VILLA ANSELMI-SCHROEDER

[205] VILLA ANSELMI-SCHROEDER A MONTEBELLO


Di questa villa si conosce ben poco. Riportiamo quello che hanno scritto di essa alcuni storici importanti. Il montebellano Bruno Munaretto, riporta una sintetica descrizione di questa ottocentesca dimora, dal 2013 sede di un laboratorio della prestigiosa azienda ‘Bottega Veneta1:
« La Villa Schroeder fu eretta nel 1847 dai fratelli Luigi e Gio. Batta Anselmi, i quali la circondarono di un bosco di pini di cui oggidì non rimane che poca cosa. Essa, che è di stile classico con bugnature rustiche, ha l’ingresso principale fiancheggiato da due statue e decorato da pilastri bugnati con capitello e architrave dorico. Questa villa che sorge sul confine tra Montebello e Brendola e perciò alquanto lontana dal paese, dagli Anselmi passò ai Dal Molin e da questi al Dottor Pio Corrà, il quale la vendette al signor Otto Schroeder attuale proprietario (il Munaretto ha scritto queste note nel 1932 ndr). »

Lo storico montecchiano Remo Schiavo, scrivendo su questa villa ne fa solo una breve descrizione: « Ai confini tra Montebello e Brendola fu eretta dalla famiglia Anselmi nel 1847. Le imponenti dimensioni dei due corpi di fabbrica fanno ricordare vagamente l’idea di un castello medioevale secondo i gusti di un certo romanticismo che a Vicenza e nel vicentino era seguito al periodo neoclassico o neopalladiano. In realtà quello che si nota nel prospetto di Villa Anselmi e un eclettismo di maniera che affastella alla brava stilemi di epoca diversa. Colpisce la bellezza del sito arricchito di un piccolo parco con montagnola. »

Nella sua collana ‘Conoscere la valle del Chiampo‘, Vittoriano Nori la descrive, in modo molto sintetico, così: « Villa Bisognin già Anselmi – Di imponenti dimensioni è la villa Bisognin, già Anselmi, ai confini con il comune di Brendola, dotata di un bel parco con piccola collina artificiale. Eretta nel 1847 dalla famiglia Anselmi, passò ai Dal Molin, al dott. Pio Corrà e ad Otto Schroeder, che la tenne più a lungo, facendo dimenticare il nome degli Anselmi. Fu pure del conte Manfredo da Porto, che la cedette alla famiglia Bisognin. La villa indica un aspetto dell’architettura vicentina, che dopo il neoclassicismo, volge verso un eclettismo di vago gusto romantico. Infatti i due diversi corpi della fabbrica, come sostiene Remo Schiavo, dovrebbero dare l’idea del castello, anche se viene esplicitamente citato pilastro e bugnato con capitello di ordine dorico. »

Bernardetta Ricatti, nella sua scrupolosa ricerca sulle opere realizzate da Antonio Caregaro Negrin, riporta un intervento di questo prestigioso architetto sulla Villa Anselmi nell’anno 1851: « Brendola (Vi). Riforma e restauri della casa di Luigi Anselmi per adattarla ad abitazione dei mugnai, mulino e granai. » (In realtà la villa si trova vicino al confine con il Comune di Brendola, ma rientra nel territorio del Comune di Montebello, ndr).

All’interno del grande parco della villa (circa 55.000 mq) è ancora visibile un’antica ‘giazzàra‘:
La giassàra o glazzàra (ghiacciaia) è una costruzione molto diffusa nella Lessinia, adibita alla conservazione del ghiaccio. Il ghiaccio era tagliato in inverno da vicine pozze che, ancora adesso, sono utilizzate in estate come abbeveratoi per le mandrie all’alpeggio. Parte dell’edificio è interrato per consentire la conservazione del ghiaccio nei mesi caldi. In estate, il ghiaccio era caricato in blocchi su carrette a traino animale e portato nottetempo nei centri abitati della Pianura Padana, primo tra tutti Verona, per essere poi venduto e utilizzato per la conservazione dei prodotti alimentari nei negozi e nelle case. Questo fino agli anni cinquanta, dopo di che l’attività si è perduta con la diffusione degli impianti di refrigerazione domestica e industriale.

