LA GENDARMERIA AUSTRIACA

[230] LA GENDARMERIA AUSTRIACA ALLA FESTA DI SAN GIOVANNI (anche allora c’era voglia di LIBERAZIONE)

La festa di san Giovanni, che si celebra a Montebello il 24 giugno, un tempo aveva uno svolgimento assai rumoroso e imprevedibile. Quella poi che si svolse nel 1865 fu fonte di grave preoccupazione per la gendarmeria austriaca. (Le scoppiettanti modalitΓ  di questa ricorrenza si possono leggere nel bellissimo articolo nΒ° 18 giΓ  pubblicato in questo sito il 25 gennaio 2018). Questo ulteriore approfondimento sull’argomento vuole mettere in risalto il clima poliziesco che regnava durante l’ottocentesca occupazione austriaca del Veneto anche durante una innocente festa paesana. Alla base di questa diffidenza vi era la cattiva informazione sulle abitudini locali che era endemica nei soldati. Costoro venivano troppo spesso avvicendati nella caserma che esisteva lΓ , vicino alla chiesa parrocchiale, dove poi furono costruite le scuole elementari, ora biblioteca, e furono colti di sorpresa quando si trovarono nel pieno della festa. β€œIl posto di Montebello”, cosΓ¬ si riconosceva la stazione di polizia, apparteneva al 3Β° Reggimento di Gendarmeria – Ala di Verona ed era formato dalla 5a Compagnia – 23Β° Battaglione dei Cacciatori.
Nella tarda serata del 24 giugno 1865 il capoposto D’Apreve (questo scritto Γ¨ tratto dalla sua relazione di quel giorno – rapporto nΒ°175) era di pattuglia coi soldati Bolze Giorgio e Balador Stefano.
Mentre il capoposto si trovava dirimpetto alla Loggia del palazzo comunale Β«… rimpetto alle case abitate dal Mastro Ricettore del Dazio, el Ingegner Frigo Bernardo, poco lungi dalla piazza esplosero due petardi in spazio d’un minuto uno fra l’altro. Recatomi all’istante sul luogo, ma essendoci state diverse persone del paese in quella vicinanza non fu possibile scoprire l’autore. A questa vista lo scrivente invitΓ² tutti gli esercenti a chiudere i negozi e tutta la gente fu pregata a recarsi nella propria casa, ordini da questi eseguito senza difficoltΓ .
Non essendo sta persona alcuna per la contrada, mi pare alle ore 11 p.m. per l’epoca di tre minuti scoppiarono altri due petardi: il primo rimpetto alla casa di Guarda Antonio, fabbro, abitante in piazza, ed il secondo nel comincio (sic!) del paese venendo dalla stazione, vicino alla pubblica pesa. Il tutto furono scoppiati nΒ° 4 petardi che furono dalla presente (pattuglia) trovati e raccolti.
Con di piΓΉ dal monte nominato (monte Castello ?) sopra i palazzi della Baronessa Hermann1, alla distanza di mezzo miglio dalla piazza, venne da ignoti individui accendiato un barile pieno di legna catramata che durava le fiamme circa un’ora di tempo e poi furono dal sottoscritto smorzate del tutto.
Al quanto si verifica poi riguardo quest’ultimo (evento) da parte di questo Cursore Comunale appare essere un antico costume e alli scorsi anni veniva bruciato nella pubblica piazza.
Dalle attivate indagini del sottoscritto in questa notte e riguardo gli autori tanto dei petardi che detto acceso barile sul monte non fu possibile nessun scoprimento.
Per corrispondere alle pronte partecipazioni, il sottoscritto sarebbe stato di dovere di partecipare a tal fatto subito via telegrafica, ma avendo osservato che la plebe non ha dimostrato alcun complotto di sollevazione, cosΓ¬ ne ho tardato fino alle ore 7 antimeridiane del 25, andando per la relativa partecipazione in via postale. All’atto che lo scrivente non manca di partecipare a codeste (?) gli si rimette anche i 4 pezzi dei petardi rinvenuti riservandosi per le continue indagini in proposito.Β» (D’Apreve Capoposto)

Che in quel tempo non mancassero i prezzolati confidenti della polizia Γ¨ dimostrato dallo scritto che il 26 giugno, due giorni dopo festa di san Giovanni, il Commissario Distrettuale di Lonigo inviΓ² al Delegato Provinciale di Vicenza, signor Ceschi a Santa Croce:
«…colla promessa di una buona mancia in denaro, ancora questa mattina mi Γ¨ riuscito di procurarmi un confidente e col di lui mezzo spero di aver tra non molto una qualche trama di quei malintenzionati che si lusingano di poter continuare a prendersi gioco delle disposizioni dell’AutoritΓ  e della quiete del paese…
(16 luglio 1865) – Il confidente che ho saputo procurarmi m’indicΓ² fino ad oggi gli individui che potrebbero giudicarsi tali a priori, vale a dire perchΓ© altri non ne avrebbero la capacitΓ  o tendenza e mi additΓ² due case nelle quali in passato sarebbero stati fabbricati dei petardi ed altri oggetti consimili e sarebbero quelle delle sorelle Fraccari e del farmacista De Lorenzi …»
Giusto un anno dopo gli austriaci se ne andarono per sempre da Montebello.

Tratto e riassunto da OTTORINO GIANESATO dal suo lavoro β€œMISCELLANEA DI STORIA MONTEBELLANA”

Note:
(1) La Baronessa Hermann all’epoca era la proprietaria della villa “Miari”.

Illustrazione:
Ricostruzione di fantasia dell’episodio racconatato nell’articolo (Elaborazione digitale di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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