

[101] LA FAMIGLIA MAULE

E’ assai ardua la ricostruzione della storia di questa famiglia, presente in Montebello almeno da 600 anni, poiché i vari rami che si sono creati nel tempo sono dislocati anche nel vicino comune di Gambellara. Mi sono limitato pertanto a produrre una sintesi della genealogia di quei Maule che ho trovato presenti nel territorio di Montebello. Il cognome Maule è di chiara origine cimbro-tedesca ed ha significati diversi. Lo storico Albino Michelin, nelle sue ricerche di onomastica degli abitanti di Sovizzo, ci informa che anche in quel paese nel Quattrocento c’erano delle famiglie che portavano questo soprannome. lo stesso mi sono imbattuto almeno tre o quattro volte in altrettanti documenti che citavano i Maule presenti in località del vicentino, anche molto distanti tra di loro. Al Tretto di Schio una contrada porta questo nome. Gli studiosi assegnano due derivazioni diverse al nome Maule: dal germanico “mauler”, l’uomo allevatore e conducente di muli e da “maul” bocca, quest’ultima non però ad indicare una parte del corpo umano, ma a sancire la provenienza o la residenza dei soggetti nei passi, gole, o bocchette che mettono in comunicazione due versanti contrapposti di una zona di collina o di montagna. Il capostipite montebellano è nominato in un documento del 1455: Bartolomeo del fu Giovanni detto “Maule” abitante della Selva. La scarsità di documenti relative alle famiglie della Selva e di Agugliana come i Guglielmi, i Maule, i Guarda, per citarne alcune, impedisce di conoscere più a fondo la loro storia. Si sa che i matrimoni erano frequentissimi tra gli abitanti dell’alta collina montebellana, ed erano altresì rare le unioni con le persone del piano, almeno negli anni nei quali è diretta questa ricerca. Dall’Estimo del 1544-45 si sa che sono almeno quattro le famiglie Maule della Selva, qualcuna potrebbe non esservi elencata in quanto nullatenente. Tra gli abbienti vi sono i cugini Pietro e Giovanni che per patrimonio hanno poco da invidiare ai possidenti montebellani di pianura I due non si limitano a coltivare i terreni di collina e scendono a lavorare alcuni campi nelle contrade presso l’Aldegà-Chiampo. Già nel 1607 Iseppo Maule fa parte del numero dei consiglieri comunali di Montebello, chiaro segno di integrazione con il resto della popolazione. Iseppo è imitato da Girolamo nel 1621, da Gio. Maria nel 1648, da Giacomo nel 1660, e prosegue nel secolo seguente con Gio. Batta nel 1741, con Carlo nel 1743. Le famiglie Maule iscritte nell’Estimo del 1665-65 sono 10, nessuna di queste però risulta possedere un patrimonio consistente. Alle soglie dell’Ottocento la famiglia di Mattio Maule fa parte dell’esiguo numero delle benestanti, mentre nella terza classe, quella più numerosa, si trovano quelle di Giacomo, di Antonio, Gio. Maria, Giovanni e Girolamo con i capifamiglia che esercitano tutti il mestiere di contadino. Il più sfortunato è Gio. Batta che per sopravvivere deve affidarsi alla carità del prossimo.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: In un documento del 1455 un certo Bartolomeo del fu Giovanni detto “Maule” risulta abitante a Selva di Montebello e sembra essere il capostipite di questa famiglia. Qui vediamo Selva di Montebello in una immagine di circa 80 anni fa (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA PALMIERO

[98] LA FAMIGLIA PALMIERO

La presenza di questa famiglia è documentata in due atti notarili del 1421 dove sono citati Giovanni e Nicolò figli di Palmiero del fu Jacobo dalla Selva di Montebello. Il rarissimo nome Palmiero ha permesso la ricostruzione genealogica senza grossi problemi di omonimia, facilitata anche dalle numerose citazioni dei membri della famiglia nei documenti notarili. Palmiero era chiamato colui che, verso il 12° secolo di ritorno dal pellegrinaggio in terra santa, portava un bastone avvolto in una foglia di palma per ricordare l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.

