UN EROE A MARCINELLE

[210] UN EROE A MARCINELLE


Nel 2006, a 50 anni dai fatti di Marcinelle, l’Associazione “Vicentini nel mondo” e l’Assessorato ai Rapporti con i cittadini della Provincia di Pesaro e Urbino nel mondo, nelle loro rispettive pubblicazioni, hanno espresso il ricordo dell’immane tragedia che costò la vita a 262 minatori dei quali 136 erano italiani.
L’Associazione “Vicentini nel mondo” ha dedicato un articolo all’eroe del Bois du Cazier:
« Angelo Marchetto, emigrante di Montebello, scese per 16 volte nelle viscere della tragedia maledetta portando in salvo tanti minatori e per il suo straordinario gesto ricevette un’alta onorificenza da Re Baldovino.
Nella lunga storia dell’emigrazione italiana c’è una pagina dolorosa e indimenticabile. In Belgio, nazione che nell’immediato dopoguerra ha accolto oltre 20 mila lavoratori vicentini, nella località di Marcinelle l’8 agosto del 1956, una tragedia costò la vita a 262 minatori; 136 erano italiani. Morirono soffocati in galleria dalle esalazioni di un incendio che, sprigionatesi rapidamente, invase il pozzo ed i cunicoli del “Bois du Cazier“. Nel cinquantennale di quella strage vogliamo ricordare un nostro valoroso concittadino. È la testimonianza tremenda del prezzo per aver avuto, oltre che la necessità, il coraggio di emigrare.
Nato a Montebello nel mese di febbraio del 1928, in contrada Ronchi, nel 1947 Angelo lasciava il paese natio per recarsi in Belgio come minatore distinguendosi per buon rendimento nel lavoro e prontezza di spirito in talune pericolose circostanze. Avuta notizia della tragedia di Marcinelle Marchetto, che si, trovava in una miniera nei pressi del luogo del disastro, si offriva tra i primi di far parte delle squadre di soccorso distinguendosi per coraggio ed instancabilità nella difficile e rischiosa opera. Per ben 16 volte discese nelle viscere del Bois du Cazier portando in salvo altrettanti colleghi. Angelo Marchetto, assieme ad un altro Angelo (Galvan di Roana), ha ricevuto dalle mani stesse del Re Baldovino del Belgio l’alta onorificenza di “Chevalier de L’Ordre de la Couronne”.1
Nel 1983, a soli 55 anni, Angelo morì in seguito a malattia contratta in miniera (è stato sepolto nel cimitero di Montebello n.d.r.). Il Comune di Montebello, a ricordo dei suoi meriti, dieci anni fa gli ha intitolato gli impianti sportivi [qualcuno suggerisce giustamente che gli si potrebbe dedicare anche il piazzale antistante (attualmente Piazzale del donatore) n.d.r] ». (I Vicentini nel mondo – 2006)


Ecco come si svolsero i fatti:
8 agosto 1956, ore 8.10 – La più grande catastrofe mineraria della storia del Belgio è quella della miniera denominata “Bois du Cazier” a Marcinelle, nei pressi di Charleroi. Là furono 262 i lavoratori, che morirono lasciando 183 vedove e 388 orfani. Tra le vittime, 136 italiani, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 francesi, 5 tedeschi, 3 ungheresi, 1 ucraino, 1 russo, 1 olandese, 1 inglese. Di tutti i minatori che scesero sotto terra, solo 13 risalirono e si salvarono.
Ma cosa accadde quel fatidico giorno? Il mattino dell’8 agosto 1956 preannunciava una splendida giornata estiva, con un sole che raramente si vede da quelle parti. Molti minatori italiani non erano ancora tornati dalle ferie e l’estrazione andava avanti in forma ridotta. La verità su quello che successe probabilmente non la conosce nessuno: sappiamo solo come fu ricostruito l’incidente in base alle successive indagini.
Quei due carrelli incastrati in ascensore
Sono circa le 8 del mattino. L’ascensore che trasporta i carrelli di carbone dal sottosuolo alla superficie, viene chiamato al piano che si trova a 775 metri di profondità. Per sbaglio, o per un guasto, si ferma invece al piano 935, dove si trova un operaio: è italiano, vede la cabina fermarsi davanti a lui ed anche se non ha chiamato l’ascensore, ha effettivamente un carrello da caricare. Senza pensarci due volte, lo spinge nell’ascensore, dove c’è già un carrello vuoto che di solito fuoriesce automaticamente. Accade sempre così, il carrello pieno spinge fuori quello vuoto, normalmente. Ma quel maledetto giorno qualcosa si inceppa: i due carrelli rimangono incastrati. Il minatore del 935 se ne accorge e subito accorre per liberare i vagoncini, ma proprio in quel momento l’ascensore riparte. Nella risalita, i due carrelli strappano una putrella metallica che, trascinata verso l’alto, trancia al suo passaggio due cavi elettrici, una condotta d’aria compressa e un tubo dove circolava dell’olio. Nel giro di qualche secondo scoppia un incendio immediatamente alimentato dal legno con cui è puntellato il pozzo dell’ascensore, dall’aria compressa e da un ventilatore che inspiegabilmente continua a funzionare.
I soccorsi andranno avanti per due settimane, durante le quali donne e bambini si accalcheranno al cancello, rigorosamente chiuso per tutto il tempo, in un’attesa muta, che si trasforma in sgomento ogni volta che viene fatta passare l’ennesima salma portata in superficie. La scena si ripeterà per quindici giorni: l’attesa delle donne che ancora sperano per la salvezza dei loro cari, viene stroncata all’alba del 23 agosto, quando uno dei soccorritori, risalendo per l’ultima volta dal pozzo, dirà sconsolato, in italiano: « tutti cadaveri ». (Pubblicazione promossa dall’Assessorato ai Rapporti con i cittadini della Provincia di Pesaro e Urbino nel mondo in occasione dei 50 anni dalla tragedia di Marcinelle)

