LA MAESTRA TERESA BERTOLA

[168] LA MAESTRA TERESA BERTOLA NICOLETTI

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La maestra Teresa Bertola Nicoletti fu una figura di riferimento per oltre 40 anni nelle scuole di Agugliana, Nogarole di Arzignano, Grossa di Gazzo Padovano, Bagnolo di Lonigo, Selva di Montebello e, infine, Montebello. Teresa Bertola nacque a Montebello Vicentino il 18 gennaio 1912, figlia di Luca e di Ortolan Vittoria. Ottenne il diploma di abilitazione Magistrale a Vicenza il 10 ottobre 1932. Vinse un concorso per maestri ordinari, a Roma, nel 1939. Fu assunta in ruolo a Nogarole Vicentino nell’ottobre del 1939.

Ancora la maestra Teresa Bertola, nell’anno scolastico 1958-59 ottenne l’assegnazione della classe VIa, sia femminile (12 alunne) che maschile (6 alunni). Tale scelta fu fatta, molto probabilmente, per la volontà delle sue allieve dell’anno scolastico precedente, di avere un maggiore riconoscimento nell’ambito del lavoro (normalmente erano pochi gli alunni disposti a continuare gli studi).

Nonostante la classe VIa fosse in vigore da oltre mezzo secolo (1), a Montebello Vicentino era stata istituita solo da una decina di anni e non in modo continuativo. A dire il vero qualche esperimento lo avevano già condotto Maria Colla Lazzarini e Don Angelo Crasco negli anni dal 1921 al 1928, tenendo contemporaneamente lezioni alle classi Va e VIa. Tornando a tempi più recenti, prima del 1958-59 con la maestra Teresa Bertola, la classe VIa fu ripresa, nell’anno scolastico 1949-50, dal maestro Pietro Dao (ruolo transitorio), nel 1950-51 da Gaetano Perticone, nel 1954-55 da Gobbo Giovanni, nel 1955-56 da Giovanni Timillero, nel 1956-57 e 1957-58 da Amelio Maggio, il quale la continuò fino al 1961. Con la riforma del 1962 venne istituita la scuola media unificata e la classe VIa divenne, a partire dall’ottobre 1963, la classe Ia media unificata.

« La sua carriera scolastica è durata 43 anni, ricevendo anche la medaglia d’oro dal sindaco del paese Giuseppe dalla Gassa, per il servizio reso alla comunità. Ha vissuto accanto alle figlie e alle loro famiglie fino alla venerabile età di 104 anni, esempio indiscusso di madre, di nonna e persino di bisnonna. Così Le si sono rivolti i nipoti quando, festeggiata da grandi e piccini, ha compiuto i cento anni:

Brava nonna, hai vissuto un secolo di Storia, quello con la S maiuscola, hai visto eventi straordinari quali conflitti mondiali, sbarco sulla luna, ascesa al soglio pontificio di papi stranieri, elezione di un presidente d’America di colore, hai assistito alla rivoluzione giovanile del ‘68, alla rivoluzione tecnologica ed a tanto, tanto altro ancora, ma bravissima sei stata per l’amore che ci hai sempre dimostrato nella piccola storia di ogni giorno.” GRAZIE »

(Dal libro di Ottorino GianesatoUmberto RavagnaniMaria Elena Dalla Gassa « LA “SCUOLA VECCHIA” ELEMENTARE DI MONTEBELLO VICENTINO »)

Umberto Ravagnani
Maria Elena Dalla Gassa

Note:
(1) Nel 1904, su iniziativa di Vittorio Emanuele Orlando, l’obbligo della frequenza scolastica fu elevato sino all’età di dodici anni e venne istituito un corso popolare (composto dalla quinta classe già esistente e da una sesta di nuova elezione) per i ragazzi già impegnati nel lavoro, con alcuni insegnamenti facoltativi corrispondenti alle esigenze locali.

Foto: Anno scolastico 1958-59, classe VIa femminile, con la maestra Teresa Bertola. In questa classe frequentavano 12 alunne ma, questa maestra, seguiva anche una classe VIa maschile con 6 alunni (APUR Umberto Ravagnani).

 

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UN MONTEBELLANO DI ALTRI TEMPI

[115] UN DIRETTORE SCOLASTICO MONTEBELLANO DI ALTRI TEMPI

Mons. ANGELO ARGUELLO (1)
Arciprete della Parrocchia di S. Maria del Rosario e Beato Bertrando di Fontaniva
(dal 1909 al 1943)

