UN EROE A MARCINELLE

[210] UN EROE A MARCINELLE


Nel 2006, a 50 anni dai fatti di Marcinelle, l’Associazione “Vicentini nel mondo” e l’Assessorato ai Rapporti con i cittadini della Provincia di Pesaro e Urbino nel mondo, nelle loro rispettive pubblicazioni, hanno espresso il ricordo dell’immane tragedia che costò la vita a 262 minatori dei quali 136 erano italiani.
L’Associazione “Vicentini nel mondo” ha dedicato un articolo all’eroe del Bois du Cazier:
« Angelo Marchetto, emigrante di Montebello, scese per 16 volte nelle viscere della tragedia maledetta portando in salvo tanti minatori e per il suo straordinario gesto ricevette un’alta onorificenza da Re Baldovino.
Nella lunga storia dell’emigrazione italiana c’è una pagina dolorosa e indimenticabile. In Belgio, nazione che nell’immediato dopoguerra ha accolto oltre 20 mila lavoratori vicentini, nella località di Marcinelle l’8 agosto del 1956, una tragedia costò la vita a 262 minatori; 136 erano italiani. Morirono soffocati in galleria dalle esalazioni di un incendio che, sprigionatesi rapidamente, invase il pozzo ed i cunicoli del “Bois du Cazier“. Nel cinquantennale di quella strage vogliamo ricordare un nostro valoroso concittadino. È la testimonianza tremenda del prezzo per aver avuto, oltre che la necessità, il coraggio di emigrare.
Nato a Montebello nel mese di febbraio del 1928, in contrada Ronchi, nel 1947 Angelo lasciava il paese natio per recarsi in Belgio come minatore distinguendosi per buon rendimento nel lavoro e prontezza di spirito in talune pericolose circostanze. Avuta notizia della tragedia di Marcinelle Marchetto, che si, trovava in una miniera nei pressi del luogo del disastro, si offriva tra i primi di far parte delle squadre di soccorso distinguendosi per coraggio ed instancabilità nella difficile e rischiosa opera. Per ben 16 volte discese nelle viscere del Bois du Cazier portando in salvo altrettanti colleghi. Angelo Marchetto, assieme ad un altro Angelo (Galvan di Roana), ha ricevuto dalle mani stesse del Re Baldovino del Belgio l’alta onorificenza di “Chevalier de L’Ordre de la Couronne”.1
Nel 1983, a soli 55 anni, Angelo morì in seguito a malattia contratta in miniera (è stato sepolto nel cimitero di Montebello n.d.r.). Il Comune di Montebello, a ricordo dei suoi meriti, dieci anni fa gli ha intitolato gli impianti sportivi [qualcuno suggerisce giustamente che gli si potrebbe dedicare anche il piazzale antistante (attualmente Piazzale del donatore) n.d.r] ». (I Vicentini nel mondo – 2006)


Ecco come si svolsero i fatti:
8 agosto 1956, ore 8.10 – La più grande catastrofe mineraria della storia del Belgio è quella della miniera denominata “Bois du Cazier” a Marcinelle, nei pressi di Charleroi. Là furono 262 i lavoratori, che morirono lasciando 183 vedove e 388 orfani. Tra le vittime, 136 italiani, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 francesi, 5 tedeschi, 3 ungheresi, 1 ucraino, 1 russo, 1 olandese, 1 inglese. Di tutti i minatori che scesero sotto terra, solo 13 risalirono e si salvarono.
Ma cosa accadde quel fatidico giorno? Il mattino dell’8 agosto 1956 preannunciava una splendida giornata estiva, con un sole che raramente si vede da quelle parti. Molti minatori italiani non erano ancora tornati dalle ferie e l’estrazione andava avanti in forma ridotta. La verità su quello che successe probabilmente non la conosce nessuno: sappiamo solo come fu ricostruito l’incidente in base alle successive indagini.
Quei due carrelli incastrati in ascensore
Sono circa le 8 del mattino. L’ascensore che trasporta i carrelli di carbone dal sottosuolo alla superficie, viene chiamato al piano che si trova a 775 metri di profondità. Per sbaglio, o per un guasto, si ferma invece al piano 935, dove si trova un operaio: è italiano, vede la cabina fermarsi davanti a lui ed anche se non ha chiamato l’ascensore, ha effettivamente un carrello da caricare. Senza pensarci due volte, lo spinge nell’ascensore, dove c’è già un carrello vuoto che di solito fuoriesce automaticamente. Accade sempre così, il carrello pieno spinge fuori quello vuoto, normalmente. Ma quel maledetto giorno qualcosa si inceppa: i due carrelli rimangono incastrati. Il minatore del 935 se ne accorge e subito accorre per liberare i vagoncini, ma proprio in quel momento l’ascensore riparte. Nella risalita, i due carrelli strappano una putrella metallica che, trascinata verso l’alto, trancia al suo passaggio due cavi elettrici, una condotta d’aria compressa e un tubo dove circolava dell’olio. Nel giro di qualche secondo scoppia un incendio immediatamente alimentato dal legno con cui è puntellato il pozzo dell’ascensore, dall’aria compressa e da un ventilatore che inspiegabilmente continua a funzionare.
I soccorsi andranno avanti per due settimane, durante le quali donne e bambini si accalcheranno al cancello, rigorosamente chiuso per tutto il tempo, in un’attesa muta, che si trasforma in sgomento ogni volta che viene fatta passare l’ennesima salma portata in superficie. La scena si ripeterà per quindici giorni: l’attesa delle donne che ancora sperano per la salvezza dei loro cari, viene stroncata all’alba del 23 agosto, quando uno dei soccorritori, risalendo per l’ultima volta dal pozzo, dirà sconsolato, in italiano: « tutti cadaveri ». (Pubblicazione promossa dall’Assessorato ai Rapporti con i cittadini della Provincia di Pesaro e Urbino nel mondo in occasione dei 50 anni dalla tragedia di Marcinelle)

Note:
1) Il 15/09/1957 gli venne conferita dal Presidente Giovanni Gronchi l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della Stella d’Italia (già Stella della solidarietà italiana).

Foto:
1) Angelo Marchetto in una foto da giovane emigrante in Belgio per lavoro. (Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
2) Al rientro dalle viscere della miniera durante le operazioni di soccorso. (Foto Roger Anthoine – Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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UN DERAGLIAMENTO SOSPETTO

[209] DERAGLIAMENTO SOSPETTO


Nella brulla campagna estiva, appena fuori dal centro di Montebello Vicentino, la notte tra sabato 4 e domenica 5 giugno 1921 passava tranquilla come tante altre. Il periodo storico era piuttosto travagliato a causa del fatto che la prima guerra mondiale, da poco tempo terminata, aveva creato molte difficoltà economiche e generato un profondo malessere sociale. Una pesante inflazione e una produzione agricola ridotta al minimo peggioravano ancora di più la già grave situazione.
Poco dopo l’una e mezza, mentre il treno diretto 184 proveniente da Vicenza, oltrepassata la stazione di Montebello si dirigeva verso quella di Lonigo, il suo caratteristico ritmico rumore cambiò improvvisamente e si tramutò in uno sferragliare anomalo, assordante, che non prometteva nulla di buono. Qualcosa o qualcuno aveva provocato un disastro: il treno, uscito dai binari, era deragliato finendo in parte sulla scarpata, alta in quel punto una decina di metri rispetto alla campagna circostante.
Su alcuni giornali di quel periodo viene riportata la notizia dell’accaduto con interpretazioni diverse. Amelio Maggio nel suo libro Montebello Novecento riporta che un quotidiano vicentino (non indica quale) così dava la notizia:
Il treno ebbe un arresto fulmineo. La macchina fu travolta sul fianco sinistro lungo la scarpata sottostante. Fortunatamente, la vettura letto di testa più pesante si era affondata fino a metà delle ruote nella ghiaia, servendo da poderoso cuscinetto alle vetture che venivano dopo. Senza questo provvidenziale ostacolo, il disastro avrebbe assunto, certamente, proporzioni più grandiose. Le rotaie per molti metri erano state strappate e lanciate lontano. Il fuochista, essendo precipitato con la macchina, vi rimase letteralmente schiacciato; altri cinque passeggeri rimasero gravemente feriti. Fu posta una taglia di ventimila lire sugli attori del delitto”.
Quindi, secondo quel quotidiano, si pensò subito ad un atto di sabotaggio e considerando il periodo che vedeva contrapposte forze politiche che spesso si confrontavano duramente non c’è da meravigliarsi.
Ecco come il quotidiano cattolico Il Corriere Veneto raccontava i fatti:
La notte tra il sabato e la domenica, verso le ore una e mezza di notte il treno diretto 184 che parte da Vicenza alle 0.37, giunto nel tratto di linea Montebello-Lonigo e precisamente tra le fattorie Benetti e Farina, sbalzava improvvisamente fuori dalle rotaie tra il panico dei viaggiatori. La macchina, il tender1, il carro bagagli e la vettura postale precipitarono da una scarpata nella discesa del Guà, rovesciandosi. Il macchinista, con un balzo, si portò fuori dalla macchina rimanendo miracolosamente incolume. Il fuochista, invece, Ferrara Guido di Milano, che trovavasi alla sinistra della macchina, si ebbe il corpo tagliato in due. Le altre vetture del treno sbalzarono dalle rotaie sprofondando nella ghiaia. […] I viaggiatori scesi dalle vetture, al lume di qualche lanterna, avevano già cominciato a prestare i primi soccorsi ai feriti”. Non veniva fatto alcun cenno sulle possibili cause del deragliamento.
La Provincia di Vicenza riportava altri particolari dell’accaduto senza attribuire ad alcuno specifiche responsabilità sull’incidente. Secondo il quotidiano « lime, mazze, dadi, bulloni, chiavi inglesi » rinvenuti in prossimità delle rotaie, probabilmente, erano stati lasciati, al termine della giornata, da una squadra di lavoranti che avevano l’incarico di riparare un tratto di binario. Conclude affermando che “È inammissibile che i lavori siano stati troncati con la rotaia in istato di inefficienza. Probabilmente, se il treno fosse passato in quel punto a più lenta velocità, nulla sarebbe accaduto”. Questa affermazione è un po’ ambigua e non chiarisce il pensiero del giornalista.
Infine il Prevosto Mons. Antonio Zanellato, a Montebello dal 1919 al 1952, nel suo diario dove registrava i fatti più salienti che accadevano in paese, così raccontava l’episodio:
Alle ore 2 del mattino alquanto oltre il sottopassaggio della Fracanzana verso Verona, un treno diretto deragliava sulla sua sinistra precipitando la macchina sulla sua sinistra ai piedi della scarpata. Si ruppero le catene. Il vagone della posta rimase inclinato sulla sommità della scarpata, gli altri rimasero sul binario. Rimase morto il fuochista Ferrara, che dopo dalla cella mortuaria del cimitero fu solennemente portato alla stazione per essere trasferito al suo paese. Alla stazione si tennero parecchi discorsi con carenza di cenno cristiano. Accompagnò il funebre corteo il Prevosto.
L’incidente fu assodato [essere] doloso e fu posta la taglia di L. 20.000 sugli autori del delitto, che tuttavia rimasero sconosciuti.2 La fotografia seguente fu presa la mattina seguente nel luogo del disastro”.
Nella stessa pagina con la cronaca dell’incidente, il Prevosto Zanellato annotava il risultato delle elezioni politiche di tre settimane prima a Montebello Vicentino:
15 maggio 1921 – Dati statistici: Popolazione 4472 – Assenti 213 – All’estero 319 – Totale 5004
Iscritti:  I Sez. 729 – II Sez. 715 – III Sez. (Selva) 304 – Totale: 1748
Votanti:  I Sez. 422 – II Sez. 583 – III Sez. (Selva) 199 – Totale: 1104
Elezioni politiche che danno per Montebello il seguente risultato:

15-5-1921 Popolari Comunisti Fascisti Blocco3 Socialisti Indip.
I Sezione4 92 160 55 104 10
II Sezione4 254 141 45 134 8
III Sezione 105 26 56 11 1
Totale 451 327 156 149 19

In conclusione, considerando il periodo piuttosto confuso a causa del malessere sociale e delle recenti elezioni politiche, il cui esito non prometteva nulla di buono, non è da escludere che nel caso del disastro ferroviario si sia trattato di un atto criminoso. I risultati delle votazioni a livello nazionale consacrarono l’ascesa del fascismo. Vennero eletti tre deputati fascisti Farinacci, Grandi e Bottai. A Roma venne fondato il Partito nazionale fascista. Mussolini, in quell’occasione, dichiarò di voler arrivare al governo con la forza. Erano certo momenti difficili e alcune organizzazioni clandestine, che la pensavano diversamente, erano disposte a tutto pur di riportare la situazione secondo il loro punto di vista. A sostegno dell’ipotesi attentato, oltre alla situazione politica e alla taglia di 20.000 Lire emessa dalle autorità, vi è anche il fatto che negli elenchi ufficiali degli incidenti ferroviari non è riportato l’episodio. Come regola interna non vengono considerati gli atti intenzionali, quali attentati o suicidi, in quanto tali eventi sono espressamente esclusi dalla definizione di incidente ferroviario (che viene precisato come evento improvviso indesiderato e non intenzionale). Purtroppo la reale causa del disastro non è mai stata accertata.

Umberto Ravagnani

Foto:
Una rara cartolina postale, emessa a ricordo del disastro ferroviario di Montebello (Foto Leone Verlato – 1921. Rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).

Note:
1) È definito tender il veicolo destinato a trasportare il combustibile e l’acqua necessari per il funzionamento di una locomotiva a vapore.
2) La cronaca è stata scritta qualche giorno dopo l’accaduto e le indagini sulle responsabilità erano appena iniziate.
3) I Blocchi Nazionali furono un’aggregazione politica italiana di destra realizzata su proposta di Giovanni Giolitti in occasione delle elezioni politiche italiane del 1921.
4) È riportato un piccolo errore dei conteggi in questa sezione ma questo non cambia il risultato.

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LA SOLENNE DEL 2000

[208] LA SOLENNE DEL 2000 A MONTEBELLO


L’augurio dei Sacerdoti e del comitato
Carissimi, con grande gioia ci stiamo disponendo a celebrare la Festa della Solenne in onore della Madonna. Con la preghiera e la riflessione, ci prepareremo a questo avvenimento spirituale. Avremo il modo di comprendere di più e meglio il Mistero di Dio, che ha avvolto con la sua potenza l’umile fanciulla di Nazareth e con il Suo “Si” è diventata Madre del figlio dl Dio e Madre dell’umanità. La storia di Montebello è segnata profondamente dalla devozione alla Madonna. Dal 26 Aprile 1885 ad oggi, la Popolazione ha rinnovato il voto fatto allora dal PREVOSTO MONS. CAPOVIN con entusiasmo e con fede. Sono in programma appuntamenti di vita spirituale intensi e significativi.
II Comitato dei festeggiamenti, vuole realizzare con la consueta signorilità manifestazioni culturali e folcloristiche, per dare alla “Solenne” un tono veramente “Giubilare”. Questa Festa infatti ha il potere di unire cuori e volontà in una generosa gara di preparativi e iniziative che richiamano al Paese natio tanti cittadini di Montebello che in questi anni sono emigrati, sia nei paesi vicini come in paesi lontani e per l’occasione ritornano a Montebello. I nostri padri ci hanno consegnato come segno della loro fede questa Venerata Immagine della Madonna di Montebello. A Lei affidiamo la nostra comunità e tutte le nostre famiglie. A tutti i cittadini di Montebello, vicini e lontani, porgiamo il nostro saluto e l’augurio che la Madonna li benedica e la Festa porti gioia e felicità in tutti i cuori. II Comitato e i Sacerdoti.

La Benedizione del Santo Padre
Revdo don Antonio Mozzo Prevosto
Parrocchia Santa Maria Assunta
36054 Montebello Vicentino

Occasione Festa quinquennale in onore della Madonna in codesta parrocchia Santa Maria Assunta di Montebello Vicentino sommo Pontefice rivolge beneagurante pensiero et mentre formula voti che manifestazione religiosa ravvivi per intercessione Vergine Maria singolare testimone mistero di Cristo et luminoso modello Chiesa in cammino propositi testimonianza evangelica in odierna società come pure rafforzi autentica devozione mariana invia at lei sacerdoti et fedeli implorata benedizione apostolica.
Cardinale Angelo Sodano – Segretario di Stato

La Devozione a Maria nel nostro paese
I Montebellani sono sempre stati sentitamente devoti alla Madonna e ne hanno tramandato il culto fino ai nostri giorni. Alla Madonna banno consacrato la Prima chiesa e il primo altare. Possiamo ben dire quindi che Maria prendeva materno possesso della nostra terra fin dagli inizi del cristianesimo. A rendere popolare la venerazione alla Santa Vergine hanno assai contribuito le confraternite religiose. Le Più antiche sono:
La Congregazione di “S. MARIA DELLA CONCEZIONE
La Congregazione del “S. ROSARIO
La Confraternita della “SS. VERGINE DEL MONTE CARMELO”.
La Congregazione di Maria della Concezione fu istituita nel 1476 In breve divenne fiorentissima per il grande numero di iscritti e per molte ricche donazioni. Fu soppressa con una legge del Regno Italico nell’anno 1807, con grande dispiacere di tutti gli abitanti. Nel 1571, dopo la battaglia di Lepanto, sorse la Congregazione del “S. Rosario”, pure con molti iscritti e ricche rendite. Il cronista F. Bonomo così scrive: “Il Prevosto e i Massari della chiesa deliberarono di istituire la Confraternita del “S. Rosario”, il che fu nell’anno medesimo (1571), ed altresì innalzare nella prepositurale un altare dedicato alla Madonna del Rosario. Ciò seguì in capo a sei anni, e nel 1583 facevano dipingere da Giobatta Maganza la bella Pala che ancora qui si conserva. Si tratta della stessa pala che noi Possiamo ammirare nel primo altare a destra entrando in chiesa. Nel 1750 venne istituita la Confraternita della “SS. Vergine del monte Carmelo” per opera del Rev. Giuseppe Maria Battinelli bresciano dell’ordine dei carmelitani che aveva predicato la quaresima nella chiesa prepositurale Per festeggiare l’avvenimento, nel luglio di quell’anno fu portata in processione l’immagine della Madonna, come descrive il cronista F. Bonomo: “… giorno 19, terza domenica di luglio, se ne celebra per la prima volta la festa colla S. Messa cantata, panegirico e processione coll’Immagine di Maria Santissima. Grandissimo il numero dei forestieri accorsi alla nuova solenne, Dopo le Sacre Funzioni ebbe luogo la Corsa dei Barberi, cioè il Pallio”.
Più recente è 1a “Congregazione delle Figlie di Maria”, istituita il secolo scorso e fiorente fino al 1970 con oltre un centinaio di iscritti. A questa si deve un particolare fervente impulso di iniziative di devozione mariana, specie nelle celebrazioni delle feste in onore della Madonna.

Storia della Madonna di Montebello
L’immagine della Madonna nel 1500 era venerata sotto il titolo della “Concezione”. È da suppone, quindi, che In tal nome le sia stato dato subito o poco dopo, quando nel 1476, Papa Sisto IV aveva prescritto che in tutto il mondo fosse celebrata la festa della Concezione oppure che appositamente, dopo il 1476, sia stata lavorata la statua che doveva Portare un tal titolo. Il lavoro eseguito nel XV secolo, lascia libero campo tanto all’una che all’altra ipotesi. Quanto nel 1834, Mons. Cappellari, Vescovo di Vicenza, compì la visita pastorale alla nostra parrocchia, osservò che male conveniva il titolo di Madonna della Concezione ad una immagine effigiata in quelle forme, per cui da quel tempo, anche fra il popolo, andò diminuendo l’uso di chiamarla con quel nome, dicendola piuttosto “la nostra Madonna”, senza altri titolo che aggiunti, finché, nel 1885 la si disse “Madonna di Montebello”, conserva tuttora e che suona con quello antico della parrocchiale dedicata a “Santae Mariae de Montebello”. La statua della Madonna fu Portata in processione per la prima volta il 29 luglio 1793 a causa di una grande siccità. In quell’occasione, ancora nella sera stessa, cadde la desiderata pioggia; ogni qualvolta poi il popolo venne a trovarsi in simile necessità, ricorse fiducioso alla Vergine, la quale quasi sempre, esaudì le fervide preghiere dei Montebellani. (Da Memorie storiche di Bruno Munaretto).

Origini della Quinquennale
La statua interamente scolpita in legno di tiglio, che rappresenta la Vergine seduta col bambino sulle ginocchia, era stata rivestita, nel 1700, da vesti di seta e di broccato. Le furono tolte e si vide così netta e bella l’opera del 1400. Poi furono ripristinate le dorature delle vesti e del manto ed apparve in tutta la sua bellezza, specialmente nei panneggiamenti e del collo, per opera di Faustino dalla Vecchia. Il 26 Aprile 1885 1’immagine di Maria fu trasportata solennemente dalla chiesa di S. Francesco, dove aveva sostato durante i lavori, alla Prepositurale. Era Prevosto Mons. Capovin. Il trasporto riuscì davvero trionfale. Il paese si vestì a festa; le vie furono addobbale con fiori, archi di verde e, alla sera, con fiaccole multicolori. Dopo la solenne Processione Mons. Prevosto parlò alla folla e la sua parola commossa elettrizzò l’uditorio. Egli propose di rinnovare ogni cinque anni, nella prima domenica di maggio, quel trionfo mariano. Il popolo di Montebello accolse entusiasta la proposta del suo pastore e sorse così la “SOLENNE”.
(Dal libretto preparato e distribuito dalla Parrocchia di Montebello in occasione della Solenne del 2000).

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 2000 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 23 Aprile – Presidente della Repubblica: Carlo Azeglio Ciampi. Papa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II.


DAL MONDO - Leggi tutto...

25 Luglio Un Concorde dell’Air France si schianta poco dopo il decollo da Parigi, uccidendo le 109 persone a bordo e 5 che si trovavano a terra, vi è una sola sopravvissuta. Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese tornano ad incontrarsi in un vertice a Camp David (USA).
3 Agosto George W. Bush accetta la nomination presidenziale repubblicana alla convention di Filadelfia.
12 Agosto il sottomarino nucleare russo Kursk si inabissa nel mare di Barents; tutti i membri dell’equipaggio muoiono nonostante i tentativi di salvataggio.
19 Agosto Papa Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, incontra a Tor Vergata (Roma) circa un milione di giovani per una veglia di preghiera. Il giorno successivo, il Pontefice celebra una Santa Messa nello stesso luogo, sempre davanti a circa un milione di persone.
14 Settembre Va in onda la prima puntata del nuovo reality show “Il Grande Fratello”.
22 Settembre Esce fuori produzione la Fiat 126.
7 Novembre Hillary Rodham Clinton viene eletta al Senato degli Stati Uniti, diventando la prima First Lady ad ottenere un incarico parlamentare.
14 Dicembre Viene pubblicata la legge 376, che punisce il doping. La pena prevista è la reclusione da tre mesi a tre anni e il pagamento di un’ingente multa. Nel mirino non solo gli atleti, ma anche medici e allenatori.

FILM
1) Il gladiatore; 2) Chiedimi se sono felice; 3) Erin Brockovich – Forte come la verità; 4) Autumn in New York; 5) Billy Elliot; 6) Cast Away; 7) Chocolat; 8) Mission Impossible 2; 9) Pane e tulipani; 10) La tigre e il dragone; 11) Traffic; 12) L’ultimo bacio.