Note:
1) Il 15/09/1957 gli venne conferita dal Presidente Giovanni Gronchi l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della Stella d’Italia (già Stella della solidarietà italiana).

Foto:
1) Angelo Marchetto in una foto da giovane emigrante in Belgio per lavoro. (Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
2) Al rientro dalle viscere della miniera durante le operazioni di soccorso. (Foto Roger Anthoine – Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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SANTA MARIA DI MONTEBELLO (3)

[148] LA CHIESA DI SANTA MARIA DI MONTEBELLO (Ultima parte)

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Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia della Chiesa Prepositurale di Montebello.

« Il terzo altare a destra di chi entra fu eretto nel 1876 ed è dedicato a S. Giuseppe. La pala, lavoro pregevole del Cav. Busato di Vicenza, rappresenta il Transito del Patriarca, il quale è raffigurato morente su di un letto poveramente coperto. Lo assistono il Redentore e la Vergine, mentre in alto, fra un nimbo di luce, scende un angelo come per accoglierne l’anima che sta per spiccare il volo verso il ciclo. In un angolo, accanto ad un rozzo sgabello è la verga miracolosamente fiorita. Il primo altare a sinistra di chi entra, è dedicato a S. Antonio di Padova, la cui statua figura entro una edicola di gotiche forme. Dietro all’edicola, una pala di sconosciuto autore, rappresenta Gesù alla Colonna, consolato da un angelo che scende dal cielo, mandatogli dall’Eterno Padre, il quale figura nella parte superiore del quadro circondato da alcuni cherubini. L’altare seguente è dedicato al SS. Crocefisso. La bella imagine del Redentore appeso alla Croce è opera pregevole di Giovanni Gasparoni di Vicenza, il quale la eseguì nel 1865. Infine l’ultimo altare a sinistra, di chi entra in chiesa, è dedicato al SS. Redentore, la cui statua inaugurata nel 1900 alla mezzanotte, nel momento solenne che divideva due secoli, fu scolpita da Pietro Dalla Vecchia di Santorso. L’altare maggiore di classica semplicità che si eleva nel mezzo del coro è in marmo di Carrara e fu eseguito nel 1852 dallo scultore Pietro Spira di Venezia su disegno del Prof. Lazzeri. Contemporaneamente furono lavorati il pavimento e la balaustrata del coro, per cui dietro al tabernacolo dell’altare maggiore si legge questa iscrizione :

G. PAOLO CENZATTI
PEL PAVIMENTO LEGAVA
ALTARE E BALAUSTRI
SOCCORRENTE LA CONFRATERNITA
RICOSTRUIVA DEL PROPRIO
IL PREPOSITO
L’ANNO MDCCCLII