Note:
1) ‘Bottega Veneta è un’azienda italiana operante nel settore dei beni di lusso e rinomata per i suoi prodotti in pelle; possiede un atelier situato in una villa settecentesca (in realtà la villa è stata costruita nel 1847, ndr) a Montebello Vicentino, ha sede a Lugano, in Svizzera, e uffici italiani a Milano e Vicenza. Fondata nel 1966 a Vicenza, la società viene acquisita nel 2001 dal Gruppo Gucci, oggi parte della multinazionale francese Kering. (Da Wikipedia, l’enciclopedia libera)

Foto:
1) La Villa Anselmi-Schroeder in una immagine degli anni 70 del Novecento. (Archivio fotografico Crosara – rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
2) La giazzàra all’interno del parco della Villa Anselmi-Schroeder. (Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

RIMEDI DEL CINQUECENTO (2)

[69] SUGGERIMENTI DELLA SECONDA META’ DEL ‘500 PER MIGLIORARE LA VITA
DAGLI ATTI DEL NOTAIO CRISTOFANO SQUAQUARA DI BRENDOLA (1)

A far che si trovi de lua del mese de maggio:  incalme de le vide negre sopra el calmun de la zirisara et esso calmo farà uva matura al tempo che viene bone le ciregie. A far sì che si trovi dell’uva nel mese di maggio: innesta delle viti di uva nera sopra il tronco di un ciliegio ed esso innesto farà uva che sarà matura al tempo che saranno “buone” le ciliegie.
A cazar la sede: togli le fogie de la perzigiola e metile sopra la lingua, aquieterà la sede. Per far passare la sete: prendi delle foglie di perzigiola  e mettile sopra la lingua, calmeranno la sete.
NOTA: Non ben individuata l’erba  perzigiola o porcigiola, come scritto in un’altra occasione. Potrebbe trattarsi dell’erba Porcellana chiamata anche erba masciara. In altri posti del vicentino è chiamata asperela, erba che taca, strangolaochi  ed altri nomi.

A guarire uno che fusse morsicato da scorpione:
(1) uno che sia morso da scorpione seda sopra uno asino revolto verso la coda et il dolore si torrà da lui et paserà all’asino.
(2) Ove dica nela orecchia a l’asino: avemi morso el scorpione alora el dolore si torà de lui et paserà nel asino.

Per guarire nel caso si fosse morsicati da uno scorpione.
(1) Uno che sia stato morso da uno scorpione sieda sopra la schiena  di un asino tenendo la faccia rivolta verso la coda ed il dolore si toglierà da lui e passerà all’asino.
(2) Si dica nell’orecchio dell’asino: sono stato morsicato dallo scorpione ed il dolore scomparirà e passerà nell’asino.

A conservar la uva et li malgaragni tuto l’anno. Togli aqua de cisterna et metila in una calderia  a bojlir con uno poco de miele dentro, et (quando) comenza a bojlir metile dentro el graspo de uva et un malgaragno ligato con uno filo tanto che si scoti uno poco e cavali et così si conservano tuto l’anno.

Per conservare l’uva ed i melograni tutto l’anno. Prendi acqua da una vasca e mettila in un pentolone con un poco di miele dentro. Quando incomincia a bollire  metti dentro un grappolo d’uva legato con un filo ad un frutto di melograno finchè si scottano un poco, poi toglili e così si conserveranno tutto l’anno.

A far che li capelli non diventano canuti: togli del latte di cagna et lavati over ongiti la testa over la barba et così non diventeranno canuti.

Per impedire che i capelli diventino bianchi. Prendi del latte di cagna e con questo lavati e ungiti la testa e la barba e così non imbiancheranno.