Tra il Quattrocento ed il Cinquecento i Palmiero occupano la parte bassa della Selva e si dilungano per contrà Brusegala fino al Terraglio dell’Aldegà-Chiampo. Certamente il più noto nel ‘500 è Jeronimo Palmiero detto “pignata” che gestisce l’unico mulino del posto azionato dalle acque del Rio. Le altre famiglie Palmiero possiedono tutte discrete estensioni terriere: quella di Antonio ha circa 30 campi e sono 9 quelle inscritte nell’Estimo redatto in quel tempo. Bisogna aspettare il 1652 per trovare un suo membro tra i consiglieri comunali di Montebello e questo è Palmiero de’ Palmieri. Ad imitarlo nel 1684 c’è Alfonso, Girolamo nel 1688, e questi ultimi, con altri due capifamiglia sono elencati nelle rilevazioni fiscali del 1665-69. Tutti i Palmiero, in questo frangente, hanno conservato integro il loro patrimonio e le abituali residenze nella Selva di Montebello. Il secolo seguente non registra alcuna partecipazione dei Palmiero alla gestione ed amministrazione del Comune di Montebello. Alla fine del ‘700 Domenico Palmiero esercita il mestiere di pastore in regime di soccida, pascola cioè un gregge di altrui proprietà per diividerne poi gli utili. La sua famiglia risulta essere l’unica rimasta a Montebello, salvo errori ed omissioni, prima che inizi il nuovo secolo. Ancor oggi Montebello può annoverare l’attaccamento di questa famiglia al territorio che dura sicuramente da quasi 700 anni.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Tra il Quattrocento e il Cinquecento i Palmiero si insediano nella parte bassa della Selva fino all’argine destro del Chiampo, allora divisa in contrà Brusegala, contrà Prà Largi e contrà del Terraglio (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA FASOLATO

[97] LA FAMIGLIA FASOLATO

Il suo nome nasce come accostamento ad una pianta (il fagiolo), un fitonimo quindi, comune ad altri cognomi nati in Montebello come Marendolo, frutto del biancospino, Castegnaro dall’albero del castagno. La prima segnalazione archivistica è in un documento del 1419 in cui si legge di tale Giordano detto ”Fasoli” proprietàrio di un paio di campi nella contrada del Frassine. Uno dei discendenti di Giordano è Giovanni, che per essere distinto dagli altri tre fratelli viene soprannominato “Bevilacqua”. Questa menda (soprannome) l’ho riscontrata altre volte in Montebello (nei Prosdocimi per esempio) e penso che fosse affibbiata per celia a persone che avevano la sola colpa di essere astemie, e per questo ritenute, a torto, di scarsa virilità. Il cambiamento da Fasoli a Fasolato avviene durante il corso del ‘400 e così vi rimane fino alla sua completa scomparsa da Montebello. Gli appartenenti a questa grande famiglia sono dispersi per tutto il territorio comunale: un paio di famiglie nella contrà della Chiesa, una nella contrà della Pozza e la più ricca, quella dei fratelli Iseppo e Bernardino, nella contrà del Vanzo ai confini con il Comune di Brendola. I due fratelli, escludendo i nobili proprietari, sono tra i cinque nuclei maggiormente estimati del paese, e la loro abitazione, più che ad una casa, assomiglia ad un palazzetto con l’immancabile colombara. La loro presenza sul suolo montebellano si assottiglia col passar del tempo. Nel corso del ‘600 troviamo Paolo consigliere del Comune con Pier Antonio, seguito da Gio. Batta che diventa notaio e roga solo per tre anni tra il 1669 e 1672 per lo più occupato a redigere i verbali del Consiglio Comunale. In seguito ad una faida con alcuni appartenenti alla famiglia Castellan, nel 1628 Andrea Fasolato rimane vittima di un colpo di archibugio sparato dal fabbro Battocco, cugino dei Castellan per l’appunto. Una parte del risarcimento avviene dopo la grande epidemia di peste, il 20 Novembre 1631, mediante il pagamento di 35 Ducati alla famiglia Franceschin che con i Fasolato era stata colpita duramente. La somma viene pagata da Alessandro Castellan. Un altro Andrea Fasolato, forse così chiamato in ricordo del parente ucciso, nel 1663 è chierico e con l’aiuto di Tomaso Castellan, può finalmente disporre dei mezzi per diventare Presbitero. Nell’estimo del 1665-69 è iscritto solo Camillo Fasolato del fu Paolo abitante nella contrà della Chiesa in comunione dei beni col fratello Battista. Le loro proprietà sono costituite dalla casa di abitazione e da più di sei campi. Nel 1758 il chierico Don Camillo Bonvicini riceve alcune pezze di terra nella contrà della Chiesa Parrocchiale per poter avanzare nella carriera ecclesiastica. Donatore suo padre Carlo Bonvicini Fasolato erede di Antonio Fasolato. Questa confluenza nel cognome Bonvicini sembra essere la ragione della estinzione in Montebello del cognome Fasolato.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: La località Frassine si trova tra l’argine sinistro del torrente Chiampo e la Strada Regionale 11, oltre la Padana in direzione di Verona (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA DAL PISSOLO