Il detto “nemo profeta in patria” ben si addice a Mons. ANGELO ARGUELLO, figura di spicco nel panorama dei personaggi originari di Montebello che si sono distinti altrove, ma purtroppo spesso dimenticati nel paese natale. Angelo (Augusto, Giuseppe) Arguello nacque a Montebello Vicentino il 4 Maggio 1871 da Giacomo e Maria Giovanna Colla, una coppia che si era unita in matrimonio nel 1861.
Fu ordinato sacerdote nel 1893 e iniziò la sua cura d’anime ad Arzignano come cappellano. Qui vi rimase solo un anno per trasferirsi poi ad Arsiero per dedicarsi soprattutto all’insegnamento elementare. Per le sue indiscusse capacità organizzative nel campo scolastico, venne nominato Direttore Didattico di tutte le scuole pubbliche della vallata dell’Astico. Il suo incarico e soggiorno ad Arsiero cessarono nel 1909.
Nell’ottobre dello stesso anno venne nominato Arciprete della parrocchia di S. Maria del Rosario e Beato Bertrando di Fontaniva, paese della sinistra Brenta in Provincia di Padova, ecclesiasticamente appartenente però alla Diocesi di Vicenza.
Come persona competente ed esperta del mondo della scuola, ricevette l’onore ed onere di insegnare religione e, nel contempo, diventare membro della commissione di vigilanza sull’adempimento dell’obbligo all’istruzione elementare. Grazie al suo intervento, le classi, che affollavano le poche aule disponibili anche con 80 alunni, poterono essere divise in due, consentendo così un miglior profitto scolastico.
A soli due mesi dal suo arrivo a Fontaniva, istituì una scuola serale per venire incontro alle esigenze dei lavoratori che non possedevano la licenza elementare.
Due anni dopo il suo arrivo a Fontaniva, nel 1911, manifestò al Sindaco l’idea e l’intenzione di istituire un “Asilo per l’Infanzia”: fu accontentato solo tre anni più tardi. Questa è solo una delle tante conquiste che don Angelo Arguello riuscì a raggiungere nella sua parrocchia, per non dimenticare la rifondazione della Banda Musicale prodotta nel 1912. Mancavano pochi anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale, e ancora non si era esaurita la passione di don Angelo Arguello per le attività utili alla collettività. In questo lasso di tempo fondò l’”Unione Agricola” con lo scopo di permettere ai contadini la conoscenza delle recenti innovazioni tecnologiche di coltivazione della terra. Da questo sodalizio ebbero origine, poco tempo dopo, “Le Cooperative Agricole per la Fittanza Collettiva”.
Altra sua innovazione di successo fu la fondazione dell’Associazione pro-emigranti, ossia una scuola rivolta a quegli operai che si apprestavano a lasciare Fontaniva per andare a lavorare all’estero o nel triangolo industriale Genova – Milano – Torino.
Mons. Angelo Arguello, Arciprete Vicario Foraneo, nel 1929, fu nominato dal Vescovo CANONICO ONORARIO DELLA CATTEDRALE DI VICENZA.
Il suo apostolato proseguì intenso per ben 34 anni, ma alla vigilia dell’Assunta salì anche lui in cielo a prendersi la meritata ricompensa della vita eterna. Il 17 Agosto 1943, una folla strabocchevole e commossa, come mai si era vista, gli rese gli onori che competono solo ai grandi personaggi.
La sua figura eclettica è ricordata in una lapide posta sopra l’entrata nord della chiesa di Fontaniva.

Esiste un interscambio che lega i paesi citati in questo scritto: se un figlio di Montebello Vicentino resse la parrocchia di Fontaniva dal 1909 al 1943, un figlio di Fontaniva, l’Abate Carlo Nicolò Spinelli, fece altrettanto con la parrocchia di S. Maria di Montebello dal 1856 al 1858.

Note:
1) Don Marcello Rossi – FONTANIVA NELLA STORIA – 1993
(Le immagini della citata opera sono riportate con il placet del parroco di Fontaniva, Don Andrea).
(Comunicazione telefonica del 6 dicembre 2018)

Ottorino Gianesato (Complemento all’appendice del libro che sta per essere pubblicato La “Scuola vecchia” elementare di Montebello Vicentino di Ottorino Gianesato – Umberto Ravagnani – Maria Elena Dalla Gassa).

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UNA TRAGICA DISCUSSIONE

[107] UNA DISCUSSIONE FINITA TRAGICAMENTE

Il I° di Novembre del 1759 Zuanne C. di Battista detto “Crivellaro”, Bernardin V. e Giacomo P. facevano ritorno insieme dalla Fiera dei Santi di Arzignano. Probabilmente lungo il tragitto qualcosa deve esser andato storto, forse vecchie ruggini affiorate improvvisamente, tantè che giunti nei pressi dell’abitazione dei fratelli Baldan, Zuanne C. uccise con una archibugiata Bernardin V., non contento, estratto un acuminato coltello colpì tre volte Giacomo P. e se ne fuggì. Alle grida delle vittime e allo sparo uscirono gli abitanti del posto che riconobbero l’assassino. Fu il chirurgo di Montebello, Gio. Batta Donadelli, su denuncia del Degano di Montorso a eseguire la ricognizione sui due corpi (l’autopsia n.d.r.). Nel 1760 Zuanne C. ritenuto colpevole, fu bandito dal Serenissimo Dominio, con la clausola che se fosse rientrato nei confini, una volta catturato, gli sarebbe toccata la forca.

Ottorino Gianesato (BBVi – RASPE CRIMINALI del ‘700)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio raccontato nell’articolo (a cura del redattore).

Nota: Per rassicurare i lettori su questi violenti fatti di cronaca voglio citare un articolo di Mind (Mente & Cervello) del mese di giugno 2018, dal titolo “Il declino della violenza” di Steven Pinker docente di psicologia alla Harvard University di Cambridge: « Quella in cui viviamo è senza dubbio una delle epoche meno violente della storia … Oggi per un cittadino europeo il rischio di morire per mano di un proprio simile è statisticamente 60 volte inferiore rispetto al 1300 … Quando consultiamo le cronache medievali dell’Europa occidentale, constatiamo che l’autocontrollo lasciava a desiderare. In quei racconti abbondano i dettagli che dimostrano che la gente veniva alle mani per un nonnulla, faceva i bisogni dove capitava o pugnalava gli altri nel bel mezzo di un pranzo, tutti segnali che la capacità di controllo della mente di controllare il comportamento era molto debole. Così in Cina l’uso delle bacchette è stato imposto dall’imperatore per mettere fine al problema mortale dei litigi durante i pasti, favorito dalla presenza dei coltelli … » (a cura del redattore).

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LA STALLETTA DEL VICARIO (2)

[57] LA STALLETTA DEL VICARIO NELLA PIAZZA DEL MERCATO DI MONTEBELLO (seconda parte)

Inevitabilmente la nuova stalla restrinse il passaggio verso la caserma scatenando le rimostranze dell’Ufficiale che comandava la guarnigione, proteste che arrivarono fino in città al capitanio di Vicenza, Gabriel Zorzi, che così replicò agli amministratori di Montebello:

17 Maggio 1677 – Vicenza
Gabriel Zorzi, Capitanio

Ci espongono riverentemente gli intervenienti di questa Magnifica Città come a Montebello si fanno lecito, col fabricar d’una stalla, d’occupare in buona parte la Strada Pubblica che conduce al Quartiero destinato per la squadra dei soldati. La qual cosa ci è molto spiaciuta per il grande pregiudizio che ne risente il pubblico. Però di supporto ricercato come gli uomini suddetti et anco gli operai desistere debbano da simile indebita operazione e ciò in pena di 200 Ducati e maggiore da esser in caso d’involta applicato ad arbitrio et altre pene corporali.

