IL CAPITELLO DELLA PEROSA

[156] IL CAPITELLO Dl CONTRADA PEROSA (1)

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Dal libro “La religiositΓ  popolare nei Capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino” di Dima Luisa Franchetto e Silvana Marchetto, Amici di Montebello – 2005.

Β« Il capitello della Perosa – L’inizio dei lavori per la sua costruzione avvenne nel maggio del 1952. Fu costruito per la necessitΓ  di un ritrovo per le contrade lontane dalla Chiesa dove alla sera si recitavano i fioretti.
Il Prevosto di allora lo fece costruire proprio per questo motivo. Inizialmente fu posto sotto gli alberi del bosco un quadro della Madonna Pellegrina. Vedendo le persone di diverse contrade felici di questa iniziativa, si pensΓ² di fare una cosa in grande, un capitello, ma mancavano i fondi per costruirlo. Allora le donne cominciarono a preparare dolci e venderli in piazza la domenica. In questo modo si potΓ¨ iniziare a costruire un primo capitello. Espedito Perlotto, insieme ad altre persone si mise all’opera gratuitamente. Per impedire che il monte franasse fu costruito dietro al capitello un barbacane. La campana per la Madonna l’offrΓ¬ la superiora dell’ospedale di Treviso, tutta in legno e vetro. Restava il problema della statua della Madonna. Una sera, mentre si recitava il S. Rosario si vide nel piccolo argine vicino, una scatola ben chiusa. Venne aperta e dentro fu trovata la statua della Madonna du Sacre Coeur. Una vecchietta fece un’offerta consistente perchΓ© si innalzasse un capitello degno della BONTΓ€ della Madonna e molti altri la imitarono Β».

Umberto Ravagnani

Foto: Il Capitello della Contrada Perosa in una foto del 2015 (APUR – Umberto Ravagnani).

Nota:
(1) La Contrada Perosa Γ¨ certamente tra le piΓΉ antiche di Montebello. La troviamo citata, oltre 600 anni fa, in un atto di vendita del notaio Antonio Revese, stipulato in Vicenza, il 28 maggio 1418:

« ANNO 1418 – 28 MAGGIO Atto del Notaio Antonio figlio di Enrico Revese (de’ Aurificibus) –Β  V E N D I T A
In Vicenza, nel Palazzo del Comune, sopra il poggiolo presso la Torre.

Presenti: Enrico figlio di NicolΓ² Revese (padre del notaio), cittadino di Vicenza, Gerardo notaio del fu Bartolomeo de Caltrano ambi cittadini abitanti di Vicenza.

Per il prezzo di 40 Ducati d’oro, Battista del fu domino Zamboneto de Betone, cittadino e abitante di Vicenza nella Sindicaria di S. Giacomo, fu d’accordo con Giovanni di Vitale di Montebello di vendergli:

– una pezza di terra di 3 campi nelle pertinenze di Montebello in CONTRA’ VIA STRETTA, presso Bartolomeo di Giacomo e presso Pietro del fu Baldo,
– una pezza di terra di un campo nella CONTRA’ DI PEROSA presso Bartolomeo del fu Bartolomeo,
– un campo ed un quarto in CONTRA’ DEL BORGO presso NicolΓ² del fu Gaspare di Montebello, presso Giovanni del fu Bartolomeo del fu ser Lancio di Montebello e presso Giovanni di Michele,Β Β Β Β Β Β Β 
– un campo nella CONTRA’ DEL SUDENTRO presso le acque Delgade, presso i beni della Chiesa di S. Maria, presso l’acqua del RodegotoΒ Β».

Ottorino Gianesato (“Nome e Cognome”, 2007).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., Γ¨ invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (vedi a fondo pagina). L’evento Γ¨ stato fissato per il 6-7-8 dicembre 2019.

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PROVERBI E MODI DI DIRE (2)

[19] PROVERBI E MODI DI DIRE (2)