Sopra le spalliere del coro lavorate in noce nel 1852 dal falegname Antonio Zufelato (1) si ammirano i due grandi quadri ad encausto dipinti nel 1894 dal pittore Ermolao Paoletti di Venezia e rappresentanti uno Gesù ed i fanciulli, l’altro la Cananea. Tali quadri sono stimati per la luminosità degli sfondi riproducenti pittoreschi paesaggi di Palestina, per l’espressione delle figure improntate a nobile realismo e pel movimento dei gruppi armonizzanti con la cornice architettonica.
Dietro all’altare maggiore, all’altezza della cupoletta del tabernacolo vi è l’orchestra eseguita dal Gasparoni nel 1866, anno in cui fu pure costruito l’organo da Gio Batta De Lorenzi di Vicenza.
Il pavimento della chiesa eseguito nel 1845 è composto da 1067 quadri di marmo rosso e bianco. Nell’interno della facciata, a sinistra di chi entra, spicca il Battisterio il quale consta di un profondo nicchione, entro a cui sotto la pala rappresentante il Battesimo di Gesù, trova posto anche la vasca in marmo rosso per l’acqua lustrale. In alto, sopra l’arcata, pendono floreali decorazioni, mentre fra le mensole che sostengono la cimasa entro cui figura una grande conchiglia affiancata da festoni di frutti; è scolpita questa semplice iscrizione: « Fons salutis ».
Tanto il Battisterio, chiuso da artistica cancellata in ferro battuto, quanto la pala di settecentesco sapore, sono opera del Prof. Gianfrancesco Ghirotti e furono eseguiti nel 1926.
Ed ora diamo uno sguardo ai nuovi lavori di decorazione inaugurati nel 1930, in occasione della festa quinquennale della Madonna, lavori che, a dirlo subito e francamente, non reggono al confronto con quelli che preesistevano molto più sobri e meglio armonizzanti con la cornice architettonica della Chiesa, la quale con le nuove tinte, alquanto vivaci ha perduto quel senso di austerità che il pennello di Domenico Cavedon le aveva conferito nel 1905. Le numerose figure di Sante e di Santi, di cui il Noro ha popolato la chiesa, eseguiti parte a tempera e parte ad olio, pur avendo talvolta una espressione pensosa, per lo più sono impassibili perchè non condotti da mano ispirata. Tuttavia l’Annunciazione della Vergine che figura nel soffitto, per le movenze intonate dell’angelo e per la morbidezza del colorito è una delle composizioni migliori del Noro. Peccato che i panneggiamenti dell’angelo non assecondino le movenze. Meno felice nella esecuzione è il quadro gemello rappresentante la Vergine e Sant’Anna, gruppo che si perde nel vuoto della scena. Una pittura murale, abbastanza riuscita è certamente il sacrificio di Isacco il quale figura nell’interno della facciata e rappresenta Abramo nell’atto di colpire il figlio nel mentre che l’Angelo apparisce nel cielo per dire: Abramo fermati!
L’Assunzione della Vergine dipinta nell’abside del coro, non è certo paragonabile al grande quadro che occupava per intero la parte centrale del soffitto e che fu demolito per mancanza di consistenza (2). Infatti quel quadro era veramente pregevole non solo per la disposizione dei gruppi e per l’arditezza degli scorci, ma anche per l’espressione dei volti, per la morbidezza delle tinte e pel movimento e grandiosità della scena, doti di cui purtroppo l’Assunzione della Vergine dipinta dal Noro, difetta.
Attiguo alla chiesa sorge il bell’oratorio dedicato alla Sacra Famiglia inaugurato nel 1887. Esso è disegno di Giuseppe Guarda di Montebello come lo dice una iscrizione scolpita nell’interno dell’Oratorio stesso e che suona così :

QUESTO ORATORIO
SU DISEGNO DEL MAESTRO MURATORE
GIUSEPPE
CHE NE DIRESSE GRATUITAMENTE IL LAVORO
PER CONCORDE VOLERE DEI PARROCCHIANI
CHE VI SPESERO CURE FATICHE DENARO
FABURICATO IN SOLI NOVE MESI
FU DEDICATO ALLA SACRA FAMIGLIA
IL CLERO E LA COMMISSIONE
RICONOSCENTI