 Su ordine e commissione dei Deputati, il 26 maggio 1677, il Pubblico Perito Bortolo Munari produsse un disegno rappresentante la piazza di Montebello e dintorni, per dare chiarezza all’ordine del capitano. In esso Il perimetro della nuova stalla si nota nitido proprio al centro della mappa stessa. (il disegno in questione si può vedere nell’opera del 2001 a cura di Vantini, Dainese e AgnolinDALLA MANSIONE DEL TEMPIO ALLA CASA DI RIPOSO SAN GIOVANNI BATTISTA” figura n° 22 pagina 208. Questa mappa, nell’opera appena citata, ha lo scopo di mettere in risalto gli edifici della piazza e alcune costruzioni circostanti come il “Quartier Piccolo”, la chiesa di San Francesco ed altri, ma la sua redazione seicentesca è legata alla vicenda della nuova stalla).

Pertanto tutto restò come prima, ossia senza la nuova stalla, con le casette dell’Ospedale San Giovanni, con la corte e relativi edifici del Vicario a occupare tanto spazio vitale allo svolgimento di un bel mercato. Dovettero trascorrere più di tre anni prima che la situazione si sbloccasse. Se per la stalla e la tezza del Vicariato non si facevano passi in avanti, almeno per quel che riguarda le casette del Pio Ospedale di San Giovanni Battista, si arrivò finalmente alla decisione del comune di acquistarle e procedere alla loro eliminazione dalla piazza. A questo fine il 14 Settembre 1681 si riunì il Consiglio dei 60 per procedere nei dettagli all’agognata operazione (1).

Consiglio di 60
Adì, 14 Settembre 1681

Il mercato introdotto in questa Nostra Terra si va, Lode à Dio, sempre più avanzando con universal comodo, e beneficio e si può sperare che col progresso del tempo possi ridursi ancora a miglior accrescimento, quando questa Spettabil Communità procurasse quei mezzi che lo po(sso)no condurre a così desiderabile fine.Necessarissima sopra tutte le cose riesce a luochi dove si fa Mercato una Piazza comoda, capace, e sufficiente per capire le genti che concorrono a detto Mercato, le Biade, le Merci, Frutti, e altro, che giornalmente vedono capitarsi sopra i Mercati medesimi, ad’ogni altro modo noi siamo privi totalmente di Piazza, a segno che siamo necessitati ridursi insieme con le Persone Forensi (nel senso di forestiere non certo del foro o dei tribunali – n.d.r.) che concorrono sopra la Strada Reggia con strettezza di sito e incommodo universale. Ora abbiamo pronta l’occasione di farsi una Piazza sufficiente e capace con spesa insensibile di questa nostra Comunità, e con utile ancora del Pio Ospitale di S. Giovanni. Si può dunque fare una Piazza spaziosa e sufficiente per i bisogni del Mercato col demolire le Casette di detto Pio Ospitale di S. Giovanni, principiando dal muro delle Case del Vicariato e terminando alla Porta grande che conduce alla Chiesa di detto Pio Ospitale. Ricava detto Ospitale d’Affitto di tutte le dette Casette circa Ducati 25 annui, ma sostiene all’incontro il peso di restaurarle di quando in quando con spesa considerabile. Contribuisce detto pio Ospitale al Sacerdote che officia la detta Chiesa di S. Giovanni Battista Ducati vinti (20) annui. Contentano dunque il Gastaldo e Governatori del medesimo Ospitale permetter che siano demolite dette Case ogni volta che la Communità assumerà l’obbligo di pagar in luoco e a sollievo del detto Ospitale ogn’Anno li Ducati 20 al Religioso Officiante in detta Chiesa e gli lascierà ancora la materia (le macerie) tutta di dette Case perché possino con quella i Reggenti di detto Ospitale fabricare nelle case che resteranno a drittura della Porta altre Botteghe da affittar a benefficio dell’Ospitale e commodo degl’abitanti del luoco. L’occasione è ottima e per la Communità e per l’Ospitale, perché la Communità con la sola spesa d’annui Ducati 20 goderà il beneficio d’una Piazza tanto necessaria, e da desiderarsi anco con spesa maggiore, darà causa di maggior concorso di Populo al Mercato, e maggior rendita ricaverà l’affittanza della Piazza medesima, e l’Ospitale si libererà dell’aggravio di mantenire le dette Case ormai vecchie e in assai cattivo stato, ridurrà quella benedetta Chiesa per altro ristretta e quasi sepolta dentro al recinto di dette Case, e occolta agl’occhi di tutti in isola, e alla discoperta, la libererà da strepiti e disturbi, che anco nel tempo del Santo Sacriffizio delle Messe potranno gl’Abitanti di dette Case e (esser privati) de fettori che causano l’imondizie di detti abitanti e animali immondi, che in quelle ricettano e con la materia delle Case che si demoliranno costruirà nove (nuove) Botteghe nel sito già accennato. L’anderà dunque Parte, che dando i reggenti dell’Ospitale suddetto libertà alla Communità di demolir le dette Case siano demolite subito passato il giorno di S. Martino prossimo, e che il sito di dette Case con Corte di detto Ospitale restino convertiti in Pubblica Piazza a comodo e beneffizio d’altri che concorrono al nostro mercato, e la Communità all’incontro assuma l’obbligo di pagar a sollievo di detto Ospitale Ducati 20 annui al Sacerdote che pro tempore Officierà detta Chiesa, e innoltre la materia tutta di dette case resti, come si è detto di sopra, al medesimo Ospitale. Commettendo a Governatori di questa Communità la pontual esecuzione di quanto resta con la presente Parte positiva preso e terminato. Chi vuol la Parte ponga nel Bossolo bianco, e chi non nel Bossolo rosso.

Ballotata ottenne Pro balle ……………………………………. n° 37

Contro nel bossolo rosso Balle ………………………………… n° 7

Onde restò presa la Parte stessa
Registrata la sopradetta Parte nel presente Libro per me Giacomo Gaeton (2) Nodaro Pubblico e di detta Spettabil Communità d’ordine delli Signori Consiglieri e Governatori della medesima questo dì 6 Giugno 1684. Tratta la presente dal Libro delli Consigli esistente appresso la Spettabil Communità di Montebello dell’Anno 1675 a.c. 117 (esistente dall’anno 1675 alla carta o pagina 117 – n.d.r.) per me sottoscritto questo dì primo Maggio 1744.
Gio. Maria Nardo Nodaro di detta Communità (è il figlio di Nardo(i) Antonio autore del disegno allegato – n.d.r.).

Note:
(1) Il documento, quì di seguito trascritto con alcune osservazioni e piccolissime correzioni, è custodito presso l’Archivio Parrocchiale di Santa Maria di Montebello ed è già stato riprodotto nella sua forma a stampa originale nel libro di Vantini – Dainese – Agnolin edito nel 2001, come ricordato in apertura di questo lavoro.
(2) E’ un errore di stampa dell’epoca (1744). Il Notaio si chiamava Giacomo Gratton e rogò dal 1674 al 1687.

Continua con la terza parte …

Ottorino Gianesato (dal N° 9 di AUREOS – Dicembre 2012)

Figura: Ricostruzione di fantasia della stalletta del Vicariato al centro dell’attuale Piazza Italia (a cura del redattore).

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DAL PROF. TERENZIO CONTERNO (3)

[54] L’ORIZZONTE DI RONCA’ (Tra le valli d’Illasi e del Chiampo)

L’argomento è lo studio geologico-paleontologico dell’orizzonte Calcareo a Nummulites brongniarti nei Lessini centro orientali. Quest’orizzonte che si trova nella parte sommitale dell’Eocene medio (42 milioni di anni fa) è stato chiamato nel 1960 piano Biarritziano perché affiora bene, oltre che a Roncà, anche nella nota località turistica di Biarritz in Spagna. Esso è caratterizzato dalla presenza di un “fossile guida” ben preciso: il Nummulites brongniarti (vedi disegno), un animale unicellulare che si è evoluto e sviluppato in poco tempo e poi si è estinto come specie. Teniamo presente che nelle zone che stiamo descrivendo c’era un mare più o meno profondo (la Tetide) che si estendeva dalla Spagna alla Cina. Il fossile guida era un animale marino ed ha lasciato i propri resti dei gusci calcarei in tutto questo mare dove si era espanso; quindi lo troviamo dalla Spagna, alla Francia, in Italia, in Ungheria, ecc.
Dobbiamo quindi pensare al piano Biarritziano come ad una pagina di un quaderno sul fondo di questo mare con lo spessore che varia dai 3 ai 6 metri, con facies (aspetto) per lo più calcarea, ma anche tufitica (tufo con inglobati vari fossili). Noto ancora che la deposizione degli organismi poi divenuti fossili, non è stata omogenea in tutta l’estensione del mare. In particolare nella zona che stiamo studiando esistevano molti vulcani sottomarini che culminavano nell’apparato principale e cioè il Monte Calvarina, l’unico che emergeva sopra l’acqua, da Santa Margherita in su. Questa che abbiamo chiamato pagina fossile sottomarina ora è in facies calcarea, ora con tufi e fossili, ora manca perché al suo posto esistono poderose colate di lava sottomarine (come avviene nel comune di Montebello). Questa viene detta “eteropia di facies” e cioè aspetti diversi di una stessa età. Nel nostro Comune si trova certamente sotto gli strati di Agugliana che appartengono all’Eocene Superiore datati da un altro fossile guida, il Nummulites Fabiani (40 – 36 milioni di anni fa). A Nord di Agugliana il punto più vicino dove emerge lo strato è presso le frazioni di Bellimadore, Ponte Cocco, San Marcello ma siamo già nel comune di Montorso. In conseguenza del sollevamento alpino avvenuto a cominciare da 70 milioni di anni fa per azione della spinta della zolla africana contro la zolla europea, il mare Tetide è man mano scomparso e sono emersi i terreni sottomarini come un libro le cui pagine testimoniano le varie età. La morfologia attuale creata dagli eventi atmosferici in tanti milioni di anni, ha poi tagliato asportato, messo in luce lo strato di cui stiamo parlando, tra le valli esaminate.
In breve dirò che il biarritziano compare ad occidente proprio sotto il castello di Illasi. Venendo verso oriente lo troviamo su tutta la dorsale di Colognola ai Colli; poi a Castelcerino, sopra il castello di Soave, a Montecchia di Crosara, a Roncà, a Ponte Cocco, a San Marcello per finire esattamente sotto i fondamenti della chiesa di San Bortolo di Arzignano e il retrostante campo di calcio. Fra tutti questi affioramenti occupa una particolare importanza quello di Roncà, zona classica per giacimenti fossiliferi già studiati all’inizio del secolo scorso. Infatti il geologo R. Fabiani aveva descritta nel 1915 la stratigrafia in corrispondenza delle Case Tessari stabilendo la serie tipo di Roncà. Affiorano inglobati nel tufo o nei calcari magnifici esemplari di Strombus Fortisii, Ampullina Vulcani, Ostree, Corbis Major, Velates, vari tipi di cerizi tra cui il Piramidato ed altri molluschi nonché resti di piante e di coccodrilli. E’ da notare che l’abbondanza di vita marina è dovuta soprattutto alla presenza dell’attività vulcanica sottomarina che arricchiva le acque di sostanze adatte per il ciclo della vita. Noto ancora che nella zona di Roncà e dintorni ho rinvenuto vere e proprie spiagge fossili, ossia l’arenile con molti fossili che finiva direttamente contro il basalto: erano antiche spiagge poco profonde adatte alla vita dei molluschi. Noto in fine come ultima osservazione che tra gli strati biarritziani di Bellimadore – Ponte Cocco ed Agugliana col suo Priaboniano ci sono vulcaniti  per 150 mt. di spessore, il che significa che c’è stata una intensa attività vulcanica sottomarina poi cessata con successiva deposizione degli strati calcarei di Agugliana.

Terenzio Conterno (dal N° 8 di AUREOS – Dicembre 2007)

Foto: Terenzio Conterno durante la passeggiata culturale organizzata dagli Amici di Montebello il 21 maggio 2006 a Camposilvano di Velo Veronese (foto a cura del redattore).
Figura: Il fossile guida Nummulites brongniarti.

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MONTEBELLO NEL 1854

[48] DAL DIZIONARIO COROGRAFICO UNIVERSALE DELL’ITALIA – 1854

Pubblichiamo due pagine del Dizionario Corografico Universale dell’Italia del 1854, facenti parte del Volume Primo – Il Veneto (Stabilimento Civelli G. e C. – Milano) e, considerando l’argomento inerente il nostro Comune, vogliamo proporle ai nostri lettori per eventuali commenti.

MONTEBELLO. Comune de distretto di Lonigo, nella provincia e diocesi di Vicenza.
Gli è aggregata la frazione di Agugliana.

  • Popolazione 3886.
  • Estimo, lire 152.594,26.
  • Numero delle Parrocchie due.
  • Confina a levante colla provincia di Verona ed è bagnato dai fiumi Aldego e Chiampo.

Quattro strade principali la percorrono:

  1. La regia postale che da Vicenza conduce a Verona, ed è in questo comune attraversata da tre ponti, cioé uno sul piccolo torrente Signolo, di due archi circolari, con pilone nel mezzo, spalle, ali e muretti di sponda tutto di pietra, della lunghezza di metri 16, costrutto nel 1812; un altro detto della Fracanzana, sul torrente Chiampo, a un solo arco, tutto di pietra, lungo metri 27; e un terzo, detto del Marchese, sopra lo stesso torrente, anch’esso di un solo arco, tutto di pietra e lungo metri 28.
  2. La strada che da Montecchio-Maggiore conduce a Lonigo.
  3. Quella che da Montebello conduce ad Arzignano, la quale cominciando nel così detto Borgato di Montebello sul fianco destro della strada postale veronese, passa vicino a Zermeghedo, poi passa per Mont’Orso e termina ad Arzignano. La sua lunghezza è di metri 9180, ossia pertiche vicentine 4280, pari a miglia 4,5. Varca il torrente Chiampo presso Arzignano.
  4. La strada da Lonigo a Montebello. Comincia a Lonigo al ponte S. Giovanni, passa per la Favorita, Cà Quinto e termina al ponte della Fracanzana, ove si unisce colla strada postale per Verona. La sua lunghezza è di metri 7680, ossia pertiche vicentine 3581, pari a miglia 4 circa.
In questo comune avvi un bosco detto Scaranto: è in colle, di eccellente fondo, di qualità cedua. Appartiene al comune stesso che lo affitta. Il territorio è assai ferace e produce ottimo vino. Montebello, capoluogo del comune, sta in vicinanza del fiume Aldego, sulla via postale che conduce a Verona.
Ha consiglio comunale, uffizio proprio, ospedale per gli infermi, un istituto di pubblica beneficenza detto commissaria Zigiotti dal nome del suo fondatore e una chiesa parrocchiale di gius vescovile, dedicata a Santa Maria Assunta.
Vi si tiene mercato ogni mercoledì e fiera il secondo mercoledì di luglio.
Quivi risiede un vicario foraneo da cui dipendono otto parrocchie, cioé quelle di Montebello, Agugliana, Brendola, Meledo, Montecchio-Maggiore, S. Vito di Brendola, Sorio e Zermeghedo.
NOTIZIE STORICHE. Nei secoli passati Montebello era luogo fortificato: sotto la Repubblica di Venezia, fu capoluogo di un distretto composto di cinque comuni. Presentemente è rinomato pei fatti d’arme seguiti ne’ suoi dintorni fra i Francesi e gli Austriaci negli anni 1796 e 1805. Nel primo Bonaparte respinse l’esercito nemico che gli stava di fronte; nell’altro, Seras fece prigione il generale Hillinger con 5000 soldati.
Questo borgo non dee però andar confuso con Montebello di Casteggio (Piemonte) eretto da Napoleone in ducato per rimeritare il valore del generale Victor.
Di Montebello fu il vescovo di Ferrara Guido, dell’ordine dei predicatori, uomo dotto e pio, il quale giavce sepolto nella chiesa di san Domenico di Bologna.
MONTEBELLO con MORSAI
. Due piccoli villaggi formanti una delle frazioni del comune di Cesio, nel distretto di Feltre, in provincia di Belluno. Nel primo di essi sorgeva altre volte un castellon feudale, di cui oggi appena scorgonsi le vestigia.

(dal N° 8 di AUREOS – Dicembre 2007)

Figura: Montebello in una cartolina di fine Ottocento. Da notare la “cinta” murata che circondava il paese e il campanile della Chiesa di San Francesco (circa al centro dell’immagine), demolita nel 1909. (collezione privata del redattore).

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DAL PROF. TERENZIO CONTERNO (2)

[41] Cenni sui fossili e loro ricerca nella Vallata del Chiampo e dintorni.
Essendo Montebello Vicentino paese posto alla fine della Vallata del Chiampo, ritengo opportuno inquadrarlo paleontologicamente nei terreni affioranti in detta Vallata. Come noto il fossile è il resto di un organismo vivente conservatosi in varie modalità e giunto fino a noi. Dico subito che la nostra Vallata, anche a causa dei notevoli sbancamenti per l’estrazione del marmo, ha dato alla luce una serie di giacimenti fossiliferi ricchissimi di esemplari e di ottima conservazione. L’età predominante di questi giacimenti è l’Eocene Inferiore, Medio e Superiore, cioè tra i 60 e i 35 milioni di anni fa. E’ l’età in cui nella nostra zona si estendeva un mare poco profondo con lagune e scogliere, ricco di vulcanesimo. Si è notato che nei dintorni di questi vulcani fioriva prepotente la vita, proprio perché i vulcani apportavano dal profondo quelle sostanze e quel calore che favorivano lo sviluppo della flora e della fauna. Sul lato destro della nostra Vallata sorge il monte Calvarina, che dai dintorni di Santa Margherita di Roncà fino alla cima emergeva dal mare di allora. Lo si nota perché la lava emessa, al contatto con l’ossigeno dell’aria si è ossidata ed ha acquisito un colore rossastro (ruggine). In seguito alla spinta orogenetica, che ha dato origine alla catena alpina, i terreni sono emersi dal mare, e lungo le faglie (fratture) si possono impostare le valli. Nei pressi di Roncà già nel 1915 il Fabiani aveva individuato “l’orizzonte di Roncà” ricchissimo di fossili ben conservati. Durante lo studio di questo orizzonte nel 1969 abbiamo individuato delle vere e proprie spiagge che contornavano il vulcano principale, il Monte Calvarina. Il fossile più famoso di Roncà è lo “Strombus Fortisii“: un mollusco gasteropode di notevole dimensione. La valle del Chiampo si è formata lungo una probabile frattura ed ha messo in mostra, sia sul fianco destro che sinistro, le formazioni calcaree eoceniche intercalate a varie formazioni eruttive. Proprio queste ultime, col loro calore e pressione hanno metarmofosato i calcari ricchi di fossili e per questo vengono chiamati “marmi“. Ma i fossili dei marmi sono difficilmente estraibili. La maggior parte di essi invece viene trovata nelle vulcaniti (tufi, ecc.) che inglobano i marmi e da esse il fossile si libera più facilmente. La valle da Nord a Sud ha una pendenza inferiore alla pendenza degli strati e perciò man mano che si procede da Arzignano, verso il Nord la valle intacca nel suo fondo strati sempre più antichi fino al Lias (200 milioni di anni), oltre la località Ferrazza. Possiamo proporre il seguente profilo (vedi disegno qui sotto).
Da quando sono entrate in azione le tecniche e le macchine moderne, e cioè dopo il 1960, si è avuto un progresso enorme nella velocità di escavazione dei marmi. Oserei dire che in un anno si scava quello che prima si faceva in trent’anni. Questo ha permesso una più rapida raccolta di esemplari fossili intatti, mentre nell’800, i fossili raccolti in superficie presentavano spesso i segni delle intemperie.
Partendo da Sud troviamo una prima cava ad Agugliana (Eocene superiore o Priaboniano 40 milioni di anni) con fossili guida  Nummulites Fabiani, orizzonte che presenta ricci di mare, gasteropodi e lamellibranchi vari ma di non facile raccolta. Proseguendo verso Ponte Cocco affiora l’orizzonte di Roncà (45 milioni di anni) che termina proprio sotto la chiesa di S. Bortolo e nell’attiguo campo di calcio. Più a Nord non ho rilevato questo orizzonte penso perché le terre erano già emerse dal mare e perciò non si è depositato, oppure è totalmente in Facies Vulcanica. Ad Arzignano troviamo subito sulla sinistra della valle la famosissima Cava Main (Eocene Medio) che ha dato alle raccolte le più numerose e belle nonché varietà di Crostacei (granchi, ramine, ecc.) ed una più limitata serie di gasteropodi, lamellibranchi, coralli, ecc. Proseguendo verso Nord nello stesso versante troviamo la Cava Boschetto (Eocene Medio) anche questa famosa per la serie di crostacei rinvenuti. Qui perse la vita il ricercatore Gianni Beschin. Ancora più a Nord troviamo la Cava Albarello (Eocene Medio), appena sotto Nogarole famosissima per aver dato una serie bellissima di gasteropodi e lamellibranchi dell’età del Monte Postale. E nella parte alta anche alcuni Crostacei. Qui perse la vita il padre francescano Aurelio Menin fondatore del Museo di Chiampo. Ancora più a Nord, sempre nello stesso versante sinistro, ci sono altre due cave con pochi fossili ora usate per la produzione di pietrisco. Siamo così giunti nei pressi di Campanella. Nel versante opposto (destro) è famosa la Cava Lovato (Eocene Medio) sopra Chiampo, di proprietà dell’Industria Marmi Vicentini (Marzotto), la quale ha fornito marmi dal 1935 fino al 2000. Aveva un fronte di scavo di 300 metri, originando molti fossili ben conservati tra cui famose le Ramine Marestiane (Crostacei). Più a Nord c’è la Cava Boschetto 2a con un giacimento di spugne fossili, tra le più belle e rare del mondo. Proseguendo a Nord ecco la Cava Cengelle  con pochi fossili. Infine più a Nord la Cava Porto chiusa già nel 1960 quando nessun ricercatore di fossili frequentava quelle zone. Non descrivo più a Nord il famoso, in tutto il mondo, giacimento a pesci di Bolca perché pur essendo geograficamente nel versante vicentino appartiene alla provincia di Verona. Tutte le cave citate, che hanno sfruttato i marmi calcarei dell’Eocene Medio, sono oggi pressoché chiuse o sfruttate per il recupero dei materiali di scarto di altri tempi. Ecco perché anche la raccolta dei fossili oggi è molto limitata. Nelle nostre vicinanze voglio citare anche la cava di basalto presso Altavilla dove ora si trova un laghetto con cigni. Famose le sue “Natiche Crassatine” (Gasteropedi). Se prendiamo in esame tutto il Vicentino allora bisogna citare i granchi di Nanto (Berici) (Harpactocarcinus Punctulatus) ed i suoi fratelli di Pradipaldo e Valrovina nel Bassanese. Famosissima la Cava Rossi dopo il passo di Priabona verso Malo. l’Altipiano di Asiago è ricco di Ammoniti.
Concludendo il Vicentino in questi ultimi trent’anni ha dato alla luce grandi quantità di fossili, salvati perlopiù da ricercatori privati. Ma qui entriamo in un altro argomento.