A guarire la doglia di denti: trova 20 foglie di hedera et metile a bogir in una pignatella di buon vino vecchio con una brancata di sale et fa che bogie tanto che le fogie siano ben cote et poi levale dal focho et lasale rafredare tanto che tu li posi tenir in bocha che non ti scoti et togli una gorgata di quel vino così caldo et tienilo da quella banda  dove ti dole el dente e guarirai.

Per guarire il mal di denti: prendi 20 foglie di edera e mettile a bollire in una pentolina di buon vino vecchio con una manciata di sale e fa che bolliscano finchè siano ben cotte, poi levale dal fuoco e lasciale raffreddare tanto che tu le possa tener in bocca senza scottarti, prendi una sorsata di quel vino così caldo e tienilo (in bocca) da quella parte dove di duole il dente e guarirai.

A far andar via li pelli de una persona che più non li torneranno: trova sterco di gata  et fane polvere sotilmente macinata con aceto fortisimo, stempera e lava el loco piccolo et quelli pelli anderanno via et più non torneranno.

Per depilare una persona definitivamente: prendi sterco di gatta e riducilo in polvere sottilmente macinata  ed unita ad aceto fortissimo, usa il tutto lavando sopra piccole zone (del corpo) ed i peli non ricresceranno.

Continua nel n. (3) …
Ottorino Gianesato
(Miscellanea 2018)

Note:
(1) Il notaio Cristofano Squaquara di Brendola (ma rogava anche a Montebello) inserì questi appunti tra gli atti che vanno dall’anno 1556 al 1574.

Figura: Ricostruzione di fantasia della preparazione dei rimedi (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

DISORDINI A MONTEBELLO (3)

[66] DISORDINI A MONTEBELLO (ultima parte)

Infine interviene il Sindaco di Montebello, Gaetano Scevarolli, per rassicurare l’Imperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza Giovanni Battista Ceschi (1) sulla tranquillità del proprio paese, facendosi carico di « impedire qualunque disordine » e aggingendo che « potrebbe quasi rendersi garante » che in futuro non sarebbero più avvenuti simili spiacevoli episodi.

Montebello, 20 Luglio 1865
All’Imperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza

Al grosso interessamento di Lei, Inclito Cav. Delegato, si unisce pur quello del sottoscritto, non solo, ma eziandio della maggioranza della popolazione, desiderando tutti veder cessate una volta queste dimostrazioni, le quali senza scopo non fanno che compromettere la tranquillità del paese. Scoprire gli autori delle medesime è opera di qualche difficoltà, dopo le solenni e pubbliche pratiche adottate dall’Imperial Regio Commissario Distrettuale di Lonigo, di perquisizioni, di richiami, di chiudimento di negozi etc. etc. le quali non fecero altro che metterli in guardia, concertando e assicurando fra loro i mezzi di difesa e distruggendo ogni traccia che potesse comprometterli. Tuttavia chiunque abbia pur poca conoscenza del paese non esiterebbe ad indicazione quali autori 14 o 15 giovanotti di nessuna educazione e di una squisita leggerezza, i quali, senza capir niente, fanno tali dimostrazioni, non per altro, se non perché sentono dire che vengono fatte in altri luoghi. Molti di questi giovani furono presi di mira dall’Ill.mo Commissario Distrettuale di Lonigo, ma non si riuscirà per certo a raccogliere alcuna prova che valga a riconvincerli del fatto, onde il sottoscritto prevede che tanto il processo giudiziario, quanto il processo politico non daranno alcuna utile risultanza.
L’Imperial Regio Commissario di Lonigo nell’inserito suo rapporto manifesterebbe il sospetto che la Bottega di Caffè delle sorelle Fraccari e la Farmacia De Lorenzi fossero stati i luoghi in cui vennero fabbricati i petardi, si appoggia alle dichiarazioni di un confidente. Il sottoscritto esclude tale sospetto, solo si permette l’osservazione che ove ciò fosse anche vero, nel primo luogo ove si hanno 5 ragazze giovanissime non si può supportare una cooperazione da parte delle medesime, mentre altrettanto non potrebbe dirsi riguardo al farmacista De Lorenzi. Ma anche di questo fatto mancano le prove ed è difficile che si possano in alcuna guisa raccogliere. A carico del farmacista De Lorenzi qualche propalazione il Regio Commissario si attenderebbe da Celeste Figaro e da Santo Bevilacqua. Questi erano domestici del De Lorenzi, scacciati di casa come ladri da oltre un anno, e perciò si crede che nulla sappiano, e se anche qualche deposizione avessero a fare, le loro deposizioni non possono meritare tutta la fiducia.
Non vorrebbe il sottoscritto che il confidente a cui il Regio Commissario Distrettuale si è appoggiato fosse uno fra i tanti furbi che si trovano in questo paese, il quale nulla sapendo, e senza essere in grado di nulla scoprire, cerchi soltanto di intascare i Fiorini che il Commissario va somministrandogli. Spiace al sottoscritto di non potere offrire dati positivi sugli autori di queste dimostrazioni che ormai il buon senso della popolazione respinge e condanna.
La pubblicità del processo che da più di un mese si agita e la malattia sofferta che tutt’ora non gli permette sortire di casa, gli frapposero all’interno gravissime difficoltà. Non trascurando però il sottoscritto ogni mezzo per assicurare la tranquillità del proprio paese e, per impedire quindi qualunque disordine, potrebbe quasi rendersi garante presso la Vostra persona che in avvenire non faranno più per rinnovarsi consimili dispiacenti dimostrazioni. Di ciò lo rende sicuro la esperimentata influenza in altre occasioni sull’animo di questi giovani che si sospettano autori.