La graziosa facciata dell’Oratorio è di stile rinascimento, mentre l’interno semplice, non ampio ed a una sola nave, è decorato da paraste e trablazione d’ordine corinto. Il solo altare in legno è dedicato alla Sacra Famiglia la quale figura nella bella pala dipinta dal Boldrin nel 1795. Nell’Oratorio stesso, oltre al quadro detto del Consiglio, perchè una volta figurava nella sala Comunale, si conservano pure dentro ad una piccola custodia foggiata a modo di arca, delle ossa dei Santi Clemente, Felice e Vittoria. L’ultima ricognizione canonica di queste sante reliquie, avvenne il 4 settembre 1719, giorno in cui Andrea Trombetta e Gio. Batta Bordato, governatori della Comunità, si recarono da S. E. Monsignor Vescovo di Vicenza Sebastiano Venier, perchè ne riconoscesse l’autenticità, come infatti avvenne. Queste reliquie erano state donate al Prevosto Don Leonardo Sangiovanni dal Signor Giulio Borghi il quale le aveva avute dal Signor Ignazio Brizio Molinos a cui il 24 febbraio 1709 erano state consegnate dal Vescovo di Sabina S. E. il Cardinale Gaspare de Carpineo, che per mandato di Clemente XI le aveva levate dal Cimitero di S. Callisto in Roma.
Accanto alla chiesa prepositurale si innalza la bella torre campanaria sorta su disegno dell’architetto Zimello di Vicenza. Essa fu incorninciata nel 1819, come lo dice l’iscrizione incisa sulla prima pietra posta il 16 settembre di quell’anno dai Prevosto Dai Zovi, con l’intervento delle Autorità Comunali. Ecco l’iscrizione:

D. O. M.
MDCCCXIX DIE XVI SEPT.
PRAEPOSITUS PETRUS ANTONIUS DAI ZOVI

Giova ricordare però che il compimento del campanile avvenne solo nel 1848 e ciò a causa delle condizioni tristissime dei tempi, perchè le popolazioni erano state dissanguate dai passati governi. Il fusto della torre campanaria è costituito da cinque ordini, riquadrati con lesene agli angoli e distinti fra loro da fascioni, formati da una fascia inferiore e da una guscia con listello superiore. Il primo ordine che si innalza su basamento a scaglioni ed a quattro risalti sopra terra, è decorato da una trabeazione ionica sostenuta da quattro colonne inalberate agli angoli, con balaustrata superiore a cui si accede a mezzo di una porta praticata sul ripiano del secondo ordine. Sopra i quattro pilastrini, agli angoli della balaustrata, figurano quattro vasi a foggia di ara con fiamme. La cella campanaria di stile corinzio e di forma quadrata accoglie un concerto di cinque campane fuse nel 1899 (3). Sopra la trabeazione della cella si innalza il tamburo in cotto di base dodecagona, il quale regge la svelta cupola da cui un Angelo di belle forme, scolpito in legno e rivestito di rame, con l’ali spiegate sembra sfidare i fulmini ed il tempo. Il campanile misura 45 metri d’altezza. (4) »

Umberto Ravagnani

Note:
(1)
Allo Zufelato si devono pure i confessionali in noce eseguiti nel 1853 su disegno dell’ ingegnere Paolo Cenzatti e la bussola della porta maggiore lavorata nel 1850 su disegno del Gasparoni.
(2) Il bel quadro dell’Assunta che figurava nel mezzo del soffitto fu inaugurato nel 1886. Esso come scrisse il Prevosto Don Giuseppe Capovin fu incominciato da Valentino Pupin, ma, prevenuto dalla morte, il compimento fu affidato al pittore Tomaso Pasquotti di Conegliano.
(3) Le campane della Prepositurale di Montebello portano le seguenti iscrizioni: Ia O Maria Assunta in cielo – O madre nostra pietosa proteggi – noi tuoi figliuoli. IIa Il tuo patrocinio o Giuseppe Faccia santa la nostra vita – la nostra morte serena – IIIa I padri nostri – O Daniele – Te non invocarono indarno spandesti ristoro di pioggia sui colli riarsi. IVa Propulsa o Rocco – ogni contagio da quest’aria salubre. Va Il temporale furiando minaccia – lo disperdi o Vergine Brigida – ci salva dalla grandine.
(4) Il campanile che preesisteva all’attuale era alquanto più semplice e basso. Esso, che fu eretto nel 1575. era in cotto con guglia accuminata.

Foto: Interno della Chiesa di Santa Maria a Montebello – L’altare della Madonna di Montebello (APUR – Umberto Ravagnani – 2015).