Prof. Terenzio Conterno (dal N° 7 di AUREOS – Dicembre 2005)

Figure:
(1) Terenzio Conterno in una passeggiata culturale organizzata dagli Amici di Montebello (foto a cura del redattore).
(2) Un disegno originale del prof. Terenzio Conterno che mostra il profilo spiegato nell’articolo.

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DAL PROF. TERENZIO CONTERNO (1)

[28] CENNI GEOLOGICO-STRATI-GRAFICI DEL TERRITORIO DI MONTEBELLO VICENTINO
I territori del nostro comune che affiorano dai depositi alluvionali della pianura, appartengono al Semigraben (fossa) dell’Alpone – Chiampo. Essi sono di età EOCENICA MEDIA e SUPERIORE cioè vanno da 52 a 36 milioni di anni fa.
Dobbiamo pensare ad un mare non molto profondo il cui fondo si è abbassato in seguito alle falde di Castelvero e del Chiampo. In questa fossa tettonica si sono riversate lave basaltiche sottomarine spesso trasformate dal rapido raffreddamento in ialoclastiti; abbiamo poi la presenza di tufi sottili (località Boccara), ma soprattutto di brecce esplosive dei neks che sono brandelli di lava cementati fra loro e danno origine ad una roccia che poi si frattura facilmente (come possiamo osservare lungo le mura che circondano la zona Gamba).
Questo mare Eocenico era meno profondo verso il Nord, com’è naturale, perché la spinta della zolla africana dava origine all’orogenesi alpina creando delle anticlinali (pieghe) che man mano emergevano dal mare stesso fino a raggiungere le altezze attuali. L’unica parte del territorio che in questo periodo emergeva dal mare era la cima del Monte Calvarina ed il terreno circostante fin poco sopra l’abitato di S.Margherita. Là possiamo osservare che le lave sono più rossicce che non verso Roncà perché si sono ossidate al contatto con l’ossigeno dell’aria ed il ferro in esse contenuto si è parzialmente trasformato in limonite (ruggine rossa). Col dott. De Zanche ho studiato l’orizzonte di Roncà “Biarritziano” che è la parte finale dell’Eocene Medio e che passa dal castello di Illasi, al vecchio castello di Soave, Roncà, Ponte Cocco, San Bortolo di Arzignano. Era una specie di spiaggia dove pullulava la vita che e sempre rigogliosa intorno a zone di attività vulcanica. Parlo di questo piano perché Ponte Cocco è poco a Nord di Montebello e proprio sotto al versante Nord dell’Agugliana. Dunque il pacco di vulcaniti compreso tra il Biarritziano e l’Eocene Superiore di Agugliana è certamente dell’Eocene Medio. L’affioramento sedimentario di Agugliana (Eocene Superiore detto PRIABONIANO il cui fossile guida è il Nummulites Fabiani) ha un’età compresa tra 40 e 36 milioni di anni ed è il residuo di un più vasto orizzonte asportato dall’erosione. Ciò si può vedere in tutta la sua potenza proprio presso il passo di Priabona, strato che per la sua completezza ha dato il suo nome a questo periodo geologico. Dobbiamo pensare che, una volta terminata l’attività vulcanica circa 40 milioni di anni fa, sul fondo marino in quiete ricominciarono a depositarsi calcari, ricci di mare, nummuliti, discocicline, pecten, tutti fossili oggi facilmente rintracciabili e che hanno dato origine ad uno strato di circa 50 metri di spessore massimo. In questi calcari in gran parte asportati si è verificato il solito fenomeno del Carsismo che ha dato origine al locale “Buso del gatto” nel territorio di Agugliana, una lunga cavità con stalattiti e stalagmiti, che permette il deflusso delle acque della polije sovrastante (chiamata la Campagnola) che altrimenti diventerebbe un lago come era un tempo passato. Questo antico lago aveva una superficie di circa 0,5 Km2 ed era di forma ellittica; dopo la bonifica ha dato origine ad ottime coltivazioni agrarie. Noto che alcuni lembi dello strato Priaboniano sono franati fino nei pressi del ristorante “La Marescialla” a quota notevolmente inferiore. Evidentemente il torrente Rio con gli anni ha scavato la valle che poi ha causato il crollo di questi lembi.
Per quanto riguarda i terreni alluvionali della pianura, essi sono composti da ghiaie più o meno grossolane depositate dai torrenti Guà e Chiampo. Queste ghiaie sono però interrotte da depositi argillosi che permettono la formazione della 1A – 2A – 3A etc. falda acquifera. Ho notato questo fenomeno quando è stato fatto il carotaggio nel “Bacino” in occasione della realizzazione del diaframma di rinforzo della diga, sopra la quale corre la statale 11, che crea l’invaso di espansione del Guà. Il nuovo sbarramento in cemento armato è stato fatto arrivare fino alla prima stratificazione argillosa sotto la ghiaia. Prima di questo lavoro le acque del bacino passavano attraverso i ciottoli sotto la statale 11 e riemergevano al Borgo, con il fenomeno dei fontanazzi, preannunciando preoccupanti pericoli. Ora trovano l’argilla (impermeabile) sul fondo e la barriera di cemento armato di fronte e pertanto non filtrano più. Osservo che questi strati argillosi sono la nostra fortuna perché riportano in superficie le acque piovane di montagne che appunto danno origine alle risorgive (vedi Trissino, Vicenza, Brendola, Almisano, e Milano che è nato proprio in quel luogo per l’abbondanza di acqua risorgiva). E’ tutta una linea che dal Piemonte va fino in Friuli. Attingendo alle falde più profonde l’acqua è meno inquinata ma più ricca di calcare perché compie un percorso più lungo attraverso le ghiaie depositate dai nostri fiumi che traggono origine da bacini imbriferi caratterizzati da molti calcarei.

