FURTI SACRILEGHI REITERATI

[62] FURTI SACRILEGHI REITERATI

MARCO figlio di BATTISTA VECCHIO e BORTOLAMIO figlio di FRANCESCO VISENTIN, entrambi di Montorso, formavano una bella lega dedita ai furti e alle ruberie di ogni genere. Il 13 Settembre 1769 Marco Vecchio, salito con una scala sopra il tetto della Parrocchiale del suo paese, tolse alcuni coppi ed attraverso il varco si calΓ² con una corda all’interno della Chiesa seguito subito dal compare. Dall’altare di San Carlo asportarono tre tovaglie, altre tre da quello di San Giuseppe, due da quello del Rosario ed una da quello di San Rocco. Da un β€œarmaretto” presero vari fili di perle false e due anelli d’argento.
Due o tre giorni dopo tentarono di rubare nella Chiesa di Agugliana di Montebello. Con la stessa tecnica entrarono nel luogo sacro, ma rubarono solo la corda che stava attaccata alla campana. Il 18 Settembre penetrarono nella Chiesa di Sarego dalla quale sottrassero due tovaglie fornite di merli, tre ghirlande d’argento, tre fili di perle due dei quali falsi, una corona di vetro con un Cristo, tre medaglie d’argento, una rosetta e due anelli con pietre buone, il tutto dall’altare della Beata Vergine del Rosario. Dall’altare del Nome di GesΓΉ altre tre tovaglie, pure tre tovaglie da quello di Santa Maria Maddalena, una dall’altare di San Pietro ed una sopraccoperta di persiana dall’altare del Santissimo. Con la refurtiva si portarono a Verona e Marco Vecchio passΓ² poi a Mantova, da dove tornΓ² senza aver potuto vendere nemmeno una tovaglia. Pensarono allora di portare tutto nella Chiesa di Montorso, e cosΓ¬ in seguito lasciarono le tovaglie davanti alla porta del campanaro. Poco tempo dopo Bortolamio Visentin fu incarcerato nelle prigioni di Verona. Il compagno Battista Vecchio, anche lui scoperto, passΓ² nelle mani della Giustizia. Il Giudice li condannΓ² entrambi a tre anni di galera.

Ottorino Gianesato (dal NΒ° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: Ricostruzione di fantasia del furto sacrilego nella Chiesa di Agugliana di Montebello (a cura del redattore).

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UN FURTO SACRILEGO

[61] UN FURTO SACRILEGO

Il 7 Agosto 1768 GIOVANNI di DOMENICO POZZA e BORTOLAMIO ZAMBON da Zerrmeghedo pensarono di introdursi furtivamente nella Chiesa di San Gaetano Thiene situata nel loro paese e di proprietΓ  del Nobile GIULIO CESARE MAINENTI. Con l’occasione di celebrare la festivitΓ  del Santo, la Chiesa veniva addobbata con arredi preziosi che avevano suscitato la cupidigia dei due lestofanti. Verso le 3 e mezza del mattino, appoggiata una scala esternamente al campanile, Bortolamio Zambon si calΓ² nel cortile interno dalla parte della Canova ed ebbe accesso alla casa del Mainenti. Di lΓ , attraverso una porta segreta posta nella suddetta Chiesa, entrΓ² e tolse il catenaccio facendo entrare il Pozza. I due asportarono una pianeta di broccato di seta, una camicia, una tovaglia di drappello, uno stagnolo di ottone (acquasantiera – n.d.r.), le cappelle d’argento di due cotte da prete, una ghirlanda d’argento ed un cuore tolti dall’immagine di San Gaetano, un velo da calice. Poi penetrarono nella camera da letto del Mainenti e presero uno stagnolo d’argento che stava attaccato al capezzale. Trattennero per qualche mese la refurtiva attendendo che le indagini non li individuassero e, non essendolo stati, 8 o 10 giorni prima della Festa di Ognissanti, andarono a Verona per vendere quanto rubato. QuΓ¬ si recarono da un orefice con l’intenzione di cedergli lo stagnolo d’argento, ma costui fu un po’ titubante e manifestΓ² l’intenzione di trattenerlo in attesa di acquistarlo. I due, temendo che l’orefice non avrebbe restituito loro lo stagnolo, preferirono andare nel Ghetto degli Ebrei dove consegnarono anche parecchia altra refurtiva ad un commerciante che, per loro sfortuna, si dileguΓ² e non si fece piΓΉ vedere. Delusi ritornarono al loro paese e da quΓ¬ con i pezzi rimasti, ossia la ghirlanda ed il cuore d’argento, lo stagnolo di ottone e qualche altro oggetto, si recarono spesso a Montebello per vendere un po’ alla volta la refurtiva sacra, fintanto che non furono scoperti, denunciati e imprigionati. Bortolamio Zambon fu bandito dalla Repubblica di Venezia per 7 anni, mentre Giovanni Pozza fu condannato a 18 mesi al remo su di una galera.

Ottorino Gianesato (dal NΒ° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: Ricostruzione di fantasia del furto sacrilego nella Chiesa del Nobile Giulio Cesare Mainenti (a cura del redattore).

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