MUOIONO
19 Gennaio Bettino Craxi, politico.
2 Aprile Tommaso Buscetta, primo pentito di mafia.
13 Aprile Giorgio Bassani, scrittore.
5 Maggio Gino Bartali, campione di ciclismo.
9 Giugno Paolo Frajese, giornalista.
29 Giugno Vittorio Gassman, attore.

PREMI NOBEL
Pace: Kim Dae-Jung.
Letteratura: Gao Xingjian.
Medicina: Arvid Carlsson, Paul Greengard, Eric R. Kandel.
Fisica: Zhores I. Alferov, Herbert Kroemer, Jack S. Kilby.
Chimica: Alan J. Heeger, Alan G. MacDiarmid, Hideki Shirakawa.
Economia: James J. Heckman, Daniel L. McFadden.

SANREMO
1) “Sentimento” Piccola Orchestra Avion Travel; 2) “La tua ragazza sempre” Irene Grandi; 3) “Innamorato” Gianni Morandi.

SPORT
Olimpiadi: L’Italia è protagonista alle XXVII Olimpiadi di Sidney con 13 medaglie d’oro, 8 d’argento e 13 di bronzo.
Ciclismo: Stefano Garzelli vince il Giro d’Italia, mentre al Tour de France Lance Armstrong bissa il successo.
Calcio: La Lazio vince il suo secondo Scudetto. Il sogno Europeo svanisce per l’Italia con il pareggio della Francia ai tempi di recupero e il golden goal di Trezeguet al primo tempo supplementare.
Automobilismo: Dopo 21 anni la Ferrari torna a vincere il Mondiale Piloti con Michael Schumacher.
Vela: Luna Rossa vince la Louis Vitton Cup, ma si arrende a Black Magic (Nuova Zelanda), nella finale di Coppa America.

Umberto Ravagnani

Foto: Nella Chiesa Prepositurale di Montebello dopo la processione con le fiaccole (8 maggio 2000 – Archivio privato Umberto Ravagnani).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 2000 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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I TRI FRADEI DA MONTEBELO

[207] I TRI FRADEI DA MONTEBELO
Quando in Australia il dopolavoro era tirare ai conigli con il Winchester


LINO TIMILLERO, emigrato in Australia nel 1967, ci allieta, questa settimana, con un nuovo articolo su Toni e Maria e altri personaggi della sua giovinezza a Montebello:

« A jerimo restà che Joe (Giò), el toseto de Toni e Maria el nava ala scola catolica e le suore le jera drio a pareciarlo par fare la Prima Comunione. Se ve ricordè, tanti ani fà, bisognava esar digiuni da mesanote par poder fare la comunion. E i preti, i se lamentava ca ghe jera poca jente che fasea la comunion: par el pì solo che done a mesa prima. Par forsa! Dopo le podea ‘ndar casa a magnare! Cuei ca gavea da laorare da la matina a la sera, come gavariseli fato a esare dijuni da mesanote. I jera xà slangorji parchè, da magnare, no xe ca ghin fusse stà tanto. Eco ca le suore le gavea anca da spiegarghe ai toseti e ale tosete ca no se podea magnare prima de far la comunion. Come se no fusse xà difisile insegnarghe che la particula la diventava el corpo e el sangue de Gesù! I tri fradei da Montebelo e Gioanin, i se la contava, dopo ‘ver finio de laorare par la E.P.T. (Electric Power Trasmission) tuta la jornata de cuà e de là ‘nte i posti ‘ndove ca i li portava rento a la ‘Steelwork’. Un dei tri fradei el gà scomizià a contarghe a Gioanin ca i gavea cuasi finio de fare la strada nova. “Cuale strada nova?” ghe gà dimandà Gioanin! “I gà fato ‘na strada nova de fianco al monumento: la và sù e la sboca ‘nte la via Borgoleco, cuasi davanti a la casa ‘ndove ca stava Belini. Te ricordito ‘ndove ca ghe jera cuei dù portoni grandi, co le inferià cussì alte? Da ‘na parte te ‘ndavi in corte da Belini, e da che l’altra te ‘ndavi ‘rento ala Vila. ‘Desso i ga sverto tuto! On porton, co solo i pilastri, i lo ga portà dove ca xe i giardineti vizin a la ciesa, e chel’altro, pilastri e inferià, el xe stà messo ‘nsieme sol de drio de la vecia casa del fasio, dove ca ‘deso xe paron Zonin. ‘Ndove ca ghe jera el parco de la vila, ghe sarà tute strade e tante case nove. El Comune el ga conprà la tera dal Moro Fiasca e adeso el vendarà la tera a tochi a cuei ca vol conprare par farse sù la casa”.
Dopo cuatro setimane, i tri fradei ga dovesto partire parchè jera rivà la nave ca portava el fero par far sù i tralici ca ghe ocoreva ala centrale eletrica. Sù a Bayswater el governo el gavea dà ordene de far sù ‘na grande centrale eletrica a carbon, e bisognava pareciare tralici e pali par portar la corente dapartuto. Su a Bayswater ghe jera carbon ca no ocorea gnanca ondare soto tera par rincurarlo. I tirava via on mezo metro de tera dai canpi, e soto el jera tuto carbon! Ruspe grande fa case lo tirava su par inpienare camion ‘ncora pì grandi. Dopo, el carbon ‘ndava sui “conveyor belt” e ‘rento a la Centrale. Là el saria stà brusà soto ale ‘boilers’ par far vapore, e el vapore, soto presion, el gavaria fato girare le turbine ca fasea vigner fora la corente.
Sicome che i paesoti ‘ntel out-back’ Australian, i stava ingrandendose, ghe saria ocoresta de pì corente, cussi el governo el pareciava le robe par tenpo. Al s-ciapo de omini ca laorava in ‘linea’, zerte volte ghe tocava anca de dormire ‘nte le tende, come cuando ca i jera soldà. Ma i tri fradei da Montebelo, no i gavaria scanbià cuel laoro par gnente al mondo! I laorava co la scuadra dei geometri. Luri i gavea da ‘ndar davanti de tuti, a trovar el posto dove ca saria stà messi sù i tralici. In mezzo ai buschi e ‘ndove ca ghe jera solo ca ofarme’ de piegore. In zerte parte, i metea xo solo formento dapartuto, ca no se podea vedare ‘ndove ca scomiziava i canpi e ‘ndove ca i finia. Ma i ‘farmisti’, i savea xa ca arivava la E.P.T. a metar xo i tralici. I capi de la E.P.T., pena rivà in Australia, i gavea fato conprare i camion mericani restà indrio dopo finia la guera. Par i geometri e i  so jutanti ghe gera le jeep.
Man man ca i ‘ndava avanti, i geometri ghe disea ‘ndove pareciare el trepie’ col strumento sora e dopo de ‘ndare vanti on zento o dosento metri, zerte volte anca de pì, par misurare e livelare el posto par el tralicio. Ma el belo, el vignea dopo, pena finio de laorare! Fin ca i andava vanti e indrio coi trabicoli dei Geometri, luri i vedea ‘ndove ca ghe jera cuatà xo i canguri, i wallaby e, verso l’inbrunire, i coneji. E i sentia anca ‘ndove ca svolava i osei. Osei de cussi tante cualità, ca la jera na maraveja vedarli svolare e fermarse a magnare i fiori dei “bottle-brush” (fati come l’afareto ca neta le botije), e de le tante difarenti piante de ‘caliptus’.
I gavaria vossudo ciapare on Galà (Galah) anca luri, parchè el jera on bel papagalo, de  color griso-rosa, ca‘l inparava a parlare come on cristian. Ma là, ‘ntel ‘bush’ Australian, ghe jera ogni ben de Dio. Par luri ca ghe piasea le bestie, la jera na cucagna! ‘Ndove ca jera pì fresco, ghe jera i koala, quei bei orseti ca magna le foie de caliptus. I gavaria podesto ciaparghene pì de un, ma ghe saria dispiasesto farli patire. El Galà, parò, i lo volea, parchè i gavea conosesto un “righer” (montatore di fero), ca ‘l vignea da Cogolo, e el ghi’n avea uno, ciapà da picinin. El lo tegnea in gabia e ‘l ghe gavea insegnà a parlare e a tirar xo anca spropositi de parolaze.
Finio de laorare, se i gavea visto cualche bel s-ciapo de coneji, i tolea sù le s-ciope a dò cane e anca el ‘Winchester’, cuel s-ciopo da ‘cow-boy’, e i ‘ndava indrio par spararghe ai coneji. I coneji, in Australia, i xe come ca i fusse ‘na piaga de l’Egito’, parché, i ghe ruina fora e i ghe magna fora tuto ai pori farmisti. E zerte volte gh’in jera cussì tanti, ca no i doparava gnanca le s-ciope. Massa fazile!
Par cuelo i se gavea conprà el Winchester! ‘Na palotola in cana, on tiro par un, e veder chi ca copava el primo conejio! Parò prima, co le s-ciope, i ghi’n avea xa ciapà on paro de dozene da darghe al cogo da far da magnare el doman de sera. A spararghe ai coneji, podio imaginarve, i ghe fasea on gran piazere al “farmista”, e sti fradei da Montebelo i zercava de far contenti tuti. I saria stà pi contenti ‘ncora, se el cogo ghe gavesse fato on poca de polenta da magnare col pocio del cone-jio, ma lù, el cogo, el disea ca nol catava farina zala da nisuna parte. » Linus DownUnder – Lino Timillero, Coniston 25-8-2015.

Foto:
1) Cartolina postale che mostra la Via Borgolecco di Montebello negli anni 70 del Novecento. Notare, oltre la curva, sulla destra, due dei 4 pilastri di cui Lino parla nel suo articolo, che erano posti all’ingresso di villa Sangiovanni; furono trasferiti poco tempo dopo nei giardinetti davanti alla Chiesa, dove si trovano tuttora. Sulla destra, seminascosta, la villa dei Conti Sangiovanni (in seguito detta villa Pasetti-Freschi-Sparavieri). Sulla sinistra le prime case popolari della ‘zona Gamba‘, dette ‘Case Fanfani‘, costruite in quello stesso periodo. (APUR – Archivio privato di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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IL BACINO DI MONTEBELLO

[206] IL BACINO DI MONTEBELLO


All’inizio degli anni 20 del Novecento si rese necessario trovare un modo per evitare che le continue piene del torrente Guà provocassero alluvioni e devastazioni soprattutto nei territori di pianura. Si ritenne che la soluzione migliore fosse quella di accumulare in un invaso una parte delle acque durante un periodo di piena, per poi restituirla al termine di questa. La soluzione di rialzare continuamente gli argini fu considerata non sicura e possibile fonte di ulteriori gravi danni per il territorio.
Nel maggio del 1926 una eccezionale piena provocò la rotta del Guà presso Borgo Frassine, nel Comune di Montagnana, causando grandi devastazioni nel territorio che era già stato colpito duramente nel 1905 e nel 1907. Si pensò quindi di interpellare l’ing. Luigi Miliani del Genio Civile di Este, costruttore del grande bacino di espansione dell’Anconetta1 ed esperto conoscitore dei problemi relativi al torrente Agno-Guà. L’ing. Miliani suggerì che per evitare le dannose esondazioni del Guà l’unica soluzione sarebbe stata la costruzione di un bacino di espansione in un’area posta a monte di quello dell’Anconetta. Il prezioso suggerimento venne subito recepito dall’Ufficio del Genio Civile di Vicenza e, in breve tempo, fu individuata l’area ideale nella zona di Montebello Vicentino tra gli argini del Guà a sinistra, quelli del Chiampo sulla destra e delimitata a sud dalla Strada Statale Vicenza-Verona. La strada (oggi Strada Regionale 11) opportunamente rialzata avrebbe fatto da barriera consentendo di creare un invaso di 5.000.000 di mc, lasciando ancora mezzo metro di sicurezza dalla sommità della carreggiata. All’interno del bacino il canale Acquetta sarebbe diventato lo ‘scarico’ dell’acqua verso sud al termine della piena.

Il progetto prevedeva alcuni obiettivi fondamentali:

1) Possibilità di attivare, sospendere e riattivare l’immissione delle acque di piena nel bacino.
2) Possibilità di regolare l’afflusso entro certi limiti di portata.
3) Rapidità e sicurezza di manovra.
4) Possibilità di regolare l’immissione in modo da ottenere un limitato battente in uscita dai sifoni.

Era inoltre previsto:

1) La posizione dei sifoni sull’argine destro del Guà a circa 800 metri a valle della confluenza del Poscola.
2) L’innalzamento della statale Vicenza-Verona tra il Ponte delle Asse e il Ponte del Marchese.
3) La costruzione di un canale di trasporto delle acque erogate fra l’opera di presa e il bacino.
4) La costruzione di un manufatto di scarico con saracinesche sul Rio Acquetta a destra della strada-diga verso Montebello.
5) La risistemazione del Rio Acquetta – Togna – Fossa dallo scarico del bacino fino alla località Sabbion di Cologna Veneta.

I lavori, iniziati nel settembre del 1926, terminarono nel primo semestre del 1927. In meno di un anno si era progettata ed eseguita una delle opere più importanti per il controllo delle piene dell’Agno-Guà.
Non mancarono i denigratori dell’opera dell’ing. Miliani, ma dovettero ricredersi quando, nella primavera del 1928, a causa di una piena eccezionale, avvenne il primo collaudo effettivo del bacino di Montebello che permise di limitare al minimo i danni. In quell’occasione l’attenzione rimase comunque altissima, perché era la prima volta che si allagava il bacino e una serie di piccoli problemi rese particolarmente tesa la situazione degli operatori.
Nel 1981 furono eseguiti alcuni lavori di ristrutturazione tra cui: una ulteriore sopraelevazione e rafforzamento della diga. Asportazione di circa 300.000 mc. di fondo sabbioso depositato nei tanti anni di esercizio. Questi interventi portarono la capacità totale del bacino a 5.600.000 mc.
Nei molti anni di attività, il bacino di Montebello è stato messo in azione in occasione di oltre 120 piene, dimostrando la sua grande utilità nel proteggere il territorio dalle frequenti ondate di piena dell’Agno-Guà.

Umberto Ravagnani

Note:
1) Opera di invaso sul fiume Agno-Guà-Santa Caterina nei Comuni di Sant’Urbano e Vighizzolo d’Este (Pd). La  superficie  del  bacino  era  di  107  ettari e  la  sua  capacità  di  invaso  di  circa  2.500.00 mc. A piena cessata ed a mezzo di apposite chiaviche le acque venivano scaricate nel Gorzone.

Foto:
1) Il Bacino di Montebello durante la costruzione nel 1927. (Foto Lucenti, Lonigo 18-03-1927 – rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
2) Il Bacino di Montebello in una suggestiva immagine ripresa durante la piena del 17 maggio 2013. (APUR Archivio privato Umberto Ravagnani).

Bibliografia:
A. Fabris, Brentane, Valdagno, 2002.
L. Miliani, Le piene dei fiumi veneti e i provvedimenti di difesa. L’Agno-Guà. Frassine. Fratta. Gorzone. Il Bacchiglione e il Brenta, LE MONNIER, 1937.

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VILLA ANSELMI-SCHROEDER

[205] VILLA ANSELMI-SCHROEDER A MONTEBELLO


Di questa villa si conosce ben poco. Riportiamo quello che hanno scritto di essa alcuni storici importanti. Il montebellano Bruno Munaretto, riporta una sintetica descrizione di questa ottocentesca dimora, dal 2013 sede di un laboratorio della prestigiosa azienda ‘Bottega Veneta1:
« La Villa Schroeder fu eretta nel 1847 dai fratelli Luigi e Gio. Batta Anselmi, i quali la circondarono di un bosco di pini di cui oggidì non rimane che poca cosa. Essa, che è di stile classico con bugnature rustiche, ha l’ingresso principale fiancheggiato da due statue e decorato da pilastri bugnati con capitello e architrave dorico. Questa villa che sorge sul confine tra Montebello e Brendola e perciò alquanto lontana dal paese, dagli Anselmi passò ai Dal Molin e da questi al Dottor Pio Corrà, il quale la vendette al signor Otto Schroeder attuale proprietario (il Munaretto ha scritto queste note nel 1932 ndr). »

Lo storico montecchiano Remo Schiavo, scrivendo su questa villa ne fa solo una breve descrizione: « Ai confini tra Montebello e Brendola fu eretta dalla famiglia Anselmi nel 1847. Le imponenti dimensioni dei due corpi di fabbrica fanno ricordare vagamente l’idea di un castello medioevale secondo i gusti di un certo romanticismo che a Vicenza e nel vicentino era seguito al periodo neoclassico o neopalladiano. In realtà quello che si nota nel prospetto di Villa Anselmi e un eclettismo di maniera che affastella alla brava stilemi di epoca diversa. Colpisce la bellezza del sito arricchito di un piccolo parco con montagnola. »

Nella sua collana ‘Conoscere la valle del Chiampo‘, Vittoriano Nori la descrive, in modo molto sintetico, così: « Villa Bisognin già Anselmi – Di imponenti dimensioni è la villa Bisognin, già Anselmi, ai confini con il comune di Brendola, dotata di un bel parco con piccola collina artificiale. Eretta nel 1847 dalla famiglia Anselmi, passò ai Dal Molin, al dott. Pio Corrà e ad Otto Schroeder, che la tenne più a lungo, facendo dimenticare il nome degli Anselmi. Fu pure del conte Manfredo da Porto, che la cedette alla famiglia Bisognin. La villa indica un aspetto dell’architettura vicentina, che dopo il neoclassicismo, volge verso un eclettismo di vago gusto romantico. Infatti i due diversi corpi della fabbrica, come sostiene Remo Schiavo, dovrebbero dare l’idea del castello, anche se viene esplicitamente citato pilastro e bugnato con capitello di ordine dorico. »

Bernardetta Ricatti, nella sua scrupolosa ricerca sulle opere realizzate da Antonio Caregaro Negrin, riporta un intervento di questo prestigioso architetto sulla Villa Anselmi nell’anno 1851: « Brendola (Vi). Riforma e restauri della casa di Luigi Anselmi per adattarla ad abitazione dei mugnai, mulino e granai. » (In realtà la villa si trova vicino al confine con il Comune di Brendola, ma rientra nel territorio del Comune di Montebello, ndr).

All’interno del grande parco della villa (circa 55.000 mq) è ancora visibile un’antica ‘giazzàra‘:
La giassàra o glazzàra (ghiacciaia) è una costruzione molto diffusa nella Lessinia, adibita alla conservazione del ghiaccio. Il ghiaccio era tagliato in inverno da vicine pozze che, ancora adesso, sono utilizzate in estate come abbeveratoi per le mandrie all’alpeggio. Parte dell’edificio è interrato per consentire la conservazione del ghiaccio nei mesi caldi. In estate, il ghiaccio era caricato in blocchi su carrette a traino animale e portato nottetempo nei centri abitati della Pianura Padana, primo tra tutti Verona, per essere poi venduto e utilizzato per la conservazione dei prodotti alimentari nei negozi e nelle case. Questo fino agli anni cinquanta, dopo di che l’attività si è perduta con la diffusione degli impianti di refrigerazione domestica e industriale.

Note:
1) ‘Bottega Veneta è un’azienda italiana operante nel settore dei beni di lusso e rinomata per i suoi prodotti in pelle; possiede un atelier situato in una villa settecentesca (in realtà la villa è stata costruita nel 1847, ndr) a Montebello Vicentino, ha sede a Lugano, in Svizzera, e uffici italiani a Milano e Vicenza. Fondata nel 1966 a Vicenza, la società viene acquisita nel 2001 dal Gruppo Gucci, oggi parte della multinazionale francese Kering. (Da Wikipedia, l’enciclopedia libera)

Foto:
1) La Villa Anselmi-Schroeder in una immagine degli anni 70 del Novecento. (Archivio fotografico Crosara – rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
2) La giazzàra all’interno del parco della Villa Anselmi-Schroeder. (Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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TONI DA ZERMEGHEDO

[204] TONI DA ZERMEGHEDO


Dal libro “Montebello Novecento” di Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo, pubblicato nel 1997, vi proponiamo questa settimana la storia di quando Zermeghedo divenne una frazione di Montebello:

 « Con una decisione am-ministrativa presa dall’alto, il 28 maggio 19291, Zermeghedo cessò di godere lo status di comune. In pratica, si vedeva abbassato al rango di frazione di Montebello. Impensabile, in quel momento, da parte degli abitanti dell’ex comune, ogni forma di protesta. Ormai non si parlava più da anni di libere consultazioni. Allora non rimaneva altro che mugugnare, brontolare, esprimere il proprio dissenso sottovoce, sempre tra persone fidate. Si viveva nel pieno di un regime autoritario che non teneva in alcun conto né la storia né gli usi e costumi locali.
A tutti veniva imposto dall’alto “obbedire e tacere” Zermeghedo era allora un paese povero, tutto all’opposto di quello che risulta oggi, un paese di grande sviluppo industriale. Sennonché, la prospettiva di far parte di un comune come quello di Montebello, che a sua volta ricco non era, voleva dire per davvero venirsi a trovare alla periferia di quest’ultimo, non soltanto in senso geografico, ma pure in senso sociale.
Tuttavia, ciò che più di tutto disturbava gli abitanti di Zermeghedo era la loro perduta municipalità, la loro smarrita identità comunale. Era questo per loro un boccone amaro da digerire. Senza poi aggiungere, come spesso accade in questi casi, che al danno si univa la beffa: si intende dire che agli abitanti dell’ex comune, in non pochi casi, veniva ricordata, attraverso battutelle spiritose ed ironiche, la loro perduta autonomia comunale. Talora si esagerava un po’, da parte di quei montebellani del centro, avvezzi alle battute mordaci. Quando in pieno centro del paese s’incontrava uno che proveniva da Zermeghedo, veniva detto ad esempio: Toh! guarda chi si vede, un rappresentante della nostra colonia, la colonia dei “broccoli”. Il più esposto di tutti, a tanti lazzi, era “Toni” da Zermeghedo, procaccia presso l’ufficio postale di Montebello, bidello delle Scuole elementari di Zermeghedo, e lavorante, a tempo libero, presso la salumeria del centro del paese. Dinamico, gran lavoratore, assai simpatico nel parlare, fondamentalmente buono, Toni veniva preso di mira dalle ironie dei montebellani, soprattutto quando si concedeva una meritata sosta, al caffè Due colonne. Amava tanto giocare qualche partitella a carte, ma spesso non poteva arrivare alla fine perché disturbato dai tanti sfottò che gli giungevano addosso, sempre a proposito del fatto di appartenere a un ex comune diventato una frazione di Montebello. Ma Toni, nonostante tutto, non demordeva affatto. Sempre con fare allegro e sorridente, rispondeva a tono, battuta su battuta. Alla fine lanciava il suo grido di battaglia: “… e voi suonate le vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane”. Il suo auspicio trovò conferma una sera del mese di febbraio 19462, allorché a Candido, il carismatico capo della rivendicata autonomia di Zermeghedo, arrivò un telegramma da Roma che annunciava la decisione presa in un Consiglio dei Ministri, di ridare a Zermeghedo quella autonomia municipale che diciassette anni prima gli era stata tolta dal fascismo. Stavolta le campane della bella chiesa, posta sopra l’abitato, tornarono a suonare per davvero. »

Note:
1) Secondo una ricerca dello studioso Silvino Biscotto, ben documentata e riportata nel suo libro “Zermeghedo, Storia, cultura e società” (2017), il Comune di Zermeghedo venne soppresso e aggregato a quello di Montebello con decreto reale il 28 marzo 1929, nonostante le proteste della popolazione.
2) Ancora, dal libro di Silvino Biscotto leggiamo che, nel gennaio 1946 venne inoltrato  un memoriale al Prefetto di Vicenza, sottoscritto dai capofamiglia di Zermeghedo, in cui si faceva osservare che il decreto di soppressione era stato fatto contro la volontà popolare. Il ricorso fu accolto e annunciato dal Ministro Guido Gonella con telegramma datato a Roma 26 marzo 1947. Infine il decreto di ricostituzione del Comune di Zermeghedo fu emanato il 6 maggio 1947 e firmato dall’allora Presidente Enrico De Nicola.

