LA MAESTRA GINA ZONATO

[167] LA MAESTRA GINA ZONATO ZANELLA

Un click qui per ingrandire l'immagine

La maestra Gina Zonato Zanella ha insegnato alle scuole elementari di Montebello Vicentino dal 1947 al 1975. Durante la preparazione del libro LA “SCUOLA VECCHIA” ELEMENTARE DI MONTEBELLO VICENTINO la figlia Beatrice, anche lei insegnante a Montebello, ci ha consegnato questo suo ricordo:

« Se ripenso all’esperienza scolastica della mamma mi vengono in mente due parole: passione e dedizione.

Ricordo quando alla sera dopo cena sommergeva il tavolo del salotto di libri, guide e riviste scolastiche e pile di quaderni da correggere. Io le ronzavo intorno incuriosita dalla precisione con cui controllava ogni parola, ogni numero e dalla solerzia con cui appuntava i voti sul suo registrino. Ogni tanto si soffermava su un tema poco scorrevole e alquanto scorretto o su un problema non eseguito e ragionava tra sé e sé.

Si chiedeva come avrebbe potuto aiutare quell’alunno per farlo migliorare un po’. Seppur piccolina capivo quanto le stesse a cuore ognuno dei suoi bambini e provavo un’immensa ammirazione per lei, che sapeva dedicarsi alla scuola con tanta cura ed impegno.

Ancora oggi mi capita di incontrare qualcuno dei suoi alunni e tutti ricordano sì la sua severità, ma soprattutto l’amore e la dedizione con cui li sosteneva e come sapeva poi apprezzare e valorizzare i loro, anche piccoli, risultati. Mio padre diceva di lei che era stata ”… una grande mamma, una grande moglie, una gran donna…” svelando con queste semplici parole tutto l’amore, il rispetto e la stima che provava per la sua Gina.

Nel condividere appieno il pensiero di mio papà mi sento di aggiungere un’ultima riflessione. La mia mamma se n’è andata da alcuni anni, ma rimane per me, oggi come allora, una grande maestra di vita. »

 

(Dal libro di Ottorino GianesatoUmberto RavagnaniMaria Elena Dalla Gassa « LA “SCUOLA VECCHIA” ELEMENTARE DI MONTEBELLO VICENTINO »)

Umberto Ravagnani

Foto: Anno scolastico 1973-74, classe Va B mista. La maestra era Gina Zonato Zanella (cortesia Beatrice Zanella).

 

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

LA FAMIGLIA BRAGHETTI

[83] LA FAMIGLIA BRAGHETTI (SGREVA)