EsprimendoLe Cav. Delegato i sentimenti della più viva gratitudine per quella bontà e fiducia di cui si vede Onorato, ha il pregio di aver con tali cenni riscontrata la di Lei pregiata requisitoria del 18 corrente di cui si ritorna il comunicato.

Il Deputato Politico (Sindaco di Montebello – n.d.r.) Gaetano Scevarolli

Note:
(1) L’Imperial Regia Delegazione Provinciale fu un organo istituito in ogni provincia del Regno Lombardo-Veneto annesso all’Austria. Iniziò la sua attività nel 1816 ricoprendo perlopiù compiti di gestione amministrativa del territorio e controllo sui sudditi. Negli ultimi vent’anni di dominazione austriaca il Delegato di Vicenza, era Giovanni Battista Ceschi.

Ottorino Gianesato (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: Moneta da 1 Fiorino (Florin in tedesco). Il Fiorino fu usato nell’Impero austro-ungarico tra il 1754 ed il 1892. Quello in figura, usato a partire dal 1860, aveva un peso di 12,34 gr., un diametro di 29 mm., uno spessore di 2 mm., era in argento 900/1000 e valeva 2,857 Lire austriache o italiane. Mostra l’effigie di Francesco Giuseppe I e l’aquila bicipite (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

MONTEBELLO NEL 1854

[48] DAL DIZIONARIO COROGRAFICO UNIVERSALE DELL’ITALIA – 1854

Pubblichiamo due pagine del Dizionario Corografico Universale dell’Italia del 1854, facenti parte del Volume Primo – Il Veneto (Stabilimento Civelli G. e C. – Milano) e, considerando l’argomento inerente il nostro Comune, vogliamo proporle ai nostri lettori per eventuali commenti.

MONTEBELLO. Comune de distretto di Lonigo, nella provincia e diocesi di Vicenza.
Gli è aggregata la frazione di Agugliana.

  • Popolazione 3886.
  • Estimo, lire 152.594,26.
  • Numero delle Parrocchie due.
  • Confina a levante colla provincia di Verona ed è bagnato dai fiumi Aldego e Chiampo.