Foto: Salumeria di Giovanni Sacchiero in Piazza Italia con al centro Toni da Zermeghedo. (Archivio fotografico Crosara – rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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LA SOLENNE DEL 1995

[203] LA SOLENNE DEL 1995 A MONTEBELLO


Dalla raccolta di memorie della Parrocchia di Montebello Vicentino, tenuta da Don Antonio Mozzo (da San Giorgio in Bosco), Prevosto dal 1987, leggiamo la cronaca delle giornate dedicate alla Solenne nel 1995.

Da “Il Giornale di Vicenza” del 7 maggio 1995:

« Il 7 maggio la solenne processione mariana
Fervono i preparativi per la ventiduesima edizione della festa quinquennale in onore della Madonna denominata “La Solenne” prevista per il 7 maggio, durante la quale si venera la Vergine raffigurata in una statua del Cinquecento scolpita in tiglio. Il 26 aprile 1885 1’immagine fu trasferita solennemente dalla chiesa di S. Francesco (demolita agli inizi del secolo) dove aveva sostato durante i lavori alla chiesa prepositurale.
Fu una festa: le vie furono addobbate con fiori, archi di verde e alla sera da fiaccole multicolori. Dopo la solenne processione, mons. Giuseppe Capovin parlò alla folla fino a commuoverla. Egli propose in quell’occasione di riproporre ogni cinque anni la processione. Il popolo di Montebello accolse entusiasta la proposta e sorse cosi “La solenne”, che celebra da 110 anni. Il comitato organizzatore, presieduto dal prof. Amelio Maggio, da tre mesi lavora per dare lustro a questa edizione. Non mancherà l’illuminazione della chiesa prepositurale e la presenza degli archi nelle principali vie d’accesso al paese. Già stabilito il programma dei festeggiamenti, che iniziano il 25 aprile con la rassegna bandistica per le vie del paese; il 30 aprile l’esibizione della corale polifonica di Isola Vicentina diretta dal maestro Pierluigi Comparin e infine il 5 maggio il concerto dei Crodaioli diretti da Bepi De Marzi. Significativo anche il trittico di conferenze in preparazione alla festa di Maria. Il 28 aprile intervento dell’editorialista di Avvenire don Claudio Sorgi; il 2 maggio messa celebrata dal vescovo Pietro Nonis, con tutti i sacerdoti passati per Montebello; il 3 conferenza di don Oreste Benzi della Comunità Giovanni XXIII e il 4 maggio intervento di mons. Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, sul ruolo di Maria nella società moderna. Domenica 7 maggio processione con la statua della Madonna: attese a Montebello più di 15 mila persone» (Fiorenzo Dotto)

Da “Il Giornale di Vicenza” del 15 maggio 1995:

« Processione della Madonna memorabile festa popolare
Cielo terso, nell’aria il profumo dei primi boccioli di rose; in questo scenario si è svolta la processione per le vie centrali del paese della Madonna di Montebello. Ad onorare questa devozione che ha 110 anni, diversi conterranei immigrati negli Stati Uniti ed in Australia che si sono aggiunti in un abbraccio festoso con tutti i concittadini che con tanto amore hanno imbandierato il paese con i tradizionali festoni bianchi e azzurri: il colore del mantello della Vergine. La fede popolare ricorda il trasporto, avvenuto nel 1885 della statua della Madonna, del 1500, riposta nella chiesa di S. Francesco (demolita purtroppo nel 1909) per dei lavori di rifacimento alla chiesa prepositurale, alla sua sede originale. Anche in quell’occasione tanto fu il concorso di popolo da indurre l’allora parroco mons. Capovin a proclamare che l’avvenimento fosse ricordato con cadenza quinquennale. Presenti alla processione di quest’anno 8000 persone, giunte anche dai paesi limitrofi; e la Madonna è stata accompagnata nel suo dolce peregrinare da mons. Renato Tommasi – delegato del Vescovo – da don Antonio Mozzo Prevosto coadiuvato da don Luigi Dalla Bona e da una decina di sacerdoti nati a Montebello o che vi hanno prestato servizio pastorale. Nella mattinata che ha preceduto il solenne trasporto, una serie di manifestazioni di preparazione e di contorno. Tra le più significative il concerto del Gruppo corale polifonico di Isola, diretto dal maestro Pierluigi Comparin. Successivamente il concerto dei Crodaioli di Bepi De Marzi insieme con il locale coro El Gramolon con le melodie di fede del repertorio del coro arzignanese introdotte con sapiente vena poetica dal compositore.
Molto apprezzato, sul piano socio-culturale, l’intervento sul tema della comunicazione di mons. Claudio Sorgi e la testimonianza davvero coinvolgente di don Oreste Benzi, fondatore della comunità Giovanni XXIII. La festa è stata ultimata con la fiaccolata notturna, il giorno seguente, seguita da 2000 persone che si è conclusa nella chiesa prepositurale. Don Antonio Mozzo, con la chiesa al buio, illuminata da una miriade di fiaccole, in una atmosfera coinvolgente, ha affidato a Maria l’intera comunità come buon auspicio per la prossima “Solenne” che cade nel 2000 ad inizio di millennio. È stata per Montebello una settimana di fede, di preghiera, di lavoro e di speranza che ha coinvolto tutte le persone, creando per un momento una atmosfera festosa e di gioia vera. » (Fiorenzo Dotto)

Scarica il libretto parrocchiale della Solenne 1995.

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 1995 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 16 Aprile – Presidente della Repubblica: Oscar Luigi ScalfaroPapa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II.


DAL MONDO - Leggi tutto...

1 Gennaio Austria, Finlandia e Svezia, diventano membri dell’Unione Europea; la quale così passa da 12 a 15 Stati.
31 Gennaio Il presidente statunitense Bill Clinton autorizza un prestito di 20 miliardi di dollari al Messico per stabilizzarne l’economia
25 Febbraio Massimo Moratti acquista l’Inter (Football Club Internazionale Milano).
20 Marzo In Giappone, i fanatici della setta “Sublime verità”, liberano gas nervino nella metropolitana di Tokyo: il bilancio è di 8 morti e più di 3 mila intossicati.
26 Marzo Entrano in vigore gli Accordi di Schengen in sette Paesi dell’Unione Europea e vengono aboliti i controlli sistematici delle persone, alle frontiere interne dell’UE; in Italia diverranno esecutivi il 26 ottobre 1997.
27 Marzo Viene assassinato, a Milano, Maurizio Gucci, erede della famosa casa di moda fiorentina.
11 Maggio A New York, più di 170 nazioni decidono di estendere indefinitamente e senza condizioni il Trattato di non proliferazione nucleare.
24 Giugno Leoluca Bagarella, spietato killer mafioso, viene arrestato dalla DIA.
Militari serbobosniaci deportano e trucidano circa 7.000 bosniaci musulmani: è il cosiddetto “massacro di Srebrenica”

FILM
1) Braveheart – Cuore impavido; 2) I ponti di Madison County; 3) Seven; 4) I laureati; 5) Viaggi di nozze; 6) Goldeneye; 7) Batman Forever; 8) Babe – Maialino coraggioso.

MUOIONO
13 Febbraio Alberto Burri, pittore.
4 Aprile Paola Borboni, attrice.
25 Aprile Ginger Rogers, ballerina ed attrice statunitense.
23 Giugno Jonas Salk, statunitense scopritore del vaccino antipolio.
29 Giugno Lana Turner, attrice statunitense.
17 Luglio Juan Manuel Fangio, pilota automobilistico argentino.
12 Agosto Achille Togliani, cantante.
21 Agosto Nanni Loy, regista ed attore.
19 Settembre Vincenzo Muccioli, fondatore della comunità di San Patrignano.

PREMI NOBEL
Pace: Pugwash Conferences on Science and World Affairs, Joseph Rotblat.
Letteratura: Seamus Heaney.
Medicina: Edward B. Lewis, Christiane Nüsslein-Volhard, Eric F. Wieschaus.
Fisica: Martin L. Perl, Frederick Reines.
Chimica: Paul Crutzen, Mario Molina, Frank Sherwood Rowland.
Economia: Robert E. Lucas Jr.

SANREMO
1) “Come saprei” Giorgia; 2) “In amore” Gianni Morandi e Barbara Cola; 3) “Gente come noi” Ivana Spagna.

SPORT
Sci: Alberto Tomba celebra a Bormio la vittoria della Coppa del Mondo di Specialità.
Ciclismo: Lo svizzero Tony Rominger vince il Giro d’Italia e Indurain trionfa per la quinta volta al Tour de France; primi successi di Marco Pantani.
Motociclismo: Si confermano Campioni del Mondo Biaggi nella 250 e Doohan nella 500.
Calcio: La Juventus torna Campione d’Italia e il Parma vince la Coppa Uefa.
Automobilismo: “Formula 1”, Michael Schumacher su Benetton-Renault bissa il successo dell’anno precedente.
Rugby: La Coppa del Mondo va al Sudafrica che sconfigge ai tempi supplementari la Nuova Zelanda.

Umberto Ravagnani

Foto: La processione della Solenne del 7 maggio 1995 (Rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 1995 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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IL VIALE DELLA STAZIONE

[202] IL VIALE DELLA STAZIONE


LINO TIMILLERO, emigrato da Montebello in Australia nel 1967, ci ha inviato questo bell’articolo su:

Il Viale della Ferrovia a Montebello Vicentino
« Nel 1956 iniziai a frequentare l’Avviamento Industriale Alessandro Rossi a Vicenza. Mio fratello Albano aveva terminato, con la ‘Promozione a Giugno’, la Terza classe. Iniziando egli a lavorare, potevo io prendere il suo posto col nuovo anno scolastico. La nostra famiglia non si poteva permettere alcuna spesa superflua. Avrei dovuto andare a Vicenza con il Treno tutti i giorni, eccetto la Domenica. In quegli anni, il treno era ancora a Vapore. Si doveva stare attenti a quel che si toccava e dove ci si sedeva!! Mio padre era in Francia a lavorare per la stagione delle “Barbabietole da Zucchero” e sarebbe tornato ad Ottobre. E mia madre doveva, in qualche modo, racimolare il denaro per pagare l’Abbonamento al treno. Ogni mese! Terminata la Terza Avviamento, potei frequentare la prima classe del Corso Saldatori dello ‘Istituto Professionale Fedele Lampertico’ che aveva appena iniziato come nuovo Istituto tecnico. Sarebbero stati altri due anni di scuola! In tutto, feci uso del treno e della Ferrovia per cinque anni. Anche quattro volte al giorno, perché c’erano le lezioni del pomeriggio, dalle 2 alle 6. Su e giù per le scale della Stazione. Salta sul Treno. Scendi a Vicenza. E via di corsa per non arrivare tardi in classe! È stato il video di Umberto Ravagnani sulla Stazione di Montebello che mi ha fatto pensare, ora, a quel lontano periodo della mia vita. Se faccio il conto degli anni, ne conto 63, cioè sessanta tre anni or sono, camminavo dal numero civico 44, in Via Borgolecco, fino alla Stazione Ferroviaria, due volte al giorno, e anche 4, come ho accennato. Con il sole o con la pioggia ed, a volte, con la neve, col vento o con la nebbia! A Vicenza, stessa cosa: dalla Stazione a Santa Caterina per l’Avviamento; oppure fino a Palazzo Angaran, al Ponte degli Angeli per il Fogazzaro. Sempre a piedi. Cinque anni di scuola a Vicenza, mai salito sul Bus o sul Filo-Bus! Chi mi dava i soldi???
La Ferrovia a Montebello, da come io mi ricordo, non è mai stata un punto di argomento. Non so come sia oggigiorno, con la TAV sempre in discussione. Ma, con tutti gli anni che la Linea Ferroviaria è in funzione, che sappia io, nessuno ne ha mai parlato o scritto. Come per gli Argini del Chiampo e del Guà. Per la gran parte dei Montebellani, la Ferrovia c’è sempre stata, come gli Argini. Cosa si può dire al loro riguardo? Eppure, la Ferrovia e gli Argini di ambedue i Torrenti, sono connessi per la loro costruzione. Qualcuno, più studiato di quel che io sono, si dovrebbe prendere la briga di far conoscere agli scolari delle classi IVa e Va alle Elementari un po’ di Storia della Ferrovia che attraversa il Paese per andare poi in tutta l’Europa. Non solo a Venezia e Verona. Quello che mi ha incuriosito, dopo tutti gli anni che sono in Australia, è scoprire la ragione della posizione così altolocata della Ferrovia! Dal piazzale prospiciente la Stazione, si devono salire le scale per raggiungere il livello dei binari. E ci sono, (o c’erano) ancora scale per la famiglia del Capo-Stazione che abitava nell’appartamento soprastante. Ed il piazzale è già elevato rispetto il terreno circostante. Saranno 15 metri tra il livello dei campi e la posizione dei Binari! Basta guardare dov’è l’Autostrada!!! Andare a prendere il treno quando fu costruita l’Autostrada era un problema! La strada venne sostituita dal ponticello pedonale ancora in uso oggi!
Per soddisfare la mia curiosità, sono andato ‘on-line’, come si dice adesso. Per prima cosa sono entrato nel “google-map” per seguire la Ferrovia. A Locara, la Ferrovia inizia ad alzarsi. Fino al livello odierno. Tutte le strade che attraversano la Ferrovia lo fanno tramite una corta galleria costruita appositamente. Si arriva fino ad Alte di Montecchio prima di trovare un ponte che passa sopra la Ferrovia!!! Chiunque può notare che, per una quindicina di Km., la Ferrovia si mantiene ad un’altezza costante dal livello del terreno attorno. Sono poi entrato nella ‘Wikipedia’. Ho trovato: “Imperial Regia Privilegiata Strada Ferrata Ferdinandea”. Questa era la ‘Compagnia per Azioni’, fatta col permesso dell’Asburgico Imperatore Ferdinando I° d’Austria. Tale ‘Compagnia’ aveva la licenza per progettare e costruire la Linea Ferroviaria Milano-Venezia (anche volendo, mai avrei potuto inventarmi tal nome!). E mi son dovuto ricordare la Storia del Risorgimento Italiano!!! La sezione Vicenza-Verona fu inaugurata il 2 di Luglio 1849! Appena terminata la Ia Guerra d’Indipendenza! Poco più di un anno dopo la “Battaglia di Sorio”. Con Venezia da poco sottomessa, dopo la sua Insurrezione. E con altre Rivoluzioni nell’Impero Asburgico. Tredicimila uomini lavorarono per costruire la Ferrovia da Vicenza a Verona! Non riesco ad immaginarmi come poterono: senza alcuna macchina. Da Locara a Ca’ Sordis!!! Quindici metri di terrapieno per 15 Km…! E perché??? Tutto il circondario di Montebello era famoso per le grandi Alluvioni che accadevano senza alcun avvertimento! Per questo, chi aveva investito il denaro occorrente per costruire la Ferrovia, voleva essere sicuro di ricevere un certo ritorno sul proprio rischio. Ecco dove entrano nell’argomento gli Argini dei due Torrenti. Se si pensa alle alluvioni dei primi anni del “1900” e quelle antecedenti, molto più severe, si capisce che la Ferrovia avrebbe potuto funzionare senza alcuna interruzione. Le acque alluvionali sarebbero defluite tramite i ‘tunnel’ delle numerose strade che la sottopassavano. E anche gli argini vennero rinforzati. Se penso al Viale della Stazione di 63 anni fa, vedo ancora gli Ippocastani rigogliosi che ne costeggiavano ambedue i lati. In Primavera, quando erano in fiore, si notavano, intervallate, fioriture bianche e rosse! Luigi, a quel tempo studente al Liceo Pigafetta, mi disse che il Bianco ed il Rosso dei fiori, accanto al Verde delle foglie, formavano la Bandiera Italiana. In barba agli Austriaci che pagavano per piantare gli Ippocastani stessi! Ciò vuol dire che anche gli Ippocastani facevano parte della Storia di Montebello!! Tramite la Tecnologia del Computer, mi sono fatto una passeggiata “virtuale” lungo il Viale della Stazione odierno. Non so. Vedo degli alberi. Ma non riesco a capire che alberi siano! Forse, vicino al Ponticello Pedonale è rimasto qualcuno degli antichi, originali Ippocastani. Gli Ippocastani erano sui due lati del Viale: dal distributore di benzina all’Aquila, fino alla Stazione.
La notte delle Mille-Miglia c’erano centinaia e centinaia di persone che guardavano le automobili che partecipavano alla Corsa. Arrivavano dai paesi vicini. Mettevano le biciclette, a pagamento, in corte da Stocchero. Poi rimanevano tutta la notte lungo il Viale. Dopo che era transitato il “ConteMarzotto col suo “Bolide”, la gente cominciava a sfollare, verso le sei del mattino! Adesso, purtroppo, mi sembra che non si puliscano neanche i marciapiedi, lungo il Viale. E “google-map” non mentisce! » Linus DownUnder – Lino Timillero, Coniston 5-3-2019.

Foto:
1) Cartolina postale che mostra una veduta del viale della Stazione di Montebello, ripreso dalla cosiddetta ‘curva de Majeto‘ dove, per molti anni, è stato attivo il ristorante ‘Alla Stazione‘ di Cesare Maggio. La cartolina risale alla fine degli anni 30 del Novecento (APUR – Archivio privato di Umberto Ravagnani).

Il ‘Viale della stazione’ in un breve riassunto del video al quale Lino fa riferimento nell’articolo:


Umberto Ravagnani

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L’ASILO VECCHIO DI MONTEBELLO

[201] L’ASILO VECCHIO DI MONTEBELLO


Dal libro “Montebello Novecento” di Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo, pubblicato nel 1997, vi proponiamo questa settimana alcune considerazioni sul vecchio Asilo di Montebello e una preziosa testimonianza di vita vissuta:

« … Un’altra benemerita istituzione fu l’Asilo Infantile, costruito nell’anno 1912 dal prevosto Don Domenico Giarolo, all’inizio di via Castello, nell’area della storica chiesa di San Francesco.

Non si conosce il motivo per cui il Giarolo, ricercatore e scrittore di fatti ed edifici storici, abbia fatto demolire una delle opere più celebri ed antiche del paese. Probabilmente per l’impossibilità di avere un’altra area o lusingato dalla comoda e salutare posizione al centro del paese. Il fabbricato comprendeva l’abitazione delle suore con la cappella, quattro spaziose aule e due grandi saloni di cui uno a piano terra, con palcoscenico per le accademie dei piccoli e le recite dei grandi. Era pure luogo di incontro delle ragazze che le suore dorotee, maestre d’asilo, raccoglievano per dare loro la possibilità di passare il tempo libero divertendosi e imparando i lavori femminili in un ambiente educativo e moralmente sano. Anche qui le sorelle Zonato, Emilia, Maria e Antonia, generose benefattrici, diedero vita a un laboratorio dove, sotto la guida di suore esperte e capaci, le giovani imparavano a confezionare oggetti di perle; a ricamare su tessuti di seta e cotone; a lavorare con macchine da cucire e di maglieria. Trovarono così impiego decine di ragazze che, altrimenti, sarebbero rimaste a casa a carico delle loro famiglie.

Testimonianza della signora Bassanello Rosi: il Laboratorio femminile, all’Asilo vecchio in via Castello (ora Via San Francesco n.d.r.).

Com’è bello ricordare i tempi passati della nostra giovinezza e confrontarli con quelli delle presenti generazioni! Eravamo più felici noi o le signorine dei nostri tempi? Non è facile rispondere. Vi so solo dire che allora, la maggior parte delle ragazze, ad eccezione di poche, di famiglie distinte, che continuavano gli studi, superata la quinta elementare, restavano in famiglia ad imparare i lavori casalinghi, mo1to più impegnativi e pesanti di oggi, facilitati e alleggeriti dall’avvento degli elettrodomestici. Le ragazze di campagna, inoltre, aiutavano i familiari nei periodi di raccolta del frumento, del granoturco, dell’uva ecc. Non c’erano industrie e solo poche lavoravano in filanda. Allora nel nostro paese esisteva un Laboratorio Femminile, tenuto dalle suore dorotee nel salone del 1° piano dell’Asilo Infantile. E stato per tante ragazze di Montebello una scuola provvidenziale per poter imparare molti ed interessanti lavori femminili e guadagnare un piccolo compenso. Erano occupate una cinquantina di donne dai 14 ai 30 anni, per circa otto ore al giorno. Eseguivano lavori a mano, o con ferri o uncinetto. Confezionavano, con perle, borse, borsellini, cuscini, serpenti, cordoni per cinghie di vari disegni e colori. Oppure, con paglia bianca di riso, confezionavano cappelli per uomo, le famose “pajette” e cappellini per signora. Tutti oggetti di lusso, eseguiti con molta cura dalle agili ed esperte mani delle donne, invogliate a far bene ed in fretta, essendo ricompensate in base al numero degli oggetti ben finiti, che venivano richiesti e venduti a rivenditori veneziani. Più tardi, per iniziativa delle sorelle Zonato, si iniziarono lavori di maglieria, di ricamo e a rete, per corredi destinati a promesse spose di alto rango e testiere per coprire le poltrone dei treni delle Ferrovie dello Stato. Durante il lavoro si conversava, si cantava e si pregava con allegria e spensieratezza proprie dell’età giovanile. Nelle ore di libertà e nei giorni festivi, il Laboratorio diventava occasione di ritrovo e divertimento delle ragazze e signorine del tempo. Lì, si preparavano commedie, accademie per celebrazioni di compleanni ed onomastici, giochi collettivi e gite; nel periodo carnevalesco festini con musiche e danze. Mancavano però i maschi, ma non per questo le partecipanti erano meno allegre e spensierate, anche perché al di fuori, gli spasimanti spiavano dalle porte e finestre e le invitavano a partecipare a balli privati, senza il controllo delle suore. Una volta, d’accordo con loro, si organizzò un pomeriggio danzante in maschera. Fu una furbesca trovata per far entrare all’Asilo anche i giovanotti, nascosti negli abiti femminili e dalle maschere. Immaginatevi che cosa è successo quando le suore e i genitori vennero a sapere l’inganno. L’amore palpitava anche ai nostri tempi e forse più forte perché frenato da esasperate proibizioni e tabù. » (Da “Montebello Novecento” di Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo, 1997).

Umberto Ravagnani

Foto: Cartolina postale spedita nel 1918 che mostra una veduta dell’area occupata dell’Asilo vecchio in Via San Francesco, ora complesso residenziale (APUR Archivio privato Umberto Ravagnani).