Prof. Terenzio Conterno (dal N° 5 di AUREOS – Dicembre 2004)

Figura: Terenzio Conterno durante una passeggiata culturale il 13 febbraio 2005 (foto a cura del redattore).
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MONTEBELLO E LE GUERRE

[23] MONTEBELLO E LE GUERRE

Un valoroso cittadino di Montebello è Antonio Zanesco, camicia nera, Azzurro di Dalmazia, caduto vicentino in Terra d’Africa. Nacque a Montebello il 13 giugno 1907; cadde a Debri il 3 Dicembre 1935. Gli fu conferita la medaglia di bronzo al valor militare il 27 Maggio 1936.
La sua Montebello che ha dato il nome alla Battaglia dell’8 Aprile 1848, che alla Grande Guerra ha donato cento caduti e il suo condottiero Vaccari infiammò la sua anima, spingendolo in Terra d’Africa per aprire la via dell’Impero. All’insaputa dei suoi, si arruolò tra le camicie nere e raggiunse Napoli per imbarcarsi alla volta dell’Abissinia. La sua fine non avvenne tra il tuono delle artiglierie e il falcidiare delle mitragliatrici, ma nella solitudine delle lande africane, mentre con altri compagni, si recava a raccogliere legna per il suo Reparto, senza sospettare che le zagaglie nemiche li accerchiassero e li martoriassero. I camerati portarono a spalla le salme dei caduti nel forte di Macallé e li sepellirono col viso rivolto verso l’Amba Alagi.
Nel 1972 il comune di Montebello espose il seguente annuncio: “Dalla terra di Etiopia dove cadde il 3 Dicembre 1935, rientrano in Patria i Resti Mortali di Antonio Zanesco Medaglia di Bronzo al Valor Militare. L’Amministrazione Comunale partecipa al rinnovato cordoglio dei suoi congiunti e invita la cittadinanza a prendere parte ai funerali che avranno luogo Martedì 7 Marzo 1972 alle ore 10.30, partendo dal ponte del Marchese“.
Un altro valoroso è caduto a causa della guerra. Il Sergente Luigi Piccoli (Presidente dell’Azione Cattolica veronese in servizio a Montebello da una decina di giorni, presso il Comando della VI Armata) era un giovane molto buono che si dedicava alla preghiera, al sacrificio, all’apostolato.
La sera dell’8 Settembre era a Verona, avendo ottenuto un brevissimo permesso di 24 ore dal suo Maggiore per la festa della Natività di Maria. Il giorno seguente si udivano i colpi di cannone, ma egli coraggiosamente si recò alla stazione di Porta Nuova per ritornare a Montebello, ma trovò la notizia che nessun treno era partito, né sarebbe partito. I suoi cercarono di convincerlo a rimanere a casa, ma egli prese la bicicletta per il ritorno a Montebello. In servizio c’erano pochi soldati, così anche se stanchissimo, si recherà a presidiare il ponte con una mitragliatrice posta sull’argine. Al mattino arrivarono i tedeschi. Il sottufficiale cercò di convincerli a proseguire per Vicenza, ma inutilmente, ed entrambi vennero colpiti. Il medico, fortunatamente abitava vicino e lo fece ricoverare all’ospedale di Arzignano, dove passò lunghe ore di atroce agonia. Morì il 10 Settembre del 1943.

D. L. F. (dal N° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura: Ricostruzione di fantasia a cura del redattore.
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L’ALDEGA’

[20] TOPONOMASTICA LOCALE (4)
L’ALDEGA’
(migrazioni di un toponimo).
Attualmente con il nome di Aldegà si identifica il corso d’acqua originato dalla confluenza tra il Rio della Selva ed il Fosso della Roncaglia nella zona ad ovest della Mason e a nord del torrente Chiampo. Fino a non molto tempo fa gli anziani del paese indicavano con questo nome il torrente Chiampo. Nelle mappe del Cinquecento e del Seicento, il Chiampo nelle sue prime rappresentazioni è denominato “Clampus sive Aldegà” (Chiampo ossia Aldegà). La motivazione di ciò va ricercata nel fatto che nei due secoli precedenti le acque del Chiampo, che da san Bortolo di Arzignano, attraversata la Corcironda nel comune di Montorso, confluivano nel Guà, furono deviate verso Montebello facendole confluire nell’alveo del torrente Aldegà, nei pressi del ponte di Montorso sul Chiampo. L’Aldegà si origina nella Val Piccola che lambisce la sommità del Monte Galda (mt. 378) nei pressi del confine tra i comuni di Roncà e di Montorso. L’ubicazione geografica della sorgente identifica anche il nome del corso d’acqua, infatti “l’agua de Galda” (l’acqua del Monte Galda) diviene poi, nella parlata, col tempo per contrazione e per corruzione “la Degalda” e quindi “l’Aldegà“. In alcuni documenti del Quattrocento il corso d’acqua è indicato, in linguaggio amministrativo del tardo latino che ormai diventa un tutt’uno con il volgare, con il nome di “Delgatam“.
Già dal Cinquecento le piene del Chiampo, con il trasporto di limi e lapidei, innalzano costantemente il suo alveo in maniera così consistente da non permettere più il deflusso delle acque dell’Aldegà. Questo sarà poi deviato nel fossato del “Rodegotum” (ora Rodegotto) che raccoglieva le acque sorgive e quelle di scolo del versante di nord-est del monte di Agugliana e le scaricava poi nell’Aldegà o Chiampo a nord-est della contrada Vigazzolo, all’incirca nella stessa posizione in cui oggi il Rodegotto si immette nel Chiampo.

VIGI (dal N° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)
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