Quattro strade principali la percorrono:

  1. La regia postale che da Vicenza conduce a Verona, ed è in questo comune attraversata da tre ponti, cioé uno sul piccolo torrente Signolo, di due archi circolari, con pilone nel mezzo, spalle, ali e muretti di sponda tutto di pietra, della lunghezza di metri 16, costrutto nel 1812; un altro detto della Fracanzana, sul torrente Chiampo, a un solo arco, tutto di pietra, lungo metri 27; e un terzo, detto del Marchese, sopra lo stesso torrente, anch’esso di un solo arco, tutto di pietra e lungo metri 28.
  2. La strada che da Montecchio-Maggiore conduce a Lonigo.
  3. Quella che da Montebello conduce ad Arzignano, la quale cominciando nel così detto Borgato di Montebello sul fianco destro della strada postale veronese, passa vicino a Zermeghedo, poi passa per Mont’Orso e termina ad Arzignano. La sua lunghezza è di metri 9180, ossia pertiche vicentine 4280, pari a miglia 4,5. Varca il torrente Chiampo presso Arzignano.
  4. La strada da Lonigo a Montebello. Comincia a Lonigo al ponte S. Giovanni, passa per la Favorita, Cà Quinto e termina al ponte della Fracanzana, ove si unisce colla strada postale per Verona. La sua lunghezza è di metri 7680, ossia pertiche vicentine 3581, pari a miglia 4 circa.
In questo comune avvi un bosco detto Scaranto: è in colle, di eccellente fondo, di qualità cedua. Appartiene al comune stesso che lo affitta. Il territorio è assai ferace e produce ottimo vino. Montebello, capoluogo del comune, sta in vicinanza del fiume Aldego, sulla via postale che conduce a Verona.
Ha consiglio comunale, uffizio proprio, ospedale per gli infermi, un istituto di pubblica beneficenza detto commissaria Zigiotti dal nome del suo fondatore e una chiesa parrocchiale di gius vescovile, dedicata a Santa Maria Assunta.
Vi si tiene mercato ogni mercoledì e fiera il secondo mercoledì di luglio.
Quivi risiede un vicario foraneo da cui dipendono otto parrocchie, cioé quelle di Montebello, Agugliana, Brendola, Meledo, Montecchio-Maggiore, S. Vito di Brendola, Sorio e Zermeghedo.
NOTIZIE STORICHE. Nei secoli passati Montebello era luogo fortificato: sotto la Repubblica di Venezia, fu capoluogo di un distretto composto di cinque comuni. Presentemente è rinomato pei fatti d’arme seguiti ne’ suoi dintorni fra i Francesi e gli Austriaci negli anni 1796 e 1805. Nel primo Bonaparte respinse l’esercito nemico che gli stava di fronte; nell’altro, Seras fece prigione il generale Hillinger con 5000 soldati.
Questo borgo non dee però andar confuso con Montebello di Casteggio (Piemonte) eretto da Napoleone in ducato per rimeritare il valore del generale Victor.
Di Montebello fu il vescovo di Ferrara Guido, dell’ordine dei predicatori, uomo dotto e pio, il quale giavce sepolto nella chiesa di san Domenico di Bologna.
MONTEBELLO con MORSAI
. Due piccoli villaggi formanti una delle frazioni del comune di Cesio, nel distretto di Feltre, in provincia di Belluno. Nel primo di essi sorgeva altre volte un castellon feudale, di cui oggi appena scorgonsi le vestigia.

(dal N° 8 di AUREOS – Dicembre 2007)

Figura: Montebello in una cartolina di fine Ottocento. Da notare la “cinta” murata che circondava il paese e il campanile della Chiesa di San Francesco (circa al centro dell’immagine), demolita nel 1909. (collezione privata del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

DAL PROF. TERENZIO CONTERNO (1)