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L’OBELISCO DI SORIO

[200] L’OBELISCO DI SORIO


Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto un breve ricordo del monumento ai caduti della battaglia di Sorio dell’8 Aprile 1848, detto l’obelisco, opera dell’architetto Antonio Caregaro Negrin:

« Spenta la tirannide straniera. Montebello Vicentino1, non tardò a lanciare un caldo appello a tutti i comuni del Veneto, invitandoli a sottoscrivere il loro obolo per l’erezione di un monumento a ricordo dei crociati caduti l’otto aprile 1848. Nella primavera del 1867 le ossa di quei primi martiri dell’Indipendenza Italiana, le quali dopo il combattimento giacquero sul campo glorioso, furono religiosamente raccolte e trasportate in Montebello, nella cui chiesa prepositurale si svolsero funebri cerimonie, e l’Abate Bernardo Morsolin commemorò l’eroica battaglia. I resti dei crociati, posti su di un carro trainato da quattro cavalli, e seguiti da una folla immensa di popolo, di soldati e di rappresentanze da ogni parte del Veneto ed anche d’Italia, furono tumulati nel cimitero del nostro paese. Sul sepolcro fu murata una lapide sulla quale è scolpito lo stemma comunale ed incisa la seguente iscrizione, dovuta alla penna del Dottor M. Fiorioli:

I FORTI
NEL PRIMO PATRIO CIMENTO
A SORIO CADUTI
8 AP. 1848
DICIOTT’ANNI PER AUSTRIACA RABBIA
INONORATI
QUÌ
LIBERA MONTEBELLO
SOLENNEMENTE COMPOSE
8 AP. 1867
ESULTATE O MARTIRI
ITALIA VOSTRA
È UNA

Sul colle soprastante l’ala destra2, in quell’occasione, fu innalzato un monumento in legno, il quale, per sollecitudine del primo sindaco di Montebello, Dottor Giuseppe Pasetti, eletto in carica nello stesso anno, di li a poco fu sostituito con uno in marmo. Infatti nel 1868, con le offerte di tutto il Veneto fu solennemente inaugurato l’attuale monumento su bozzetto di Antonio Caregaro Negrin di Vicenza. L’opera è semplice e consiste in un cumulo rustico sopra il quale si eleva uno svelto obelisco di marmo rossigno di S. Ambrogio di Verona, portante sulla cima la stella d’Italia ed alla base scolpite le seguenti due iscrizioni del Fiorioli. A destra:

EROI
NELLA GIOIA Dl CERTA VITTORIA
CADESTE
ESULTATE NEL VOSTRO TRIONFO

A sinistra:

I MARTIRI
DELLA PRIMA PATRIA BATTAGLIA
8 APRILE 1848
QUI MORIRONO
ITALIA LIBERTÀ ACCLAMANDO

Sul principio del nostro secolo, il monumento, più che per l’edacità del tempo, per l’opera vandalica di alcuni incoscienti, era talmente danneggiato che minacciava rovina. Per cui nel nostro paese sorse un comitato, sotto la presidenza onoraria del Dottor Luigi Cavalli, Senatore del Regno, e quella effettiva del Signor Ermenegildo Zanuso ufficiale a riposo del R. Esercito Italiano, alfine di raccogliere le offerte e di restaurarlo. Il 14 aprile 1907, lo storico obelisco con le offerte delle varie società patriottiche del Veneto era già restaurato e cinto da una cancellata di ferro. »

Umberto Ravagnani

Note:
1) Così fu chiamato il nostro paese, dopo che all’antica sua denominazione di Montebello, con decreto del 5 febbraio 1867 si aggiunse quella di Vicentino, e ciò per distinguerlo dagli altri paesi d’identico nome posti in varie parti del Regno, e per evitare con i medesimi ogni equivoco nel recapito della corrispondenza epistolare.

2) Alcuni scrittori parlando dell’avvenimento dell’otto aprile 1848, lo designarono col nome di fazione di Sorio come se colà si fosse interamente svolta la battaglia. Questa invece, e giova ricordarlo ad onore del vero, si combatté la maggior parte sul territorio del comune di Montebello. Infatti l’ala destra che subì grandi perdite, fu sorpresa alle falde del colle, dalla parte che prospetta ed è soggetta al nostro paese, e l’obelisco stesso sorge sulla cima dell’altura in territorio del comune di Montebello. La denominazione di battaglia di Sorio, data alla fazione del 1848, deriva certo dal fatto che il luogo in cui si svolse più sanguinoso il combattimento, pur facendo parte del comune di Montebello, è più vicino al centro di Sorio che a quello del nostro paese.

Foto:
1) Cartolina postale che mostra una delle commemorazioni annuali dei caduti di Sorio dell’8 Aprile 1848. La data di spedizione è del 9/9/1938 e rappresenta la vista del colle durante lo svolgimento della cerimonia di celebrazione dei 90 anni dalla battaglia (Rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).
2) La stele che ricorda la traslazione dei caduti nel cimitero di Montebello l’8 Aprile del 1867 prima della caduta definitiva dello stemma comunale, già allora gravemente compromesso (APUR Archivio privato Umberto Ravagnani – 2013).

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LA SOLENNE DEL 1990

[199] LA SOLENNE DEL 1990 A MONTEBELLO


Da “La Voce dei Berici” del 27/5/1990 un commento sulla Solenne di Montebello Vicentino del compianto prof. Amelio Maggio:

FEDE ED ENTUSIASMO PER MARIA

Cinquemila in processione nel paese inghirlandato

Le manifestazioni in onore della Madonna, iniziate a Montebello il 3 maggio scorso con una conferenza di mons. Pietro Nonis sul tema “Maria, la Donna Icona del Mistero”, continuate per dieci giorni in un crescendo di partecipazione e devozione, hanno avuto un momento forte nella concelebrazione di mons. Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, con i sacerdoti della zona e nella sua applauditissima conversazione sul tema “Il cristiano di fronte alle sfide del mondo contemporaneo”. Ma la giornata più importante della “Solenne” è stata vissuta domenica 13 maggio. Una memoranda e imponente solennità che, per la sua ottima riuscita e per l’entusiasmo prodotto, resterà per sempre impressa in quanti vi hanno preso parte e costituirà una pagina gloriosa nella storia del paese a testimonianza che la fede degli avi non è morta. Fin dal primo mattino, tutte le campane hanno suonato a festa. Mons. Vincenzo Fagiolo, già arcivescovo di Chieti, segretario della Congregazione per i religiosi della Città del Vaticano, ha celebrato con altri dieci sacerdoti la S. Messa pontificale contata dal coro parrocchiale e partecipata da una grande folla. Dopo la S.Messa, a ricordo della 21a Quinquennale, l’arcivescovo ha benedetto un’artistica statua di Madonna con Bambino in pietra, opera dello scultore Giuseppe Dalla Massara. Ma l’apice delle manifestazioni si è visto nel pomeriggio durante la processione con la venerata immagine che da oltre cinque secoli Montebello conserva e invoca.
È stato un tributo di fede e di devozione a Maria degno dei più grandi santuari mariani. Oltre cinquemila persone hanno seguito in preghiera la processione per le vie principali del paese, trasformato in un arco trionfale di festoni bianco-celesti, inghirlandato di luci e di fiori. Agli ingressi principali del paese sono stati innalzati gli artistici tradizionali “archi di verde”. Mons. Nonis, a conclusione della Chiesa ha infervorato la gente con la sua eloquente parola, stupito lui pure da un cosi grande concorso di fedeli. « Forse, ha detto, è la più grande processione a cui ho assistito ». Le manifestazioni culturali e folkloristiche hanno riscosso ugualmente vivo successo e hanno incontrato l’approvazione del pubblico accorso sempre numeroso: entusiasmante soprattutto la magistrale esecuzione del complesso strumentale “Città di Schio”, diretto dal prof. Germano Facci. La sera di lunedì 14 maggio, infine, migliaia di persone di tutte le età con fiaccole multicolori si sono recate in processione da piazza Italia alla chiesa prepositurale innalzando lodi a Maria. È stato un altro spettacolo entusiasmante e commovente, quando in chiesa tutta la comunità si è consacrata e affidata a Maria. Il prevosto don Antonio Mozzo, novello a tanto entusiasmo, ha ringraziato di cuore e con gioia tutti quelli che hanno lavorato per la Solenne e ha espresso un sincero e doveroso riconoscimento alla popolazione che ha corrisposto con spontanea generosità avendo tramandato ininterrottamente per oltre un secolo la bella festa mariana.

Amelio Maggio

Scarica il libretto parrocchiale della Solenne 1990.

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 1990 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 15 Aprile – Presidente della Repubblica: Francesco CossigaPapa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II.


DAL MONDO - Leggi tutto...

7 Gennaio Per motivi di sicurezza viene chiusa al pubblico la Torre di Pisa
20 Gennaio A Beverly Hills viene assegnato il Globo d’oro al film di Giuseppe Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso”.
3 Febbraio Dal museo di Ercolano, in provincia di Napoli, vengono rubati più di 200 preziosi reperti di arte antica.
11 Febbraio In Sudafrica, viene liberato Nelson Mandela.
2 Marzo Nelson Mandela viene eletto vice presidente dell’African National Congress.
15 Marzo Michail Gorbacëv viene eletto come primo presidente esecutivo dell’Unione Sovietica.
18 Marzo Nella Germania Est vengono indette libere elezioni per la prima volta dopo 57 anni.
2 Agosto L’Iraq invade il Kuwait; ciò conduce alla prima Guerra del Golfo.
8 Agosto George Bush avvia l’operazione “Tempesta nel deserto”.
10 Agosto La Sonda spaziale Magellano raggiunge Venere.
18 Agosto Viene interrotta la produzione del disco a 45 giri.
23 Agosto Saddam Hussein appare alla televisione di stato irachena con alcuni “ospiti” occidentali (in realtà ostaggi), per cercare di evitare la Guerra del Golfo.
23 Agosto Germania Ovest e Germania Est, annunciano la loro unificazione per il 3 ottobre.
15 Ottobre Il leader dell’Unione Sovietica, Michail Gorbacëv, riceve il Premio Nobel per la pace, per i suoi sforzi nello smorzare la Guerra Fredda e nell’aprire la sua nazione.
2 Dicembre In Germania si tengono le prime elezioni federali dopo la riunificazione. A Berlino si celebra la cerimonia ufficiale per la riunificazione delle due Germanie. A Perugia viene rapito dall’Anonima Sequestri l’undicenne Augusto De Megni.

FILM
1) Balla coi lupi; 2) Cyrano de Bergerac; 3) Edward mani di forbice; 4) Quei bravi ragazzi; 5) La voce della luna; 6) Ghost – Fantasma; 7) Il padrino – Parte III; 8) Pretty Woman; 9) Ritorno al futuro parte III.

MUOIONO
24 Febbraio Sandro Pertini, Presidente della Repubblica Italiana dal 1978 al 1985.
2 Aprile Aldo Fabrizi, attore di cinema e teatro.
15 Aprile Greta Garbo, attrice svedese.
26 Settembre Alberto Moravia, scrittore.
27 Ottobre Ugo Tognazzi, attore e regista.
7 Dicembre Enrico Coveri, stilista.

NASCONO
15 Aprile Emma Charlotte Duerre Watson, attrice britannica interprete di Harry Potter.
10 Novembre Vanessa Ferrari, ginnasta.

PREMI NOBEL
Pace: Mikhail Sergeyevich Gorbachev.
Letteratura: Octavio Paz.
Medicina: Joseph E. Murray, E. Donnall Thomas.
Fisica: Jerome I. Friedman, Henry W. Kendall, Richard E. Taylor.
Chimica: Elias James Corey.
Economia: Harry M. Markowitz, Merton H. Miller, William F. Sharpe.

SANREMO
1) “Uomini Soli” Pooh; 2) “Gli amori” Toto Cutugno; 3) “Vattene amore” Amedeo Minghi – Mietta.

SPORT
Atletica: Bordin e Antibo oro agli Europei di Atletica.
Canottaggio: Continua il dominio degli Abbagnale: sesto Titolo Mondiale nel Canottaggio.
Ciclismo: Gianni Bugno vince la Milano-Sanremo e il Giro d’Italia, mentre il Tour de France va all’americano Greg Lemond.
Motociclismo: Loris Capirossi su Honda si afferma nella 125 e Wayne Rainey su Yamaha nella 500.
Calcio: Seconda Coppa dei Campioni consecutiva per il Milan. La Sampdoria vince la Coppa delle Coppe. Lo Scudetto va al Napoli. Ai Mondiali italiani gli Azzurri escono sconfitti in semifinale dall’Argentina che perde la finale contro la Germania.
Pallavolo: L’ “Italvolley” conquista in Brasile il suo primo Titolo Mondiale.

Umberto Ravagnani

Foto:
1) La grande folla alla Solenne del 13 maggio 1990 (Rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).
2) La venerata immagine che da oltre cinque secoli Montebello conserva e invoca (Archivio fotografico Crosara).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 1990 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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IL MERCANTE DI PREZIOSI

[198] LO SCONOSCIUTO MERCANTE DI PREZIOSI

 

Il 4 agosto 1572 il notaio montebellano Lelio Maistrello (o Magistrelli) si portò nell’albergo del suo paese per un evento insolito. Così ci informa il professionista stesso con le sue parole: mi recai nel luogo indicatomi dietro richiesta del signor Vicario (in quell’anno era in carica il nobile Gian Domenico Nievo – n.d.r.) per effettuare l’inventario dei beni di tale persona trovata morta nelle campagne di Montebello di cui si ignora il nome ed il cognome: 

  • Pontali d’arzento fornidi (laminati) d’oro n° 54 sopra due carte
  • Una perla da orecchia qual non si sa se sia bona o falsa
  • Monede 49 de’ più sorte d’arzento della grandezza de’ pichiorle (?) e parte minore (si deve trattare delle “pigorle così erano chiamati pizoli o ceci – n.d.r.)
  • Un busolo (vasetto) con 23 diamantini sopra una ciela (spessore) de’ cera rossa. Quali non si sa se siano boni o falsi
  • Un altro busolo con 16 diamantini sopra cera rossa della sorte ut supra
  • Un altro busolo con 3 diamantini ut supra
  • Un altro busolo con 9 diamantini ut supra
  • Un altro busolo con 4 diamantini ut supra
  • Un altro busolo con 4 diamantini senza cera
  • 26 diamanti et altre prede (pietre) de diverse sorte quali non sono conosciute se sian bone o false in una peza de’ ormesin negro (stoffa pregiata di seta leggera della città persiana di Ormuz – n.d.r.)
  • 20 rubini in bombaso bianco involti in una peza quali non si sa se sian boni o falsi
  • 4 pezette de ormesin con granadine dentro non conosciute se sian bone o false
  • Una pezetta de ormesin con alquante prede (pietre) verdi
  • Una perla della grandezza di un gran de fava
  • Un’altra perla più piccola con un poco de oro
  • 100 prede (pietre) turchine e d’altri colori
  • 100 prede piccole turchine da anello ligade in una pezza de volume e grandezza d’una nosa
  • 5 medaje de smalto sensa impronta (figura) turchine ed’altri colori
  • 6 para d’occhiali – Uno specchio de crestale (cristallo) senza cassa
  • 3 cavezzi de preda finta o sia de smalto simili a maneghi de cortelo
  • Una balanza con n° 10 marchi (pesi)
  • 10 medajete de diversi colori con destagi (intagli) messe in una scatoletta de corame (cuoio) appresso le balanze
  • 10 corniole schiette
  • Un calamaro de laton (calamaio di ottone), un paro de guanti e un coletto de corame
  • 4 sponghete (spugnette)
  • 63 perle ligade sopra un cartoncin
  • Una madonna d’oro con smalto con prede e con una perla in una scatoletta de corame

Le qual robbe soprascritte sono state messe in una valisa sigillata col sigillo del signor Vicario e consegnate a Zamaria Pichion, hosto a Montebello, presenti il signor Alessandro Scarioto, Bartolomeo Borion de’ Braghetti, Castellan de’ Castellani e Silvestro de’ Valentini. A quanto sopra descritto il notaio aggiunse:

  • Una spada, una casacca di foggia fiorentina, consegnate al detto hoste
  • Uno scritto di 4 scudi de’ quali è debitor Giacomo Tirabosco e consegnato ut supra

 Seguì la nota delle spese per la sepoltura ossia 4 Lire per la cassa da morto, Lire 0.6 in far cavar la fossa, Lire 1.4 ai becchini, Lire 0.4 per il trasporto in chiesa e Lire 3 al notaio.
Resta un mistero come il malcapitato mercante (fiorentino ?) fosse finito in mezzo alla campagna. Forse aveva cercato scampo nella fuga perché assalito da qualche bandito di strada, ma pur riuscendo a difendere i suoi preziosi, aveva dovuto poi soccombere a causa delle ferite che aveva riportato nell’assalto.

Riassunto ed elaborazione di OTTORINO GIANESATO dal suo lavoro: “MONTEBELLO NELLA QUOTIDIANITA’ DEL ‘500 “- 2010

Foto: Ricostruzione di fantasia dell’episodio raccontato (rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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A PROPOSITO DI VILLA MIARI

[197] A PROPOSITO DI VILLA MIARI… Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

LINO TIMILLERO, emigrato da Montebello in Australia nel 1967, ci ha inviato questo coinvolgente ricordo a lui riferito da una persona che desidera rimanere anonima:
«… Avevo cinque anni e, tramite mia zia di Roma che lavorava alle Poste, andai al mare. Con me c’era mia cugina, che aveva otto anni più di me. Eravamo a Santa Marinella, vicino a Civitavecchia. Vagamente ricordo che, tutte le sere, piangevo perché volevo tornare a casa dalla ‘mia’ mamma. Verso sera, mi inventavo un male diverso, fino ad arrivare al mal di denti. Mi portarono perfino dal Medico, il quale, dopo avermi visitata, diagnosticò che avevo solo nostalgia di casa. Dopo un mese al mare, tornammo a Roma, a casa degli zii. Anche per loro arrivò il periodo di ferie, così partimmo tutti assieme per Montebello. Finalmente, quel giorno tanto atteso arrivò. Sul treno ero molto contenta e continuavo a chiacchierare. Essendo stata via da casa per parecchio tempo, con la facilità dei bambini, avevo imparato a parlare l’Italiano con l’accento romano. E lo parlavo anche bene… a detta di mia zia. Arrivando con il treno da Verona, con il viso schiacciato contro il finestrino, ho riconosciuto il mio Paese. Tutto ad un tratto esclamai: “Zia, guarda! La mia Villa!” C’erano altri passeggeri seduti attorno a noi, che, alla mia esclamazione, si son guardati l’un l’altro un po’ stupiti. Forse avranno pensato che, dalla città andavamo in campagna per le vacanze estive. Mia zia, quando me lo rammentava, anche dopo vari anni, mi diceva; “Certo che quella volta ci hai fatto fare una bella figura.” La “mia” Villa, era proprio “Villa Miari”, dove ho abitato, con la mia famiglia, per sette anni.
I miei ricordi sono un po’ confusi… Gran parte di ciò che scrivo, mi è stato raccontato dalla mamma e dalle persone che formavano la mia famiglia… Avevo all’incirca quattro anni quando, con la mia famiglia, si andò ad abitare in quella grandissima ‘casa’. La grande cucina, sotto la scalinata che porta al salone delle feste, ci ospitò per poco. Quasi subito, ci dovemmo spostare all’ultimo piano, dove ci sono le finestre piccole. Per arrivare lassù, si doveva salire per la ‘famosa’ scala a chiocciola di cento scalini. Aldilà del grande solaio, c’era la nostra porzione di appartamento. A destra un lungo corridoio, a sinistra la porta della cucina e delle due camere. Il pavimento del corridoio era di mattonelle rosse lucide di cera, sopra le quali era stesa, per tutta la lunghezza, una corsia di un materiale indefinito. Di lato trovavano posto un divanetto, una libreria stracolma di libri (mio papà amava i libri). Sullo sfondo, vicino alla finestrella, vi era un tavolino rotondo intarsiato, con attorno quattro seggiole imbottite. Alla parete erano appese delle belle stampe incorniciate. Debbo dire che l’effetto, anche se visto dai miei occhi di bambina, era veramente accogliente. Alcune di quelle cose le conservo ancora oggi a casa mia. D’Inverno, purtroppo, dovevamo tener conto anche della stufa della cucina: quando tirava il vento di ‘Tramontana’, il camino non tirava bene, il fumo tornava indietro e allora si dovevano aprire le finestre. Gli occhi pizzicavano ed il naso gocciolava… Non ricordo se gli anni della mia infanzia fossero felici… Ricordo però tanti bambini, ragazzi ed adulti che abitavano tutti in quella grande casa. I giochi si svolgevano il più possibile all’aria aperta. Ed erano: ‘ciupa scondere’, ‘ciapa e scapa’: (nascondino e prendi e fuggi). C’era anche il ‘Girotondo’, che si faceva attorno alla fontana, che, purtroppo, non c’è più. I compiti per la scuola andavamo a farli sul tavolo di pietra che si trovava sotto alla ‘Pegnara’ (Pino marittimo). Si accompagnavano al tavolo rotondo quattro sedili di pietra, sui quali ci si poteva sedere anche in due per ogn’uno, tanto erano comodi. Mio fratello più giovane, e lo rammento come fosse adesso, si arrampicava sugli alberi. Ed io lo guardavo da sotto, non trovando il coraggio per salire anch’io. E quando si andava a ‘rubare’ l’uva da tavola nell’orto coltivato dal custode della Villa. Sempre in due o tre. Da sola non mi sarei mai azzardata. Quando, d’Inverno, non si poteva stare fuori, i giochi si spostavano nel grande solaio. Mio papà, perlopiù per riparare dal freddo, aveva messo come un divisorio di telo bianco. Così noi bambini giocavamo a fare le ombre cinesi. Si faceva a gara nel fare ed indovinare le figure più strane. Qualche volta preferivo giocare anche da sola. In cucina, prendevo dei legnetti che servivano per accendere la stufa, li mettevo sul pavimento e formavo dei rettangoli. Per me erano i banchi della scuola. Ed io facevo da Maestra a dei bambini immaginari. Una volta, io, mio fratello più piccolo ed un’altra bambina che abitava nello stesso piano, ci siamo affacciate alla finestrella senza protezione del solaio. La mamma della bambina ci vide! Venne verso di noi piano-piano. Ci afferrò per le gambe e ci tirò con forza lontano dalla finestrella. E ci sculacciò di santa ragione. Quando raccontai a mia mamma l’accaduto, prendemmo il ‘resto’ anche da lei! Fatto che, anche oggi giorno, non posso scordare! Forse la cosa più bella di quel periodo trascorso a “Villa Miari” era il vivere in comunità, aiutandoci l’un l’altro senza alcun senso di mancanza di rispetto. Proprio come se fossimo una grande famiglia. Scendevamo al paese per prendere il pane: chi da un fornaio e chi dall’altro. E ci aspettavamo per andare a Messa del fanciullo alla Domenica. Per quanto riguarda le ‘feste da ballo’, a noi piccoli era assolutamente proibito entrare. Però, senza essere visti, andavamo a spiare dalle finestre semi-chiuse. Oppure, ci accontentavamo di ascoltare la musica. Non desidero elencare i nomi delle dodici famiglie che abitavano in Villa. Vorrei solo ricordare la ‘Pinota’. Una signora che viveva da sola nel sotterraneo. Era magrissima, coi capelli neri. Bianca di carnagione, come un lenzuolo appena lavato. A noi bambini incuteva un po’ di paura… Veniva presa di mira dai ragazzi più grandi che le facevano i dispetti. Se dovessi ricordare “Villa Miari” con una canzone, sarebbe: ‘Casa Bianca’ cantata da Marisa Sannia. Trascrivo solamente l’ultima strofa: “E la bianca casa che mai più io scorderò mi rimane dentro il cuore con la mia gioventù che mai più ritornerà… ritornerà”.