I Braghetti, al pari dei Marendoli, costituiscono senz’altro una delle più antiche famiglie di Montebello. In particolare i primi sono citati in un atto del Trecento come confinanti dei beni dei Della Scala, a quel tempo Signori di Verona e di Vicenza. Nei documenti dell’Ufficio del Registro di Vicenza rogati nei primi decenni del Quattrocento vi si legge spesso il nome di Cristoforo detto “Braga” del fu Bartolomeo. Questo soprannome, con chiari riferimenti all’indumento maschile, sarà accostato ai membri di questa famiglia fino ai primi anni del ‘500, periodo in cui si trasforma in cognome, facendo chiamare “Braghetti” i suoi componenti.
Nel corso della sua storia questa famiglia è sempre stata dotata di grandi risorse economiche, vantando tra i suoi appartenenti notai e persone di spicco nell’amministrazione del comune di Montebello. Verso il 1430 si incontra il notaio Giovanni detto “Zaneto” figlio di Cristoforo del fu Bartolomeo poc’anzi citato. La sua attività si protrae fino oltre la metà del ‘400, ma non è conosciuto l’anno preciso in cui conclude il suo operato, poichè la documentazione dell’Ufficio del Registro prodotta tra il 1457 ed il 1520 è andata distrutta. Si sa che Giovanni detto “Zaneto” ed il fratello Martino hanno l’appalto della riscossione della “Decima” relativa al Comune di Zermeghedo e di buona parte di quello di Montebello. La quota detenuta dai due fratelli è del 50% mentre l’altra metà è di pertinenza dei nobili Regaù. In occasione del suo testamento Martino Braga dimostra una grande generosità sia verso i poveri del paese sia verso la Chiesa di Santa Maria di Montebello, non trascurando la Chiesa di San Bernardino, così chiamata prima di essere dedicata a San Francesco.
Sono numerosi i testamenti dettati dai membri della famiglia Braghetti, e questo fatto è favorito dalla presenza di un notaio tra i componenti della stessa. In quasi tutti questi atti i Braghetti chiedono, dopo la morte, di essere messi nel sepolcro di famiglia esistente all’interno della Chiesa di San Bernardino, ed in segno di riconoscenza e di riverenza verso questo edificio sacro vi fanno costruire all’interno una cappella dedicata a Sant’Antonio.
Purtroppo anche nelle migliori famiglie è immancabile una pecora nera, impersonata da Gaspare Braga che, nel 1503, aiutato dal padre Antonio e dal fratello Nicolò, uccide in una rissa Bernardino e Francesco Chiarello, rispettivamente padre e figlio. L’omicida finisce al bando e la sua famiglia, previo perdono dei Chiarello, deve sborsare ai parenti delle vittime la bella somma di 100 Ducati, che a quel tempo è più o meno il valore di 5 campi.
Il cospicuo numero dei Braghetti rende inevitabile il ricorso ai soprannomi per distinguere l’uno e l’altro ramo, cosicché le mende “Panaro”, “Bedo”, “Mattiello” e “Sgreva” sono spesso accostati al cognome Braghetti. Il soprannome Sgreva appare verso la metà del ‘500 ad individuare il ramo di Gio. Maria Braghetti e nel corso del ‘600 diventa un definitivo cognome.
Il nuovo cognome Sgreva viene utilizzato quindi da questo ramo dell’antica famiglia, mentre il vecchio resiste con il notaio “Mattiello” Braghetti, buon professionista e amabile artista della penna. Cosicché tra il 1627 ed il 1630 convivono in Montebello due notai, Mattiello Braghetti e Giacomo Sgreva, che pochi decenni prima costituivano un’unica famiglia ed un unico appellativo, un altro notaio, Annibale Sgreva roga in Montebello per una decina d’anni alla metà del ‘700.
La lunga serie di consiglieri comunali degli Sgreva inizia nel 1602 con Battista e prosegue nel 1606 con Cristoforo, nel 1614 con Nicolò, e sempre nel 1614 ricompare come consigliere uno dei Braghetti, Gio. Maria. Sempre degli Sgreva è consigliere in Montebello nel 1644 Bartolomeo, nel 1651 Domenico, seguito da Francesco nel 1675. Cristoforo Sgreva, figlio di Gasparo è sindaco di Montebello, nel 1610. Durante i primi mesi della grande epidemia di peste del 1630, Giacomo Sgreva (con Francesco Million e Giovanni Ponza) vince l’asta per la “Decima dei Minudi”, ma sarà lui pure vittima del morbo. Nell’Estimo del 1544-45 le famiglie Braghetti estimate sono cinque ed in quello del 1665 diventano sette, queste però con il cognome Sgreva. A questa ultima data anche l’ultimo dei Braghetti Gio. Maria, (vivo nel 1637) era scomparso.
Nell’estimo seicentesco figura Domenico Sgreva che svolge un’insolito abbinamento di attività di dettagliante: oste e “beccaro”, insufficiente, a suo dire, a garantire sicurezza e benessere alla sua numerosa famiglia composta da 10 persone. Il 18° secolo mostra una minore partecipazione degli Sgreva all’amministrazione del comune cosicché si registrano gravati di questa carica solo Michele nel 1729 e Francesco nel 1760, e tra i due si intercala il notaio Annibale, come già citato in precedenza.
Il secolo si chiude con Ottavia Sgreva che fa parte dello sparuto gruppo dei benestanti Montebellani, con Battista povero colono, con Francesco e Antonio della stessa condizione, con un altro Francesco ed un altro Antonio che di mestiere fanno i postiglioni, ed infine un altro Battista, più sfortunato, tra i questuanti.
Attualmente non figurano abitanti di Montebello, salvo errori, che portano il cognome Sgreva. Pare che gli ultimi siano emigrati nel corso del ‘900 soprattutto verso Vicenza, nell’elenco telefonico della quale compaiono numerosi.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Sfogliando le vecchie documentazioni notarili ci si imbatte frequentemente in lunghissimi conteggi, prove di calligrafia di apprendisti scrivani, alberi genealogici, poesie ed annotazioni che attirano spesso la curiosità del lettore. Ma ciò che appare sulle pagine del notaio Bernardin Mattielli Braghetti desta anche stupore ed ammirazione in chiunque abbia l’occasione di visionare i suoi carteggi. Il citato professionista, durante la stesura dei suoi rogiti, lasciava sempre un angolo di pagina in bianco che provvedeva, in seguito, a riempire con un disegno ad inchiostro, quasi sempre sono figure riprese dai libri di “devozione“. Nel caso di questo suo atto notarile redatto nel 1620 in Montebello vediamo una bella immagine di San Giovanni Battista. Questo notaio fu attivo tra il 1617 e il 1630 (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