[28] CENNI GEOLOGICO-STRATI-GRAFICI DEL TERRITORIO DI MONTEBELLO VICENTINO
I territori del nostro comune che affiorano dai depositi alluvionali della pianura, appartengono al Semigraben (fossa) dell’Alpone – Chiampo. Essi sono di età EOCENICA MEDIA e SUPERIORE cioè vanno da 52 a 36 milioni di anni fa.
Dobbiamo pensare ad un mare non molto profondo il cui fondo si è abbassato in seguito alle falde di Castelvero e del Chiampo. In questa fossa tettonica si sono riversate lave basaltiche sottomarine spesso trasformate dal rapido raffreddamento in ialoclastiti; abbiamo poi la presenza di tufi sottili (località Boccara), ma soprattutto di brecce esplosive dei neks che sono brandelli di lava cementati fra loro e danno origine ad una roccia che poi si frattura facilmente (come possiamo osservare lungo le mura che circondano la zona Gamba).
Questo mare Eocenico era meno profondo verso il Nord, com’è naturale, perché la spinta della zolla africana dava origine all’orogenesi alpina creando delle anticlinali (pieghe) che man mano emergevano dal mare stesso fino a raggiungere le altezze attuali. L’unica parte del territorio che in questo periodo emergeva dal mare era la cima del Monte Calvarina ed il terreno circostante fin poco sopra l’abitato di S.Margherita. Là possiamo osservare che le lave sono più rossicce che non verso Roncà perché si sono ossidate al contatto con l’ossigeno dell’aria ed il ferro in esse contenuto si è parzialmente trasformato in limonite (ruggine rossa). Col dott. De Zanche ho studiato l’orizzonte di Roncà “Biarritziano” che è la parte finale dell’Eocene Medio e che passa dal castello di Illasi, al vecchio castello di Soave, Roncà, Ponte Cocco, San Bortolo di Arzignano. Era una specie di spiaggia dove pullulava la vita che e sempre rigogliosa intorno a zone di attività vulcanica. Parlo di questo piano perché Ponte Cocco è poco a Nord di Montebello e proprio sotto al versante Nord dell’Agugliana. Dunque il pacco di vulcaniti compreso tra il Biarritziano e l’Eocene Superiore di Agugliana è certamente dell’Eocene Medio. L’affioramento sedimentario di Agugliana (Eocene Superiore detto PRIABONIANO il cui fossile guida è il Nummulites Fabiani) ha un’età compresa tra 40 e 36 milioni di anni ed è il residuo di un più vasto orizzonte asportato dall’erosione. Ciò si può vedere in tutta la sua potenza proprio presso il passo di Priabona, strato che per la sua completezza ha dato il suo nome a questo periodo geologico. Dobbiamo pensare che, una volta terminata l’attività vulcanica circa 40 milioni di anni fa, sul fondo marino in quiete ricominciarono a depositarsi calcari, ricci di mare, nummuliti, discocicline, pecten, tutti fossili oggi facilmente rintracciabili e che hanno dato origine ad uno strato di circa 50 metri di spessore massimo. In questi calcari in gran parte asportati si è verificato il solito fenomeno del Carsismo che ha dato origine al locale “Buso del gatto” nel territorio di Agugliana, una lunga cavità con stalattiti e stalagmiti, che permette il deflusso delle acque della polije sovrastante (chiamata la Campagnola) che altrimenti diventerebbe un lago come era un tempo passato. Questo antico lago aveva una superficie di circa 0,5 Km2 ed era di forma ellittica; dopo la bonifica ha dato origine ad ottime coltivazioni agrarie. Noto che alcuni lembi dello strato Priaboniano sono franati fino nei pressi del ristorante “La Marescialla” a quota notevolmente inferiore. Evidentemente il torrente Rio con gli anni ha scavato la valle che poi ha causato il crollo di questi lembi.
Per quanto riguarda i terreni alluvionali della pianura, essi sono composti da ghiaie più o meno grossolane depositate dai torrenti Guà e Chiampo. Queste ghiaie sono però interrotte da depositi argillosi che permettono la formazione della 1A – 2A – 3A etc. falda acquifera. Ho notato questo fenomeno quando è stato fatto il carotaggio nel “Bacino” in occasione della realizzazione del diaframma di rinforzo della diga, sopra la quale corre la statale 11, che crea l’invaso di espansione del Guà. Il nuovo sbarramento in cemento armato è stato fatto arrivare fino alla prima stratificazione argillosa sotto la ghiaia. Prima di questo lavoro le acque del bacino passavano attraverso i ciottoli sotto la statale 11 e riemergevano al Borgo, con il fenomeno dei fontanazzi, preannunciando preoccupanti pericoli. Ora trovano l’argilla (impermeabile) sul fondo e la barriera di cemento armato di fronte e pertanto non filtrano più. Osservo che questi strati argillosi sono la nostra fortuna perché riportano in superficie le acque piovane di montagne che appunto danno origine alle risorgive (vedi Trissino, Vicenza, Brendola, Almisano, e Milano che è nato proprio in quel luogo per l’abbondanza di acqua risorgiva). E’ tutta una linea che dal Piemonte va fino in Friuli. Attingendo alle falde più profonde l’acqua è meno inquinata ma più ricca di calcare perché compie un percorso più lungo attraverso le ghiaie depositate dai nostri fiumi che traggono origine da bacini imbriferi caratterizzati da molti calcarei.