Quando tornai ad abitare in Via V~~~~, la via dov’ero nata, avevo circa undici anni. L’edificio dove abitavo con la mia famiglia era nei pressi del panificio, appena giù dal Ponte del Marchese. Ricordo che ero contenta perché avevo la mamma sempre vicina, cosa che prima non era possibile per varie ragioni che non comprendevo. Su in Villa però, era rimasto il nostro gatto Lolo. Dopo le nostre ripetute richieste, un giorno mio fratello andò a prenderlo. Lo mise dentro una borsa e lo portò a casa. Alla quale, con fatica, il gatto si abituò. Circondato dal nostro affetto e dalle nostre ‘coccole’, è vissuto con noi per parecchi anni. Ad allietare il nostro vivere quotidiano, hanno fatto la loro parte anche il cane Ricky, il canarino Titti ed il pesce rosso Pippo. Su in Villa non tornai per molto tempo. Ero presa da tutte quelle nuove cose che la vita offriva ad una ragazzina curiosa com’ero io. Feci nuove amicizie con le famiglie che abitavano nelle corti contigue, verso i prati e lungo la Via V~~~~. In particolare, ricordo la signora Maria che mi insegnò a lavorare a maglia. Quando sbagliavo, dovevo disfare tutto. Questo mi è servito molto per imparare bene ed è la causa, credo, del mio continuo ricordo di tale signora. Tra ragazze, giocavamo sui prati dietro le case: a rincorrerci, a girare su se stesse a braccia aperte. Fino a quando al testa girava e ci si doveva sdraiare sull’erba per non cadere a causa del giramento di testa. Alcuni pomeriggi li trascorrevamo sedute sotto l’ombra di un ‘moraro’ a raccontarci pettegolezzi oppure a leggere. Ricordo le passeggiate sui prati, a badare le mucche che pascolavano, colà, sospinte da Tito (Rosa Maria). Ora, tutto questo è cambiato. Ora ci sono case fino a sotto l’argine, (Via Trieste e Via Venezia). Ed i Prati sono diventati un grande quartiere attraversato dalle Vie con i nomi dei fiumi italiani (Via Po, Via Adige, Via Tevere, Via Arno, Via Brenta…). Poco lontano da dove abitavo, c’era il convento delle Suore Canossiane. Andavo spesso da loro perché avevano a convitto due ragazze che frequentavano la Scuola Media con me. Ma, dopo aver abitato così a lungo all’ultimo piano di “Villa Miari”, la grande novità era di aver tutto a portata di mano: il panificio, l’edicola, il ‘casolin’, il calzolaio… A camminare però non ho mai rinunciato. Ero ben allenata, dati i continui andirivieni dalla Villa. E poi, quand’ero un po’ più grande, ero nel Gruppo del C.A.I. e partecipavo alle gare di marcia. Un giorno di qualche anno fa, assieme a mio marito, abbiamo fatto il giro del Castello. Passando accanto alla Villa, un po’ ansiosa, siamo saliti per la gradinata che porta all’ingresso. Il cancello era chiuso, ma si poteva vedere tutto. Mi si è stretto il cuore nel constatare lo stato di abbandono in cui era ridotta. Continuando il nostro cammino, abbiamo incontrato una mia amica che tornava dal Castello in direzione opposta. Le raccontai dello stato in cui avevo appena visto la Villa e lei, incuriosita, ci invitò a tornare indietro a dare un’altra occhiata. Dal portone di lato, riuscimmo ad entrare. Avevamo un po’ di paura perché certe voci dicevano che c’erano dei cani lasciati liberi. Passo dopo passo, salimmo la scalinata principale, davanti al grande salone d’entrata. Non accenno a quel che abbiamo visto. Ci sono delle fotografie su ‘Facebook’, che dicono chiaramente lo stato in cui è “Villa Miari” al giorno d’oggi. E lo si può capire molto meglio di una mia descrizione! Mentre, dal portone di lato, guardavo lo spazio antecedente la Villa, con mio marito e la mia amica accanto, udivo, come da lontano, un vocio di bambini, delle risate e dei gridolii come se, veramente, ci fossero dei bambini che giocavano a rincorrersi… Sembrava che tutte le famiglie fossero ancora al medesimo appartamento che abitavano tanti anni or sono… Per me, nonostante l’abbandono del luogo, fu una specie di visione che mi ricolmò di gioia e mi fece provare una grande emozione. Difatti, sulla via del ritorno, mi trovai con gli occhi lucidi: in pochi istanti, avevo rivissuto la mia vita di bambina. Qualche giorno dopo, venne a farci visita mio figlio con la sua famiglia. Dopo pranzo, chiesi ai miei nipoti se volevano visitare il luogo dove aveva abitato la loro nonna da bambina. E così ritornammo su in Villa. Spiegai loro che non era così mal ridotta quando vi abitavo. Mio nipote, però, esclamò: “Nonna, ma tu non eri povera se abitavi in questa Villa”. Sono saliti con me sulla scala a chiocciola dai cento gradini e, arrivati sul solaio, non si poté procedere perché c’era un grande buco nel mezzo del pavimento. I miei nipoti capirono subito la situazione e, senza alcuna domanda, cominciarono a scendere la scala a chiocciola dai cento gradini. Dalla finestra del bagno della casa dove abito con mio marito, riesco ad intravedere, pur se nascosta dagli alberi, “Villa Miari”. Proprio dal lato dove abitavo con la mia famiglia. E la guardo… La vedo sola ed abbandonata… Per me, ora, è “Villa Malinconica”… Chissà se le cose cambieranno… Chissà se tornerà ad essere “viva”… Questo è il mio augurio… Con tutto il cuore…! »
Come raccontata a Linus Downunder da persona che desidera rimanere Anonima (Italy 23-9-2019) – Lino Timillero Coniston 6-10-2019 Saint Brian’s day (San Bruno).

Foto: Due suggestive immagini di VILLA MIARI all’epoca dei fatti narrati (rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

 

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UNA VENEZIANA A MONTEBELLO

[196] UNA NOBILE VENEZIANA A MONTEBELLO (la chiesa della Madonna dell’Orto)

Negli atti notarili di qualche secolo fa spesso compaiono i nomi di alcuni misteriosi personaggi che incuriosiscono e stimolano la fantasia e la conoscenza del lettore. Così anche un normale testamento, che a prima vista sembra una banale elencazione di lasciti e legati, dopo piccoli e mirati approfondimenti, diventa un fiume in piena di notizie.
Come era arrivata a Montebello e chi era la nobile veneziana che durante il freddo inverno, il 12 gennaio 1551, ricorse ai servigi del notaio locale Francesco Azzo? Il suo nome era LAURA DUODO figlia del defunto Francesco Duodo, patrizio veneto, ed in seconde nozze aveva sposato il conte vicentino Bartolomeo Trissino. Il nobiluomo a Montebello possedeva, in comproprietà con il fratello Galvano, una quarantina di campi, una casa padronale e due altre piccole abitazioni.
Presso la casa del nobile Bartolomeo Cozza nella Contrà dei Monti, ovvero la strada che porta al castello, la donna dettò le sue ultime volontà al citato notaio locale in quella stessa abitazione che aveva spesso dato ospitalità a numerosi signori locali e non.
La nobildonna nominò suo erede universale il figlio Francesco avuto in prime nozze con Giovanni Cavazza di Venezia, e, dimostrando un grande attaccamento alla sua città lagunare di origine, volle che, dopo la sua dipartita, il suo corpo trovasse riposo nell’arca di famiglia esistente nella chiesa di Santa Maria in Orto (Madonna dell’Orto).
A Venezia il palazzo dei Duodo si trovava nella parrocchia di Santa Maria di Zobenigo. E’ memorabile il banchetto che il 20 febbraio 1532. Pietro Duodo del fu Francesco (forse fratello della testatrice) diede in questa sontuosa residenza Per il resto, i componenti di questa famiglia occuparono sempre posti molto importanti nelle sfere del potere veneziano: ambasciatori, provveditori, capitani, ma non divennero mai dogi.
Anche i Cavazza, da canto loro, ricoprirono alti incarichi in seno all’amministrazione della Serenissima, Purtroppo uno di loro, Nicolò, fu giustiziato nel 1532 per aver svelato all’ambasciatore francese i segreti della Repubblica, mentre Costantino, segretario del Consiglio dei X, pure lui accusato dello stesso reato, evitò contumace la condanna al bando perpetuo dalla patria.
Come ci riferisce lo storico veneziano Giuseppe Tassini nelle sue “CURIOSITA’ VENEZIANE” del 1863, la chiesa della Madonna dell’Orto detta anche di santa Maria Odorifera, si trova nel sestiere di Cannaregio. Anticamente era dedicata a san Cristoforo, protettore dei viaggiatori, ed aveva appresso un convento di frati. Prese il nome attuale dopo che nel 1377 era stata collocata nella chiesa una statua della Beata Vergine Maria che prima stava in un orto vicino. Come scrisse Marin Sanudo nei suoi “DIARI”, questa statua era stata commissionata dal “piovano di santa Maria Formosa a maistro Zuane de’ Santi”, ma non trovandola di suo gradimento l’aveva rifiutata. Ora trovandosi la scultura in un certo orto, la moglie del tagliapietra che l’aveva realizzata vedeva “gran luse sopra dita Madonna”. Da quel momento l’immagine fu considerata miracolosa e meta di pellegrinaggi. Per evitare disordini il vescovo del sestiere di Castello la fece collocare all’interno della chiesa.

Tratto da: “Montebello nella quotidianità del ‘500” di OTTORINO GIANESATO

Foto: Una pittoresca veduta di Villa Carlotti-Miari e annessi di inizio Novecento. La mano indica dove, probabilmente, era situata l’abitazione dei Cozza secondo un’accurata indagine del prof. Luigi Bedin (vedi BEDIN L., “SANTA MARIA DE MONTEBELLO” vol II, Vicenza 2018, p.233) (Cartolina postale 1900 circa. Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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LA SOLENNE DEL 1985

[195] LA SOLENNE DEL 1985 A MONTEBELLO


Dalla Voce dei Berici di Domenica 14/5/1985 un commento sulla Solenne di Montebello Vicentino dell’insigne storico prof. Remo Schiavo:
« Viaggio tra le devozioni popolari. Cose belle oggi scomparse: l’ormai introvabile “carèga” della Madonna Regina. La denominazione tradizionale deriva dalla classica “cattedra”: su questo piedistallo sontuoso veniva portata in processione l’immagine venerata.

È dal Sei e Settecento che dai documenti parrocchiali compare questa “carèga” della Madonna Incoronata o della Beata Vergine del Rosario. Addirittura nel libro spese compare anche un cenno all’ingrandimento della porta maggiore della chiesa per il passaggio della carèga nella processione del Santo Rosario. Carèga è il nome veneto di sedia che puntualmente deriva dalla classica cattedra. Dunque la Madonna in carega vuol dire la Madonna in cattedra ossia in trono. Il nome di Regina dato alla Vergine nelle litanie lauretane veniva risolto visivamente da un’immagine di sovrana assisa sul suo trono. Di norma dal secolo del Barocco, forse per non caricare troppo le spalle dei portatori, t’immagine della Vergine era un manichino in legno con testa bellissima, mani e piedi molto curati. Le vesti erano in damasco, in seta e mutavano secondo le feste dell’anno. Ad esempio per la settimana Santa la Vergine era tutta vestita di nero e al posto del Bambino reggeva con una mano un grande fazzoletto bianco per asciugare le lacrime. C’era poi l’abito comune che era messo alla Madonna riposta nella nicchia dell’altare, ma per la processione del Rosario o per la festa solenne della parrocchia l’abito era suntuosissimo, ornato da pietre preziose e fili d’oro trapuntati nella seta. Era in quell’occasione che la Madonna veniva collocata nella carèga per essere portata in processione. Non sempre la Madonna era seduta; poteva stare anche in piedi, robustamente fissata al dossale della seggiola.
Parrocchie grandi e piccole ebbero quest’oggetto sontuoso che forse era stato eseguito da quei bravissimi intagliatori e doratori del legno che avevano fornito l’apparato per le Quarant’ore. Il fondale del trono era formato da una ghirlanda di fiori sormontata da una corona sorretta da due angioletti. Altri festoni cadevano armonicamente ai lati, sopra si posava la colomba dello Spirito Santo, Tutta la doratura poteva essere arricchita da una finta stoffa dipinta in rosso. La funzione di queste carèghe era legata alle madonne Regine, ma con l’arrivo a Vicenza del vescovo Ferdinando Rodolfi (1911) una alla volta, senza tanto strepito, le belle Madonne vestite di pezza, vennero relegate nelle soffitte delle chiese; gli splendidi abiti furono adattati a lussuose pianete. Le nuove Madonne uscivano fresche fresche dalle botteghe della Val Gardena, ma avevano l’aspetto di gentili pastorelle più che di regine del cielo e della terra e non erano certamente in accordo con le carèghe cosi ricche d’oro e di colori. Le rovine operate dal tempo hanno un po’ alla volta eliminato queste suppellettili sacre dalle processioni e giustamente sono state relegate tra tanti aggeggi passati di moda. Ma qualche volta capita di vederne qualcuna, a volte tenuta su da fili di ferro o da nastro adesivo, a volte ben conservata e diligentemente restaurata, come quella usata per la Madonna di Montebello che ogni cinque anni viene portata in solenne processione per le strade del paese.
Credo siano poche le immagini sacre della nostra diocesi che si adattano cosi bene al tronetto come questa Madonna con Bambino che una pia tradizione fa addirittura risalire al XV secolo, mentre, cosi come appare oggi abbondantemente restaurata, sembra un bel lavoro del Settecento o giù di li. Speriamo che per la prossima festa, che cadrà nel 1990, la bella statua lignea sia ripulita dallo strato di colore che le irrigidisce il volto in un troppo moderno sorriso e l’abito riprenda l’antico colore forse meno ricco ma assai più suggestivo.
Il buon Lovato, pittore di Montebello, ricordato ora con una mostra al Palazzo Comunale, a suo tempo ha operato bene, ma ora le tecniche di restauro sono assai più sofisticate, più diligenti e più rispettose verso la fragile scultura lignea. E poi Lovato, come accadeva spesso nei pittori-restauratori, dove mancava il colore aggiungeva qualcosa di suo, e questo oggi sarebbe gravemente censurato. »

Remo Schiavo

Dal Giornale di Vicenza del 6/5/1985
Il card. Baggio per i cent’anni della festività della Madonna. Assieme ad una folla che ha invaso tutte le vie del centro ha partecipato alla solenne processione quinquennale – Il discorso durante la cerimonia.

Nel centenario della Istituzione della testa quinquennale della Madonna si è svolta Ieri pomeriggio, tra una grandissima folla che straripava per le vie del centro, la tradizionale processione. La ricorrenza, che cade ogni cinque anni, questa volta ha visto anche ospite e celebrante, inviato direttamente dal sommo pontefice, il camerlengo cardinale Sebastiano Baggio. Dopo aver sfilato per le vie del centro tra preghiere e canti con in testa il sindaco Gino Rumor e il sen. Mariano Rumor, il cardinale Baggio ha voluto esprimere il suo pensiero al numerosissimi fedeli intervenuti alla solenne cerimonia.
« Difficile poter dar voce – ha detto il cardinale Baggio – al palpito dei vostri cuori, di voi, rappresentanti di ogni categoria, cosi esultanti. Di Maria poeti e santi hanno esaurito tutto il vocabolario delle lodi. Lo stesso nostro papa, Giovanni Paolo II, ha espresso un concetto nuovo quando al policlinico ancora debole per il vile e feroce attentato, ha deciso di affidarsi a lei, alla Madonna, molto più madre che regina ».

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 1985 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 7 Aprile – Presidente della Repubblica: Alessadro Pertini. Dal 3 luglio Francesco CossigaPapa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II.


DAL MONDO - Leggi tutto...

17 Gennaio Crollo del palasport di San Siro a Milano a causa di una forte nevicata.
17 Gennaio La British Telecom annuncia il ritiro delle celebri cabine rosse del telefono britanniche.
25 Gennaio Viene registrata, per l’iniziativa USA for Africa, la canzone “We Are the World”
11 Marzo Alla morte di Konstantin Cernenko, succede come segretario del PCUS Michail Gorbaciov.
30 Marzo Poggio San Lorenzo (Rieti): viene arrestato in una villa Pippo Calò, mafioso siciliano, detto Il Cassiere di Cosa Nostra.
29 Maggio Bruxelles, nello stadio Heysel, in occasione della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, muoiono 39 persone.
14 Giugno Cinque Stati membri della CEE firmano gli Accordi di Schengen.
19 Luglio Il crollo delle discariche della miniera di Prestavel, in Val di Stava (TN), provoca una frana che uccide 268 persone.
19 Settembre Un terremoto colpisce Città del Messico provocando circa 9.000 vittime.
7 Ottobre La nave Achille Lauro viene dirottata da un commando palestinese.
10 Ottobre I caccia della Marina degli Stati Uniti intercettano un aereo egiziano con a bordo i dirottatori della nave e lo costringono ad atterrare nella base NATO di Sigonella, in Sicilia, dove vengono arrestati dai carabinieri.
19 Novembre Ginevra (Svizzera) si tiene il primo incontro tra Reagan e Gorbaciov.

FILM
1) Camera con vista; Ginger e Fred; 2) Quo vadis?; 3) Chorus line; 4) Cocoon – L’energia dell’Universo; 5) La mia Africa; 6) L’onore dei Prizzi; 7) Tre uomini e una culla; 8) Witness – Il testimone; 9) Amici miei – Atto III; 10) Asterix contro Cesare.

MUOIONO
28 Marzo Marc Chagall, pittore russo.
19 Settembre Italo Calvino, scrittore.
10 Ottobre Orson Welles, regista e attore statunitense.
25 Novembre Elsa Morante, scrittrice di romanzi.

NASCONO
5 Febbraio Cristiano Ronaldo, calciatore portoghese.
26 Marzo Keira Knightley, attrice britannica.
26 ottobre: Andrea Bargnani, cestista

PREMI NOBEL
Pace: International Physicians For The Prevention Of Nuclear War.
Letteratura: Claude Simon.
Medicina: Michael S. Brown, Joseph L. Goldstein.
Fisica: Klaus von Klitzing.
Chimica: Herbert A. Hauptman, Jerome Karle.
Economia: Franco Modigliani.

SANREMO
1) “Se m’innamoro” Ricchi e Poveri; 2) “Noi, ragazzi di oggi” Luis Miguel; 3) “Chiamalo amore” Gigliola Cinquetti.

SPORT
Ciclismo: Bernard Hinault si aggiudica di nuovo l’accoppiata Giro d’Italia e Tour de France.
Motociclismo: Freddie Spencer è Campione iridato sia nella 250 che nella 500.
Calcio: Il Campionato di calcio vede il trionfo del Verona di Osvaldo Bagnoli. La Juventus vince la Coppa dei Campioni battendo il Liverpool 1 a 0. La Juventus si aggiudica poi anche la Coppa Intercontinentale.
Automobilismo: Alain Prost su McLaren-Porsche vince il Campionato del Mondo di “Formula 1”.

Umberto Ravagnani

Foto:
1) Il corteo della Solenne il 5 maggio 1985 con la Madonna sul baldacchino dorato (Rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).
2) Il prof. Amelio Maggio, il sindaco Piergiorgio Rigon e i rappresentanti del comitato della Solenne accolgono il cardinale di Santa Romana Chiesa Sebastiano Baggio (Archivio fotografico Crosara).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 1985 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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UN’AMERICANA A MONTEBELLO

[194] UN’AMERICANA A MONTEBELLO

Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

LINO TIMILLERO, nostro compaesano emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato questo interessante articolo sui suoi ricordi d’infanzia a Montebello:

« El fradelo de na me paesana, col jera cuà a Wollongong a catare i so parenti, el me ga contà na bela ‘storieta’ de cuando ca lù el jera ncora xovane. A Montebelo, cuando ca Pierino, cussì el se ciamava, el gavea disisete ani, jera rivà na dona co dù fioi, on toso e na tosa, dala Merica, par catar parenti. La fiola la gavarà vudo cuindese ani e so fradelo cuasi tredese. I vignea da la California e so marìo de la dona el jera restà là parche el gavea massa laoro da fare e nol podea movarse. Pierino el me contava cal gavea scomizià a laorare da Pelizari ca no jera gnanca on ano.
El jera stà tanto fortunà, parchè stiani no ghe jera mia tanto laoro in giro! Come ca ve podarì maginare, sendo el ‘Tabachin’ vizin a ndove ca stava de casa i parenti dela Mericana, Pierino el fasea finta de nar conprarse on par de sigarete, par vedare se ghe jera la tosa in giro. Solo par curiosare e par sentirla parlare! No ghe jera mia Mericani tuti i ani a Montebelo! E la tosa la parlava chel Talian ca solo i Mericani lo parlava cussì, metendo le parole ala roversa, ca te vignea da ridere, ma te saravi suito la boca parchè la se metea a sbraitare co so fradelo. So fradelo magari el ghe disea ca la sbaliava, ma par Merican, e lora i nava vanti a dirsele in Merican ca nesun capia gnente, ma la jera na belessa a star là solo par sentirli parlare el Merican! La tosa la se ciamava Riccarda, e la volea ca se disesse el so nome propio con ‘due c’, no come ca femo nialtri. Alora Pierino, co i gavea on poca depì confidensa, el ghe ga dimandà a la tosa parchè so fradelo el se ciamava Ronny, ala Mericana, e ela Riccarda, al Italiana. La tosa la ghe ga dito: “In Inglese essere solo Richard, no avere Riccarda!” Ma se podea capire cuel ca la disea! Vialtri ve ricordeo cossa ca volea dire nar mati par el ‘Rock and Roll’, e no capirghene na parola de cuel ca i cantava? Cuelo el gavea in mente Pierino: farse dire da ‘Riccarda’ la tradusion de le canson Mericane! Par cuei ca se recordarà, ghe jera anca “The Everly Brothers” ca cantava el ‘Rock and Roll’, e ghe jera na canzon ca cantava luri ca la ghe piasea, ma proprio tanto, a Pierino: “Ebony Eyes” la se ciamava! La jera on ‘Lento’, e Pierino, no avendo el magna dischi, cuando cal la sentia el se fermava e el stava fermo fin ca la finia! Sensa capirghene na parola! Nialtri ca semo in Australia da tanti ani, chi pì chi manco, l’Inglese lo capimo. Ma lora, chi lo capia? E Pierino manco de tuti! Col jera cuà par catar i parenti, el se lamentava. El disea cal gavaria fato mejio a essar vegnù cuà anca lù cuando ca jera vegnù so sorela e so cognà, pì de cuaranta ani fa!!! Almanco desso el savaria on poco de Inglese anca lù! Ntanto, la ‘Riccarda’ la gavea fato micisia co le tose ca stava de casa lì vizin.
La nava tanto dacordo co na fiola de ‘Stocchero’, ca mi ve go contà la storia de cuando ca ghe jera da luri cuel profugo dal Polesine cal se ciamava Leone, ve ricordeo? So sorela de Bepe Stocchero la se ciamava Rosa Maria, e la jera vecia come la Mericana, come ca le fusse stà gemele! Na sera, sol inbrunire, la Mericana – cussì me contava Pierino – la jera drio nare casa de so zii nsieme co la Rosa Maria. La Riccarda la ga visto Pierino vegner su dala piassa e la lo ga ciamà: “Tu venire sentire disco? Cantare Elvis. Tu piacere Elvis?” E Pierino a dirghe suito de sì, ca ghe piasea Elvis (e tuto cuel ca la volea). Elvis el cantava “In the Ghetto”!!! Bela!!! Ve ricordeo? Col ne la contava, parea ca Pierino el fusse ncora lì, a Montebelo, in casa da so zii de la Mericana, (ca i gavea el giradischi), co la Riccarda ca ghe contava par Talian cuel ca cantava Elvis!!! Cuando ca ghe mancava poco parchè Pierino el nasse casa a Montebelo, mi so ndà a catarlo par saludarlo. Ierimo sentà xo torno la tola in casa da so sorela ca la gavea parecià el café fato co la cogoma, come sti ani. La gavea prunti anca dei bei tochetini de buzolà cal jera propio bon. Pierino el me ga dito: “Ogni tanto, chela Mericana la vien ncora a Montebelo. Ogni tri ani, me dise cuei ca la vede. A mi me piasaria dimandarghe parchè ela la se ciama Riccarda, come so cugin, cal gà cuasi la stessa età.” Salta fora so cognà: “A te lo digo mi el parchè”. Tuti du nialtri se ghemo messi a vardarlo! Pierino el ghe fa: “Come feto ti a saverlo?” So cognà el ghe dise: “Da come ca go capio mi, vialtri si drio a parlare dei fioi dei fradei P~~~~! Uno el ghe ga messo nome Riccardo al so secondo toso. So sorela, prima da ndare in Merica, la ga vudo na tosa e la ghe ga messo nome Riccarda! La guera, la jera finia da gnanca na setimana, ma se trovava ncora in giro, palotole e zerte balete nere, grande fa bronbe, ca nesun savea cossa ca le jera e le vegnea butà xo dai aparechi cuando ca i bonbardava.” Ma Pierino el salta fora par dirghe a so cognà: “Sa centrela la guera?” So cognà ghe dise a Pierino: “Se te porti pasiensa, a te capirè sa centra la guera!” dise so cognà. “Ndove ca stava i P~~~~! , ghe jera na corte e là ghe laorava el Maniscalco. Ve ricordeo chi cal jera el Maniscalco? El ferava i cavai e anca i mussi e conpagnia bela. In pì el fasea laori da fabro, de cuei ca se rangiava a far de tuto. Nialtri tosati, se catava su de tuto in giro par le strade, vizin al ponte. Parfin torno al canpanile parche na volta, on aparechio Merican, dopo ser passà sora el ponte del Guà, el se ga girà e el xe vegnù a mitraliare el canpanile de la Cesa!” So cognà de Pierino el nava vanti sensa ca nesun lo fermasse: “On jorno, dopo magnà, se ghemo catà in zincue, siè tosati torno ala mantesa del Maniscalco. Da na parte ghe jera on muceto de chele balete nere e anca el toso pì xovane del vecio P~~~~! Tuti se volea girare el manego dela mantesa par vedare el fogo scaldare i feri dei cavai ca ghe jera in meso ala carbonela. Tuto on colpo, se ga sentio on boto forte e el toso pì xovane del P~~~~ el xe cascà par tera, lì, vizin ala mantesa, e, pien de sangue, nol se ga pì alzà! No ve digo cuel ca xe capità parchè le xe robe da gnanca credarghe! Zighi dapartuto! Chi ga messo la baleta nera ntela mantesa, chi selo stà cuel disgrazià. El ga da essar stà mato!!!” … So cognà de Pierino el ga finio disendo: “El toso se ciamava Riccardo. Dopo, co xe nate le creature dei so fradei pì veci, tuti du i ghe ga messo nome Riccardo e Riccarda. Uno xe restà a Montebelo e chel altra la xe na in Merica co so mama!” Dopo on pochetin, se ghemo saludà e mi ghe go dito a Pierino de saludarme Montebelo! » (Linus DownUnderLino Timillero Coniston 22-5-2018)

Foto: Riccarda a Montebello all’epoca dei fatti narrati (rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani
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L’ANTENATO DEL CASELLO

[193] L’ANTENATO DEL CASELLO AUTOSTRADALE DI MONTEBELLO (dal “casotto” al casello)

La vicenda qui sotto narrata ebbe inizio nel 1795, circa un paio di anni prima della caduta della millenaria Repubblica di Venezia. In quell’anno si era proceduto alle ricostruzioni di alcuni ponti pericolanti di Montebello e di altri esistenti nel territorio sia vicentino che veronese. Soprattutto il ponte della Fracanzana da anni costituiva una vera spina nel fianco per la viabilità. Ne furono testimoni i numerosi interventi effettuati nell’arco di pochi decenni rivolti a mantenerne l’efficienza e garantire il traffico sulla Strada Regia che tagliava in due l’abitato di Montebello. In quel tempo mancavano purtroppo quei due chilometri circa di carreggiata che oggi uniscono il ponte del Marchese Malaspina a quello della Fracanzana sulla sinistra Chiampo. Ma queste opere misero in crisi le già povere casse di Vicenza, e non solo, al punto che fu necessario ricorrere ai prestiti di alcuni privati cittadini. Pertanto per ripianare i debiti, anche per il ponte della Fracanzana, si decise di istituire un pedaggio che in pochi anni avrebbe sanato ogni pendenza.
Nel 1796 ebbe inizio l’esazione del pedaggio con la sopraintendenza del perito montebellano Domenico Cenzati. Proprio il pagamento di 327 Lire effettuato dal citato professionista a favore di un non menzionato falegname per la consegna di un casotto di legno ad uso del pedaggere, fa credere che tutto procedeva per il meglio. Infatti nel mese di settembre 1796 le entrate del pedaggio furono di Lire 1830 (circa 300 Ducati). Non male se si pensa che l’intero ponte era costato circa 5202 Ducati, stessa cifra di quello del Marchese.
Il casotto di legno si rivelò da subito insufficiente e precario tanto da indurre le autorità a rimpiazzarlo con una costruzione più idonea. Nell’immediato non fu possibile l’erezione di un nuovo casello e l’anno seguente la caduta della Repubblica di Venezia e l’arrivo dei francesi di Napoleone complicarono non poco l’esazione del pedaggio. Al perito Cenzati risultò persino difficile e pericoloso portare a Vicenza i proventi del pedaggio a causa delle soldataglie francesi che non disdegnavano rapinare i viandanti.
Cinque anni più tardi la situazione migliorò e le autorità di Vicenza pensarono che era il momento propizio per dare vita al nuovo casello. A facilitare la sua realizzazione fu il riciclaggio di vecchie strutture lignee esistenti in città come “la cavallerizza che un falegname, per il prezzo di 325 Lire, disfece recuperando le assi dei solai e dei tavolati. Altri edifici di Vicenza dai quali si recuperarono dei materiali utili furono la dogana vecchia e la casara. Il 6 giugno 1801 alcuni carrettieri effettuarono sette trasporti di legname riciclato verso il ponte della Fracanzana che solo in qualche documento viene citato come ponte novo. Tra questi trasportatori: Girolamo Montagnolo, Battista Tortora, Giacomo Bressan, Giovanni Boribello, Francesco Camera e Bortolo Caltran. Nei giorni successivi le consegne dei materiali da costruzione proseguirono grazie ai carrettieri Pietro Camisan, Orazio Ferrari, Giovanni Boribello. Furono consegnati nei pressi del ponte della Fracanzana n° 15.000 coppi per il costo di Lire 120. Questi laterizi erano stati comprati presso le fornaci di via Cricoli a Vicenza (strada Marosticana n.d.r.) di proprietà dei nobili conti Trissino.
Alla messa in opera del nuovo casello parteciparono maestranze per lo più montebellane, tra queste: il manovale Zuanne Perin, i muratori Paolo Scaramella e Domenico Zamperetto, il trasportatore Francesco Stocchiero, Domenico Frigo, il manovale Domenico Milion e Giuseppe Fusa. Fu compito del muratore Domenico Zamperetto costruire un camino adatto per la cottura dei cibi e per il riscaldamento durante le fredde giornate invernali.
Alla fine dei lavori, il 1° luglio 1801, il casello fu affidato al Sindaco di Montebello, Giuseppe Miolato, che immediatamente produsse un inventario di quanto gli veniva consegnato.
Il casello misurava metri 6,40 X 360 ed era costituito da due stanze di diversa ampiezza e come dotazioni aveva una catena di ferro con un piantone e tre “cantili (pali di castagno – n.d.r.) La stanga o sbarra era stata costruita e fornita dal falegname Gio.Batta Frigo assieme ad altri manufatti di legno per i quali fu remunerato con Lire 43.10.1
Lo storico Giovanni Mantese nelle sue “MEMORIE STORICHE DELLA CHIESA VICENTINA” afferma che il pedaggio si protrasse fino al 1813, ma alcuni documenti spostano almeno di qualche anno la sua esistenza. Infatti nel 1817 il montebellano Vicenzo Zanuso, conduttore del pedaggio del ponte novo, entrò in conflitto con l’amministrazione di Vicenza per motivi economici. Le particolareggiate mappe austriache di quell’epoca indicano il ponte della Fracanzana come ponte del Dazio a conferma dell’esazione che vi veniva praticata per il suo attraversamento.

Riassunto di GIANESATO OTTORINO tratto dal suo lavoro “MONTEBELLO OSTAGGIO DEI PONTI” – 2011

Disegno: Una ricostruzione della zona del Ponte Nuovo a Montebello nell’epoca dell’episodio narrato nell’articolo (elaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Note:
1) Il casello era ubicato approssimativamente dove, fino a qualche tempo fa, si trovava il caseggiato dell’A.N.A.S. (casa cantoniera), all’interno della quale venivano custoditi i mezzi e le attrezzature utilizzate per le operazioni di manutenzione delle strade statali. L’edificio è stato demolito nel maggio del 2019 (N.d.R.).

Umberto Ravagnani

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IL PALAZZETTO PERUFFO

[192] PALAZZETTO VALMARANA-PERUFFO – IGNOTO ARCHITETTO VICENTINO (SEC. XVIII)

Il prof. Remo Schiavo, letterato, filosofo e storico montecchiano morto, a 87 anni, il 12 novembre 2015, nel suo libro “Montebello Vicentino – Storia e Arte”, ci descrive così questo bell’edificio:
« … Il lato orientale della piazza della Chiesa è chiuso dal fianco del palazzo Peruffo. Come si può vedere dalla facciata lungo la via, il palazzetto fu costruito nei primi anni del Settecento dalla famiglia Valmarana. Passò poi ai Cenzati e per via ereditaria ai Peruffo. Ai primi del Novecento l’ingegnere Giovanni Carraro prolungò l’edificio con la loggetta ionica rivolta verso la via e verso la facciata della chiesa turbando le misure molto regolari della facciata che presenta il solito piccolo avancorpo coronato da timpano con le due ali regolarmente traforate da finestre di taglio elegante. Secondo una tradizione orale le due statue settecentesche ora collocate in giardino erano poste ai vertici del timpano, una terza sarebbe andata perduta. Le statue sono chiaramente settecentesche e di modesto scultore che imita modelli più noti e famosi.

Bella la loggetta del Carraro1 che a poca distanza dal liberty di Villa Farina sa creare con maestria una graziosa loggetta belvedere ad uso del palazzetto. L’interno presentava i due canonici saloni sovrapposti con due salette per lato. La scala che probabilmente era al fondo del salone fu portata in apposito vano nell’Ottocento. Di notevole pregio l’arredo dei saloni e delle varie sale al pianterreno e nei piani superiori.

Il non sprovveduto architetto nella elegante facciata, un tempo assai meno lunga, richiama più che le case di città la villa di campagna: infatti organizza un settore centrale dominato dal portale arcuato e dal pergolo soprastante. Non manca il timpano un tempo adorno delle tre statue ora collocate nel giardino. Semplici e disadorne le finestre incorniciate di pietra ripetute con monotonia anche nelle ali.

La loggetta. Al Carraro è dovuto l’ampliamento assai modesto del Palazzetto Peruffo che però s’ingentilisce con questa loggetta aperta su due lati. La loggetta di fatto prende il posto di quello che nelle ville era chiamato il Belvedere, luogo di conversazione e di osservazione sul passaggio di pedoni e veicoli nella vicina strada. »

Note:
1) L’architetto Giovanni Carraro di Lonigo è anche il progettista di villa Farina, ritenuta l’esempio più bello ed elegante del liberty a Montebello. Il committente fu Gio.Batta Farina, sindaco di Montebello dal 1900 al 1920 (N.d.R).

Foto:
1) Il palazzetto Peruffo a Montebello Vicentino in uno scatto del 2013 (APUR – Umberto Ravagnani).
2) La loggia del palazzetto Peruffo a Montebello Vicentino in uno scatto del 2007 (APUR – Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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UNA SOSPETTA MALVERSAZIONE

[191] UNA SOSPETTA MALVERSAZIONE COMUNALE CINQUECENTESCA
(ossia appropriazione indebita di denaro pubblico fatta da dipendenti o amministratori)

Il 5 aprile 1579, il notaio montebellano Nicolò Roncà del fu Daniele fu testimone di una Convicinia (assemblea) straordinaria trascritta nel “Liber Collectarum” ossia Libro delle Riunioni (raccolta di documenti andata distrutta – n.d.r.).
Nell’assemblea furono eletti sette uomini per riesaminare quanto fatto e prodotto dall’Amministra- zione Comunale di Montebello nel periodo che va dal 1565 al 1578. Nell’occasione vennero pure nominati procuratori del Comune Gio.Pietro Barbizza e Marc’Antonio Valentini con il compito di comparire davanti ai Rettori del Territorio di Vicenza (Amministrazione Provinciale) e dare spiegazioni in merito alla sparizione di alcune pagine dei Libri Contabili Comunali che risultavano strappate.
Gli anni incriminati furono però solo tre: il 1565 quando fu esattore (Decano) Rizzardo Cazzolato, il 1567 quando lo stesso incarico venne ricoperto da Bernardino Magistrelli ed il 1569 con esattore (Decano) Chiarello de’ Chiarelli. Negli anni citati il notaio comunale era Gabriel Nardo.

L’ANTEFATTO
Tutto diventò più difficile quando, per la mancanza di quelle pagine, non fu possibile eseguire i conteggi necessari per la stesura del bilancio. Dell’oscura faccenda ne venne a conoscenza l’Amministrazione del Territorio (Provincia) che ora chiedeva chiare delucidazioni e giustificazioni.
A far scoppiare il bubbone fu l’esattore (Decano nel 1575 e 1578) Rizzardo Vivian, indicato come probabile autore della manomissione dei libri dell’amministrazione comunale che per mascherare le sue ruberie non trovò niente di meglio che far sparire le tracce del maltolto.
Pertanto gli intervenuti all’Assemblea pretesero che a Rizzardo Vivian fossero addebitate tutte le differenze e mancanze di cassa relative alle carte strappate contenenti numerose partite contabili.
Nel momento dell’Assemblea il Decano era Nicolò Rolandi e i consiglieri: Gio.Pietro Barbizza, Bernardin Gaboardo, Jeronimo Vivian, Francesco Miolo in nome di Paolo suo figlio e Giovanni Cazzolato in nome di Jacobo Zambelin.
Non si conosce l’epilogo di questa vicenda dai gravi risvolti penali. Comunque il principale accusato, Rizzardo Vivian, sparì dall’Amministrazione Comunale di Montebello e nell’agosto dello stesso anno morì a Montecchio Maggiore per mano dei Chiarello con i quali era in atto una faida.
Tratto da: “Montebello nella quotidianità del ‘500” di OTTORINO GIANESATO

Disegno: Ricostruzione di fantasia dell’episodio narrato nell’articolo (rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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LA SOLENNE DEL 1980

[190] LA SOLENNE DEL 1980 A MONTEBELLO

Dal “Giornale di Vicenza” del 25-04-1980

Il Quinquennale della Madonna cinque giorni di festeggiamenti
Dal primo al 5 maggio, per celebrare degnamente un’antica tradizione molto sentita dai fedeli – In programma funzioni religiose, concerti e spettacoli vari

Domenica 4 maggio si celebra il quinquennale in onore della Madonna, una festa nata 95 anni fa, ed è viva l’attesa della popolazione: con fervore si sta già lavorando per celebrare degnamente la tradizionale ricorrenza. Un comitato ha preparato il programma delle manifestazioni, dal primo al 5 maggio, che si preannunciano ricche di iniziative religiose e spettacoli pubblici. Nella chiesa prepositurale si svolgeranno diverse cerimonie, con la partecipazione di tre vescovi; è prevista anche una concelebrazione di tutti i cappellani che si sono alternati nella parrocchia.
Grandi e piccoli intanto stanno lavorando per preparare i festeggiamenti. Un gruppo di ragazze si è incaricato di allestire il carro regale, sul quale verrà portata per le vie del paese la statua della Vergine, trainato da due cavalli bianchi. Donne e ragazze tagliano e ricuciono fiori e festoni per addobbare le strade che saranno percorse dalla processione. Gli uomini alzano gli archi trionfali all’ingresso del paese. La facciata della chiesa e il campanile saranno illuminati e le otto campane chiameranno in pellegrinaggio i fedeli che in queste occasioni accorrono anche da molti paesi vicini.
Ed ecco il programma delle funzioni religiose e dei festeggiamenti. S’incomincia il primo maggio alle 14, con una ginkana di moto organizzata dal Moto club; alle 20 una concelebrazione presieduta dal vescovo Onisto, con i sacerdoti nati a Montebello e quelli che servirono la parrocchia. Venerdì alle 20 altra concelebrazione: il vescovo ausiliare mons. Fanton amministrerà la cresima. Sabato alle 14 ginkana ciclistica per ragazzi, alle 16 messa per anziani e ammalati celebrata da mons. Muccin, già vescovo di Feltre e Belluno. Alle 19 la messa prefestiva, alle 21 un grande concerto lirico nella chiesa prepositurale, con la partecipazione del tenore Padre Angelico, del baritono Giuseppe Scandola e di altri cantanti dell’Arena di Verona. Ricca di manifestazioni la giornata di domenica 4 maggio. Alle 10,30 la solenne mese sa pontificale celebrata da mons. Muccin, con la Schola cantorum; alle 15,30 i vespri, la processione con l’immagine della Madonna, l’omelia del Vescovo sul piazzale della chiesa e la benedizione. Alle 17 musica e folklore del complesso bandistico di Selvazzano, in piazza e per le vie del paese; alle 21 si esibirà invece il complesso strumentale « V. E. Marzotto » di Valdagno, in piazza Italia; alla fine l’immancabile spettacolo pirotecnico. Lunedi alle 8,30 messa per i ragazzi delle scuole, alle 14,30 benedizione dei bambini e loro consacrazione alla Vergine; alle 21 spettacolo di varietà. In primo tempo per la serata di sabato era previsto un concerto dell’orchestra della Fenice; è stato spostato al sabato successivo, 10 maggio, per celebrare il centenario della nascita dei musicista Arrigo Pedrollo.

Da “La Voce dei Berici” del 10-05-1980

MONTEBELLO VICENTINOFolla alle Feste Quinquennali

Superando ogni previsione e nonostante il cattivo tempo, migliaia e migliaia di persone si sono ritrovate a Montebello Vicentino in occasione delle solenni celebrazioni mariane che la cittadina riserva, ogni cinque anni, alla antica e gloriosa immagine della Vergine custodita nella chiesa parrocchiale. E stato un autentico trionfo, una manifestazione corale di fede che ha occupato cinque giorni interi coinvolgendo la popolazione locale e quella dei paesi confinanti oltre a centinaia e centinaia di ex-concittadini ora residenti altrove. La cittadina per l’occasione si è presentata con addobbi, archi e festoni fin nelle contrade più lontane. La chiesa, preparata come per le occasioni più solenni, è sempre stata gremita di gente accorsa alle celebrazioni e in particolare ai riti presieduti dai vescovi diocesani e da mons. Muccin che ha officiato la Messa pontificale accompagnata magistralmente dalla schola cantorum. Folla straripante alla processione del pomeriggio che ha potuto essere effettuata grazie ad una provvidenziale interruzione della pioggia. L’immagine della Madonna, sul tradizionale carro tirato da cavalli bianchi ha fatto giro per le vie del paese, accolta dovunque da grande folla. Il programma religioso è stato accompagnato dalle esecuzioni del complesso bandistico-folkloristico di Selvazzano che nella serata ha tenuto un applauditissimo concerto. Grandioso lo spettacolo pirotecnico conclusivo delle manifestazioni (APMB – Archivio parrocchiale di Montebello Vicentino).

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 1980 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 6 Aprile – Presidente della Repubblica: Alessadro PertiniPapa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II.


DAL MONDO - Leggi tutto...

1 Gennaio Viene istituito il Servizio Sanitario Nazionale.
21 Marzo Il presidente Jimmy Carter annuncia il boicottaggio degli Stati Uniti ai Giochi olimpici a Mosca in segno di protesta contro l’invasione sovietica in Afghanistan.
28 Aprile L’ex brigatista Corrado Alunni e il criminale Renato Vallanzasca guidano altri 14 detenuti in un’evasione dal carcere di San Vittore.
10 Maggio Inizia in Giappone la commercializzazione del fortunatissimo videogioco Pac-Man.
2 Agosto Una bomba esplode nella sala d’attesa della stazione di Bologna, il bilancio è di 85 morti e 200 feriti.
30 Settembre Cinque tv private si uniscono per dare vita alla nuova rete televisiva Canale 5.
23 Novembre Terremoto dell’Irpinia (decimo grado della scala Mercalli) provoca 2.750 morti e ingenti danni tra Campania e Basilicata.
Umberto Eco pubblica “Il nome della Rosa”.

FILM
1) Gente comune; 2) The Blues Brothers; 3) Saranno famosi; 4) Il tempo delle mele; 5) Un sacco bello; 6) L’impero colpisce ancora; 7) Toro scatenato; 8) The Elephant Man; 9) Superman II; 10) Il bisbetico domato.

MUOIONO
1 Gennaio Nenni, politico e senatore a vita.
26 Gennaio Peppino de Filippo, attore.
1 Febbraio Romolo Valli, attore.
14 Aprile Gianni Rodari, scrittore e giornalista.
29 Aprile Alfred Hitchcock, regista britannico.
4 Maggio Josip Broz Tito, dittatore e uomo politico jugoslavo.
24 Luglio Peter Sellers, attore britannico.
8 Dicembre John Lennon, cantante britannico.

NASCONO
21 Febbraio Tiziano Ferro, cantautore.
21 Marzo Ronaldinho, calciatore brasiliano.
18 Dicembre Christina Maria Aguilera, cantante USA.

PREMI NOBEL
Pace: Adolfo Pérez Esquivel.
Letteratura: Czeslaw Milosz.
Medicina: Baruj Benacerraf, Jean Dausset, George D. Snell.
Fisica: James W. Cronin, Val L. Fitch.
Chimica: Paul Berg, Walter Gilbert, Frederick Sanger.
Economia: Lawrence R. Klein.

 SANREMO
1) “Solo noi” Toto Cutugno; 2) “Ti voglio bene” Enzo Malepasso; 3) “Su di noi” Pupo.

SPORT
Olimpiadi: Nella XXII Olimpiade di Mosca, boicottate da USA, Canada, Germania Ovest, Norvegia, Kenia, Giappone, Cina e altri Paesi, l’Italia guadagna 8 ori, 3 argenti e 4 bronzi.
Ciclismo: Moser vince la sua terza Parigi- Roubaix. Hinault, il Giro d’Italia e il Mondiale su strada disputato in Francia.
Calcio: In una stagione travagliata dal calcio-scommesse, l’Inter si aggiudica lo Scudetto. A Roma, la Germania ovest è Campione d’Europa.
Automobilismo: Jones su Williams-Ford è Campione del Mondo di “Formula 1”. Da ricordare l’incidente a Clay Regazzoni che gli costerà l’uso delle gambe.

Umberto Ravagnani

Foto: Il corteo della Solenne il 4 maggio 1980 con la Madonna sul carro trainato da due cavalli dal bianco mantello (Rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 1980 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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IL FRATE SPARITO

[189] LA SPARIZIONE DI FRATE LODOVICO DAL CONVENTO DI SAN FRANCESCO

La storia della chiesa di San Francesco in Montebello, demolita nel 1909, è costellata di piccole e grandi vicende meritevoli di essere ricordate e tramandate. Qui di seguito è raccontato uno dei momenti più difficili (o forse comici?) che hanno segnato la vita di quella chiesetta. Avvenne che il 6 settembre 1560, il notaio Gabriel Nardo dovette mettere nero su bianco una denuncia di sparizione di un frate: “… nei giorni passati frate Lodovico Malacarne, guardiano del convento di San Francesco di detto luogo di Montebello, si assentò lasciando la chiesa e il Divino Sacramento senza celebrante e senza alcuna custodia. Della cui assenza gli uomini del posto non conoscono ragione, per cui fecero rimostranze al Decano di Montebello, essendo detta chiesa di San Francesco senza sostituti religiosi o sacerdoti che quotidianamente devono officiare messe e riti divini. Gabriel Nardo, Decano, Antonio Maistrello, Silvestro Chiarello, Antonio Braghetti, Bartolomeo Pelizon, Jeronimo Grattonato, Jacobo Cazzolato, Jacobo del fu Silvestro Nardi e Matteo dal Pissolo, tutti Consiglieri del Comune nominano procuratori: Fabio Sangiovanni, Gio.Paolo Da Porto, Vicario di Montebello, nonché Bartolomeo Cozza con Francesco del fu Miolo Valentini, affinchè si rechino dal Padre Provinciale dei Frati Minori e al Reverendissimo Padre Generale auspichino e chiedano un nuovo frate che venga a stabilirsi a Montebello per la celebrazione dei riti e delle messe, anche di un altro ordine religioso.” Questa richiesta dimostra il profondo attaccamento dei montebellani alla chiesa di San Francesco e ai pochi frati che la popolavano.
Comunque non sono noti i motivi del volontario e temporaneo allontanamento di frate Lodovico, né di quando fece ritorno a Montebello. Dai documenti notarili si sa che, 26 anni dopo, il religioso in questione era ancora vivo e vegeto presso il convento di San Francesco. Il caso volle però che nella tarda serata del 3 ottobre 1586, anniversario della morte di San Francesco avvenuta proprio in quel giorno del 1226, passasse a miglior vita proprio il Rev. Padre Lodovico Malacarne, di origine montebellana. Il giorno che seguì la morte del frate, festa di san Francesco, il Rev. Prè fra Michiel Angelo Mortasagna di Riva di Trento che da qualche tempo viveva nello stesso convento del defunto, ordinò che fosse fatto l’inventario “di tutte le robbe così spettanti al Culto Divino come d’ogni altra sorte lasciate dal Prè Lodovico. Presenti il Vicario di Montebello Oratio Nievo ed alcuni consiglieri del Comune.
Come si può capire, la sparizione fortunatamente ebbe una evoluzione positiva, dato che molti anni dopo il frate in questione era ancora là nello stesso posto da cui era scomparso, consentendo così ai posteri di godere dell’inventario, eseguito in sua mancanza, che svela completamente gli interni del piccolo antico convento e della sua chiesa completi di ogni arredamento e suppellettile. Secondo l’inventario del 1586, il convento possedeva una cucina, “una caneva e altre cinque camere” (ossia stanze), con all’esterno un portico. Il numero delle stanze non coincide con quelle riportate in occasione dell’Estimo del 1665/1670 e mancano altresì alcuni annessi (la stalla) che probabilmente con altri locali furono costruiti o rimaneggiati posteriormente alla morte di fra Lodovico.
Nell’Estimo seicentesco l’antico sito è infatti descritto come “una casa murata, cupata e solarata con 6 stanze in terreno (nell’inventario sono 6 stanze in tutto), con caneva sotto grande quanto occupano due camere, con 4 stanze in solaro, con granari sopra, con loggia davanti, sotto e sopra, con cortesella davanti, con una chiesa attaccata, con una casetta con 2 stanze murata, cupata e solarata della quale se ne serve di stalla, orto e riva con alquante piante di vite e frutti, può essere il tutto un campo e un quarto”.***

Tratto da: “Montebello nella quotidianità del ‘500” di OTTORINO GIANESATO

Disegno: La Chiesetta di San Francesco a Montebello come doveva essere all’inizio del ‘600. Il convento di S. Francesco il 29 aprile 1656 fu soppresso dalla Repubblica di Venezia per sostenere la guerra di Candia. Il 10 settembre di quell’anno la signora Maria Ferrazza del fu Alvise di Montebello acquistava per la somma di 700 ducati l’Ospizio di S. Francesco con rive e orto annessi e cinque campi di pertinenza, nonchè vari livelli in genere ed in denaro. (rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Note: *** La storia della Chiesa di San Francesco di Montebello è riportata in un altro articolo di AUREOS: “GHE GERA ‘NA VOLTA – La Chiesa di San Francesco (sec. XIII°)“.

Umberto Ravagnani

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GIUSEPPE CENZATTI

 

[187] GIUSEPPE CENZATTI MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALORE MILITARE

Figlio di Domenico e di Bevilacqua Maria.
Nato a Montebello Vicentino il 28 Novembre 1892.
Professione (non presente) – Matricola n° 25029 IIIa Cat.

La famiglia del giovane Giuseppe abita nella Contrà del Castello ed il padre risulta essere possidente.1
Il 1° Agosto 1912 alla visita di leva della sua classe gli viene riscontrata un’ernia inguinale sinistra (art.97) a causa della quale viene riformato.
Allo scoppio del 1° conflitto mondiale vengono riviste le regole della leva per l’urgente necessità di rinfoltire le truppe, ed in base al Decreto legge del 1° agosto 1915 si sottopone ad una nuova visita il 24 settembre di quell’anno. E’ ritenuto abile ed arruolato di IIIa Categoria in quanto primogenito di padre entrato nel 65° anno d’età.2 Giusti due mesi dopo è chiamato alle armi, La sua alta statura (m. 1,80 e mezzo, ma alla prima visita era m. 1,79) lo fa arruolare nel 2° Reggimento Granatieri di stanza a Roma che comunque appartiene al Corpo della Fanteria. Il 28 Aprile 1916 viene promosso Caporale ed il 16 Giugno seguente è in zona di guerra. Solo pochi giorni prima quasi 4500 granatieri su 6000 che ne contava l’intera Brigata si erano immolati sull’Altopiano di Asiago e soprattutto sul Monte Cengio.

Il Granatiere Cenzatti inizialmente giunge nella zona di Grisignano di Zocco dove la Brigata dei Granatieri dopo la falcidia patita sull’Altopiano di Asiago si sta ricostituendo per rientrare poi, dopo il 6 Agosto, sul fronte del Carso. Dopo appena qualche giorno di partecipazione ai combattimenti muore in uno di questi sul Monte San Michele (fronte dell’Isonzo), come da Atto di Morte inscritto al n° 732 del Registro degli Atti di Morte del 2° Reggimento Granatieri – 14 Agosto 1916. Più precisamente, come scritto nella motivazione per l’assegnazione della Medaglia d’Argento, la morte lo coglie ai piedi del Monte Pecinka che con il Monte Veliki Hribach il 13 e 14 Agosto era stato teatro di infruttuosi e sanguinosi attacchi degli italiani. È decorato con Medaglia d’Argento al Valor Militare perché “giunto presso una trincea nemica con i pochi granatieri rimastigli della propria squadra e con pochi altri ch’egli aveva raccolti, quasi circondato da un contrattacco nemico, resisteva eroicamente fino al sopraggiungere dei rincalzi. Cadeva poco dopo colpito a morte – Monte Pecinka 14 Agosto 1916”. Gran parte dei Granatieri, Cenzatti Giuseppe compreso, sono sepolti nel Sacrario di Redipuglia Comune di Fogliano-Redipuglia.

Da “Montebello e i suoi caduti nella guerra 1915-18” di Ottorino Gianesato

Note:
1) Dall’Anagrafe parrocchiale di Montebello Vicentino del 1899 risulta che era l’ultimo di sette fratelli. Guglielma, la sorella maggiore nata nel 1880, è stata una scrittrice e critica letteraria di primo piano all’inizio del Novecento. Con il nome di Guglielmina Cenzatti ha firmato il suo più importante lavoro: “Sulle fonti della intelligenza” nel 1906. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Montebello (n.d.r.).
2) In realtà il primogenito maschio fu Guglielmo, nato nel 1882, ma egli morì all’età di 18 anni nel 1900 (n.d.r.).

Foto:
1
) Cartolina postale che mostra la tomba di Giuseppe Cenzatti prima del suo trasferimento in un loculo all’interno del sacrario di Redipuglia (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
2) Giuseppe Cenzatti in una rara immagine di quando aveva circa 20 anni (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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LA SOLENNE DEL 1975

[186] LA SOLENNE DEL 1975 A MONTEBELLO

Montebello Vicentino, da “La Domenica” – Bollettino parrocchiale del 27 aprile – 3 maggio 1975.

Domenica VI di Pasqua – 4 maggio 1975

TELEGRAMMA DEL PAPA
Svolgendosi in Montebello Vicentino celebrazioni onore Vergine Santissima Sommo Pontefice augura che codesta manifestazione di religiosa pietà ravvivi nelle anime fervore venerazione Madre di Cristo et della Chiesa et forma altresì voti affinché sincero culto alla Madonna susciti nella adesione finalità Anno Giubilare propositi vero rinnovamento interiore mentre invia clero et fedeli IMPLORATA BENEDIZIONE APOSTOLICA. CARDINALE VILLOT

LETTERA DEL VESCOVO
Lettera del Vescovo Rev.mo Monsignore, Desidero assicurarLa che anch’io sono spiritualmente presente a questo atto di confidenza e di amore alla Madonna del popolo di Montebello, con la mia preghiera. Prego la Vergine Santa, che nella Chiesa svolge — premurosa e forte — la sua missione di Madre, perché voglia illuminare, invogliare, sollecitare i figli di Montebello sulla difficile strada della conversione, del ritorno al Padre, impegnandoli ad essere, come figli di Dio, luce del mondo e sale della terra ». Con tanto affetto La benedico insieme ai Suoi sacerdoti, collaboratori e a tutti i Suoi fedeli. Suo Arnoldo Onisto

LA MADONNA
In occasione della festa solenne della Madonna, voglio riportare alcuni pensieri sulla sua materna intercessione. E mi rifaccio al grande cantore della Vergine S. Bernardo. Così egli scriveva: «Non c’è nulla che mi affascini e mi spaventi di più che il parlare di Maria» E soggiungeva: « Ella è una scintillante stella che si alza sull’immensità del mare umano e sfavilla con i suoi meriti. O tu che ti senti sbattuto dai flutti di questo mondo in mezzo a uragani e tempeste, non abbandonare con gli occhi la luce di quella stella, se non vuoi far naufragio. Se si leva il vento delle tentazioni, se lo scoglio delle tribolazioni ostacola la tua rotta, guarda la stella, chiama Maria. Se sei sbattuto dalle onde dell’orgoglio, dell’ambizione, del rancore, della gelosia, guarda la stella, invoca Maria. Se la collera, l’avarizia, i desideri impuri squassano il vascello della tua anima, guarda Maria.

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 1975 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 30 Marzo – Presidente della Repubblica: Giovanni LeonePapa: Giovanni Battista Montini con il nome di Paolo VI.


DAL MONDO - Leggi tutto...

4 Marzo Charlie Chaplin viene nominato baronetto dalla regina Elisabetta.
6 Marzo Approvata la legge che abbassa la maggiore età da 21 a 18 anni.
9 Aprile Los Angeles F. Fellini, con il film Amarcord, vince il suo quarto Oscar.
13 Aprile In Libano un attentato a Beirut innesca lo scoppio della guerra civile che durerà per 15 anni.
29 Maggio A Parigi l’aereo supersonico Concorde effettua il suo primo volo con passeggeri a bordo.
8 Settembre Un terremoto nell’Anatolia orientale (Turchia) provoca circa 2.000 vittime.
2 Novembre Viene trovato il cadavere di Pier Paolo Pasolini lungo il litorale di Ostia.
Vietnam, le truppe americane lasciano Saigon alle forze vietcong.

FILM
1) Lo squalo; 2) Qualcuno volò sul nido del cuculo; 3) Fantozzi; 4) Yuppi du; 5) I tre giorni del Condor; 6) La donna della domenica; 7) I ragazzi irresistibili; 8) Amici miei.

MUOIONO
4 Gennaio Carlo Levi, scrittore e pittore.
15 Marzo A. Onassis, armatore greco.
26 Giugno Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei.
20 Novembre Francisco Franco Bahamonde, generale e dittatore spagnolo.

NASCONO
20 Marzo Isolde Kostner, sciatrice.
30 Giugno Ralf Schumacher, pilota tedesco di “Formula 1”.
10 Luglio Martina Colombari, attrice.
6 Agosto Giorgio Rocca, sciatore.

PREMI NOBEL
Pace: Andrei Dmitrievich Sakharov.
Letteratura: Eugenio Montale.
Medicina: David Baltimore, Renato Dulbecco, Howard Martin Temin.
Fisica: Aage N. Bohr, Ben Mottelson, L. James Rainwater.
Chimica: John Warcup Cornforth, Vladimir Prelog.
Economia: Leonid Vitaliyevich Kantorovich, Tjalling C. Koopmans.

 SANREMO
1) “Ragazza del Sud” Gilda; 2) “Ipocrisia” Angela Luce; 3) “Va speranza va” Rosanna Fratello.

SPORT
Ginnastica: Irrompe nel mondo della Ginnastica il talento di Nadia Comaneci che, a soli 13 anni, vince 4 Titoli nella sua prima apparizione agli Europei.
Calcio: Torna a vincere lo Scudetto la Juventus.
Ciclismo: Fausto Bertoglio vince il Giro d’Italia e Bernard Thévenet vince il Tour de France battendo per la prima volta Eddy Merckx.

Automobilismo: L1’austriaco Niki Lauda, dopo 11 anni di digiuno per la Ferrari, vince il Mondiale di “Formula 1”.
Rally: Lancia Stratos ancora sul primo gradino del podio nel Campionato Mondiale Marche.
Sci: A Garmisch Piero Gros, Gustavo Thoeni e Fausto Radici ai primi tre posti dello slalom speciale di Coppa del Mondo.
Motociclismo: Il 24 agosto Giacomo Agostini vince a Brno il suo quindicesimo Titolo Mondiale.

Umberto Ravagnani

Foto: Il corteo della Solenne il 4 maggio 1975 con la Madonna sul carro trainato da un cavallo dal bianco mantello (Archivio studio fotografico Crosara – Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 1975 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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MALEDETTA STRADA STRETTA

[185] QUELLA MALEDETTA STRADA STRETTA

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Il 19 Dicembre 1793 Francesco Galiotto da Montecchio Maggiore si stava recando a Montebello, con alcuni suoi congiunti, conducendo due carri di fieno. I due pesanti mezzi furono raggiunti da un più veloce carretto tirato da due cavalli e condotto da Bastian Pesavento di Montebello. Quest’ultimo voleva poterli sorpassare, ma non fu possibile perché in quel punto la strada si restringeva. I parenti del Galiotto dissero che a loro giudizio poteva passare senza per altro andare coi cavalli contro i rovi ai lati della strada, ma non fu dello stesso avviso il Pesavento. Si fece allora avanti Francesco Galiotto che guidava il secondo carro e con una “fossina” (forca) sulle spalle gli si parò davanti. Alla vista del nuovo venuto il Pesavento esclamò “mostro della Madonna” e contemporaneamente, estratta una pistola, lasciò partire un colpo che ferì il Galiotto. Ma costui, seppur ferito, lo disarmò e con la stessa arma gli vibrò alcune botte sulla testa. Quindi, i due avvinghiati come serpi, caddero nel fosso, il Pesavento sotto ed il Galiotto sopra che seguitava a tempestarlo di colpi con il calcio della pistola finché questa non si spezzò in due. Il Pesavento, ormai sopraffatto, estrasse dalla “scarsella” (tasca) un coltello con quale ferì a morte il suo antagonista. Si fece poi strada vibrando fendenti contro il padre ed un fratello della vittima senza colpirli e scappò. Fu inseguito e raggiunto dai due che lo catturarono e malmenarono e lo condussero nella prigione di Montecchio Maggiore.
Dopo l’inevitabile processo fu assolto per aver agito in stato di legittima difesa.

Tratto da: “Il ‘700 giorno per giorno” di OTTORINO GIANESATO

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio raccontato nell’articolo (a cura del redattore).

Nota: Per rassicurare i lettori su questi violenti fatti di cronaca voglio citare un articolo di Mind (Mente & Cervello) del mese di giugno 2018, dal titolo “Il declino della violenza” di Steven Pinker docente di psicologia alla Harvard University di Cambridge: « Quella in cui viviamo è senza dubbio una delle epoche meno violente della storia … Oggi per un cittadino europeo il rischio di morire per mano di un proprio simile è statisticamente 60 volte inferiore rispetto al 1300 … Quando consultiamo le cronache medievali dell’Europa occidentale, constatiamo che l’autocontrollo lasciava a desiderare. In quei racconti abbondano i dettagli che dimostrano che la gente veniva alle mani per un nonnulla, faceva i bisogni dove capitava o pugnalava gli altri nel bel mezzo di un pranzo, tutti segnali che la capacità di controllo della mente di controllare il comportamento era molto debole. Così in Cina l’uso delle bacchette è stato imposto dall’imperatore per mettere fine al problema mortale dei litigi durante i pasti, favorito dalla presenza dei coltelli … » (a cura del redattore).

Umberto Ravagnani

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UNA DONNA CONTESA

[184] L’ALBERGO, IL MERCATO E UNA DONNA CONTESA

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I rogiti cinquecenteschi del notaio Nicolò Roncà non sono solo semplici e freddi documenti, ma spesso costituiscono una finestra aperta sulla vita e le vicende della comunità montebellana.
Nel 1559, tale Silvestro Bettega detto “Tamagno del fu Stefano, era il gestore dell’albergo di Montebello. Proveniente da Fossacan di Lonigo, non si poteva certo lamentare degli introiti garantiti dalla numerosa clientela del suo albergo.
Dei cospicui ulteriori guadagni possibili se ne accorse anche Antonio del fu Francesco detto Fetta” de’ Miolati, che considerando la grande mole di persone che transitavano per Montebello, di molto superiore alla capacità ricettiva dell’albergo, pensò di aprire un nuovo esercizio nella sua casa. Per realizzare la sua idea doveva però chiedere il permesso, a pagamento, al gestore del citato albergo locale.
Silvestro Bettega accettò la proposta per la cifra di Lire 12 mensili con inizio del contratto dal giorno 15 febbraio 1559 e validità fino alla fine di dicembre dello stesso anno. Impose però delle limitazioni: Antonio non avrebbe potuto dare né alloggio né cibo ai forestieri transitanti da Verona a Vicenza e viceversa. E non ultimo avrebbe potuto esercitare l’attività di albergatore solo con quei viandanti provenienti dai paesi limitrofi che sarebbero stati presenti a Montebello per il mercato con l’obbligo di vendere il vino allo stesso prezzo praticato dal suo albergo.
Questo documento del 1559 conferma che a Montebello si teneva il mercato più di cento anni prima di quello ufficialmente istituito con il permesso della “Serenissima Repubblica”, e reso possibile con l’allargamento della piazza praticato nella seconda metà del ‘600.
Si sa che tre anni più tardi Silvestro Bettega era ancora in affari a Montebello. Infatti nel 1562 Silvestro era presente alla lettura della sentenza arbitraria emessa dai giudici Domenico Nievo, Fabio Sangiovanni e Francesco Sala al termine di una vicenda dai contorni non proprio chiari.
Tutto fa supporre che, causa del contendere tra Domenico Galiotto e Stefano figlio Silvestro Bettega detto “Tamagno”, sia stata Bartolomea figlia di detto Domenico e moglie di Francesco di Gasparo Nardi.
Il Notaio Roncà dice che la lite riguarda certe differenze. Nel linguaggio notarile di quel tempole differenzealtro non sono che i danni materiali e morali che devono essere ripianati dalle parti colpevoli.

Poiché i giudici sentenziarono che Bartolomea avrebbe dovuto vivere con il marito Francesco e che i contendenti avrebbero dovuto riporre le armi, tutto fa credere che ci troviamo davanti ad una mancata promessa di matrimonio o ad un tradimento (il 1562 e 1563 sono gli ultimi anni del Concilio di Trento in cui si dettano nuove regole per il matrimonio). Si ipotizza pertanto che Bartolomea fosse stata ambita da due diversi pretendenti o che forse avesse lasciato Stefano Bettega. L’unione della citata donna con Domenico Nardi aveva scatenato l’ira del pretendente rifiutato (Stefano) che non si rassegnava al voltafaccia e minacciava l’uso delle armi.
I giudici ordinarono a Domenico Galiotto (detto Pelizon ?) di pagare al Bettega 100 Ducati entro il mese di aprile di quell’anno ed altri 40 Ducati a Gasparo Nardi, padre di Francesco, per le spese giudiziarie sostenute. Condannarono poi Gasparo Nardi e Silvestro Bettega a pagare gli arbitri convenuti come segue: 3 capretti – 3 pezze di formaggio di pecora da libbre 6 l’una – 3 mazzi di asparagi “domestici” nel termine di tre giorni. Condannarono Gaspare, Silvestro, Stefano e Domenico a pagare il presente notaio con 2 Scudi d’oro, 2 paia di capponi nonché 12 Grossi (48 Lire) per l’onorario dell’Ufficiale.

Tratto da: “Montebello nella quotidianità del ‘500” di OTTORINO GIANESATO

Foto: Una cartolina postale di Montebello Vicentino dei primi anni del ‘900. A sinistra il famoso albergo Due Ruote che si dice abbia ospitato anche Gabriele D’Annunzio con Eleonora Duse nei loro incontri amorosi. Da notare il bellissimo balcone con il parapetto in ferro battuto ancora oggi visibile (APUR – Umberto Ravagnani).
Umberto Ravagnani

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LA SOLENNE DEL 1950

[183] LA SOLENNE DEL 1950 A MONTEBELLO

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Dal diario della Parrocchia di Montebello Vicentino, tenuto da Don Antonio Zanellato che fu Prevosto dal 1919 al 1952, e continuato da Don Mario Cola, Prevosto dal 1953 al 1978, leggiamo la cronaca delle giornate dedicate alla XIV Solenne, nel 1950:

« Domenica 7-maggio-1950
Ore 8.30 arriva S.E. Mons. Antonio Mantiero Vescovo di Treviso (Antonio Mantiero Vescovo di Treviso dal 1936 al 1956. Originario di Novoledo di Villaverla (Vicenza) n.d.r.)
Ore 9.00 Il Vescovo entra in Chiesa e celebra la S. Messa Pontificale (messa generalmente cantata ed officiata da un vescovo n.d.r.) con discorso. I canti sono accompagnati dall’armonium e archi con ottimo effetto. Prima di mezzogiorno S.E. visita le vie Monte GrappaPerosaTrento.
Pomeriggio ore 15.30 Vesperi Pontificali, predica di P. Michelazzo e processione con l’Immagine della Madonna, con canti accompagnati dalla banda cittadina fino al di là del ponte sul Chiampo, girando intorno al distributore di benzina Aquila. Tira il vento che guastò apprestamenti ornamentali di carta, ma non piovve, come avvenne in quell’ora a Vicenza, verso Verona e verso Recoaro. Grande quantità di fedeli di Montebello e paesi circonvicini; all’arrivo la gente si ammassò davanti alla Chiesa, dove S.E. Mons. Vescovo rivolse la sua parola e impartì la Benedizione. Grande movimento di gente per la strada, sul parco giochi. Alla sera programma di Banda e fuochi d’artificio. Durante il giorno fu aperta una pesca di Beneficienza che fece buoni affari. Illuminata la facciata della Chiesa e le case. La sera seguente ancora musica della banda e movimento di persone.

21-maggio-1950 Gli Alpini salgono al castello
A cura della locale sezione Alpini è stato restaurato l’Oratorio di S. Daniele in Castello e al posto della pala di S. Daniele, portata a mano, è stata posta l’immagine della Madonna Ausiliatrice scolpita dal concittadino Peotta Bruno. La sezione Alpini di Montebello con rappresentanze di altri paesi e della città di Vicenza è salita al Castello, accompagnata dalla banda cittadina, dove il Prevosto ha benedetta la nuova statua. Quindi il P. Fanin, ex Cappellano degli Alpini, ha celebrato la S. Messa e tenuto il discorso. Nel pomeriggio nuovo raduno degli Alpini presso l’Oratorio con funzione religiosa e canti. »

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 1950 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 9 Aprile – Presidente della Repubblica: Luigi Einaudi.  Papa: Eugenio Pacelli con il nome di Pio XII .

 

DAL MONDO - Leggi tutto...

6 Gennaio Il Regno Unito riconosce la Repubblica Popolare Cinese. La Repubblica di Cina in risposta taglia le relazioni diplomatiche con i britannici
26 Gennaio l’India diventa una repubblica.
1 Aprile L’Italia, su mandato dell’ONU, assume l’amministrazione fiduciaria dell’ex colonia della Somalia.
25 Giugno Ha inizio la Guerra di Corea.
2 Ottobre Dalla penna di Charles M. Schulz, nasce il fumetto Charlie Brown.
21 Ottobre Viene varata in Italia la Legge di riforma agraria che prevede l’espropriazione di terre incolte ai latifondisti e l’assegnazione ai contadini.
4 Novembre Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).

FILM
1) Eva contro Eva; 2) Un’estate d’amore; 3) Giustizia è fatta; 4) I figli della violenza; 5) Giungla d’asfalto; 6) Non c’è pace fra gli ulivi; 7) La ronde; 8) Totò sceicco; 9) Vita da cani; 10) Napoli milionaria; 11) Viale del tramonto; 12) Una domenica d’agosto.

MUOIONO
21 Gennaio George Orwell, scrittore e giornalista britannico.
27 Agosto Cesare Pavese, scrittore, suicida in un albergo di Torino.

NASCONO
18 Gennaio Dino Meneghin, giocatore di pallacanestro e Gilles Villeneuve, pilota canadese di “Formula 1”.
12 Febbraio Angelo Branduardi, cantante e compositore.
28 Giugno Marco Columbro, presentatore, attore e showman.
9 Luglio Adriano Panatta, campione di tennis.
30 Luglio Gabriele Salvatores, regista cinematografico.
20 Settembre Loredana Berté, cantante.
29 Settembre Loretta Goggi, imitatrice, cantante e conduttrice tv.
30 Settembre Renato Zero, cantautore.
2 Ottobre Antonio Di Pietro, magistrato e uomo politico.
17 Novembre Carlo Verdone, regista, attore e scrittore.

PREMI NOBEL
Pace: Ralph Bunche.
Letteratura: Earl Bertrand Arthur William Russell.
Medicina: Philip Showalter Hench, Edward Calvin Kendall, Tadeus Reichstein.
Fisica: Cecil Frank Powell.
Chimica: Kurt Alder, Otto Paul Hermann Diels.

SPORT
Ciclismo: Bartali vince la Milano-Sanremo; l’asse elvetico Hugo Koblet è il primo straniero a vincere il Giro d’Italia distaccando Gino Bartali di oltre 5 minuti; Ferdi Kubler (svizzero anche lui) si aggiudica il Tour de France.
Sci: Zeno Colò, ad Aspen, vince la Discesa Libera conquistando così il suo secondo Campionato del Mondo.
Motociclismo: Umberto Masetti vince il Titolo Mondiale nella Classe 500 su Gilera.
Calcio: La Juventus vince lo Scudetto; precede Milan e Internazionale. Dopo 12 anni, si rinnova la sfida dei mondiali di calcio intitolata per la prima volta a Jules Rimet; la IV edizione segna il trionfo dell’Uruguay contro il Brasile. I brasiliani vivono la sconfitta come dramma nazionale.
Automobilismo: Nasce il Mondiale della “Formula 1” strutturato su sette gare; la prima gara è vinta da Nino Farina su Alfa Romeo che si aggiudica anche il Gran Premio d’Italia e il Titolo Iridato.

Umberto Ravagnani

XIII e XIV Solenne A Montebello (1945-50)

 

Foto: Foto di gruppo davanti all’arco dell’Aquila il 7 maggio 1950.

(Dal diario di Don Antonio Zanellato e Don Mario Cola – Archivio Parrocchiale di MB. Elaborazione grafica digitale Umberto Ravagnani).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 1950 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

Video: Breve estratto dal cortometraggio “Cartoline che ricordano…” di Umberto Ravagnani.

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IL CASTELLO SUL PIATTO

[182] IL CASTELLO SUL PIATTO

Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

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LINO TIMILLERO, nostro compaesano emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato questo interessante articolo sul suo ricordo di Valerio Spimpolo eccellente artista che ha operato per molti anni a Montebello:

« Non era ancora cominciato l’Inverno quando si sentirono delle voci che, cosa strana, parlavano di una Mostra di Pittura… A Montebello! Il freddo non si era fatto sentire. L’Anno era 1966, alla metà di Dicembre. Già sapevo che sarei partito per l’Australia il Febbraio successivo. Ma non avevo ancora detto niente a nessuno dei miei amici. Conoscendo Valerio, gli chiesi se avrebbe esposto qualcosa di suo… Non era tanto tempo che Valerio si vedeva in giro. Da quando aveva terminato la “Naja”, non si vedeva molto. Durante il periodo in cui era con gli Alpini, accadde il disastro del Vajont… Con tutti quei morti…! Valerio dovette andar là con la sua squadra. A cercare le vittime…! Ad estrarle dal fango quando le trovavano…! Forse ne risentiva ancora!!! Adesso lavorava alla Fabbrica di Ceramiche, giù alla Fracanzana. La sera studiava per Posta. Qualche conoscente diceva che stava facendo un Corso con l’Accademia di Brera. Io non sapevo neanche di cosa si trattasse. Ma mi piacevano molto le ‘Miniature’ che vendeva. Erano vedute squisite. Di solito di tre misure da appendere al muro una vicino all’altra. “Vedute Barocche”: Torri diroccate, Palazzi e Ville in rovina con Statue nei Giardini…
Si rese libera una stanza proprio nella Piazza del Paese. Vicino al negozio della famiglia Clerici. E si venne a sapere che in quella stanza avrebbero allestito la Mostra di Pittura. Nelle settimane precedenti tale Mostra, Valerio mi disse che avrebbe fatto un Quadro da esporre. Mi disse che non aveva nessuna speranza di vincere perché già sapeva come andavano le cose con le Mostre Paesane. Io non capii cosa avesse inteso dire. Di Mostre, io, non ne sapevo certo nulla. La Domenica, predisposta per l’apertura della Mostra, arrivò. Ci fu un grande afflusso di persone, dalla mattina a tutto il pomeriggio. Alle 16 venne dichiarata la Vincitrice. Io ero entrato ed uscito dalla Mostra moltissime volte! Mi fermavo sempre a guardare il Quadro di Valerio! Tutti i Quadri esposti avevano il prezzo accanto. Quello di Valerio era di 80.000 Lire!!! Gli altri Prezzi arrivavano anche a 300.000 Lire!!! Io, alla Pellizzari, dovevo lavorare un mese per prenderne 60.000 di lire!!! Non dimenticatevi che sto parlando del 1966-67. L’anno dopo, iniziarono gli Scioperi e le Dimostrazioni Studentesche e chissà cos’altro. Io ero già in Australia!!! Prima della mia partenza, andai a casa di Valerio. Abitava con la sua mamma, in una casa nuova, poco lontano da casa mia. La sua casa era nella zona dove il Paese si stava sviluppando, con nuove Palazzine da tutte le parti. Raccontai a Valerio che sarei partito per l’Australia. Lui mi disse che, se me la sentivo di andare via, mi augurava tanta fortuna. Gli ricordai che il suo Quadro, quello che io speravo “non” vincesse, mi piaceva molto, moltissimo. Però non avevo 80.000 lire per acquistarlo! Lui mi disse che, se non avesse messo il Prezzo un po’ alto, si sarebbe pensato che lui stesso non valutava il suo lavoro!!! A me, lo avrebbe venduto per il costo della cornice, della tela e del po’ di colore che aveva adoperato!!! In tasca avevo 8.000 lire! Dissi a Valerio che avrei potuto comperare tre miniature. Lui mi chiese quanto avevo e mi consegnò le miniature ed il Quadro. “Così, ogni volta che lo guarderai penserai a me”. Mi disse proprio così Il Quadro rappresenta una Giovane a cui non si può dare un’età. Con i capelli un po’ lunghi e sciolti. E la ragazza del quadro ti guarda da qualsiasi parte tu guardi lei!!! Ora è appeso alla parete del salotto di casa nostra. È lì (con una nuova cornice), da quando, poco dopo sposati, mia moglie ed io acquistammo la casa dove viviamo da quasi 50 anni. Su di un’altra parete del medesimo salotto, è appeso anche il Piatto di ceramica sul quale Valerio dipinse per me il Castello di Montebello. Com’era circa 35 anni or sono!!! Questo dipinto lo fece quasi davanti ai miei occhi, nell’Inverno del lontano 1985- 86. Nel 1978, Valerio venne in Australia con la moglie Mary. Aveva un Agente Australiano che vendeva le sue Ceramiche in certi negozi a Melbourne. E venne a casa mia, con sua moglie. E si prese in mano il Quadro che mi “regalò” tutti quegli anni addietro! Lo spostava per vederlo con la differente luce, di qua e di là!!! Perfino l’Agente lo maneggiò. Al che io, preoccupato dissi: “In casa lo potete muovere dove vi piace. Ma non pensatevi di portarlo fuori dalla porta!!!” E tutti si scoppiò in una grande risata. La mia, di sollievo!!!

Valerio pitturò il Castello sul Piatto perché mio fratello, qui a Balgownie, dove abitava, aveva, su di una parete a casa sua un quadro col medesimo Castello. Mio fratello aveva dato una foto del Castello ad un Pittore amico della nipote, chiedendo di farne un quadro. Valerio aveva visto anche quello, facendo visita a mio fratello. Non era certo un capolavoro! Così, qualche anno dopo, quando gli ricordai del Castello di mio fratello, non mi lasciò neanche finire di parlare che mi promise di farmene subito una copia. Col Castello visto da casa sua!!! E mi disse che le due figure dipinte eravamo io e mia moglie Andreina! Quando Valerio e Mary sua Moglie erano a Sydney con il loro Agente, in uno dei più lussuosi negozi della città, dimostrarono la loro arte alle persone che passavano nel salone. L’Agente mi chiese se io avessi potuto stare con loro per aiutarli a rispondere alle domande di eventuali clienti. Io mi presi un giorno di ferie. Ottanta Km. di strada. Al negozio, ero con Valerio e l’Agente con Mary che pitturava le statuine di Ceramica. Valerio dimostrava come plasmava la Creta e creava le figurine!!! Le persone che guardavano, mi chiedevano le più svariate domande. Perfino se io conoscessi l’Artista!!! Quando raccontavo che venivamo dallo stesso paese ed eravamo praticamente cresciuti assieme, la voce si sparse e, specialmente le Signore, venivano a sentirci parlare. Con Valerio parlavo il nostro dialetto! Qualche Signora si accorse che non parlavamo Italiano. Come, non lo so. Forse era lei stessa Italiana! Ad ogni modo, posso dire che la giornata passò come un lampo! Le persone guardavano i due Artisti e chiedevano le più strane domande. Allora, il mio Inglese era passabile, ma mi arrangiavo abbastanza bene. Solo due volte, chiamai l’Agente, per delle difficoltà sul costo delle Statuette. Valerio mi disse che, se avesse saputo che mi arrangiavo così bene con l’Inglese, mi avrebbe portato con loro in tutte le Città Australiane dov’erano stati. ‘Channel Nine’, allora il più prestigioso Canale Televisivo in Australia, improvvisò una trasmissione con Valerio e Mary che dimostravano la loro arte. E c’erano due classi di studenti che studiavano Arte all’Università di Sydney presenti tra gli spettatori nello Studio. Li avevano presentati come: ”The Spimpolo’s! The Venetian Artists”!!! Mio fratello, che poteva permettersi di spendere più di me, ha delle Ceramiche fatte da Valerio Spimpolo, che valgono molto. E sono più grandi di quelle che sono a casa mia. Ma a casa mia c’è ancora il Quadro della Giovane con gli occhi che ti seguono. Ed il Castello di Montebello: Montebello Vicentino.
(Linus DownUnderLino Timillero Coniston 14-4-2019»

Umberto Ravagnani

Foto: In alto il piatto in ceramica di Valerio Spimpolo con il castello di Montebello (1988). In basso il quadro di Valerio Spimpolo raffigurante la giovane con gli occhi che ti seguono (Lino Timillero – Australia, elaborazione digitale di Umberto Ravagnani).

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MONTEBELLANI … AL MARE

[181] 1568 – MONTEBELLANI … AL MARE

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Nei secoli passati erano rarissimi gli abitanti della pedemontana veneta, e non solo, che avevano avuto la fortuna di aver visto il mare. Per alcuni montebellani l’occasione di raggiungere la riva dell’Adriatico si presentò nel 1568, quando, in ottemperanza ad un ordine del Doge di Venezia, dovettero recarsi nel luogo detto “Porto di Cortellazzo”.
Di questo ci informa Nicolò Roncà, è il notaio di quell’epoca, che il 7 gennaio 1568 redasse un documento con il quale il Comune di Montebello nominava e dava incarico a Silvestro figlio di ser Francesco de’ Chiarelli e al decano-esattore Paulo Miolo de’ Valentini di raggiungere quella località. Il loro compito era visionare quella porzione di terreno assegnata al Comune di Montebello che in seguito alcuni suoi abitanti avrebbero dovuto scavare per contribuire a realizzare un canale. Il rogito notarile ci dice solo questo, ma è certo che la visita dei due rappresentanti del Comune di Montebello fu seguita, qualche tempo dopo, dagli uomini del paese trasportati da carri trainati da animali, carichi di pale, picconi e carriole. Il trasferimento deve essere durato almeno qualche giorno, ma alla fine gli operai incaricati raggiunsero la località marina per iniziare i lavori di sterro. Non fu certo una vacanza!
Da molti anni la Repubblica di Venezia tentava di risolvere il problema dell’interramento della sua laguna, ma inutilmente. Il colpevole era soprattutto il Piave che provocava numerosi e pericolosi trasporti di terra in laguna con conseguente innalzamento delle acque, ma anche il Bacchiglione, per lo stesso motivo fu oggetto di interventi e modifiche idrauliche. Già nel 1440 la Serenissima fece chiudere alcuni “sfoghi” che il Piave aveva sulla sua destra e mise in funzione la Tajada de rede o Taglio del re che da san Donà a Passarella deviava le acque del fiume in eccesso verso l’esterno della laguna. Si ampliò con grandi escavazioni un tratto del Canal d’Arco che si raccordava ad altri che sfociavano a Cortellazzo, La realizzazione di questa grande opera durò un secolo e fu ultimata da Alvise Zuccarini, da cui il nome di “Cava Zuccherina”. Il progressivo interramento ne provocò però la scomparsa in meno di 50 anni, e già nel 1560 si era proceduto a una nuova regolazione del Piave. In seguito, nel 1595, Venezia al suo posto fece scavare l’attuale canale “Cavetta” inaugurato nel 1601.
Nei trent’anni che precedettero l’arrivo dei succitati montebellani a Cortellazzo, in territorio trevigiano (da Fagarè di San Biagio di Callalta fino a Torre di Caligo), fu eretto l’argine di “San Marco” che aveva la caratteristica di possedere l’argine di destra (verso la laguna) più alto di circa m. 1,40 di quello opposto. Giusto per permettere che le acque tracimanti fossero dirette lontano dalla laguna. Quindi la Tajada de rede fu trasformata in uno scolmatore per convogliare le piene a Cortellazzo attraverso Passarella, Cà Pirami e Gajola (1565 – 1579) nel periodo in cui anche Montebello diede il suo contributo umano per la sua costruzione. Come sopra ribadito, questo intervento idraulico non produsse gli effetti auspicati costringendo le autorità a deviare le piene del Piave verso le paludi di Eraclea, che divennero un lago le cui acque lambivano Caorle.
I realizzatori di queste opere idrauliche e di altre come fortificazioni, strade e ponti erano dei soldati-lavoratori detti “guastadori” le cui armi erano vanga, piccone e carriola, precursori dei soldati della Grande Guerra 1915-1918 inquadrati nel Genio zappatori, pontieri, minatori. I documenti che parlano dei “guastadori”, almeno per Vicenza e provincia, sono pochi e poveri di notizie.
Si sa però da una leva di “guastadori” del 1580 che il loro impiego era massiccio. Anche il Vicariato di Montebello, ebbe in quell’anno, ed in quelli successivi, alcuni suoi abitanti arruolati “a cavar fosse” (Palmanova). I loro nomi: Salvestro del fu Antonio Nardo, Piero del fu Domenego Munaro, Polo del fu Marendolo Cazzolato, Paulo del fu Nadal Cenzato e Zuane del fu Iseppo Bonadè. In occasione dell’escavazione delle fosse di Palmanova gli uomini arruolati ed impiegati in quella mansione furono 7.000 in tutta la Repubblica di Venezia, di cui 770 provenienti dal territorio vicentino.
La paga che veniva assegnata ai “guastadori” era di 16 Soldi al giorno per i primi due mesi e Soldi 20 (pari a 1 Lira) successivamente.

Tratto da “Miscellanea di storia montebellana” e “Montebello nella quotidianità del ‘500” di OTTORINO GIANESATO

Foto: Cortellazzo (VE) alla destra del Piave nel punto in cui il fiume sfocia nell’Adriatico.
Umberto Ravagnani

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UNA BORSA PIENA DI SOLDI

[180] UNA MISTERIOSA BORSA PIENA DI SOLDI

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La modesta e semplice costruzione della chiesa di Sant’Egidio, per alcuni montebellani S.Zilio, è arrivata ai giorni nostri dopo aver subito nel 1656 la spogliazione dei beni (pochissimi) da parte della “Serenissima”. Lontana dal centro abitato di Montebello più di un chilometro, lungo la vecchia “Strada Regiaa ridosso dell’argine di destra del torrente Guà, è comunque coraggiosamente sopravvissuta alla cementificazione selvaggia dei nostri tempi. Di questa chiesetta si è già occupato AUREOS con il bellissimo ed esauriente articolo del 9 maggio 2019 (leggi l’articolo).
Quello qui di seguito narrato è uno dei rari fatti di cui sono stati protagonisti i frati della chiesa di Sant’Egidio ed ha come filo conduttore un interrogatorio che si era reso necessario dopo che il 24 novembre 1524 era morto fra’ Battista da Cerea (?) dei padri carmelitani.
In quell’anno era Priore del convento di sant’Egidio il reverendo padre frate Jeronimo e la morte inattesa del confratello Battista aveva dato origine a numerose e fantasiose storie circa una borsa “piena” di soldi che il defunto aveva sempre con sé. Il Priore, onde evitare illazioni e mettere a tacere le malelingue di alcuni montebellani, si era valso dei servigi del notaio Daniele Roncà con studio in contrà Borgolecco. Scopo principale era ottenere, tramite il professionista, delle dichiarazioni di alcuni abitanti di Montebello che aiutassero a fugare i sospetti di appropriazione indebita pendenti sul suo conto e quindi far luce sulla vicenda.
Interrogatorio “extra causa” circa il fu frate Battista da Cerea (?), laico, ordine dei carmelitani di sant’Egidio, Magistro Valerio cerugico (medico chirurgo) di Montebello invitato e diligentemente interrogato sopra l’infrascritta causa disse che nell’anno 1544, il cui mese non ricorda, fu chiamato dal predetto domino Padre Priore di detto loco di sant’Egidio in nome (per conto) di detto domino frate Battista, feritosi mentre andava a cavallo. Dicendo che il magistro Valerio doveva andare nel detto luogo di sant’Egidio per curarlo e medicarlo, poiché detto frate Battista era rimasto ferito venendo cavalcando da Vicenza a detto luogo di sant’Egidio, Quando il magistro Valerio arrivò e si avvicinò a detto frate Battista, esso frate disse el m’è cascà il cavalo sopra questa gamba che io ho male”. E detto cerugico vide la ferita e la curò. Il frate pose mano alla borsa e diede 5 Mocenighi (monete) a detto cerugico (1 Mocenigo veneziano = mezza Lira ossia 10 Soldi). Il cerugico interrogato sopra quanti Ducati si trovassero in detta borsa disse che potevano essere 6 o 7 Ducati (1 Ducato = circa 6 Lire o Troni), ma che non poteva dire quanti senza aver visto dentro se c’erano Marcelli o Mocenighi e altro (1 Marcello = 1 Lira o Tron ossia 20 Soldi) (1). Interrogata poi domina Silvestra vedova di Iseppo Chiarello rispose che aveva sentito Padre Battista dire al Padre Priore:spenda tuto quelo fa bisogno circa la mia cura che resti sodisfato”. Disse poi di aver venduto dei polli per il detto Padre Battista e di aver ricevuto il denaro da detto Padre Priore. Disse anche che detto Padre Battista era arrivato a sant’Egidio circa un mese fa, nulla facente per utilità, e che solo una volta all’inizio aver visto il frate questuare.

L’epilogo di questa vicenda resta sconosciuto, non avendo lo scrivente trovato alcun altro documento che menzionasse questa vicenda.

(Dal libro di Ottorino Gianesato  “Montebello nella quotidianità del ‘500“).

Note:
(1) Lira Tron o Trono è il nome con cui viene comunemente denominata la Lira emessa dal doge Nicolò Tron nel 1472 e incisa da Antonello della Moneta. È comunemente considerata la prima lira emessa in Italia. Indicativamente, nel ‘500, con 20 Ducati, equivalenti a 124 Lire o Troni, si poteva acquistare 1 campo a Montebello (n.d.r.).

Foto: L’interno della Chiesetta di Sant’Egidio in una foto del 2011 (APUR – Umberto Ravagnani 2011).

Umberto Ravagnani

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