RIMEDI DEL CINQUECENTO (1)

[68] SUGGERIMENTI DELLA SECONDA META’ DEL ‘500 PER MIGLIORARE LA VITA
DAGLI ATTI DEL NOTAIO CRISTOFANO SQUAQUARA DI BRENDOLA (1)

RICETTA a guarir una persona che fuse scotata cun focho over cun aqua: in 3 giorni subito che la persona è scotata o di focho o di aqua piglia uno scodelino  di olio comune et fali la croce sopra tre volte, dapoi dirvi tre volte sopra dicto olio come « Jesù  Cristo fu nato, imprima fu onto che fuse lavato ». Tanto dura questa scotura quanto dura quella ontura ungendo la scotada cun dicto olio, ti leverà el spasimo et il dolore et non farà vesiga né creserà la scotadura e non si vedrà signal di focho et cessa miracolosa. RICETTA per guarir una persona che si fosse scottata con il fuoco ovvero con l’acqua (bollente): per 3 giorni la persona scottata dal fuoco o dall’acqua prende uno scodellino di olio comune traccia una croce (sopra la scottatura) per tre volte dicendo: « quando nacque Gesù fu unto prima di essere lavato ». questa scottatura dura quanto quella unzione: ungendo la scottatura con detto olio, ti leverà lo spasimo ed il dolore. E non farà vescica né crescerà la scottatura e non si vedrà segno di fuoco e miracolosa guarigione.
A far andar del corpo: piglia Aloe  lava et frangilo over pestalo e tolo la sera over la matina … over come poi  farati andar di corpo. A far andar di corpo: prendi dell’aloe, lavalo, frangilo o pestalo (nel mortaio) e prendilo la sera o la mattina e vedrai che ti farà andar di corpo.

A far chel vino non si corompa: scrivi nele bote queste Divine parole overo scrivile sopra uno pomo e getalo nel vino: gustate et vedete che dir buono il Signore.

 A far sì che il vino non si guasti: scrivi nelle botti queste divine parole ovvero scrivile sopra una mela e gettala nel vino dicendo: gustate e vedete com’è buono,  dice il Signore.

A far che una persona non patirà mal ali ochij per uno anno: bisogna esser il primo che veda sopra li rosari boccolo di rosa e con tri boccoli de quelli tocarse li ochij, non sentirà per quel anno male ali ochij.

A far sì che una persona non soffra il mal d’occhi per un anno: bisogna essere il primo che veda sopra i rosai un bocciolo di rosa e con tre boccioli ci si tocca gli occhi, per quell’anno non sentirà male agli occhi.

A guarire diverse infermità con la herba dicta “Malva salvatica”.

(1) la malva scaldata et mangiata sana la voce rocha.

(2) le foglie di malva con foglie di salgaro pestate sono bene a ogni impiastro et poste sopra la ferita nuovamente fata fermano il sangue e chiudono la ferita.

(3) se sarai beccato da animali venenosi  pesterai fogie de malva con cipole e pori et insieme da mettere sopra la becatura e guarirai. Se sarai beccato da vespe toli del sugo de malva  et fregati et metine sopra la becatura, guarirai

Per guarire diverse infermità con l’erba detta “Malva selvatica”.

(1) La malva scaldata e mangiata risana la voce rauca;

(2) le foglie di malva con foglie di salice ben pestate sino a fare un impiastro, poste sopra una ferita fresca fermano l’emorragia di sangue e chiudono la ferita;

(3) se sarai punto da animali (insetti) velenosi pesterai foglie di malva con cipolle e porri. Se sarai punto da vespe prendi il succo di malva  strofinati e mettine sopra la puntura, guarirai.

Continua nel n. (2) …
Ottorino Gianesato
(Miscellanea 2018)

Note:
(1) Il notaio Cristofano Squaquara di Brendola (ma rogava anche a Montebello) inserì questi appunti tra gli atti che vanno dall’anno 1556 al 1574.

Figura: Ricostruzione di fantasia della preparazione dei rimedi citati nell’articolo (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …