UNA VENEZIANA A MONTEBELLO

[196] UNA NOBILE VENEZIANA A MONTEBELLO (la chiesa della Madonna dell’Orto)

Negli atti notarili di qualche secolo fa spesso compaiono i nomi di alcuni misteriosi personaggi che incuriosiscono e stimolano la fantasia e la conoscenza del lettore. Così anche un normale testamento, che a prima vista sembra una banale elencazione di lasciti e legati, dopo piccoli e mirati approfondimenti, diventa un fiume in piena di notizie.
Come era arrivata a Montebello e chi era la nobile veneziana che durante il freddo inverno, il 12 gennaio 1551, ricorse ai servigi del notaio locale Francesco Azzo? Il suo nome era LAURA DUODO figlia del defunto Francesco Duodo, patrizio veneto, ed in seconde nozze aveva sposato il conte vicentino Bartolomeo Trissino. Il nobiluomo a Montebello possedeva, in comproprietà con il fratello Galvano, una quarantina di campi, una casa padronale e due altre piccole abitazioni.
Presso la casa del nobile Bartolomeo Cozza nella Contrà dei Monti, ovvero la strada che porta al castello, la donna dettò le sue ultime volontà al citato notaio locale in quella stessa abitazione che aveva spesso dato ospitalità a numerosi signori locali e non.
La nobildonna nominò suo erede universale il figlio Francesco avuto in prime nozze con Giovanni Cavazza di Venezia, e, dimostrando un grande attaccamento alla sua città lagunare di origine, volle che, dopo la sua dipartita, il suo corpo trovasse riposo nell’arca di famiglia esistente nella chiesa di Santa Maria in Orto (Madonna dell’Orto).
A Venezia il palazzo dei Duodo si trovava nella parrocchia di Santa Maria di Zobenigo. E’ memorabile il banchetto che il 20 febbraio 1532. Pietro Duodo del fu Francesco (forse fratello della testatrice) diede in questa sontuosa residenza Per il resto, i componenti di questa famiglia occuparono sempre posti molto importanti nelle sfere del potere veneziano: ambasciatori, provveditori, capitani, ma non divennero mai dogi.
Anche i Cavazza, da canto loro, ricoprirono alti incarichi in seno all’amministrazione della Serenissima, Purtroppo uno di loro, Nicolò, fu giustiziato nel 1532 per aver svelato all’ambasciatore francese i segreti della Repubblica, mentre Costantino, segretario del Consiglio dei X, pure lui accusato dello stesso reato, evitò contumace la condanna al bando perpetuo dalla patria.
Come ci riferisce lo storico veneziano Giuseppe Tassini nelle sue “CURIOSITA’ VENEZIANE” del 1863, la chiesa della Madonna dell’Orto detta anche di santa Maria Odorifera, si trova nel sestiere di Cannaregio. Anticamente era dedicata a san Cristoforo, protettore dei viaggiatori, ed aveva appresso un convento di frati. Prese il nome attuale dopo che nel 1377 era stata collocata nella chiesa una statua della Beata Vergine Maria che prima stava in un orto vicino. Come scrisse Marin Sanudo nei suoi “DIARI”, questa statua era stata commissionata dal “piovano di santa Maria Formosa a maistro Zuane de’ Santi”, ma non trovandola di suo gradimento l’aveva rifiutata. Ora trovandosi la scultura in un certo orto, la moglie del tagliapietra che l’aveva realizzata vedeva “gran luse sopra dita Madonna”. Da quel momento l’immagine fu considerata miracolosa e meta di pellegrinaggi. Per evitare disordini il vescovo del sestiere di Castello la fece collocare all’interno della chiesa.

Tratto da: “Montebello nella quotidianità del ‘500” di OTTORINO GIANESATO

Foto: Una pittoresca veduta di Villa Carlotti-Miari e annessi di inizio Novecento. La mano indica dove, probabilmente, era situata l’abitazione dei Cozza secondo un’accurata indagine del prof. Luigi Bedin (vedi BEDIN L., “SANTA MARIA DE MONTEBELLO” vol II, Vicenza 2018, p.233) (Cartolina postale 1900 circa. Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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IL PONTE DI SANT’EGIDIO (2)

[49] IL PONTE PALLADIANO DI SANT’EGIDIO A MONTEBELLO (seconda parte)

Per dare un ulteriore impulso alla progettata costruzione in pietra del ponte di Sant’Egidio a Montebello, il Maggior Consiglio, il 24 Aprile del 1575, inoltrava una nuova richiesta al Governo della Repubblica affinché venisse concesso il quarto delle condanne, per i successivi 10 anni, da destinare all’esecuzione dei lavori di detto ponte (1). Questo è il documento:

24 Aprile (ASVI, Liber Partium III, pag. 142).
Fu con ottimo consiglio già supplicato all’Ill.mo Dominio per questa città che per riparatione delli ponti et per poterli fabricar di preda il quarto delle condannason li fosse aplicado, ma perchè le tante inondation da molti anni in qua seguite, et che ogni hora più accrescono et moltiplicano con grandissimo danno di tutto questo territorio, li ponti non solamente con quella quantità di denari del quarto non s’hanno potuto fabricar de preda ma ne anche conservarli abastanza et ripararli di legno, essendo stati più volte rovinati et condotti via totalmente sì come è ben notorio. Però desiderando li spett. vostri Deputati proveder secondo la necessità de casi emergenti, di modo che si possano stabilire li ponti per utilità et commodo publico hanno determinato et così l’anderà parte che sia suplicado all’Ill.mo Dominio che voglia far gratia di conceder per anni 10 proximi un altro quarto delli denari delle condanason che si faranno per li Clar.mi Rettori et Consolato da essi depositati in tutto come nelle parte del primo quarto, li quali denari siano specialmente aplicadi a fabricar ponti di preda, nè possano questi esser posti ad altro uso, nè per ripararli nè per fabricarli di legno, et sia fabricato di preda quel ponte prima e dopo successivamente altri che sarà giudicato più necessario ad arbitrio et elettione di Clar.mi Rettori pro tempore secondo la quantità di denari sopradetti che si troverà esser raccolta et preparada.
Quae per Mag.cos DD. Deputatos omnibus suffragiis admissa fuit animo. Ballotata in Consiglio predicto obtinuit quia habuit sufragia pro 78 contra 6 non obstante contraditione Domini Mathei Calidonii contraditoris.
Deinde proposita fuit pars tenoris infrascripti videlicet: Attrovandosi una bona quantità di denari depositata sul Sacro Monte del quarto dele condanationi aplicado a far ponti e repararli, et parendo alli Vostri Deputati che saria benissimo fatto spenderli nel fabricar un ponte di preda, e per diversi rispeti parendo alli Clar.mi Rettori che si debba principiar da quel ponte di Montebello, vi propongono et così L’anderà parte che li vostri Deputati ellegino doi presidenti qual habbiano carico di far fabricar di preda detto Ponte di Montebello, conferendo il modo e quanto occorrerà in tal negotio alla giornata con li vostri Deputati alli quali per hora gli si dii duc. dosento delli deti denari per dar principio in si fatta opera tanto necessaria et importante, e delli quali habbian a renderne conto distinto et particulare. Quae quidem pars admissa fuit omnibus suffragiis per Mag.cos D. Deputatos animo. Die vero presenti antequam vota miterentur contradixit D. Matheus Calidonius et exactis suffragiis obtinuit nam habuit pro 76 contra 12.

A seguito di tale richiesta, lo stesso Maggior Consiglio nominò quale nuovo Provveditore ai lavori il conte Lelio Gualdo assegnandogli 200 ducati per dare inizio ai lavori. Era costui della nobile famiglia Gualdo insediatasi a Montecchio Maggiore all’incirca nel 1530, dove Francesco Gualdo vi costruì  la propria dimora, la stessa dove due anni dopo fu ospitato l’Imperatore Carlo V d’Asburgo in viaggio da Vienna diretto a Bologna dove doveva incontrare Papa Clemente VII. Da due iscrizioni che erano state murate sulle facciate nord e sud del ponte di Sant’Egidio e riportate integralmente dal carmelitano scalzo padre Angiolgabriello di Santa Maria, al secolo Paolo Calvi, il quale scrisse tra il 1772 e il 1782 un’importante raccolta di biografie di scrittori vicentini, dal titolo “Biblioteca e storia di quei scrittori così della città come del territorio di Vicenza”, risulta l’assegnazione dei lavori al suddetto Conte Gualdo nonché il concorso di Andrea Palladio alla costruzione del ponte. Le due iscrizioni, secondo quanto riportato da padre Angiolgabriello di Santa Maria nel Vol. IV a pag. 188 della sua opera, recitano così:

Hermolai Pisauri Praefecti, decori Civitatis Vicetia. D. Andrea Palladio Architecto. MDLXXV.” (su di un lato del ponte).

Publico commodo, perpetuoq. ornamento Civitas aedificandum curavit Laelio Gualdo Comite, atque Equite, semper Praesidente electo – MDLXXV.” (sul lato opposto)

Relativamente all’aspetto che doveva avere tale ponte nel 1575, abbiamo due schizzi pressoché uguali, uno dei quali si trova nell’Archivio di Stato di Vicenza e l’altro nell’Archivio di Stato di Verona. Ho riportato nell’articolo precedente una ricostruzione a partire da quello presente a Verona e già pubblicato nel libro “Il triangolo di Montebello” dell’esimio prof. Luigi Bedin (tavola n. 40). Da tale schizzo e, soprattutto da un documento riportato dal suddetto padre Angiolgabriello di Santa Maria, nella sua raccolta di biografie, che riporta una relazione dei Provveditori Bernardino Sangiovanni e Galeazzo Angussola, successori del Conte Lelio Gualdo per i lavori del ponte, si può avere un’idea abbastanza precisa dell’aspetto e delle dimensioni del ponte stesso, come erano nel 1575. Ecco la prima parte del documento:

Dovendosi dar principio al finire il ponte sulla Guà a Montebello ci ha parso a proposito de la presente scrittura di raccontare l’ordine e il modo che si doveva tenere, e perciò: Dell’anno 1575 essendo stato dissegnato per il Palladio un ponte di pietra de cinque archi sopra il torrente de la Guà a Montebello et sopra la strada regia, cioè di un arco grande nel mezzo, un mezzano et un piccolo per parte, largo per il far la strada piedi 12, et essendone sta fatti tri soli in detto anno, cioè il grande et li doi mezani uno per parte, il grande longo pie 36 et alto da terra piedi 24 in 25 et dal letto di esso torrente piedi 17 in 18, et li mezzani longi piedi 32 l’uno et alti da terra piedi 22 et dal detto letto piedi 15 in 16 venivano ad essere tutti tre uniti al mezzo di esso torrente, come appare nel secondo disegno …”

Da questo documento risulta che il progetto originario del Palladio prevedeva un ponte con cinque arcate, divise da 4 piloni, ma nel 1575 il ponte si presentava, come si può vedere anche nel disegno, costruito solo nella sua parte centrale, cioè con l’arco maggiore e due archi minori laterali, staccato dalle rive e quindi ancora inutilizzabile. I piloni misuravano 8 piedi ognuno (mt. 2,85). L’arcata centrale era larga 36 piedi (mt. 12,85), mentre quelle laterali erano larghe 32 piedi (mt. 11,42). L’altezza dal letto del fiume era di 25 piedi (mt. 8,92) per quella centrale e 18 piedi (mt. 6,42) per le due laterali. La strada che vi passava sopra era larga 12 piedi (mt. 4,28). Nel disegno, appena sotto il ponte, vi è la scritta: « Ponte de la Guà a Montebello fatto del anno 1575 ». Sono anche ricordati i nomi dei proprietari dei terreni a ridosso del Guà ed è indicato il sito della cappella di S. Egidio (da tale Santo il ponte ha preso il nome), mentre in alto è la scritta « 2° disegno. 1575, 3 archi fatti nel mezzo del torrente » il che conferma che in quell’anno furono eseguite soltanto le tre arcate mediane riportate nello schizzo, senza alcun congiungimento con la strada regia. Nel disegno si notano, inseriti sulla parte alta dei pilastri centrali, due dei quattro tabernacoli, che ornavano il ponte; gli altri due erano, nella stessa posizione ma nella facciata opposta. In questo particolare il ponte doveva essere molto simile a quello sul fiume Tesina a Torri di Quartesolo, anch’esso del Palladio e tutt’ora utilizzato. Nel cap. XIIII del Libro III de “I quattro Libri dell’Architettura” il Palladio dice riferendosi  a un suo progetto per “alcuni gentil’huomini”: “S’havrebbe questo ponte potuto ornar con nicchi al diritto de’ pilastri, e con statue, e vi sarebbe stata bene à lungo i suoi lati una cornice; il che si vede che fecero alcuna volta anco gli Antichi ”. Il Palladio, osservando i suoi progetti, inseriva sempre questi particolari ornamentali.

Note:
(1) Era usanza del Governo della Serenissima di riservare un quarto delle entrate derivanti da condanne pecuniarie ai lavori di ricostruzione di opere pubbliche importanti, come appunto i ponti sui fiumi.

Continua nel prossimo numero …

Umberto Ravagnani (dal N° 8 di AUREOS – Dicembre 2007)

Figura: Il Ponte palladiano di Torri di Quartesolo mostra, ancora oggi, la sua struttura originale con due delle quattro nicchie che il Palladio ha messo ad ornamento del ponte stesso e di quello di Montebello (foto a cura dell’autore)

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ATTIVITA’ SVOLTE NEL 2004

[35] ATTIVITA’ SVOLTE DALL’ASSOCIAZIONE NELL’ANNO 2004
Tra le varie attività svolte ricordiamo le visite:

  • Al Museo Civico G. Zannato di Montecchio Maggiore effettuata il 18 aprile, dove abbiamo ammirato le esposizioni dei minerali, dei fossili, dei reperti archeologici paleoveneti, romani e longobardi;
  • alla palladiana villa Caldogno, nel paese omonimo, dove abbiamo ammirato gli affreschi del Fasolo ed il restaurato bunker della Croce Rossa tedesca, realizzato nell’ultimo conflitto mondiale. Ci siamo poi recati sul fare della sera nel Bosco di Caldogno per ammirare in un’oasi ambientale incontaminata le sorgenti del Bacchiglione, la sua fauna e la sua rigogliosa flora. Abbiamo concluso la serata in allegra armonia in un agriturismo della zona (19 giugno);
  • al Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo con le interessanti raccolte paleovenete provenienti da Canaro, Frattesina, San Bellino, e romane rinvenute nel territorio circostante la città. Nel pomeriggio abbiamo visitato la villa palladiana Badoera a Fratta Polesine e poi brevemente i resti dell’Abbazia di Badia Polesine (12 settembre);
  • alla zona archeologica di Montebello accompagnati dal prof. Luigi Bedin (3 ottobre).

ANNIVERSARI
600 anni sono trascorsi dalla dedizione alla Repubblica di Venezia del territorio vicentino e della Comunità di Montebello (1404).
La Comunità di Agugliana 300 anni fa inaugurava l’altare dedicato alla Madonna del Rosario.

(dal N° 5 di AUREOS – Dicembre 2004)

Figura: Il prof. Luigi Bedin, durante la passeggiata a Montebello il 3 ottobre 2004, mentre ci illustra le varie località dove sono stati rinvenuti reperti archeologici retici, paleoveneti e romani (foto a cura del redattore).

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