 

Per chi volesse approfondire l’argomento sono disponibili i seguenti volumi del prof. LUIGI BEDIN:
L. BEDIN, Santa Maria di Montebello, Vol I, 2011, Montebello Vicentino;
L. BEDIN, Santa Maria de Montebello, Vol II, 2018, Vicenza;

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

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SANTA MARIA DI MONTEBELLO (2)

[147] LA CHIESA DI SANTA MARIA DI MONTEBELLO (Seconda parte)

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Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia della Chiesa Prepositurale di Montebello.

« Ai primi di gennaio del 1798 la chiesa, ormai giunta al coperto, fu benedetta dal M. R. Don Celestino Bonvicini nativo da Montebello, ma da alcuni anni Arciprete Vicario Foraneo di Montorso. Il 14 dello stesso mese il SS. Sacramento, fino allora conservato nel tempio di S. Francesco, che per qualche tempo servì da parrocchiale, fu solennemente trasportato nella nuova chiesa, la quale, nell’agosto dell’anno medesimo, accolse nel suo coro la fredda salma del Prevosto Francesco Scortegagna. Questi fu il più fervente ispiratore dell’attuale prepositurale e l’ultimo dei defunti inumati in chiesa, perchè, dopo di allora, le leggi lo vietarono. Quando all’inizio del 1798 fu benedetto il nuovo tempio, mancavano al completo i lavori di abbellimento, i quali furono eseguiti nel corso del secolo passato.
Ed ora diamo uno sguardo a questo monumento, simbolo della viva fede e della sincera pietà dei Montebellani. La monumentale facciata di stile classico, eretta nel 1874, durante la reggenza del Prevosto Don Vittore Porra, è opera dell’architetto Zimello di Vicenza. Essa è decorata da quattro svelte semicolonne e coronata da un frontone portante sul culmine la statua dell’Assunta, augusta patrona del tempio, e ai lati S. Rocco e S. Daniele compatroni della parrocchia. Queste statue sono opera dello scultore Squarise da Vicenza. Nel mezzo del timpano, e cioè poco sopra della cornice modiglionata della trabeazione, si apre una piccola finestra semirotonda, con raggi, raffigurante un sole nascente, Ai lati della porta, in due nicchie, fra le semicolonne, sono i gruppi statuari dell’Angelo Custode e dell’Arcangelo S. Michele in atto di colpire Lucifero che gli stà sotto ai piedi. Queste opere sono dello scultore Saitz, al quale si devono pure i tre mezzi rilievi che figurano nella parte superiore della facciata e che rappresentano la Natività del Redentore, Gesù che scaccia i profanatori dal tempio, e l’Adorazione dei Magi, lavori di bella fattura. L’interno del tempio, di stile neo-classico con paraste e trabeazione d’ordine corinzio, fu architettato da Giorgio Massari di Vicenza, ed ha una sola navata con sei cappelle laterali corrispondenti ad altrettanti altari, ed il coro dove si innalza l’altare maggiore. Il primo altare, a destra di chi entra, è dedicato alla Vergine del SS. Rosario, la quale è raffigurata nella pala di notevole pregio dipinta dal Maganza nel 1583. Il secondo altare è dedicato alla Madonna detta comunemente Madonna di Montebello. Esso è quello stesso che una volta figurava nel coro della soppressa chiesa del Corpus Domini di Vicenza, e che fu acquistato con il denaro che, ad onore della Vergine, aveva legato Antonio Bevilacqua, per cui nello scudo posto sul frontone dell’altare stesso si legge questa iscrizione: « D. O. M. Privatae hoc pietatis opus-gratum erga Deiparam cultum et obsequium testatur – anno MDCCCXI ». In origine però l’altare non era come oggidì. Infatti lateralmente aveva le statue marmoree dei Santi Agostino e Francesco di Sales, le quali posavano su due piedestalli in marmo di Carrara con specchiature in diaspro di Sicilia, ed inoltre l’arcata fra le due semicolonne era aperta e ciò per lasciar vedere il tabernacolo anche alle monache che al di là avevano il loro coro privato. Quindi l’altare a causa delle sue dimensioni prima di essere posto nella cappella dedicata alla Vergine dovette subire una notevole riduzione. Perciò le statue dei Santi Agostino e Francesco di Sales, lavoro di Giovanni Cassetta, parente del Marinali, furono poste ai lati dell’altare maggiore nel coro; ed il parapetto, lavoro di pregio attribuito al Marinali, ora adorna quello del SS. Crocefisso. Infine l’arcata, ad eccezione di una piccola nicchia necessaria per accogliere l’imagine della Madonna, fu chiusa in cotto. Si ebbe cosi una bruttura che, per qualche tempo, si credette mascherare con una raggera di legno dorato, la quale circondava per intero la nicchia. Ma purtroppo quella decorazione invece di rimediare allo sconcio, mise in maggior rilievo la stonatura per cui da tutti fu deplorato lo stato nel quale venne a trovarsi l’altare, che, solo nel 1885 fu ridotto a belle forme dallo scultore Francesco Cavallini di Pove. Questi seppe mirabilmente superare il compito prefissosi dandoci un’opera veramente artistica tanto da essere giudicata nel suo assieme, lavoro di primo getto.
In quella occasione furono levate dall’imagine (sic!) della Madonna, la quale è scolpita per intero in legno di tiglio e sta seduta col Divin Pargoletto sulle ginocchia, le vesti di seta e di broccato di cui nel 1700 era stata rivestita. Quindi la statua una volta ripristinata nelle antiche dorature delle vesti e del manto, come richiedeva lo stile dell’epoca a cui appartiene, essendo stata eseguita nel 1400, apparve in tutta la sua bellezza senza pari specie nei panneggiamenti delle vesti e nell’espressione del volto. All’esterno della nicchia, alquanto ingrandita, girano marmoree floreali decorazioni, mentre nell’interno, ai lati del piedestallo, sopra cui posa l’imagine della Vergine, stanno genuflessi due Angeli in raccolto atteggiamento di preghiera. Gli altri due Angeli che posano sul frontone sono lavoro di Giovanni Cassetta. Le innovazioni apportate all’altare ed all’immagine della Madonna diedero luogo ad una festa veramente grandiosa, la quale culminò nel trionfale trasporto della statua della Vergine, dalla chiesa di S.Francesco, dove era stata privatamente collocata, a quella prepositurale. Ciò avvenne il 26 aprile 1885, giorno in cui fu pure istituita la festa quinquennale ad onore della Madonna di Montebello (1), festa che da quei tempi seguì regolarmente fino al 4 maggio del 1930, giorno in cui tanto l’immagine della Vergine come quella del Divin Pargoletto furono incoronate da S.E. Monsignor Ferdinando Rodolfi Vescovo di Vicenza. Il lavoro delle corone fu eseguito dall’orafo Cesare Dainese nativo di Montebello e residente a Verona. » (Continua…)

Umberto Ravagnani

Note:
(1) L’imagine della Madonna nel 1500 era venerata sotto il titolo della Concezione. E’ da supporre quindi che un tal nome le sia stato dato subito, o poco dopo che, nel 1476, Papa Sisto IV aveva prescritto che in tutto il mondo fosse celebrata la festa della Concezione, oppure che appositamente, dopo il 1476, sia stata lavorata la statua che doveva portare un tal titolo. Il lavoro della statua eseguito come sappiamo nel 1400, lascia libero campo di poter abbracciare tanto l’una che l’altra delle due ipotesi. Quando nel 1834 Mons. Cappellari Vescovo di Vicenza compì la visita pastorale alla nostra parrocchia, giustamente osservò che male conveniva il titolo di Madonna della Concezione ad una imagine effigiata nelle forme che si descrissero, per cui da quel tempo, anche fra il popolo andò diminuendo l’uso di chiamarla con quel nome, dicendola piuttosto la Nostra Madonna senza altri aggiunti, fintantochè nel 1885 la si disse Madonna di Montebello, titolo che conserva tuttora e che consuona con quello antico della parrocchiale dedicata a S. Maria: « Sancta Mariae de Montebello ». L’imagine della Madonna fu portata in processione per la prima volta il 29 luglio 1793 a causa di una grande siccità. Essendochè in quella occasione, ancora nella sera stessa, cadde la desiderata pioggia, ogni qualvolta il popolo venne a trovarsi in simili necessità ricorse fiducioso alla Vergine, la quale, quasi sempre esaudì le fervide preci dei Montebellani.

Foto: Interno della Chiesa di Santa Maria a Montebello (APUR – Umberto Ravagnani – 2010).

Per chi volesse approfondire l’argomento sono disponibili i seguenti volumi del prof. LUIGI BEDIN:
L. BEDIN, Santa Maria di Montebello, Vol I, 2011, Montebello Vicentino;
L. BEDIN, Santa Maria de Montebello, Vol II, 2018, Vicenza;

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

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