Prof. Terenzio Conterno (dal N° 5 di AUREOS – Dicembre 2004)

Figura: Terenzio Conterno durante una passeggiata culturale il 13 febbraio 2005 (foto a cura del redattore).
Se l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE su FACEBOOK

PROVERBI E MODI DI DIRE (2)

[19] PROVERBI E MODI DI DIRE (2)

Brendola scura piova sicura“, “Lonigo ciaro para soto el caro“, “Caligo a l’Agoiana piova par ‘na setimana“.
Questi tre proverbi sono di chiara origine contadina e davano precise indicazioni sull’andamento del tempo e sulle conseguenti attività lavorative in anni lontani in cui non c’erano né “Lunari” né i Colonnelli dell’aeronautica a pronosticare il tempo.
I proverbi sopra citati sono il frutto di pazienti, innumerevoli osservazioni meteorologiche che hanno impegnato intere generazioni a riconoscere i segni premonitori del tempo ed a codificarne le conseguenze. Un proverbio veneto recita: “I nostri veci i stava col cul a la piova cento ani prima de fare on proverbio” e questo la dice lunga sulla pazienza e sulla ponderazione che erano richieste per valutare gli avvenimenti, interpretandone anche i minimi particolari e le eventuali sfumature per non lasciare quindi nulla al caso.
Il primo proverbio assicura una pioggia abbondante quando i monti circostanti la rocca e le frazioni di Brendola si ammantano di imponenti cumuli di nubi nere che non lasciano filtrare i raggi del sole e tutto avvolgono e confondono tanto che non si riesce a distinguere la linea di separazione tra la dorsale dei monti ed il cielo, fintanto che non giunga il primo bagliore di un lampo. Poco dopo, ecco giungere il fragore del tuono, qualche minuto ancora di attesa e poi ecco le prime gocce che via via si fanno più numerose e più grosse. Il vento non sarà impetuoso, la pioggia ristoratrice sarà abbondante, i contadini non dovranno temere per le colture e quasi a rassicurarli di ciò, mentre la pioggia si allontana, compare a sud-est del paese un grande arcobaleno che congiunge le terre dell’Arcomagna (1) con quelle del Borgo del Bacino.
Il secondo proverbio ammonisce i contadini di porre al riparo nei porticati o nelle barchesse i carri agricoli con il loro fragrante carico di fieno od i raccolti messi ad essicare sul “seleze” (2) quando il celeste cielo estivo, in direzione di Lonigo, muta il suo colore in un grigio cangiante con varie sfumature bronzee. Le nubi si dilatano basse su tutto l’orizzonte, avanza una leggera bava d’aria, si nota poi un baluginare sempre più consistente, il fragore dei tuoni si fa sempre più forte la cinerea cappa del cielo s’incupisce sempre più, mano a mano che avanza. La pioggia non sempre è abbondante. Talvolta un vento forte sospinge la nuvolaglia dapprima a nord-ovest verso la Selva e l’Agugliana e poi verso l’alta Valle del Chiampo, e ridiscende dalla valle foriero di grandine. Un tempo decisamente poco apprezzato perché può danneggiare le colture, mentre non garantisce un sufficiente ristoro per quelle in via di sviluppo. Questo moto del tempo era nel passato denominato anche “Tempo che vien dal Ferrarez” (3).