[93] LA FAMIGLIA DAL PISSOLO (PISSOLATO E ZATO)

L’importanza di questa antica famiglia montebellana è sancita, soprattutto nel ‘400 e ‘500, dalla presenza di alcuni notai tra le sue fila. Il cognome nasce dal toponimo “pissolo” ossia sorgente, luogo ancor oggi vitale ubicato a pochi passi dalla contrà di Vigazzolo sul fianco della collina del castello. Il suo capostipite, o meglio il suo membro più antico ritrovato nei documenti è Giovanni, padre di Antonio notaio. Il nome Giovanni ed il mestiere paterno è confermato anche da un altro appartenente allla famiglia che, tra l’altro, è il solo notaio con il contemporaneo Gio. Michele “da Montebello” (Prosdocimi) ad averci tramandato una qualche sorta di raccolta di documenti. Nel collegio dei notai Giovanni dal Pissolo (junior) figura aver rogato tra il 1485 ed il 1487 solo perché il suo fascicolo di documenti è stato prodotto in questo periodo, esistono però altri rogiti in altri fondi che ne farebbero protrarre l’attività almeno fino al 1500. Uno di questi è una costituzione di dote datata 19 Ottobre 1499 del Convento dei Carmini di Vicenza.

L’intreccio di matrimoni tra appartenenti a famiglie di notai non risparmia nemmeno i Dal Pissolo, fatto questo comune tra quei casati che volevano garantirsi l’ereditarietà nel lucroso mestiere. Ne è un esempio il matrimonio tra Domenica figlia di Antonio Dal Pissolo e Bernardino figlio di Miglioranza della famiglia Prosdocimi del 1485 circa. Nei primi anni del ‘500, in piena fase di nascita dei cognomi, Dal Pissolo si trasforma in Pissolato, tipica modificazione veneta nella quale il suffisso –ato sta per figlio di … o appartenente alla famiglia di … A Montebello questo tipo di cognome con il suffisso –ato è stato di gran lunga il più utilizzato non solo per cambiare patronimici, ma anche per indicare, come per i Pissolato la provenienza da un certo luogo. Ecco che gli abitanti del Covolo diventano Covolati, quelli della Bellocaria Belocati e quelli del Pissolo Pissolati appunto. Pochi anni prima dell’Estimo del 1544-45 un ramo dei Pissolato, soprannominato Zato, (scritto ora con una ora con due T) acquisisce la “menda”  (soprannome) come cognome definitivo. Da quel momento in avanti scompariranno i Pissolato, forse per naturale estinzione forse perché emigrati, e sopravviverà il più recente Zatto. In occasione di quel rilevamento fiscale i Pissolato abitano nella contrà di Vigazzolo, probabilmente nei pressi di quel luogo che li ha cognominati, e il loro patrimonio (sono due fratelli) comprende oltre 40 campi. A quattro passi da loro, nella contrà della Caminà, vivono gli Zato che invece possiedono, oltre alla modestissima casa 4 campi.

Nel corso del ‘600 non trovo alcuna famiglia Pissolato in Montebello, mentre nell’Estimo del 1665-69 figura l’unica famiglia Zatto, quella capeggiata da Bortolo, che abitando nella contrà del Castello, che si può individuare anche nella contrà della Caminà, vive in una casa di due stanze con mezzo campo a fianco, supportato dalla proprietà di una ulteriore pezza di terra di un campo e mezzo. Questa è l’ultima rilevazione in Montebello riguardante l’antica famiglia dal Pissolo.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Il Pissolo nella contrà di Vigazzolo (ora via Roma e via Trento) di cui si parla nell’articolo (a cura del redattore).

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NOTAIO CHIARELLO CAMILLO (3)

[91] I NOTAI DI MONTEBELLO NEL SEICENTO
Notaio CHIARELLO CAMILLO del fu MARC’ANTONIO (attivo tra il 1570 e il 1620, terza parte)

25 NOVEMBRE 1611
(UN DIFFICILE  VICINATO)

PRETENTIONI” di CRISTOFORO PRELATO
1) “che il detto Guglielmo levi via l’acqua dalli suoi pradie beni così che non scorri per le terre e beni di esso Prelato
2) che il detto Guglielmo debba levar via tutti gli impedimenti che s’attrovano nella valle dalla parte sua finchè l’acqua possi aver il suo libero corso,
3) che sia assegnato un piede di terra di quella che da Guglielmo nella Contrà di Prà esser stata usurpata,
4) che il detto Guglielmo sia tenuto levar via l’acqua dal fosso del “Roncheto”, essendo che essa apporta danno ad esso Prelato,
5) che il detto Prelato ed suoi di casa possi e possino valersi dell’acqua della valle, così per lavare come per beverare gli animali,
6) che siano lasciati cacciati (piantati) i termini alla terra degli olivari sotto la Chiesa,
7) che i figlioli del detto Guglielmo non gettino sassi né altro nella casa e sopra i coppi del detto Prelato, né meno offendino i suoi figlioli”.

Come si legge, ogni dispetto è valido per procurare fastidi e danni ai vicini e  soprattutto lo scolo delle acque,  se mal gestito, è origine di liti e conseguenti arbitrati documentati in numerosi atti notarili.

ANNO 1612 La Contrà chiamata “la Calcara sotto l’Agugliana
24 FEBBRAIO 1613
(TOPONIMI)

GUGLIELMO di GUGLIELMI è indubbiamente un personaggio di spicco nella vita della Selva e dell’Agugliana, e questo è avvalorato dal suo lungo e dettagliato testamento  che fa registrare al notaio. Molto interessanti i toponimi che individuano le sue proprietà.

Una pezza di terra  detta “il quartiero vecchio o la pezza grisa
Una pezza boschiva detta “la macchia
Una pezza boschiva   della “il bosco della vecchia
Una pezza chiamata “li olivari” (sino al trozo per il quale si serve il Rettor della Chiesa di S. Nicolò)
Una pezza chiamata “i campi del buso
Contrà de la Vale verso la fontana del Betega
Una pezza chiamata l’”Ongaro” ed in parte il “Francesco”, cioè dalla Vale sino alla croce in cima al bosco
Il prà del “Carniero
Nella Contrà del Maso, una pezza chiamata la “Riva” et in cima si chiama il “Falzeo” (Gambellara – n.d.r.)
Una pezza chiamata “il Francesco, il nespolaro o ronchi ?”
Una pezza chiamata “le Bogie