Brendola scura piova sicura“, “Lonigo ciaro para soto el caro“, “Caligo a l’Agoiana piova par ‘na setimana“.
Questi tre proverbi sono di chiara origine contadina e davano precise indicazioni sull’andamento del tempo e sulle conseguenti attivitΓ  lavorative in anni lontani in cui non c’erano nΓ© “Lunari” nΓ© i Colonnelli dell’aeronautica a pronosticare il tempo.
I proverbi sopra citati sono il frutto di pazienti, innumerevoli osservazioni meteorologiche che hanno impegnato intere generazioni a riconoscere i segni premonitori del tempo ed a codificarne le conseguenze. Un proverbio veneto recita: “I nostri veci i stava col cul a la piova cento ani prima de fare on proverbio” e questo la dice lunga sulla pazienza e sulla ponderazione che erano richieste per valutare gli avvenimenti, interpretandone anche i minimi particolari e le eventuali sfumature per non lasciare quindi nulla al caso.
Il primo proverbio assicura una pioggia abbondante quando i monti circostanti la rocca e le frazioni di Brendola si ammantano di imponenti cumuli di nubi nere che non lasciano filtrare i raggi del sole e tutto avvolgono e confondono tanto che non si riesce a distinguere la linea di separazione tra la dorsale dei monti ed il cielo, fintanto che non giunga il primo bagliore di un lampo. Poco dopo, ecco giungere il fragore del tuono, qualche minuto ancora di attesa e poi ecco le prime gocce che via via si fanno piΓΉ numerose e piΓΉ grosse. Il vento non sarΓ  impetuoso, la pioggia ristoratrice sarΓ  abbondante, i contadini non dovranno temere per le colture e quasi a rassicurarli di ciΓ², mentre la pioggia si allontana, compare a sud-est del paese un grande arcobaleno che congiunge le terre dell’Arcomagna (1) con quelle del Borgo del Bacino.
Il secondo proverbio ammonisce i contadini di porre al riparo nei porticati o nelle barchesse i carri agricoli con il loro fragrante carico di fieno od i raccolti messi ad essicare sul “seleze” (2) quando il celeste cielo estivo, in direzione di Lonigo, muta il suo colore in un grigio cangiante con varie sfumature bronzee. Le nubi si dilatano basse su tutto l’orizzonte, avanza una leggera bava d’aria, si nota poi un baluginare sempre piΓΉ consistente, il fragore dei tuoni si fa sempre piΓΉ forte la cinerea cappa del cielo s’incupisce sempre piΓΉ, mano a mano che avanza. La pioggia non sempre Γ¨ abbondante. Talvolta un vento forte sospinge la nuvolaglia dapprima a nord-ovest verso la Selva e l’Agugliana e poi verso l’alta Valle del Chiampo, e ridiscende dalla valle foriero di grandine. Un tempo decisamente poco apprezzato perchΓ© puΓ² danneggiare le colture, mentre non garantisce un sufficiente ristoro per quelle in via di sviluppo. Questo moto del tempo era nel passato denominato anche “Tempo che vien dal Ferrarez” (3).
Ancora meno apprezzato Γ¨ il “Tempo che vien dal Garda” per il quale non c’Γ¨ stata necessitΓ  di qualificarlo in un proverbio tanto si presenta brutto, con i suoi nuvoloni scuri screziati di un bianco argenteo. Il vento impetuoso quasi da tempesta squassa le fronde delle piante, l’acqua cade con violenza da battere il terreno e scorre via senza essere assorbita e poi … “dulcis in fundo” cade quasi sempre la grandine copiosa e consistente. Qualche volta la grandine prende la via di nord-ovest, sembra seguire predeterminati corridoi “le fasce“, allora Γ¨ accompagnata da scarsa pioggia e da forte vento Γ¨ “la tempesta secca” tanto temuta perchΓ© “dove la passa gnente la lassa“.
Il terzo proverbio ricorda che quando la nebbia si dirada nelle campagne si infittisce sempre piΓΉ a mano che sale la collina, giunta in quel di San NicolΓ² d’Agugliana ricopre fittamente ogni cosa lasciando poco o nulla a vedere, il tempo subirΓ  di lΓ¬ a breve un profondo mutamento. La nebbia si condenserΓ  sempre piΓΉ fino a formare una minuta pioggerellina che lentamente prenderΓ  maggiore consistenza ed intensitΓ  fino a trasformarsi in una pioggia regolare, senza violenti scrosci, che perdurerΓ  per parecchi giorni o come precisa il proverbio per una settimana. Il fenomeno della nebbia nella sommitΓ  delle nostre colline Γ¨ un evento piuttosto raro in quanto di norma, per il fenomeno dell’inversione termica, quando la nebbia si presenta fitta a livello del suolo e nelle basse quote, in collina si godono tiepide giornate dal clima primaverile anche in pieno inverno. In queste situazioni, dalla sommitΓ  del Monte Cucco (Monte del Lago) o dell’Agugliana, lo sguardo puΓ² spaziare lontano fino a perdersi all’orizzonte. La nebbia sottostante sembra un mare a volte calmo a volte tempestoso, dal quale emergono come tante isole le dorsali delle colline piΓΉ alte o le cime dei monti. Ad un occhio attento non sfuggirΓ  verso sud-sud-ovest la dorsale dell’Appennino emiliano, ad ovest la zona di Botticino con le sue cave di marmo, a nord-ovest la catena del Baldo e poi volgendo lo sguardo verso nord l’altipiano Lessinico, il gruppo del Carega, il Sengio Alto, il Pasubio, il Monte Maggio, il Toraro, l’altipiano dei Sette Comuni con le cime del Verena, di Portule, di Cima Dodici, delle Melette ed oltre queste intravederΓ  due guglie delle Pale. Poi volgendo ancora lo sguardo verso est, si avrΓ  modo di mirare il Monte Grappa, il Cesen, il Pizzoc, le vette Feltrine, il Bosco del Montello, la foresta del Cansiglio con il sovrastante monte Cavallo ed il vicino Col Nudo. La vista si perderΓ  verso est, riuscendo ad intravedere in alcune giornate anche il Carso Triestino.
Queste visioni, di una beltΓ  quasi irreale, ci portano in una condizione particolare di bel tempo che ha altri riferimenti nei nostri tipici proverbi e dei quali faremo menzione in un prossimo numero del notiziario.

Note:
(1) LocalitΓ  del comune di Brendola
(2) Parte selciata dell’aia dove si spandevano i raccolti per asciugarli dall’umiditΓ  residua e favorirne quindi una migliore conservazione nei granai.
(3) Che si origina dalle parti di Ferrara.

L.D. (dal NΒ° 2 di AUREOS – Giugno 2002)

Figura: Selva di Montebello vista dall’Agugliana (Foto a cura del redattore).
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