Ancora meno apprezzato è il “Tempo che vien dal Garda” per il quale non c’è stata necessità di qualificarlo in un proverbio tanto si presenta brutto, con i suoi nuvoloni scuri screziati di un bianco argenteo. Il vento impetuoso quasi da tempesta squassa le fronde delle piante, l’acqua cade con violenza da battere il terreno e scorre via senza essere assorbita e poi … “dulcis in fundo” cade quasi sempre la grandine copiosa e consistente. Qualche volta la grandine prende la via di nord-ovest, sembra seguire predeterminati corridoi “le fasce“, allora è accompagnata da scarsa pioggia e da forte vento è “la tempesta secca” tanto temuta perché “dove la passa gnente la lassa“.
Il terzo proverbio ricorda che quando la nebbia si dirada nelle campagne si infittisce sempre più a mano che sale la collina, giunta in quel di San Nicolò d’Agugliana ricopre fittamente ogni cosa lasciando poco o nulla a vedere, il tempo subirà di lì a breve un profondo mutamento. La nebbia si condenserà sempre più fino a formare una minuta pioggerellina che lentamente prenderà maggiore consistenza ed intensità fino a trasformarsi in una pioggia regolare, senza violenti scrosci, che perdurerà per parecchi giorni o come precisa il proverbio per una settimana. Il fenomeno della nebbia nella sommità delle nostre colline è un evento piuttosto raro in quanto di norma, per il fenomeno dell’inversione termica, quando la nebbia si presenta fitta a livello del suolo e nelle basse quote, in collina si godono tiepide giornate dal clima primaverile anche in pieno inverno. In queste situazioni, dalla sommità del Monte Cucco (Monte del Lago) o dell’Agugliana, lo sguardo può spaziare lontano fino a perdersi all’orizzonte. La nebbia sottostante sembra un mare a volte calmo a volte tempestoso, dal quale emergono come tante isole le dorsali delle colline più alte o le cime dei monti. Ad un occhio attento non sfuggirà verso sud-sud-ovest la dorsale dell’Appennino emiliano, ad ovest la zona di Botticino con le sue cave di marmo, a nord-ovest la catena del Baldo e poi volgendo lo sguardo verso nord l’altipiano Lessinico, il gruppo del Carega, il Sengio Alto, il Pasubio, il Monte Maggio, il Toraro, l’altipiano dei Sette Comuni con le cime del Verena, di Portule, di Cima Dodici, delle Melette ed oltre queste intravederà due guglie delle Pale. Poi volgendo ancora lo sguardo verso est, si avrà modo di mirare il Monte Grappa, il Cesen, il Pizzoc, le vette Feltrine, il Bosco del Montello, la foresta del Cansiglio con il sovrastante monte Cavallo ed il vicino Col Nudo. La vista si perderà verso est, riuscendo ad intravedere in alcune giornate anche il Carso Triestino.
Queste visioni, di una beltà quasi irreale, ci portano in una condizione particolare di bel tempo che ha altri riferimenti nei nostri tipici proverbi e dei quali faremo menzione in un prossimo numero del notiziario.

Note:
(1) Località del comune di Brendola
(2) Parte selciata dell’aia dove si spandevano i raccolti per asciugarli dall’umidità residua e favorirne quindi una migliore conservazione nei granai.
(3) Che si origina dalle parti di Ferrara.

L.D. (dal N° 2 di AUREOS – Giugno 2002)

Figura: Selva di Montebello vista dall’Agugliana (Foto a cura del redattore).
Se l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE su FACEBOOK