27 FEBBRAIO 1613 Una pezza di terra che si trova nella Contrà degli ORBANI ossia della STOBIA,  ha una vigna, 10 stroppari, e 2 pomari.
ANNO 1613 “Nella Contrà del LAGO inver la GUIANA
ANNO 1613 All’Agugliana c’è la Contrà del PERARO MOSCATELLO ossia la BASSA
ANNO 1614 Contrà della CINTA ossia del PONTE
ANNO 1615 AGNESE figlia del fu ANTONIO PISSOLATO detto “Chilò
21 SETTEMBRE 1615
(LA RISSA)
In questa data viene fatta la “riappacificazione” conseguente alla rissa scoppiata il 9 Giugno tra BATTA GALLO da una parte, e ZUANE MAULE e BATTA CASTEGNARO dall’altra. Nella disputa BATTA GALLO resta ferito e di lì a pochi giorni muore lasciando moglie e figli minorenni.
A risarcimento vengono pagati 10 Ducati da ISEPPO padre di ZUANE MAULE e 5  Ducati da PIERO padre di BATTA CASTEGNARO.
24 NOVEMBRE 1615
(L’EREDITA’ DEL PREVOSTO)
Il 21 Novembre muore il Prevosto di Montebello BELLISARIO MAGISTRELLI. Tre giorni dopo si inizia l’inventario delle sue “robbe” che si fa in due sessioni e della lunghezza di 10 pagine! Sbirciando nelle sue stanze fanno spicco tre “centenari di aglio”, una “ombrella di corame”,  due valige pure di corame. Nella camera del suo “germano” GIULIO “un arcobuso da roda”. Nella stalla una cavalla fornita di sella e basto e due paia di speroni. Nella camera verso la strada nella quale dormiva il Prevosto “due orinali di vetro”.
(Nel 1618 morirà il suo erede GIULIO e si rifarà l’inventario – n.d.r.)
13 GENNAIO 1616
(IL MUSICOFILO)
GIACOMO RONCA’,  fratello del defunto Notaio DANIELE, (in passato era stato “precone” del Comune) fa testamento lasciando la figlia VIRGINIA erede universale, ed in caso di morte di costei, i nipoti chierici MATTIO e NICOLO’. GIACOMO muore poco tempo dopo, tanto che  il 16 Marzo dello stesso anno si apre il suo testamento che elenca, stanza per stanza, i numerosi oggetti presenti. Curioso il nome dato al ripostiglio: “il camerino delle comodità”. Evidentemente aveva una residenza anche a Verona, poiché in questa città vengono inventariati dei beni, tra i quali “un arpicordo buono” (arpacordo, strumento a corde con tastiera, ossia spinetta o clavicembalo – n.d.r.) ed un liuto, quest’ultimo donato al nipote Prè Mattio.
20 GIUGNO 1617 Gli eredi di GIULIO GRATTON annoverano, tra i beni che si sono divisi,  un quadretto della Beata Vergine di Loreto, un quadro di S. Carlo ed un Cristo in croce.

Ottorino Gianesato (Fondo dei Notai defunti – Archivio di Stato di Vicenza)

Figura: La Contrà del LAGO all’Agugliana (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA CAZZOLATO

[86] LA FAMIGLIA CAZZOLATO

Questa famiglia ha visto nascere il suo cognome in Montebello nella prima metà del ‘500. La sua origine si deve a tale Pietro detto “Casolo” o “Cazolo” come più volte scritto, vissuto alla metà del ‘400 (nel 1469 era già morto). Tale soprannome può derivare tanto dal formaggio, quanto dal mestiere del commerciante di alimentari, il “casolin” appunto, come ancor oggi viene chiamato il dettagliante di cibarie e simili. La successiva trasformazione in –ato, usuale nel Veneto ed ancor più accentuata in Montebello, lo modifica nel definitivo Cazzolato. Uno dei suoi più vecchi componenti porta il nome di Marendolo che si perpetuerà fino alla sparizione da Montebello di questa famiglia che nulla a che spartire con quella dei Marendoli notai. Domenico Cazzolato nel “Balanzon” (1) di metà cinquecento abita nella contrà di Borgolecco ed è al secondo posto, nobili esclusi, nella scala dei più abbienti di Montebello, proprietario di oltre 50 campi. Non sono da meno altre tre famiglie dei Cazzolato che hanno tutte circa 20 campi ciascuna ed abitano nella contrà della Chiesa. L’unica famiglia a non possedere gran che è quella di Nicolò, vicino di casa del più ricco Domenico, titolare di solo 4 campi. Nel 1617 Girolamo è consigliere comunale, nel 1657 lo è Battista. L’estimo del 1665-69 rivela che per i Cazzolato i tempi migliori sono solo un ricordo poiché le loro sostanze si sono ridotte a pochi campi, pur continuando ad abitare nella contrà della Chiesa. Uno di loro riscuote dal Comune un affitto per una casa data all’Arciprete di Montebello. Nessuna altra futura registrazione di documenti in mio possesso segnala la presenza dei Cazzolato in Montebello che pertanto già agli inizi del ‘700 erano assenti dal paese di origine.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Note:
(1) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R).

Figura: L’origine più probabile di questo cognome è dall’antico mestiere di “casaro”, qui in una ricostruzione di fantasia (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA BRAGHETTI

[83] LA FAMIGLIA BRAGHETTI (SGREVA)

I Braghetti, al pari dei Marendoli, costituiscono senz’altro una delle più antiche famiglie di Montebello. In particolare i primi sono citati in un atto del Trecento come confinanti dei beni dei Della Scala, a quel tempo Signori di Verona e di Vicenza. Nei documenti dell’Ufficio del Registro di Vicenza rogati nei primi decenni del Quattrocento vi si legge spesso il nome di Cristoforo detto “Braga” del fu Bartolomeo. Questo soprannome, con chiari riferimenti all’indumento maschile, sarà accostato ai membri di questa famiglia fino ai primi anni del ‘500, periodo in cui si trasforma in cognome, facendo chiamare “Braghetti” i suoi componenti.
Nel corso della sua storia questa famiglia è sempre stata dotata di grandi risorse economiche, vantando tra i suoi appartenenti notai e persone di spicco nell’amministrazione del comune di Montebello. Verso il 1430 si incontra il notaio Giovanni detto “Zaneto” figlio di Cristoforo del fu Bartolomeo poc’anzi citato. La sua attività si protrae fino oltre la metà del ‘400, ma non è conosciuto l’anno preciso in cui conclude il suo operato, poichè la documentazione dell’Ufficio del Registro prodotta tra il 1457 ed il 1520 è andata distrutta. Si sa che Giovanni detto “Zaneto” ed il fratello Martino hanno l’appalto della riscossione della “Decima” relativa al Comune di Zermeghedo e di buona parte di quello di Montebello. La quota detenuta dai due fratelli è del 50% mentre l’altra metà è di pertinenza dei nobili Regaù. In occasione del suo testamento Martino Braga dimostra una grande generosità sia verso i poveri del paese sia verso la Chiesa di Santa Maria di Montebello, non trascurando la Chiesa di San Bernardino, così chiamata prima di essere dedicata a San Francesco.
Sono numerosi i testamenti dettati dai membri della famiglia Braghetti, e questo fatto è favorito dalla presenza di un notaio tra i componenti della stessa. In quasi tutti questi atti i Braghetti chiedono, dopo la morte, di essere messi nel sepolcro di famiglia esistente all’interno della Chiesa di San Bernardino, ed in segno di riconoscenza e di riverenza verso questo edificio sacro vi fanno costruire all’interno una cappella dedicata a Sant’Antonio.
Purtroppo anche nelle migliori famiglie è immancabile una pecora nera, impersonata da Gaspare Braga che, nel 1503, aiutato dal padre Antonio e dal fratello Nicolò, uccide in una rissa Bernardino e Francesco Chiarello, rispettivamente padre e figlio. L’omicida finisce al bando e la sua famiglia, previo perdono dei Chiarello, deve sborsare ai parenti delle vittime la bella somma di 100 Ducati, che a quel tempo è più o meno il valore di 5 campi.
Il cospicuo numero dei Braghetti rende inevitabile il ricorso ai soprannomi per distinguere l’uno e l’altro ramo, cosicché le mende “Panaro”, “Bedo”, “Mattiello” e “Sgreva” sono spesso accostati al cognome Braghetti. Il soprannome Sgreva appare verso la metà del ‘500 ad individuare il ramo di Gio. Maria Braghetti e nel corso del ‘600 diventa un definitivo cognome.
Il nuovo cognome Sgreva viene utilizzato quindi da questo ramo dell’antica famiglia, mentre il vecchio resiste con il notaio “Mattiello” Braghetti, buon professionista e amabile artista della penna. Cosicché tra il 1627 ed il 1630 convivono in Montebello due notai, Mattiello Braghetti e Giacomo Sgreva, che pochi decenni prima costituivano un’unica famiglia ed un unico appellativo, un altro notaio, Annibale Sgreva roga in Montebello per una decina d’anni alla metà del ‘700.
La lunga serie di consiglieri comunali degli Sgreva inizia nel 1602 con Battista e prosegue nel 1606 con Cristoforo, nel 1614 con Nicolò, e sempre nel 1614 ricompare come consigliere uno dei Braghetti, Gio. Maria. Sempre degli Sgreva è consigliere in Montebello nel 1644 Bartolomeo, nel 1651 Domenico, seguito da Francesco nel 1675. Cristoforo Sgreva, figlio di Gasparo è sindaco di Montebello, nel 1610. Durante i primi mesi della grande epidemia di peste del 1630, Giacomo Sgreva (con Francesco Million e Giovanni Ponza) vince l’asta per la “Decima dei Minudi”, ma sarà lui pure vittima del morbo. Nell’Estimo del 1544-45 le famiglie Braghetti estimate sono cinque ed in quello del 1665 diventano sette, queste però con il cognome Sgreva. A questa ultima data anche l’ultimo dei Braghetti Gio. Maria, (vivo nel 1637) era scomparso.
Nell’estimo seicentesco figura Domenico Sgreva che svolge un’insolito abbinamento di attività di dettagliante: oste e “beccaro”, insufficiente, a suo dire, a garantire sicurezza e benessere alla sua numerosa famiglia composta da 10 persone. Il 18° secolo mostra una minore partecipazione degli Sgreva all’amministrazione del comune cosicché si registrano gravati di questa carica solo Michele nel 1729 e Francesco nel 1760, e tra i due si intercala il notaio Annibale, come già citato in precedenza.
Il secolo si chiude con Ottavia Sgreva che fa parte dello sparuto gruppo dei benestanti Montebellani, con Battista povero colono, con Francesco e Antonio della stessa condizione, con un altro Francesco ed un altro Antonio che di mestiere fanno i postiglioni, ed infine un altro Battista, più sfortunato, tra i questuanti.
Attualmente non figurano abitanti di Montebello, salvo errori, che portano il cognome Sgreva. Pare che gli ultimi siano emigrati nel corso del ‘900 soprattutto verso Vicenza, nell’elenco telefonico della quale compaiono numerosi.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Sfogliando le vecchie documentazioni notarili ci si imbatte frequentemente in lunghissimi conteggi, prove di calligrafia di apprendisti scrivani, alberi genealogici, poesie ed annotazioni che attirano spesso la curiosità del lettore. Ma ciò che appare sulle pagine del notaio Bernardin Mattielli Braghetti desta anche stupore ed ammirazione in chiunque abbia l’occasione di visionare i suoi carteggi. Il citato professionista, durante la stesura dei suoi rogiti, lasciava sempre un angolo di pagina in bianco che provvedeva, in seguito, a riempire con un disegno ad inchiostro, quasi sempre sono figure riprese dai libri di “devozione“. Nel caso di questo suo atto notarile redatto nel 1620 in Montebello vediamo una bella immagine di San Giovanni Battista. Questo notaio fu attivo tra il 1617 e il 1630 (a cura del redattore).

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UNA ZUFFA TRA I CAMPI

[71] UNA ZUFFA TRA I CAMPI
UNA DISCUSSIONE FINITA IN TRAGEDIA

 

Nel 1548 il  Decano di Orgiano denunciò Giovanni figlio di Domenico  detto “de la Croda” di Montebello.

Il 30 Luglio Pietro del fu Lorenzo Foletto di Orgiano con Bartolomeo del fu Giovanni Rezaore di Grancona, suo servo, vennero a parole con il denunciato mentre facevano la paglia nei campi  del Nobile Gio. Jeronimo Orgiano.
La disputa degenerò e Bartolomeo fu ucciso da Giovanni figlio di Domenico.
Dopo il processo l’omicida fu bandito in perpetuo.

Ottorino Gianesato (BBVi – RASPE CRIMINALI del ‘500 – Busta n° 1132 dal 1546 al 1549)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio narrato nell’articolo (a cura del redattore).

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