LE TERMINAZIONI

[228] LE TERMINAZIONI (1760 – IL NUOVO ORGANO DELLA CHIESA DI S. MARIA DI MONTEBELLO)

La potenza della musica!!! Se gli squilli delle trombe fecero crollare le mura della città di Gerico, le note liberate dalle canne del nuovo organo della parrocchiale di Montebello fecero cadere… l’Amministrazione Comunale.

Il fattaccio accadde agli inizi del 1760, quando il Capitanio nonché Vice Podestà della città di Vicenza Andrea Renier, inviò agli amministratori del Comune di Montebello una “TERMINAZIONE”, cioè un documento col quale, in considerazione della cattiva amministrazione tenuta dai governatori del paese, dettava nuove regole per una nuova, buona ed oculata gestione. A onor del vero, a provocare questa presa di posizione da parte delle autorità del Territorio erano state anche le concomitanti spese fatte dal Comune di Montebello per le nuove grate del cimitero e per la nuova cantoria oltre che per il summenzionato organo della Chiesa di Santa Maria. Il nuovo organo, vanto dei montebellani è stato immortalato nei suoi sonetti dal poeta locale Bartolomeo Guelfo (un libro che raccoglie le opere del compaesano autore settecentesco è stato pubblicato nel 2007 a cura dell’Associazione “Amici di Montebello”). Appare chiaro dall’ordinanza di Andrea Renier che ad agitare le acque erano stati i proprietari di campi, più amanti dei soldi che della musica, che vedendosi aumentare sensibilmente le tasse del “Campatico” avevano vibratamente protestato. Non è escluso poi che qualche ruolo lo abbiano avuto anche alcuni abitanti di Lonigo, invidiosi del nuovo organo tanto da attirarsi gli strali della satira del Guelfo.
Le Terminazioni indirizzate ai Comuni non erano una rarità: ne seppero qualcosa, per esempio, Marostica e Montecchio Maggiore con la “Terminazione Morosini”. Le decisioni, prese allora per Montebello, sono ai nostri giorni di una attualità sconcertante, a dimostrazione del fatto che la cattiva amministrazione affonda le sue radici nei secoli e che quanto riparato in passato sarebbe possibile rifarlo adesso. Basta prendere in esame la riduzione a metà del numero dei Consiglieri Comunali, sancita dal Renier per contenere le spese di amministrazione e gestione della cosa pubblica per capire da quanto tempo, e senza ottenere alcun risultato, venne auspicato il medesimo taglio dei nostri attuali parlamentari, provvedimento che ha visto la luce solo ai giorni nostri. Meglio tardi che mai!
Per una più completa ed esaustiva informazione è riportato qui di seguito il documento quasi integralmente, sostituendo solo quei termini burocratici, usati a dismisura dalle autorità veneziane del ‘700, per renderlo di più facile e comprensibile lettura.

TERMINAZIONE

Stabilita dall’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor

ANDREA RENIER

Capitanio e Vice Podestà della Città di Vicenza e sua giurisdizione

In esecuzione di Ducali dell’Eccellentissimo Senato del 18 Dicembre 1759

per la migliore direzione e governo delle COMUNITA’ DI MONTEBELLO

Vicenza, 30 Gennaio 1760

« Nella osservazione che ci è occorso di fare al gitto (gettito) delle Colte (tasse) della Comunità di Montebello ci son cadute sotto l’occhio grandiose, arbitrarie, parte consistenti spese voluttuose ed eccedenti ogni misura di Carità e Giustizia, della di cui classe, specialmente in questo anno (passato) furono quelle della costruzione delle grate del Cimiterio, della Cantoria e dell’Organo, con molta spesa di trasporto. Inoltratici all’esame di tale disordine, lo abbiamo ritrovato originato dall’arbitrio dei Capi Direttori della Comunità, nel cui soverchio numero, essendovi sempre compresi quelli che, non possedendo che piccolo o nessun “carato” d’Estimo, e però desiderosi di novità o mossi da oggetti di reo interesse, con parti che nelle Vicinìe (assemblee dei capifamiglia), promuovono a capriccio motivi di spese superflue, facendo così aumentare le Colte persino 5 o 6 Lire al campo, con grave carico degli Estimati.
Per aver, Noi, dietro la segnalazione di disordini fatta all’Eccellentissimo Senato, riportato in venerate Ducali del 18 Dicembre passato, ricevuto onorevole incarico di stender in TERMINAZIONE provvedimenti all’emendamento degli arbitrii e disordini medesimi, avendo con eguale cura ritrovati li rimedi veri. »

Riassunto e adattamento tratto da “Montebello nel ‘700 giorno per giorno” di OTTORINO GIANESATO


Documento:
Facsimile del frontespizio di una Terminazione del periodo della Repubblica di Venezia (Elaborazione digitale di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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EL CORO SORA L’ALTARE

[227] EL CORO SORA L’ALTARE MAGGIORE

LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)


Continua con un altro episodio la storia di Lino Timillero, di qualche settimana fa, del periodo in cui, a Montebello, c’era “el cinema a l’aperto”…

« … E se jera rivà al ’54, come che go dito!!! L ano dopo saria stà ano de Solenne de la Madona!! De Novenbre xe rivà Don Francesco. Dopo on poco chel jera rivà, na matina el xe vegnù ale Scole Elementari. El gavea dimandà de ndare par le classe dei tusiti de nove e diese ani, e, par ultima cuela dei tusi de la cuinta. El dimandava al Maestro de farghe cantare ‘Fratelli d’Italia’, e el se metea a caminare inframeso ai banchi! El gavea on cuaderneto ndove cal scrivea calcossa. Dele volte, el fasea anca cantare ‘Il Piave Mormorava’. Dopo el gà parlà on pochetin col Maestro, e, fate le so ciacole, el xe ndà via. Co jera ora de nar casa, i Maestri ne ga dito, a zerti tusiti, che ale dò de dopo magnà i gavea da ndare al asilo dale Suore che Don Francesco el ne nsegnava a cantare par la Solenne..! No xe mancànissun! Cuà salta fora naltra roba che xe bravi cuei che se ricorda!!! El Coro che jera tacà par aria de drio al Altare Maggiore!! Cuei tusiti che ga cantà la Messa par la Festa della Solenne del 1955 (mile novezento e zincuanta zincue ), xe stà i ultimi a cantare sol Coro tacà sù par aria!! Sù dale Suore, Don Francesco el sonava l Armonio a pedali. Co jera caldo, el suava. Ma nialtri no vedivimo gnente de cuel chel fasea coi sò pié parche jera tuto cuerto da la so tonega!!!Par farne star chieti, vignea el Maestro Gobbo. El se sentava da na parte! Co na ocià de traverso, no se movea nissun!!! Don Francesco ne nsegnava tuto on tochetin ala volta. Tri giorni ala setimana: Marti, Mercore e Zobia.Co ghe parea a lù che gavissimo nparà mezzo Gloria, el ne lo fasea cantare tuto drio man!!! La Messa del Perosi! In Latin!!! El pì difizile xe stà el Credo!!! E ghemo fato le prove fin a Marso del 1955. A metà Cuaresema, navimo a far le prove anca de sera, in Cesa. Do volte ala setimana. Se fasea le prove coi omini! Sù, sol Coro! Là par aria!!! Bepi Crosara jera l’Organista. E Doro Timinelo el doparava la mantesa che fasea aria par l Organo Par nar sol Coro se pasava de drio al Altar Magiore, se nava sù par le scale. Rivà in zima, se nava zò tri scalini e ghe jera la mantesa co dù maneghi lunghi. On poco pì vanti ghe jera naltra porta che la ndava ntel Coro. Zerte volte i omini i se spetava par far nare rento prima i Tenori. Dopo i Baritoni e dopo i Bassi! Ciò!!! No ghe jera mia tanto posto par moverse!!! Nialtri tusiti navimo rento cuando ca volivimo parché pasavimo dapartuto!! Jerimo metà Soprani e metà Contralti. A ne piasea a nar vedere Doro Timinelo tirar sù e zò i maneghi dela mantesa!!! Lora, Don Fracesco, on Sabo, dopo che se jerimo confesà, el ne gà ciamà, nialtri del Coro. El ne gà portà sù davanti ai maneghi dela mantesa. Pian pianelo el ne ga dito che Doro Timinelo, el fasea aria cola mantesa. L’aria la nava drento al Organo. Bepi Crosara tocava i tasti del Organo e se verzea na valvoleta par tasto. Cussì pasava l aria sù par le cane del Organo e vignea fora la Musica!!! Don Francesco el se metea in pié de drio a Bepi Crosara par darne segno de cuando cantare. Fazile ?! Le cane del Organo le jera sconte da on cuadro grando. Co se jera in Cesa, nol parea gnanca vero chel podesse star sù là par aria!!! L Organo de stiani col Coro!!! Na maravejia! E na maravejia xe stà ver vudo Don Francesco a nsegnarne a cantare! La Messa del Perosi! Me la recordo ncora desso!!! In Latin! A zincue voci!!!
E anca el Magnificat, parché navimo a cantare anca i Vesperi par lù, ala Domenega, dopo magnà!!! (cussì, co jerimo pì grandi, se nava a gratis a vedare el Calcio). » (Linus DownUnder – Lino Timillero, Coniston 5-1-2019)

Foto:
1) L’interno della Chiesa Prepositurale nei primi anni ’50 del Novecento. Notare la presenza del coro ligneo a balconata dietro l’altare e la balaustra marmorea che separa la navata dal presbiterio, ora scomparsi (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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UN CONTE A MONTEBELLO

[226] IL CONTE ALVISE FRANCESCO MOCENIGO

Tra i vari personaggi che si sono susseguiti nella proprietà di quella che attualmente è conosciuta come Villa Miari” a Montebello, troviamo il conte Alvise Francesco Mocenigo. Per circa 15 anni, gli ultimi della sua vita, fu spesso ospite del nostro paese. Nel 1870 acquistò la villa da una certa Baronessa Herman1 e vi abitò fino al 1884, anno della sua morte. Alvise Francesco Mocenigo, di origine veneziana, fu un politico e imprenditore italiano. Nato da una relazione extra-coniugale tra il colonnello austriaco M. Plunkett e Lucia Memmo, moglie del conte Alvise Mocenigo, fu battezzato con il nome di Francesco. Venne comunque riconosciuto dal padre che gli diede il nome di Alvise, come tradizione di famiglia e divenne dunque Alvise Francesco Mocenigo.2
Il 24 novembre1840 sposò la contessa Clementina Spaur figlia del conte Johann Baptist Spaur di Merano. Il suocero di Alvise Mocenigo, dapprima governatore delle province venete, e successivamente, fino al 1847, mantenne la stessa carica per la Lombardia. Dal matrimonio nacque nel 1845 una bambina che morì pochi giorni dopo il parto. Solo tre anni più tardi arrivarono: il primogenito maschio battezzato, come tradizione di famiglia, col nome di Alvise, Giovanni ed alcune femmine.
La moglie, Clementina Spaur, fu una valente e raffinata pittrice: di lei si conosce un dipinto rappresentante “La Beata Maria Vergine seduta in trono” giudicato di pregevole fattura. Tra le tante cose elencate nell’inventario sottocitato, eseguito a Montebello nel 1884, viene nominato un identico dipinto: è lo stesso?
Tra i numerosi incarichi che ricoprì Francesco Alvise Mocenigo vi fu quello di presidente del Teatro la Fenice. Ebbe naturalmente modo di conoscere Giuseppe Verdi che, riconoscente ammiratore di Clementina Spaur, dedicò a quest’ultima l’opera lirica “Ernani”. Non meno sensibile fu uno dei librettisti delle opere di Verdi, Francesco Maria Piave, che in occasione della morte della primogenita dei coniugi Mocenigo dedicò alcun versi alla contessa.
Francesco Alvise Mocenigo lo troviamo già attivo a Montebello in un documento del notaio Domenico Agostini con una richiesta a questo Comune di acquistare una Strada “Vicinale” secondaria detta del “Castello” che, all’incirca dal punto in cui sorge la villa, portava oltre il Castello e, girandogli attorno, proseguiva in direzione della “Cà del lupo” (da A a B nel disegno). Su questa strada venivano fatte 3 processioni all’anno, a partire dalla Chiesa di San Daniele (all’interno del castello) fino al centro del paese. Il conte Mocenigo avrebbe concesso il passaggio dei fedeli per la suddetta strada, a patto che le processioni non fossero state più di 3 all’anno e che non gli fosse richiesto nessun obbligo di manutenzione dell’Oratorio o di spese relative al culto.
In un secondo documento del 28 marzo 1873 leggiamo la risposta, positiva, del Consiglio comunale di Montebello (il Sindaco all’epoca era Giuseppe Dr. Pasetti), il quale, posta la condizione “ch’egli non vorrà certo rifiutare l’accesso al Castello a coloro che desiderassero visitarlo”, gli concede di prendere possesso degli “appezzamenti stradali” acquistati e di poter iniziare i lavori.
È del 5 novembre 1873 l’atto di vendita definitivo. Ecco uno stralcio: “…Il Comune di Montebello Vicentino rappresentato dal proprio Sindaco Giuseppe Dr. Pasetti vende con clausola abdicativa e traslativa di dominio al prenominato Conte Alvise Francesco Dr. Mocenigo. Il quale accetta ed acquista la strada vicinale interna che dal palazzo stesso Co. Mocenigo mette al sovraposto Castello girando a tramontana dallo stesso fino al trivio della strada Cà del Luppo [sic] descritta nella perizia dell’Ingegnere Civile Signor Pietro Frigo… lo stesso Comune vende allo stesso Conte Mocenigo il piccolo tratto di strada denominato della “Cucca” dal punto segnato C fino al punto D nel tipo (disegno)… restando la fontana di proprietà del Comune [si tratta di quello che ancora oggi è denominato il Pissolo] ed inoltre vende il piccolo pezzo di terreno dinanzi all’ingresso del Palazzo Mocenigo, segnato in tipo (disegno) colla lettera X… il prezzo pattuito nella somma di Lire 1180 millecentottanta… Le spese di perizia ritenute in Lire 32 nonché quelle occorrenti pel Registro e pel trasferimento censuario e tutte le altre, senza eccezione, relative al presente istrumento sono ad esclusivo carico del Nobile acquirente.”.3
Per circa 15 anni il conte Mocenigo visse, quasi continuativamente, in questo sontuoso palazzo fino alla sua morte avvenuta il 13 novembre 1884.
Il 6 agosto 1885, con un altro atto del notaio Domenico Agostini si aprì la fase della successione. Vennero designati gli eredi: “Signora Clementina Contessa Spaur 4 fu Giovanni vedova Mocenigo, Amelia Contessa Mocenigo fu Alvise Francesco, Maria Duchessa di Noci nata Contessa Mocenigo fu Alvise Francesco ed Olga Contessa Mocenigo nata Principessa Windisch-Gràtz di Ugo nella legale rappresentanza questa della minorenne di Lei figlia Contessina Valentina Mocenigo del fu Andrea”.5 Nel lunghissimo inventario di quanto contenuto del palazzo Mocenigo di Montebello vengono nominati ben 284 gruppi di oggetti dalla moltitudine di mobili alle porcellane, ai numerosissimi accessori di valore, ai 300 libri ed opuscoli, ecc. Il tutto in circa 34 tra stanze e ripostigli. Tutti gli oggetti vengono elencati con estrema precisione in un documento di 12 pagine.
Il conte Alvise Francesco Mocenigo fu sepolto ad Alvisopoli (già ‘Molinat’), nel comune di Fossalta di Portogruaro, tra Veneto e Friuli, dove la famiglia possedeva un grande latifondo di 1800 ettari.

Ricerche e testi di Ottorino Gianesato e Umberto Ravagnani

Note:
1) Lo storico montebellano Bruno Munaretto ci riferisce che il conte Mocenigo, nello stesso anno, acquistò anche il Castello di Montebello.
2) Il Conte Alvise Francesco Mocenigo (1799-1884) è uno dei propugnatori della costruzione della ferrovia Ferdinandea (1846). La sua villa ospitò gli operai addetti alla messa in opera dei binari. La famiglia Mocenigò annoverò tra suoi appartenenti ben 7 Dogi e decine di Procuratori di San Marco.
3) Archivio di Stato Di Vicenza, atti n. 624, Busta 2034 con 3 allegati.
4) Clementina Contessa Spaur und Flavon – nata a Vienna nel 1816 morta a Venezia nel 1891. Il marito Alvise Francesco Mocenigo nato a Venezia nel 1799 e nella stessa città morto nel 1884.
5) Archivio di Stato Di Vicenza, Notaio: Agostini  Domenico (Malo e Montebello), Busta n° 2042 – Atto n° 1638 –  (reg.132).

Disegno:
Di libera interpretazione di Umberto Ravagnani. La piccola deviazione denominata “Strada in questione” si riferisce a un lavoro effettuato abusivamente dalla precedente proprietaria, la Baronessa Herman, che divenne comunque parte del terreno acquistato dal Conte (da una mappa dell’Ing. Pietro Frigo, 1872, Archivio di Stato Di Vicenza).

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MARIO CENZI

[225] MARIO CENZI

Proseguendo con i personaggi che hanno lasciato un segno a Montebello parliamo oggi del Sottotenente Mario Cenzi, pilota di caccia.
La Guerra Civile spagnola del 1936-39 è considerata una preparazione, quasi una prova generale, della seconda guerra mondiale dato che gli schieramenti in contrapposizione furono gli stessi, cioè i fascisti di Mussolini con i nazisti di Hitler contro le forze repubblicane spagnole aiutate da Inghilterra, Francia e Unione Sovietica. Era anche l’occasione per testare nuovi armamenti e nuove strategie. Nel 1936, alle nuove elezioni politiche, le forze di sinistra erano tornate al governo grazie al primo esperimento del Fronte popolare (repubblicani moderati, socialisti, comunisti e cattolici baschi autonomisti). Il 17 luglio le truppe di stanza in Marocco scatenarono una rivolta ed il giorno dopo la protesta si estese a tutto il paese. Fu l’inizio della guerra civile, con pesanti ripercussioni anche sul piano internazionale. Alcuni giovani montebellani si arruolarono volontari tra le fila del generale Franco contro il governo repubblicano. Tra essi il Sottotenente pilota Mario Cenzi che in quell’impresa sacrificò la propria vita. Nel libro “Medaglie d’oro al valore militare” troviamo la motivazione:

Pilota da caccia volontario in una missione di guerra partecipava alla dura quotidiana lotta con entusiastico slancio e dedizione completa. In numerose azioni di guerra portava valido contributo al brillante esito di esse distinguendosi sempre per le sue magnifiche qualità di fidato gregario. Il 13 luglio 1938, durante una crociera di vigilanza, accortosi che una massa preponderante di caccia avversaria stava per assalire una squadriglia in condizioni di netta inferiorità numerica e di quota, con prontezza e generoso slancio non esitava a frapporsi con pochi altri camerati fra assalitori ed assaliti. Incurante del numero e del vantaggio degli avversari, portato dal suo generoso slancio ne sosteneva il violento urto, opponendo la sua eroica irruenza e la sua tenace aggressività in un accanito combattimento che frustrava completamente la capacità offensiva e l’iniziale minaccioso intento del nemico. Durante l’aspra mischia, dopo aver concorso all’abbattimento di quattro caccia nemici, attaccato da numerosi avversari, non desisteva dalla lotta e continuava a prodigarsi fino all’estremo limite delle sue energie, offrendo per la salvezza e la vittoria dei camerati il glorioso e generoso sacrificio della propria esistenza.” Cielo di Spagna 13 luglio 1938.

Sul sito del Quirinale troviamo la conferma dell’assegnazione:
CENZI Mario
Luogo di nascita: Vito di Leguzzano (VI)
Medaglia d’oro al valor militare 1
Sottotenente di cpl. Pilota
Data del conferimento: 1938
motivazione: Volontario in missione di guerra per l’affermazione dei suoi ideali, partecipava quale pilota da caccia a numerose scorte e crocere dimostrando in ogni circostanza belle doti di combattente, spirito di sacrificio e elevate virtù militari. Cielo di Spagna, gennaio-aprile 1938.

Montebello nel secondo dopoguerra ha voluto dedicargli una Piazza, quella antistante la vecchia scuola elementare e la Chiesa Prepositurale. Una curiosità: anche a Sirmione (Bs) esiste una Piazza Mario Cenzi. Questo si spiega con il fatto che suo padre, Cesare Cenzi, è stato Commissario Prefettizio (Podestà) a Sirmione e poi, nel secondo dopoguerra, Sindaco della stessa bellissima cittadina sul lago di Garda, ma questa è un’altra storia…

Umberto Ravagnani

Note:
1) – Finalità: Segnalare come degni di pubblico onore gli autori di atti di eroismo militare, anche compiuti in tempo di pace, purché l’impresa sia strettamente connessa alle finalità per le quali le Forze militari dello Stato sono costituite, qualunque sia la condizione e la qualità dell’autore.
– Struttura: Le proposte, salvi i casi eccezionali previsti in tempo di guerra, sono vagliate da una Commissione Militare, costituita appositamente.
– Destinatari: Appartenenti alle Forze Armate (singoli militari o interi reparti non inferiori alle compagnie o ai comandi), combattenti nelle formazioni partigiane, Comuni, Province e singoli cittadini.
– Classi o gradi: Medaglia d’Oro, Medaglia d’Argento, Medaglia di Bronzo (conferibili anche in tempo di pace); Croce di Guerra al Valor Militare (conferibile solo in caso di guerra).
– Modalità dei conferimenti: Decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro della Difesa.

Foto:
1) Il Sottotenente Mario Cenzi durante il periodo della guerra civile in Spagna (elaborazione grafica e restauro Umberto Ravagnani).
2) La medaglia d’oro al valor militare.

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LA PECORA NERA

[224] LA PECORA NERA DELLA FAMIGLIA (una razza animale mai estinta)

Nel corso del Settecento Montebello annoverò tra i suoi abitanti alcuni personaggi di grande spessore provenienti da Posina, un comune dell’Alto Vicentino. Certamente il più importante fu il prevosto don Pietro Caprin (altre volte Caprini – n.d.r.) che tra il 1727 e il 1761, anno della sua morte, diresse con grande passione e sapienza la comunità montebellana. Mentre il prevosto si prodigava per la sua parrocchia, nel 1756, arrivarono a Montebello dapprima il medico fisico Agostino Caprin, forse parente del religioso, e più tardi l’omologo Domenico Caprin, entrambi da Posina o dalla sua frazione Fusine. Purtroppo il secondo medico non fu poi riconfermato, e la mancata approvazione da parte del comune fu causa di un aspro dissidio sfociato in una causa legale. Una trentina di anni dopo la morte del prevosto, a Posina un giovinastro rovinò l’esistenza dei propri familiari e non solo. Il suo nome era Antonio Caprin del fu Pietro, forse parente dei soggetti di sopra citati, e nel 1790, su istanza del decano di Fusine e di Virgilio e Lino Caprin, rispettivamente zio e fratello di Antonio, fu giudicato dal podestà di Vicenza, Giuseppe Diedo. Le parole durissime del podestà giudicante, qui sotto integralmente riportate, dipingono a tinte fosche la personalità di Antonio Caprin:

«… dedito, fin da alcuni anni, alla crapula, all’ozio, scostumato, dissipatore dei beni della famiglia, fu scacciato anche di casa dal vecchio padre ma, lungi dal correggersi, continuò anzi a tracciare una vita, la più scapestrata e scandalosa ai suoi consimili. Ateo, bestemmiatore ereticale che, facendo pompa di sua miscredenza, negava pubblicamente l’inferno, non solo, ma anche l’esistenza dello stesso Dio.
Avendo l’immagine del crocefisso alla testa del suo letto, vi appese ai lati due pistole e con dileggi ed amari scherni, dopo averlo eccitato (sfidato – n.d.r.) parecchie volte a cessar l’immaginario suo potere, a punizione delle di lui bestemmie, trascese empiamente, circa alla fine dello scorso novembre 1789, facendola a pezzi col calcio dello schioppo.
Istava a letto ormai la fu sua madre, ai giorni del susseguente, quando chiamata di sera da esso suo figlio, e sortita sulla porta lo vide minaccioso tenendo lo schioppo ed una pistola impugnati, colle solite bestemmie, protestò che in quella sera egli, o Pietro Caprin del fu Marco, né si raccoglie per quale motivo, dovevano andare all’inferno. Inde allontanatosi da suo padre che faceva inutili sforzi per trattenerlo, praticò subito lo sparo di quelle armi.
Afflitto e dolente il suo genitore, indi, due o tre giorni si pose a letto malato, quando nel dì 7 di quel mese, presentatosigli a letto armato di schioppo e pistole, con tono minaccevole e bestemmiandogli disse di voler esser ricordato nel suo testamento.
Impietosite le presenti persone dello stato commovente di quel misero vecchio, lo costrinsero a sortire, senonché scontratosi subito in Virgilio, suo zio materno, mentre con amorose insinuazioni tentò di ricondurlo ai propri doveri facendogli tener anco i rigori della vindice giustizia, montato egli sulle furie, proruppe nelle più abbiette, scandalose ed impulsanti invettive contro la di Lui persona, la Beata Vergine, il S.S. Sacramento ed il Principato, ed impugnato il coltello lo avrebbe ucciso se non veniva soccorso dagli astanti. Cedendo allora alla forza si allontanò ma, continuando nelle già spiegate minacce contro tutti di sua famiglia, le avrebbe anco verificate contro del detto suo zio se, alla mattina di tre giorni dopo, poiché fu veduto dirigersi armato verso la di lui fucina, non ne fosse stata prestamente chiusa la porta, Con pistola impugnata si arrampicò, nulla ostante tutto dispetto a un finestrino da cui, colle più terribili minacce e bestemmie, gli praticò contro due scrocchi (colpi – n.d.r.) qui attesa l’inutilità dei suoi tentativi partì.
Non contento costui di tante scelleratezze, per le quali verso la fine del detto novembre l’infelice sua madre restò vittima del proprio dolore e dei molti danneggiamenti che aveva apportato alla desolata sua famiglia, nella notte del 4 marzo 1790, unitosi a nota persona, ora mancata in vita, salito sul tetto dell’abitazione del nominato suo zio e di un suo fratello Lino, vi si introdusse mediante rilevata rottura e, rubatovi del denariìo in somma di Lire 150 e degli effetti di non individuato valore forzando una cassa, asportò anco tutte le carte giustificanti il possesso delle loro poche sostanze. »
Per eresia, ingiurie a Dio e alla religione cattolica nonché furto e tentato omicidio dei suoi parenti, fu condannato a 7 anni al remo su di una galera.1

ARCHIVIO DI STATO DI VICENZA “RASPE” – busta n° 22 – sentenza n° 21
Riassunto e ricerca di OTTORINO GIANESATO

Note:
1) Dal 1400 la Repubblica Serenissima, ma anche altre marinerie, per ovviare alla mancanza di rematori nelle sue ‘galee‘ cominciò a utilizzare i condannati per reati comuni. Per questi ‘galeotti‘ il lavoro era estremamente duro. A differenza dei rematori liberi, questi erano costretti a stare sempre seduti e con le catene ai piedi, remando solo a forza di braccia senza potersi aiutare con il corpo.
Dipinto:
“Il violento” del pittore Giacomo Francesco Clipper detto il Todeschini (Feldkirch, 1664 – Milano, 1736).

Umberto Ravagnani

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LA SOLENNE DEL 2015

[223] LA SOLENNE DEL 2015 A MONTEBELLO


Nel mese di Maggio si nota una particolare devozione mariana tra i fedeli, ma a Montebello assume un carattere straordinario; ogni 5 anni la I domenica di questo mese, per tener fede ad un impegno preso 130 anni fa dai nostri predecessori, la Vergine Santa che troneggia su un altare nella nostra chiesa parrocchiale viene portata solennemente in processione. La festa pertanto, quinquennale, si chiama “LA SOLENNE” in onore di Colei che amiamo chiamare Madonna di Montebello. Ed ecco che oggi, tra un tripudio di folla (circa 6000 persone) si è svolta la tradizionale Processione, un trionfo della nostra Mamma Celeste, al culmine dei tanti preparativi che hanno preceduto cotanto avvenimento! Montebello offre oggi uno spettacolo stupendo creato dall’amore, dalla fede e dalla devozione dei suoi abitanti. In tutte le contrade, anche le più lontane, si vedono estensioni di festoni, sventolio di bandiere, balconi addobbati e a sera luci ovunque che rendono quasi magica l’atmosfera, frutti di impegno e un lavoro collettivo. Sarebbe però tutto fatuo se la devozione a Maria si fosse limitata ad una apparente esteriorità, ecco pertanto che questo bel giorno è stato preceduto da celebrazioni liturgiche e culturali per un grande arricchimento spirituale di cui far tesoro per il proseguo della vita personale e comunitaria. È importante, a detta dei sacerdoti e dei relatori, di continuare a vivere quei valori di unità, di relazione personale, di fede, di altruismo, di generosità di cui la Solenne è portatrice e fa emergere abbondantemente nel nome della Madre nostra Maria. Se ce ne fosse necessità: a ricordare una tale festa, i propositi formulati, gli impegni presi, ci sarà sempre l’immagine della Madonna di Montebello impressa su marmo e consegnata a tutte le famiglie perché sia esposta in ogni casa, ma non solo, è stata pure messa a disposizione delle persone che l’hanno richiesta per parenti o amici lontani, ed inoltre una corona del Rosario che riporta, nella crociera, l’immagine di Maria con la scritta “MADONNA DI MONTEBELLO – SOLENNE 2015”. Ecco dunque che gli occhi fissi al marmo e le mani strette al Rosario aiuteranno a non dimenticare. Anche se ho la certezza che per ogni montebellano, così pure per i nostri sacerdoti, questa data del 3 Maggio 2015, 26a Festa della Solenne resterà impressa nel cuore come un ricordo indimenticabile, per aver vissuto un avvenimento non comune, sempre atteso e sempre diverso dalle precedenti Solenni. Che ci aiuti la Vergine Santa a conservare a lungo i frutti di questa bellissima SOLENNE! (M.R.T.)

Vergine Madre, Figlia del Tuo Figlio…
Quante volte abbiamo sentito questo concetto bello, misterioso, sì, perché è mistero, non lo possiamo dimostrare con la ragione, ma solo farlo nostro con la fede. Che incontri magici! Possiamo dire a cerchi concentrici di emozioni che, man mano i versi venivano scanditi, sempre più salivano ad abbracciare la nostra mente e il nostro cuore. Maria esaltata in tutto il suo umile splendore, nostra soccorritrice in quanto divina creatura, nostra consolatrice in quanto madre premurosa. Grazie Nicoletta Nicolin, per questi incontri iniziati l’8 marzo in oratorio con una relazione su “Vita di Maria” e proseguendo poi con altri il 29 marzo con “Maria e la Morte di Gesù” concludendo con domenica 17 maggio con l’argomento molto interessante di “Maria nelle icone di Palazzo Montanari di Vicenza. Un grazie anche alla biblista, ormai di casa nella nostra Unità Pastorale, Antonella Anghinoni anche lei a parlare della Madonna con delle serate a tema. La prima tenuta il mercoledì 18 marzo con l’argomento “Madri sotto la Croce”. Altra serata dedicata a Maria con Antonella Anghinoni con l’argomento “Maria, donna del quotidiano”. Tutti i grandi, da sempre hanno creduto in Maria come colonna portante della fede, donna di intima preghiera. Tutti l’hanno pensata porta del cielo, giardino di delizie, seno dello Spirito di Dio. Che la Madonna ci aiuti a “Farci prossimo”, a toccare con mano ciò che Le è stato promesso, come ha fatto Lei con il grande annuncio della sua maternità. Anche noi intraprendiamo ogni giorno il nostro viaggio, affidiamoci a Lei, ci porterà a toccare con mano, a vedere chi ci sta vicino, a fare comunione con tutti.

Presentazione del libro del prof. Disconzi Luciano “A Te Solenne Montebello”
Quello di oggi è un momento meraviglioso che vede protagonisti Voi, ragazzi di quinta, le vostre insegnanti ed il prof. Luciano Disconzi… Mi complimento con il professore per la sua geniale intuizione di coinvolgere i ragazzi per la preparazione alla Solenne mediante disegni vari della Madonna, la chiesa, i luoghi più significativi di Montebello. I disegni ed i versi del professore restano un documento per la storia grazie alla pubblicazione del libro che oggi viene presentato e distribuito. La Solenne 2015 sarà per sempre legata a questa pubblicazione, elegante e piacevole da vedere, piacevole da sfogliare. Grazie a voi ragazzi, grazie a voi insegnanti e alla scuola, grazie a lei professore.
(Dal periodico dell’Unità Pastorale di Agugliana – Selva – MontebelloNOI 3” – Edizione speciale per la Solenne 2015).

  LA SOLENNE - MONTEBELLO 3-5-2015 
  LA SOLENNE - MONTEBELLO 3-5-2015 
  LA SOLENNE - MONTEBELLO 3-5-2015 
  LA SOLENNE - MONTEBELLO 3-5-2015 
  LA SOLENNE - MONTEBELLO 3-5-2015 
  LA SOLENNE - MONTEBELLO 3-5-2015 
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  LA SOLENNE - MONTEBELLO 3-5-2015 

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SOLENNE 2015: La benedizione del Vescovo Beniamino Pizziol - Mostra il VIDEO

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Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 2015 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 5 Aprile – Presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano. Dal 3 febbraio Sergio Mattarella. Papa: Jorge Mario Bergoglio con il nome di Francesco


DAL MONDO - Leggi tutto...

7 Gennaio A Parigi, in Francia, il secondo attentato alla sede di Charlie Hebdo, un settimanale satirico, causa dodici vittime, fra cui alcuni noti fumettisti francesi.
14 Gennaio Giorgio Napolitano si dimette dalla carica di Presidente della Repubblica Italiana.
13 Marzo Papa Francesco annuncia il Giubileo straordinario che avrà inizio con l’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro l’8 dicembre 2015, a 50 anni esatti dalla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, e terminerà il 20 novembre 2016 nella Solennità di Cristo Re.
1 Maggio Inizio dell’Expo 2015 a Milano, in Italia. L’esposizione si protrarrà fino al 31 ottobre.
20 Luglio Gli Stati Uniti pongono fine all’embargo con Cuba ristabilendo le loro relazioni diplomatiche dopo 54 anni, con la riapertura delle proprie ambasciate nelle rispettive capitali.
21 Ottobre La casa automobilistica Ferrari si quota alla Borsa di New York con il proprio titolo azionario.
13 Novembre Una serie di attacchi terroristici nel centro di Parigi, rivendicati dall’ISIS, causano 130 morti[16] e oltre 300 feriti.
8 Dicembre Apertura del Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco e dedicato alla Misericordia.

MUOIONO
4 Gennaio Pino Daniele, cantautore e chitarrista italiano.
10 Gennaio Francesco Rosi, regista e sceneggiatore italiano.
11 Gennaio Anita Ekberg, attrice svedese.
14 Febbraio Michele Ferrero, imprenditore italiano.
14 Maggio B.B. King, chitarrista e cantante statunitense.
7 Giugno Christopher Lee, attore, doppiatore e cantante britannico.
22 Giugno Laura Antonelli, attrice italiana.

NASCONO
2 Maggio Charlotte di Cambridge, principessa britannica.

PREMI NOBEL
Medicina: William C. Campbell (Irlanda), Tu Youyou (Cina), Satoshi Omura (Giappone).
Fisica: Takaaki Kajita (Giappone), Arthur B. McDonald (Canada).
Chimica: Tomas Lindahl (Svezia), Paul Modrich (Stati Uniti), Aziz Sancar (Turchia).
Letteratura: Svjatlana Aleksievic (Bielorussia/Ucraina).
Pace: Quartetto per il dialogo nazionale in Tunisia (Tunisia).
Economia: Angus Deaton (Svezia).

SANREMO
Grande amore (Il Volo); 2° Fatti avanti amore (Nek); 3° Adesso e qui (nostalgico presente) (Malika Ayane).

SPORT
Ciclismo: il Giro d’Italia 2015, novantottesima edizione della “Corsa Rosa”, si è svolto in 21 tappe dal 9 al 31 maggio 2015, per un totale di 3 481,8 km. È stato vinto dallo spagnolo Alberto Contador della Tinkoff-Saxo in 88h22’25”, con 1’53” di vantaggio sul secondo classificato, l’italiano Fabio Aru. Il Tour de France 2015, centoduesima edizione della Grande Boucle, si è svolto dal 4 luglio al 26 luglio, su un totale di 3 360,3 km suddivisi in 21 tappe. È stato vinto dal britannico Chris Froome, al suo secondo successo nella competizione, davanti al colombiano Nairo Quintana, che si è aggiudicato anche la maglia bianca di miglior giovane, e allo spagnolo Alejandro Valverde.
Calcio: l’UEFA Champions League 2014-2015 è stata la 60ª edizione (la 23ª con la formula attuale) di questo torneo organizzato dall’UEFA. Il torneo è stato vinto dal Barcellona che ha battuto in finale la Juventus per 3-1. Il campionato di Serie A 2014-2015 è stato il centotredicesimo campionato italiano di calcio e l’ottantatreesimo a girone unico, vinto dalla Juventus, al suo trentunesimo titolo.
Tennis: US Open 2015, Flavia Pennetta ha battuto in finale Italia Roberta Vinci col punteggio di 7-65, 6-2.
Formula 1: il titolo di campione mondiale piloti è stato vinto per la terza volta, dopo il 2008 e il 2014, da Lewis Hamilton, mentre quello di campione mondiale costruttori è stato vinto per la seconda volta dalla Mercedes, già campione nel 2014, squadra con la quale ha corso lo stesso Hamilton. Inoltre, il medesimo pilota britannico, con 11 partenze dalla prima piazza, si è aggiudicato il trofeo al pilota che ha ottenuto il numero maggiore di pole position durante l’anno.
Motociclismo: l’edizione 2015 del motomondiale è stata la 67ª dalla sua istituzione nel 1949. Il vincitore è stato Lorenzo su Yamaha seguito da Valentino Rossi.

Umberto Ravagnani

Foto: La processione durante la celebrazione della Solenne del 3 maggio 2015 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
Slide: Alcune foto della Solenne del 3 maggio 2015 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
Video: La benedizione del Vescovo della Diocesi di Vicenza Beniamino Pizziol (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 2015 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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EL CINEMA AL APERTO

[222] EL CINEMA AL APERTO DE MONTEBELO
LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)


« Forse calchedun de la me età se ricordarà cuando che vignea fato el Cinema al aperto al Oratorio de Montebelo. Vialtri dirì che no se pole mia!!! Ai primi del 1950, ntrà el muro del Oratorio verso la Canonica e le vecie scole de Dotrina, vizin ala Canonica, no ghe jera gnente inframezo! Lora jera stà spostà anca el Canpo da Calcio. Indrio, verso ndove che ghe xe lasilo desso! Par cuanto cal jera lungo l’Oratorio! Cussì ghe jera on bel tochetin de tera, come on canpeto da Calcio, ndove che zugava i tusiti pì picoli, come mi, Silvano co so fradelo Sergio e anca Luigi co so fradelo Gaetano e chealtri che navimo scola nsieme. Don Giuseppe jera el Capelan. Co navimo al Oratorio, se nava par zugare col balon, come chel conta sol so libro Ernesto Crosara. Verso le 4 Don Giuseppe el vignea fora dala Canonica co na scatola de galete dei Mericani. Come che lo vedivimo, no ghe jera bisogno de ciamarne! Nialtri se fermavimo de zugare col balon e ndavimo de corsa a torse la galeta Mericana! Ogni tanto Don Giuseppe el ne dava anca on giandujioto, on poco dureto, ma bon. Merican anca cuelo, come le galete. Al sabo tuti i tusiti nava a confesarse. Se catavimo dala parte del canpanile, e zugavimo a ciaparse. Cuatro zincue i corea in giro par ciapare i tusi che lora i jera inpegnà e ghe tocava nar a tacarse ala fila, sol canton dela scala che nava sù in Cesa. Corivimo sù pal canpanile, caminavimo sol cornison tuto torno e se nava su e zò par la scala ndove che ghe xe la porta par nar sonare le canpane. Chi che vegnea inpegnà, ghe tocava de star in fila fin che calchedun rivava a dispegnarli! Co vedivimo Don Giuseppe se fermavimo tuti, vinti, trenta tusiti, e se nava rento in Cesa a confesarse! (ghe jera anca el Prevosto e chelaltro Capelan). De Istà, co fasea senpre caldo, finio de confesarse, se scomiziava a portare le careghe dela Cesa sol canpeto ndove che se zugava. Le jera le careghe vece, cuele ncora inpajià. Le metivimo ben in fila. Na sesantina de careghe…! Ghe volea depì de na ora!!! E jerimo tuti tusiti che stava de casa vizin ala Cesa. Co gavivimo finio, a seconda de che Cinema ca vignea fato, Don Giuseppe el ne dava on biljietin, e con cuelo navimo a vedare el Cinema. El Cinema scomiziava pena che vignea scuro. Ghe jera du pali alti vizin al muro del Oratorio. I tegnea sù come on nezolo grando e bianco. Là se vedea el Cinema! Sol muro dele Dotrine vecie, ghe jera on buso rotondo par far vigner fora el Cinema! E ghe jera na porta ndove che i omini ndava su par la scala a far funsionare la machina pal Cinema. Me ricordo che go visto: “Alì Babà e i Cuaranta Ladroni”. A colori!!!! Co Alì Babà chel girava pararia sol so Tapeto Volante nsieme col so Gigante!! Che belo!!!! Nialtri tusiti jerimo sentà davanti e no se ghemo mai nteresà da savere chi che portava indrio le careghe in Cesa! Jera tardi, e gavivimo da nar casa, pieni de sono!!! Dopo, ntel ’54, xe rivà la television!!! La prima volta che la go vista xe stà de sera, rento la botega de ‘Aparechi Eletrichi’ de Zigiotto. Vizin ala Farmacia che ghe jera sol canton dela via Borgoleco, jera stà sverto on toco de muro de na casa. Xe stà fato sù na vetrina. Là se vendea i Aparechi Letrichi. Mi vardavo drento, ma no vedevo mai gnanca on aparechio, letrico o a motore!!! Però, de sera, co no ghe jera nissun in botega, i asava inpizà la Televisione!!! E la gente se inmuciava davanti ala vetrina par vardarla. La Televisione!!! E i ghe assava ai tusiti a metarse davanti!!! E se sentia tuto parchéi gavea messo la voze alta, che la se sentia ben anca de fora, sol marciapié! La Televisione xe stà cuela che no gà pì fato nar vanti el Cinema al aperto!!! Co xe stà scomizià ‘Lascia o Raddoppia’, al Zobia de sera, chi che no gavea la TVu, i ndava al Ostaria a vederla. Le fameie che gavea la Televisione le jera ben poche. E al Zobia le gavea senpre gente che ndava in casa, come co se ndava a filò!!! »
(Linus DownUnder – Lino Timillero, Coniston 5-1-2019)

Foto:
1) Ricostruzione di fantasia dell’episodio raccontato nell’articolo con una scena da “Alì Babà e i quaranta ladroni”, regia di Arthur Lubin, 1944 (a cura del redattore).

Umberto Ravagnani

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LUIGI TONELATO

[221] LUIGI TONELATO – Medaglia d’argento al valor militare

Una figura importante tra i caduti di Montebello della Ia guerra mondiale fu certamente Luigi Tonelato. Ecco in breve la sua storia:

Figlio di Gherardo e di Busato Maria, nato a Montebello Vicentino il 26 Aprile 1893, di professione studente – matricola n° 47190.
Alla visita di leva del 5 Aprile 1913 è ritenuto soldato abile di Ia Categoria. La chiamata alle armi è fissata per l’8 Settembre 1913 con la dichiarazione:
“Ammesso al volontariato di un anno nel computo del servizio prestato e quindi con decorrenza dal giorno 9 settembre 1913 (Legge 4 Agosto 1895 n° 479 – n° 3 – Circolare 336 Giornale Militare”.
Il 17 Ottobre 1913 è assegnato all’80° Reggimento Fanteria (Brigata Roma). Meno di cinque mesi dopo ottiene la promozione a Caporale e trascorsi ulteriori sei mesi diventa Sergente di Squadra. Dalle note che riguardano la sua vita da recluta si apprende che il 30 settembre 1913 aveva riportato una distorsione tibioastragolica destra per aver appoggiato male a terra il piede nel recarsi di corsa a prendere posizione col suo plotone dietro un’altura sul Monte Croson nei pressi di Verona (verbale del Consiglio d’Amministrazione del 29 Dicembre 1913).
Il 7 Settembre 1914, presso il Deposito di Verona (Vi) del Reggimento di Fanteria ottiene il congedo con la dichiarazione di aver tenuto buona condotta e di aver servito con fedeltà. In seguito alla grande mobilitazione del 22 Aprile 1915 è richiamato alle armi in data 17 maggio 1915 ed il 22 è in territorio in stato di guerra. Con decreto del Comando Supremo del 5 Ottobre 1915 è nominato Aspirante Ufficiale a datare 25 Settembre ultimo scorso. Intanto nell’ambito della stessa Brigata Roma passa dall’80° al 79 Reggimento. Il 17 Dicembre 1915 è nominato Sottotenente di Complemento con anzianità assoluta, il 1° Novembre 1915, con riserva di anzianità relativa.
Nei primi mesi di guerra il suo reggimento è impegnato nelle montagne che separano il Trentino dalla Provincia di Vicenza, soprattutto in Val Terragnolo, Vallarsa, Val Posina, Monte Majo.
Ed è soprattutto sul Monte Majo che nell’estate del 1916 la Brigata Roma accusa perdite umane superiori alle mille unità tanto da indurre gli alti comandi a farla arretrare sul colle Xomo. I reggimenti 79° e 80° Fanteria rimarranno sui monti del vicentino e nel settore del Monte Pasubio fino alla primavera del 1917 e in Luglio, ripiegando su Schio, si preparerà in previsione della dodicesima battaglia dell’Isonzo. In Agosto infatti la Brigata Roma è trasferita sul Carso soprattutto sull’Altopiano della Bainsizza. Durante la dodicesima battaglia dell’Isonzo, il 22 Ottobre, i fanti della “Roma” sono schierati sulla linea arretrata di resistenza Na Gradu – Veliki Vrh sulla riva sinistra del fiume. Il giorno 25 Ottobre il 79° Reggimento con Tonelato Luigi è impiegato a protezione del ripiegamento di tutte le truppe italiane combattenti sulle alture della Bainsizza. Ed è qui che cade eroicamente il fante montebellano. Il giorno seguente la sua morte i 300 superstiti della sua brigata ripiegano su Auzza dove il corpo di Tonelato viene sepolto insieme ad altri numerosi compagni di sventura per poi ripiegare su Cividale. Alla fine della guerra le sue spoglie mortali saranno trasferite nel Sacrario di Oslavia (Gorizia).
Così l’Istituto del Nastro Azzurro Sezione di Vicenza descrive la motivazione per l’assegnazione della Medaglia d’Argento a Tonelato Luigi: “Tenente del 29° (errore! Era del 79°) Reggimento Fanteria, ricevuto l’ordine di sostenere con la propria compagnia un altro reparto, che, aggirato e duramente provato, minacciava di essere travolto da forze avversarie soverchianti di numero e di mezzi, dopo di aver tentato invano di fermare l’irruenza nemica, visto l’inutilità di ogni ulteriore difesa passiva, conscio del grave pericolo cui andava incontro, alla testa del suo reparto si spingeva con mirabile coraggio in un disperato contrattacco, durante il quale, mentre incitava i suoi uomini alla lotta, eroicamente cadeva colpito a morte. Veliki Virh (Altipiano della Bainsizza) 25 Ottobre 1917 (B.U. del 16 Aprile 1920 pagina 1917). In occasione del decimo anniversario della morte la famiglia Tonelato fece pubblicare, in un volumetto di oltre cento pagine, le lettere che l’eroe scrisse dall’inizio della sua carriera militare fino alla sua tragica scomparsa.

Quando i familiari di Luigi Tonelato, dieci anni dopo la sua morte, riuscirono a contattare l’Aspirante Ufficiale Luciano De Lai di Torino, che il 25 Ottobre 1917 aveva assistito agli ultimi istanti di vita del Tenente montebellano, completarono i documenti per dare vita ad un libretto alla memoria. Le testimonianze di Luciano De Lai dei tragici avvenimenti di guerra chiusero l’annosa ricerca e recarono rinnovato conforto ai parenti dello scomparso. Dell’esistenza di questo libretto di circa 140 pagine, curato da Adolfo Crosara e ai più sconosciuto, ne ero venuto a conoscere l’esistenza attraverso una nota apposta a fondo pagina dallo storico Bruno Munaretto nelle sue “MEMORIE STORICHE DI MONTEBELLO” del 1932 (capitolo relativo ai soldati compaesani che combatterono la Grande Guerra). La copia consultata è quella trovata nell’Archivio Parrocchiale di Santa Maria, ma pare che qui ne esistano almeno due esemplari.
Un vivo ringraziamento ai parenti che hanno acconsentito alla ripubblicazione di una ventina delle più significative lettere che il Tenente Luigi Tonelato scrisse dall’inizio del 1914, durante il servizio militare, fino all’Ottobre del 1917, anno della sua eroica morte. In esse Luigi Tonelato si rivela un provetto cronista di guerra, quando, ad esempio, racconta l’inizio delle ostilità dell’Italia contro l’Impero Austro-Ungarico, nel descrivere poi la potenza devastante del cannone nemico da 420 e l’abbattimento di un aeroplano da parte dei soldati del suo battaglione. A crude notizie di guerra alterna righe piene di nostalgia per la famiglia e per il suo paese. Non manca mai di infondere coraggio ai familiari, come se essi si trovassero in una situazione ben più pericolosa della sua.
Le sue ultime lettere, scritte il giorno prima di cadere sotto i colpi del nemico, per la loro brevità, mostrano tutto l’affanno e la concitazione delle truppe italiane che stavano andando incontro alla terribile “disfatta di Caporetto”.
(Dal libro di Ottorino GianesatoMontebello e i suoi caduti nella guerra 1915-18”, 2014)

Foto:
1) Il Tenente Luigi Tonelato durante la Grande Guerra (elaborazione grafica e restauro Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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1630 UN ANNO TREMENDO

[220] 1630 UN ANNO TREMENDO


A partire dal 1629 una letale pandemia cominciò a diffondersi in Italia, ricordata come ‘peste manzoniana’ perché descritta molto bene da Alessandro Manzoni nel suo capolavoro “I promessi sposi”. Da noi arrivò l’anno dopo, portata da alcuni mercanti di Arzignano che si erano recati a Verona per acquistare lane e tessuti di varia natura. Queste merci erano un ottimo rifugio per la cosiddetta ‘pulce del ratto’ che poteva infettare l’uomo con il batterio della peste suo ospite. La pestilenza era stata preceduta da alcuni anni critici in tutto il nostro territorio. Un importante scrittore vicentino dell’epoca, Silvestro Castellini, così descrisse il periodo che precedette la letale pandemia:
Nel 1627 pareva che non vi fosse differenza alcuna da una stagione all’altra. In quell’anno e nel seguente 1628, per continue pioggie e tempeste, riuscì la estate non dissimile dal verno, dal che ne venne che fu scarsissimo il raccolto delle biade e dei vini e ne successe poi l’orribile fame dell’anno 1629, in cui le cose Passarono a tale estremità che i poveri, dopo aver consumato quanto avevano di proprio per vivere, ridotti erano alla disperazione”.
Una interessante cronaca per quanto riguarda la nostra comunità di Montebello in quel terribile 1630 ce l’ha lasciata un cappellano della nostra Chiesa Prepositurale, che si chiamava Giovanni Battista Dal Pra. Nel suo manoscritto “Cenni Statistici e Storici di Montebello”, redatto nel 1844. A pagina 33 così scriveva:
Era l’anno 1630, e l’Italia superiore era percossa da grave flagello. La peste che nell’anno innanzi era scoppiata nel campo Tedesco che assediava Mantova erasi rapidamente propagata nell’Insubria 1, quindi invadeva la Venezia.
Qui in Montebello cominciò a farsi sentire in Maggio, nel quale mese le morti furono triplicate, così pare continuò nei mesi di Giugno e Luglio: ma crescendo fuori misura la infezione e con questa la desolazione. Si costrussero due Lazzaretti, onde il contagio meno si propagasse, e gli infetti raccolti insieme meglio potessero esser curati. Questo però poco valse, che la Peste anziché cedere sempre più menava strage: già nel successivo mese d’Agosto decuplicate erano le vittime della morte: non più bastava il Cimitero a dar luogo ai morti, onde due nuovi ne furono aperti, uno a mezzogiorno della chiesa parrocchiale nel terreno di Fasolato, l’altro a destra del Vigazzolo a 194 metri dalla piazza; non più v’era chi vendesse ai morti gli onori del sepolcro, non più chi gli registrasse; non più neppure chi gli noverasse; senza nome, confusi, ammonticchiati erano gettati nella fossa. I due mesi di Settembre e di Ottobre furono i più micidiali, quindi la mortalità si fa a grado a grado minore, finché nell’Aprile dell’anno seguente cessò interamente la pestilenza. È difficile il potere precisamente determinare quanti ne morissero in Montebello da questa peste, perché mancano i Registri de’ morti, né abbiamo censi che riguardino questo Secolo, tuttavia possiamo dire con sufficiente probabilità che siano stati 517 circa, cioè 4/15 della popolazione 2.
La Comunità fa Voto a San Rocco d’una processione per essere liberata dalla peste.

Al termine della pandemia Montebello volle dedicare un altare a San Rocco 3 nella Chiesa di San Francesco (demolita nel 1909) e tale Santo fu proclamato dalla comunità compatrono della parrocchia. Una sua statua svetta alla sinistra sul timpano della facciata della Chiesa Prepositurale, un’altra in una nicchia all’interno della Chiesa della Sacra Famiglia (foto qui sopra). Vittima della peste a Montebello fu anche il prevosto don Ippolito Magistrelli, morto il 5 settembre di quel tragico anno 1630. Giovanni Battista Dal Pra annota, subito dopo, nella sua cronaca:
Francesco Righi [divenne] Prevosto dall’Ottobre 1631 fino ai primi giorni del 1634.
Francesco Spà
[divenne] Prevosto dal terminar di Aprile 1634 fino a Marzo del 1642.
(Dall’Archivio Parrocchiale di Montebello Vicentino).
Per concludere, stiamo vivendo tempi difficili con questa nuova ‘pestilenza’ che si chiama Covid19, ma bisogna dire che gli episodi come quello qui raccontato sono stati molti nella ‘breve’ storia dell’uomo e ogni volta, lentamente, la vita è tornata alla ‘normalità’. È importante essere consapevoli della pericolosità di tali congiunture e prendere le adeguate precauzioni.
Ora non ci resta che attendere che si risolva quest’ultima pandemia e… andrà tutto bene.

Umberto Ravagnani

Note:
1) Regione abitata dagli Insubri compresa fra il Po e i laghi prealpini a partire dal IV secolo a.C.
2) Circa un quarto della popolazione. Con un rapido calcolo si può ricavare che la popolazione di Montebello, all’inizio della pandemia, ammontava a poco più di 1900 persone.
3) Il culto di questo santo protettore inizia quando, nel 1485, arrivano a Venezia le sue reliquie. Nato a Montpellier (Francia) nel 1350 San Rocco si reca in pellegrinaggio a Roma nel 1367. Tornando trova la città di Acquapendente (VT) devastata dalla peste. Cura gli ammalati e si ammala anche lui. Per non mettere in pericolo gli altri si ritira in un bosco dove viene soccorso da un angelo che lo cura e da un cane che gli porta ogni giorno un pezzo di pane. Guarito tornerà a Montpellier dove non sarà riconosciuto e finirà in prigione. Il suo culto fu promosso dalle autorità di Venezia dopo la costruzione dei lazzaretti.

Foto: La statua di San Rocco nell’Oratorio della Sacra Famiglia a Montebello. Il Santo indica con la mano sinistra la piaga causata dalla peste. (Archivio privato Umberto Ravagnani – 2014).

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UNA DOLCE FANCIULLA

[219] UMBERTO CAPITANIO E BEATRICE BRUNELLI 1


Una cartolina con l’immagine del Monumento ai Caduti, spedita da Montebello il 5 aprile 1944, quando la seconda guerra mondiale mieteva ogni giorno ancora tante vittime, porta con sé una piccola storia che vale la pena di essere raccontata.
Il mittente è il prof. Umberto Capitanio, nato a Vicenza il 25 giugno 1864, figlio di Giovanni Capitanio e di Giovanna Brìcito, laureato in Lettere con un punteggio di 100/100 e lode alla Regia Università di Padova, vedovo di Beatrice Brunelli.
Dunque che cosa ha portato questo insigne letterato a Montebello Vicentino? Lo si intuisce da una frase della cartolina, quando scrive: “… temo di dover lasciare le mie stanche ossa in questo paesello, che vide nascere la mia dolce fanciulla …”.
Ebbene, la “dolce fanciulla” altri non era che sua moglie Beatrice Brunelli, tanto bella quanto sfortunata. Figlia di Pietro Brunelli e di Rigotti Flaminia, nata il 13 gennaio 1872 a Montebello Vicentino nella casa del padre, in via Generale Vaccari (all’epoca via Maggiore).
Da quanto mi hanno raccontato Arrigo e Dario Peruffo di Montebello, la madre dei quali, Teresa Brunelli, era prima cugina di Beatrice Brunelli, nei primi giorni di aprile del 1944, il prof. Umberto Capitanio aveva lasciato la sua Vicenza a causa dei sempre più frequenti bombardamenti degli anglo-americani, cercando rifugio presso la cognata Lucrezia Boroni che, a quel tempo, era proprietaria  della villa Valmarana-Boroni-Zonin a Montebello. La moglie del prof. Umberto Capitanio, Beatrice Brunelli, gli aveva dato ben 9 figli ed era già morta da molti anni. È da questa splendida villa a Montebello che lui scrive la cartolina al suo amico e collega prof. Ferruccio Quintavalle, professore di storia, autore di oltre venti libri, tra cui una monumentale “Storia dell’unità italiana (1814-1924)”.
Umberto Capitanio e Beatrice Brunelli si sposarono il 28 settembre 1894, nel periodo in cui il professore era stato nominato reggente di 2a classe al ginnasio di Terni. Ebbero ben 9 figli: Gino (1896), Ugo (1897), Corinna (1899), Maria (1901), Guido (1902), Elena (1903), Vittorio (1906), Gelsomina (1909), Giorgio (1911). Il prof. Umberto Capitanio dovette fare molte tappe prima di approdare all’insegnamento nella sua Vicenza. Purtroppo, per un tragico destino, dopo soli 5 anni da quando era definitivamente tornato, veniva a mancare la giovane moglie Beatrice, alla quale era indissolubilmente legato.
Nel trigesimo della morte di Beatrice Brunelli, Umberto Capitanio scrisse e pubblicò in un libretto una “memoria”, sicuramente dettata dal cuore, che solamente un grande letterato poteva esprimere in forma così armoniosa e spontanea. Il prof. Capitanio riassume in queste poche pagine tutte le gioie e i dolori della sua famiglia fino alla tragica fine di Beatrice. Egli rivive con molta rassegnazione e con fede profonda gli ultimi giorni di vita di sua moglie, implorando il Signore di aiutarlo a superare il tristissimo momento. Anche se scritta in forma di componimento poetico è facilmente comprensibile. Ecco un breve stralcio:1
«Non i miei voti ardenti, non le preghiere degli innocenti figliuoli, non le cure di valenti sanitari valsero a strapparti alla immatura fine: Iddio nel suo secreto, immutabile consiglio, avea decretato di troncare innanzi sera la tua operosa giornata, o mia buona, o mia dolce Bice! Più non risuona la mia muta casa del tuo indefesso lavoro; più non echeggia il tuo alacre comando; più non sorridono i figli del tuo mite sorriso; più non inaugura la mia triste giornata il tuo usato bacio; più non ritrovo io, tornando dal lavoro quotidiano, il tuo sereno volto, non mi accoglie il tuo cordiale saluto, che a me era, come un premio, cagione di tanta letizia…»
Molto interessante e commovente l’epitaffio che il prof. Umberto Capitanio volle venisse inciso sulla lapide della sua amata Beatrice nel Cimitero Maggiore di Vicenza, nella sezione “Benemeriti Vicentini”, dove riposa ora, accanto a lei, lo stesso professore:

BEATRICE CAPITANIO BRUNELLI
13-1-1872                   25-VI-1913
SPOSA IMMACOLATA MADRE IMPAREGGIABILE
LE MODESTE VIRTU’ NASCOSTE NELL’OMBRA DELLA SUA CASA
ALLEVO’ CON CURE INFINITE NOVE FIGLIOLI
E SUBLIMATA DALL’EROICO SACRIFICIO DI TUTTA SE STESSA
FU DAL PADRE CELESTE CHIAMATA A GODERE IL PREMIO
SERBATO A COLORO CHE HANNO MOLTO SOFFERTO
O ANIMA PURA MITE SOAVE
CHE SOLO CONOSCESTI LA FEDE L’AMORE IL DOVERE
DAL REGNO DELLA PACE PREGA PER QUELLI CHE T’HANNO AMATA SULLA TERRA
VEGLIA BENEFICO ANGELO SU’ TUOI FIGLI
E IMPETRA RASSEGNAZIONE E VIRTU’
AL TUO SVENTURATO UMBERTO DEL QUALE ERI TUTTA LA GIOIA
E CHE TI RICORDA CON TRISTEZZA DI DESIDERIO INFINITO

Umberto Ravagnani

Note:
1) La storia di questi due personaggi è narrata in modo più approfondito nel libro di Umberto Ravagnani “Cartoline che raccontano – Piccole storie e immagini della prima metà del ‘900”, Montebello Vicentino, 2015.

Foto:
1) La cartolina postale scritta da Umberto Capitanio al prof. Ferruccio Quintavalle (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
2) Beatrice Brunelli, la ‘dolce fanciulla’ (elaborazione digitale Umberto Ravagnani).
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LA SOLENNE DEL 2010

[218] LA SOLENNE DEL 2010 A MONTEBELLO – Una Festa bagnata


Il saluto del Vescovo
Nell’anno 2010 la Comunità cristiana di Montebello Vicentino, unitamente alle altre Parrocchie dell’unità pastorale e della zona, celebrerà la tradizionale festa mariana, detta “La Solenne”, familiare ai fedeli di quel territorio, risalendo, quale fondazione, all’oramai lontano 1885. Si può dire che la devozione mariana di queste Comunità trova nella quinquennale manifestazione alla Vergine l’apice di un cammino, che si svolge nella quotidianità, nella fedeltà alla tradizione cristiana ricevuta in dono dai padri. Infatti, “La Solenne” è festa di popolo, perché vede coinvolto un paese intero, che desidera celebrare la Madre di Dio e Madre della Chiesa per ringraziarla della vicinanza, del sostegno, del conforto che Ella offre a chi la invoca. Auspico che questo segno di fede possa aiutare il cammino di crescita cristiana di ogni singolo fedele, chiamato a trasformare, ogni giorno, la sua vita secondo la logica del Vangelo. Ma tale impegno deve riguardare anche la vita comunitaria, perché non si dà vita cristiana senza la condivisione, secondo modalità e sensibilità diverse, di un progetto di vita evangelicamente fondato. Si tratta di un compito serio, esigente, ma possibile, se nel cuore di ogni cristiano c’è la volontà sincera di convertirsi secondo il cuore di Dio. Curare la devozione a Maria significa questo, prima di tutto: seguire il suo esempio di discepola, che si è fidata completamente del Signore, si è lasciata condurre da lui, convinta che amare Dio vuol dire fare la sua volontà. Con questi sentimenti auguro alla Comunità cristiana di Montebello Vicentino di vivere la preparazione e la celebrazione de “La Solenne”.

Vi benedico di cuore
+ Cesare Nosiglia, arcivescovo – Vescovo di Vicenza

Origine e storia della festa quinquennale
Ci prepariamo a celebrare la 25a edizione della festa quinquennale in onore della Madonna. La festa ebbe origine il 26 aprile 1885, quando la statua di Maria fu trasportata solennemente in processione dalla chiesa di S. Francesco alla Prepositurale. La processione fu davvero trionfale. Il paese si vestì a festa. Le vie furono addobbate con fiori, archi di verde e alla sera con delle fiaccole multicolori. Il prevosto Mons. Capovin propose ai fedeli di rinnovare ogni cinque anni, nella prima domenica di maggio, quella solenne processione in onore della Madonna. Il popolo di Montebello accolse entusiasta la proposta del suo pastore. Ebbe cosi origine la festa della Solenne, che fu celebrata fedelmente ogni cinque anni. Tale festa ha segnato profondamente la vita e la storia della comunità parrocchiale e civile di Montebello: i cittadini radicati nel territorio e quelli acquisiti negli ultimi anni hanno sempre considerato questa solennità quinquennale una espressione di fede, di comunione profonda e di appartenenza alla comunità. La festa con le sue celebrazioni, con i suoi momenti di riflessione e di cultura, di festa e di divertimento, con i suoi molteplici addobbi sparsi per tutte le vie ha creato amicizia, collaborazione, fusione di spirito, gusto e gioia di stare insieme.
Ci auguriamo che anche la 25a edizione della Solenne, programmata con competenza e precisione dal Comitato Festeggiamenti, come si può notare in questa pubblicazione, sia un’esperienza di fede e di comunione, di serenità e di gioia, di festa e di speranza per tutta l’Unità Pastorale.

don Lidovino

MONTEBELLO - VIALE VERONA
 PIAZZALE MARIO CENZI 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE - MONTEBELLO 2-5-2010 
 LA SOLENNE 2010 - La storia a disegni del Gruppo Giovani 
 LA SOLENNE 2010 - La storia a disegni del Gruppo Giovani 
 LA SOLENNE 2010 - La storia a disegni del Gruppo Giovani 
 LA SOLENNE 2010 - La storia a disegni del Gruppo Giovani 
 LA SOLENNE 2010 - La storia a disegni del Gruppo Giovani 
 LA SOLENNE 2010 - La storia a disegni del Gruppo Giovani 
 LA SOLENNE 2010 - La storia a disegni del Gruppo Giovani 
 LA SOLENNE 2010 - La storia a disegni del Gruppo Giovani 
 LA SOLENNE 2010 - La storia a disegni del Gruppo Giovani 
 LA SOLENNE 2010 - La storia a disegni del Gruppo Giovani 

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Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 2010 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 4 Aprile – Presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano. Papa: Joseph Ratzinger con il nome di Benedetto XVI.


DAL MONDO - Leggi tutto...

1 Gennaio La Spagna assume la presidenza di turno dell’Unione europea.
12 Gennaio Alle ore 16:53 locali un terremoto ad Haiti di magnitudo 7.0 Mw causa oltre 200.000 vittime.
21 Marzo Passata la riforma sul sistema sanitario di Barack Obama.
8 Aprile Il presidente degli Stati uniti Barack Obama e il presidente russo Dmitri Medvedev firmano nella sala Spagnola del Castello di Praga il trattato sulla riduzione delle armi strategiche.
12 Giugno Città del Messico, bande di narcotrafficanti provocano scontri causando la morte di 77 persone, l’episodio viene considerato una Mattanza dall’opinione pubblica.
24 Giugno Termina il match di tennis più lungo della storia, tra John Isner e Nicolas Mahut.
22 Luglio La corte internazionale dell’Aia dichiara la legittima indipendenza del Kosovo dalla Serbia.
20 Settembre Il Comune di Roma si trasforma in Roma Capitale.
22 Ottobre la Sony cessa la produzione e la distribuzione del walkman.
13 Novembre Dopo 15 anni di detenzione, viene liberata la dissidente birmana e Nobel per la pace Aung San Suu Kyi.
26 Novembre La Lombardia conclude le operazioni di passaggio al digitale terrestre insieme al Piemonte orientale. Per l’occasione, vengono lanciati due nuovi canali disponibili esclusivamente sulla nuova piattaforma televisiva, ovvero Rai 5 e Mediaset Extra.
28 Novembre Il sito Wikileaks rilascia oltre 251.000 documenti diplomatici del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, inclusi oltre 100.000 documenti contrassegnati come “segreti” o “confidenziali”.
10 Dicembre Dopo la scomparsa di Michael Jackson esce il suo primo album postumo, intitolato semplicemente Michael.

FILM
1) Harry Potter e i doni della morte; 2) Alice in Wonderland; 3) Benvenuti al sud; 4) Scontro tra titani; 5) Toy Story 3; 6) A-Team.

MUOIONO
3 Aprile Maurizio Mosca, giornaliasta e opinionista sportivo italiano.
15 Aprile Raimondo Vianello, attore e comico italiano.
17 Agosto Francesco Cossiga, ottavo Presidente della Repubblica italiana.
21 Settembre Sandra Mondaini, attrice e comica italiana.
11 Novembre Dino De Laurentis, produttore cinematografico italiano.
29 Novembre Mario Monicelli, regista italiano.
21 Dicembre Enzo Bearzot, allenatore di calcio italiano.

PREMI NOBEL
Medicina: Robert Geoffrey Edwards.
Chimica: Richard Heck, Ei-ichi Negishi e Akira Suzuki.
Fisica: Andre Geim e Konstantin Novoselov.
Letteratura: Mario Vargas Llosa.
Pace: Liu Xiaobo.
Economia: Peter Diamond, Dale Mortensen, Christopher A. Pissarides.

SANREMO
1) “Per tutte le volte che” Valerio Scanu; 2) “Italia amore mio” Pupo, Emanuele Filiberto, Luca Canonici; 3) “Credimi ancora” Marco Mengoni.

SPORT
Calcio: A Madrid l’Inter diventa Campione d’Europa di calcio battendo 2-0 il Bayern Monaco. Avendo conquistato anche la Coppa Italia e lo Scudetto, diviene la prima squadra italiana a completare la tripletta. L’Inter diventa Campione del mondo di calcio dopo aver battuto per 3 a 0 il Tout Puissant Mazembe.
Ciclismo: Ivan Basso vince il 93º Giro d’Italia. Rotterdam parte il Tour de France 2010 che finirà sulle Champs-Élysées a Parigi. Vince Alberto Contador.
Automobilismo: ad Abu Dhabi Sebastian Vettel si laurea campione del mondo di Formula 1.
Motociclismo: Jorge Lorenzo si laurea campione del mondo della MotoGP a Sepang.

Umberto Ravagnani

Foto: La pioggia non ha impedito la celebrazione della Solenne del 2 maggio 2010 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
Slide: Alcune foto della Solenne del 2 maggio 2010 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 2010 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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LA ZANZEGA

[217] LA ZANZEGA
LINO TIMILLERO
CONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)


Il nostro compaesano LINO TIMILLERO, emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato un nuovo articolo, un intreccio tra le sue esperienze in quel remoto Continente e i ricordi della sua gioventù passata a Montebello:

« ‘Sendo tanti ani ca son via dal me paese, calche volta, me dimando: “ma come gheto fato? Sito stà fortunà a inamorarte suito de na bela tosa?” Xe vero! Cuela xe stà la me fortuna! Laoravo e no me vignea de pensare al paese, ai parenti, no! Ghe jera solo che ela!  E la gavea le tre B: Bela, Brava e Bona!!! E ‘ncora ‘desso la me juta senpre, anca cuando ca no me lo meritaria! Son ‘ndà coi me ricordi, a chel jorno ca jero partio e me gò inacorto ca jero drio  pensare a come cal jera el me paese zincuanta ani fà. I gavea scominzià a far sù case soto al Castelo, so la tera ‘ndove ca laorava me popà, a starghe drio a le visele. E vignea fora on vin bon, de cuel da inbotijare!
Desso, tute case! Ma ‘lora, co i fasea sù la casa e i rivava al cuerto, i muradori, i metea sù la frasca, ligà sol palo pì alto de la inpalcadura, e volea dire ca jera ora de fare la Zanzega! Chissà se la usansa la xe ‘ncora cussì?! Cuà in Australia, el ‘nostro Tony’, cal xe rivà a Port Kembla on bel toco prima de mi, el se gà tegnesto ben inamente la zanzega! Cuaranta ani fa, al Work-Shop de la E.P.T. (Electric Power Transmission) i gavea da fare el primo vagon par portare el carbon da le miniere al porto. L’Inpresa la gavea ciapà el contrato dal Governo, 150 ‘Coal Wagons’!!! Podì imaginarve come ca i jera contenti i operai!!! Lù, Tony, sendo un de cuei cal savea fare el so mestiere, el jera stà messo suito a vardare i disegni e a darghe vanti co le parte pì difisili. El primo vagon, el saria stà come el Canpion, e el saria stà visto da tuta la jente inportante!  Ingiagneri, Manageri, e parfin el ‘Transport Minister’!!! Co se trovemo co Tony e calche d’un altro ca laoravimo sol primo Vagon, xe cuasi da metarse a ridare. Parchè? El Manager del Work-shop, el laorava a l’E.P.T. dal prinzipio, ca vol dire dal ‘53. El vignea da na provincia de la ‘bassa’, da un de cuei paesi ‘ndove ca ghe xe stà el teremoto del’Irpinia. Al tenpo del teremoto, lu el jera xa cuà. Xe capità ca el Governo Australian, el gavea deciso de pagarghe el viajo par vignere cuà a cuei teremotà ca gavea parenti in Australia. I gavea da restar cuà almanco du ani! Podì imaginarve! ‘Torno a Port Kembla, ghe xe tanta jente ca vien da un de cuei paesi. Forse ghe xe depì de luri cuà ca no al paese ‘nte l’Irpinia. Da bravo paesan, el Manager el gavea fato vignere cuasi tuti i so parenti e conosenti e amisi de i conosenti! Tony el me vardava! Se sentia parlare ‘sta jente: “Zianeta cumme stà? E mammetà comme se truva? A va a fà ‘o shopping?”
“Diagolo scataron – el me disea Tony -, come se podarà ‘ndar vanti cussi? La pare la Tore de Babele!!” L’Inglese, Tony el lo parlava ‘bastansa ben. Ma cuando ca se laorava, e anca drio man, tra ‘Taliani se parlava (e se parla ‘ncora ‘desso) l’italiese. Vialtri dirì: “sa selo sto Italiese?”. Ve dò on esenpio: Automobile = Car. Italiese = carro: “Cuando te gheto conprà el carro?”  Camion = Truck (e se dise Track), Camionzin = litlle truck. Italiese = tracheto.
E via cussi! E se mis-cia Inglese col ‘talian  e el ‘talian col italiese. A on paesan cal vien a trovarne, ghe pare de essar chisà ‘ndove! Una de bela la gò sentia a on pranso da nosse. Passa el camariere col vasoio de biceri  pieni  de bira. Camariere trevisan. On vicentin el ghe fa: “Vitorio, (nome del camariere) droppeghene cuà on par de biceri! E, suito, el camariere el ghe gà messo xo du biceri de bira! (To drop = cascare ).
Ma se mejio ca ve conta ‘ncora del ‘Coal – Wagon’. Fin ca Tony el jera drio a pareciare i tochi del vagon ca dovea essar fati par primi parchè tuto el resto vignea a tacarse là, i ingianieri de la E.P.T. i gavea parecià  le ‘Working-station’, ca saria i difarenti posti ‘ndove ca se dovea fare i tochi ca dopo saria sta messi tuti insieme. Cuel ca metea insieme i suporti del vagon el jera so cognà del Boss. Al paese el fasea el sarto, ma a metare insieme i suporti, bastava on puchi de punti de saldadura par tegnere na dosena de tochi de fero insieme, e via ca la vaga. Dopo el saldador el gavaria saldà tuto. 150 par cuatro fa siezento, col gavea finio saria stà cuasi ora de ‘ndar casa! In Irpinia!!
Tony el me disea: “Co finimo ‘sto vagon bisogna ca ghe femo pagare na zena par tuti.” Dopo el ciapava el Carro Ponte e el se pareciava par metar su ‘naltro toco sol vagon! Senza dirme gnente a mi, Tony el gavea parlà col calabrese cal sabiava el fero pal vagon. Cuesto calabrese, el laorava al de là de la strada, de drio a on boscheto de piante. In meso a la sabia, parchè poco distante ghe jera el mare. Ma la “sabia” cal doparava par “sabiare” el fero, la jera le scorie de scarti del minerale del rame. Co mancava poco par finire el primo vagon, el calabrese, finio de laorare fin ca jerimo lì ca spetavimo de marcare el cartelin, sento cal ghe dise a Tony: “L’ho messo dietro la baracca del compressore”.”Va bene. Grazie.” dise Tony. E a mi: “Te conto tuto domatina”. La matina dopo, marco la cartela, vago a canbiarme e vedo Tony cal va xa verso el vagon. Fasso in pressia, meto la borsa del magnare so la tola de la mensa, e vago suito a vedare cossa cal xe drio fare Tony. Lo vedo cal xe drio vigner drento da na portina in fondo al capanon, strapegando na pianta!! Coro là e ghe dimando: “Sa voto fare? Tony, dime cosa ca te vien par la testa!” “La zanzega!!! Ghemo da tacar sù la frasca sol canton del vagon, prima cal riva el Boss!!” Ma co l’ocio cal gavea el Manager, pena messo el piè fora da l’uficio, el gà visto la pianta  suito de colpo e in do e do cuatro el xe rivà da Tony a dimandarghe cossa ca volea dire sto “mucchio di frasche”? Tony, furbo, el me gavea dito de star li con lu! Difati, el Boss el vardava depì mi ca Tony, come ca fusse sta mi a tacar su la frasca! ‘Lora Tony el gà proà a spiegarghe al Boss la storia de la casa, del cuerto e de la zanzega. Le robe, se vedea ca no le vignea capie come ca volea Tony. La frasca la dovea sparire! Ma no!! go dito mi!! “Ma scherzate? Una Volta Che la Frasca È Sù, Porta Molta Sfortuna a  Tirarla Giù!” “Tirarla giù significa che non si è contenti dell’opera fatta e delle persone che la hanno fatta!” El Boss me dise: “A Timillè qua nessuno è fesso. Il vagone va bene. La gente va bene. Volete la cena? La cena ci sarà. Anzi, adesso che mi hai spiegato cosa vuol dire la frasca, non la toglierete finché il vagone andrà via, perché voglio spiegare questa tradizione a chiunque me lo chiederà”. Come ca el Boss xe ‘ndà via, Tony el me gà vardà ben in facia e  el me gà dito: “Gheto capio parchè te go dito da star cuà? In du se fa mucio, e ti te sè contarla!!” Co xe sta fata la zanzega, Tony el jera sentà vizin a mi e in meso, el calabrese, ‘ncora oncò gran amiso de tuti du! »
(Linus DownUnder – Lino Timillero, Coniston 9-5-2017)

Foto:
1) Ricostruzione di fantasia dell’episodio raccontato nell’articolo (a cura del redattore).

Umberto Ravagnani

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GIUSEPPE CEDERLE

[216] GIUSEPPE CEDERLE e l’intitolazione della scuola elementare di Montebello


Sui documenti ufficiali la Scuola Elementare di Montebello Capoluogo non risulta mai intitolata a qualche personaggio importante, né tantomeno, come solitamente si usava, ad un membro della Casa Regnante dei Savoia. Questo fin dalla lontana loro erezione avvenuta nel 1868/69. Bisogna arrivare alla fine della Seconda Guerra Mondiale per trovare un timido accenno di titolazione. Infatti, alla conclusione dell’anno scolastico 1944-45, la maestra Maria De Filippi ved. Crosara, nel redigere la relazione annuale della sua classe Va femminile su carta intestata del Provveditorato degli Studi, alla domanda “Denominazione della Scuola” rispose scrivendo G. Vaccari. L’eroe della Prima Guerra Mondiale era morto pochi anni prima, nel 1937, dopo aver ricoperto la carica di senatore del Regno d’Italia. Forse questa dedica era figlia della medesima imposizione voluta dal Commissario Prefettizio durante il periodo bellico (Repubblica di Salò) anche per il vicino paese di Montecchio Maggiore dove aveva fatto mutare la denominazione della Scuola Elementare da Vittorio Emanuele III° in Ettore Muti, un eroe fascista. Quindi la Scuola Elementare di Montebello, pur non vantando alcuna intitolazione, fu obbligata a chiamarsi col nome del Generale Giuseppe Vaccari. Ma questa nuova situazione dovette durare ben poco, forse solo per alcuni mesi dopo la fine della guerra. Già nel 1947 la Circolare n° 4452 fissò norme e regole per l’intitolazione degli edifici scolastici. La denominazione avveniva previe proposte e pareri di una pletora di funzionari composta da Direttori Scolastici, Prefettura, Sindaci. Il tutto condito con ulteriori pareri del Consiglio Scolastico Provinciale, nulla-osta del Ministero della Pubblica Istruzione e non senza il Decreto finale del Provveditore. Un vero campionario della burocrazia! L’edificio scolastico di Piazzale Mario Cenzi ebbe la sua nuova intitolazione verso la fine del 1953, come ci racconta nel suo “Giornale di Classe” il maestro Giovanni Timillero, che in quello stesso mese di dicembre compiva 23 anni.

Dalla “Cronaca della vita della scuola
« 2 dicembre (1953) – Abbiamo cominciato a preparare la festa dell’intitolazione della nostra scuola alla Medaglia d’Oro Giuseppe Cederle, eroe di Montelungo presso Cassino morto [8 dicembre 1943 – n.d.r.] combattendo contro il nemico. Era un giovane di Azione Cattolica, maestro e studente di lettere a Milano: il suo ideale era l’educazione della gioventù, e già nell’apostolato cattolico dava con entusiasmo la sua vita a tale scopo. Io sebbene più giovane di parecchi anni di lui [sono nato nel 1930 – n.d.r.], lo ricordo bene: sempre allegro, generoso, sorridente, veramente educatore. Il nostro paese, la nostra scuola e noi insegnanti possiamo andare fieri di lui. La cerimonia sarà svolta il giorno 8 c.m. decimo anniversario della sua caduta gloriosa.
La scuola vi parteciperà in massa. Saranno cantati l’Inno di Mameli, il Carso, e un canto per l’occasione, adattando l’aria di un bel canto friulano alle parole scritte dalla signorina Ida Gobbo: li curiamo e prepariamo con fatica, speriamo che riescano bene.
8 dicembre (1953) – Cerimonia dell’intitolazione
Vi hanno partecipato autorità civili, militari, rappresentanze combattentistiche e dei reduci. Era presente anche il nostro Direttore Didattico. Dopo la Santa Messa, tutti ci siamo recati all’edificio scolastico parato a festa. Erano belli i nostri scolari con la coccarda tricolore all’occhiello. Dopo il Sindaco, il collega Maggio ha ricordato la figura dell’eroe e lo ha fatto molto bene.»
Chi era Giuseppe Cederle?
Giuseppe Cederle nacque a Montebello Vicentino, il 16 agosto 1918, da Antonio e Teresa Muraro. Era una famiglia povera la sua, ma molto religiosa. Dei sette figli di Antonio Cederle, Giuseppe era il prediletto e in lui i genitori avevano riposto tutte le loro speranze. Fin da piccolo Giuseppe fu guidato, in particolare dal prevosto don Antonio Zanellato e dai suoi collaboratori, a una vita profondamente cristiana. Così scrisse di lui lo storico montebellano Bruno Munaretto, in un inserto del libro di Padre Fedele Pomes, “Giuseppe Cederle, Storia di un Santo e di un Eroe”: «Giuseppe Cèderle Medaglia d’Oro. Prima Medaglia d’Oro al valor militare concessa in Italia dopo 1’8 settembre 1943. Terza Medaglia d’Oro, in ordine di tempo, venuta a insignire col suo aureo fulgore – dopo quelle di Vaccari e di Cenzi – il civico serto di Montebello eroica. Giuseppe Cèderle: anima grande temprata dalle dure e crude prove della vita; cuor generoso infiammato dalla trina carità di Dio, della Patria, della Famiglia; soldato eroico e pugnace, che affronta e supera gli ostacoli e sfida la morte; simbolo del dovere compiuto fino alla vetta del supremo purpureo sacrificio; fiaccola di libertà illuminante il cammino di questa dolente e risorgente Italia; apostolo di Cristo, di fede salda, di virtù molteplici, suscitatore fecondo di bontà, dì pace e di amore. Tutto questo Giuseppe Cèderle fu e tale fu perché volle. Perciò Egli è stato il miglior artefice di se stesso. Disse una volta: tornerò Eroe o non mi vedrete più. Non è più tornato, ma la gloria ha cinto di lauro la sua fronte pensosa e l’Italia ha inciso il suo bel nome di Eroe nel bronzeo libro della Storia.1
(Dal libro di Ottorino GianesatoUmberto RavagnaniMaria Elena Dalla Gassa « LA “SCUOLA VECCHIA” ELEMENTARE DI MONTEBELLO VICENTINO »)

Note:
1) Vedi anche il racconto “L’Eroe di Montelungo” della scomparsa Silvana Marchetto Fattori nel N° 3 di AUREOS (Dicembre 2002).

Foto:
1) Rara cartolina postale con una breve nota sul sacrificio di Giuseppe Cederle (archivio privato Umberto Ravagnani).
2) Un ritratto di Giuseppe Cederle (1918-1943), ripreso dalla copertina del libro di Padre Fedele Pomes “Giuseppe Cederle, Storia di un Santo e di un Eroe”, Edizioni Il Crocefisso, Roma, 1953 (rielaborazione digitale – APUR Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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LINO ZECCHETTO

[215] LINO ZECCHETTO, un eroe della Resistenza


Una ricerca approfondita sulla vita di questo eroe della Resistenza è stata effettuata dallo storico montebellano Bruno Munaretto ma, a causa della sua tragica e prematura morte1, non ha potuto portarla a termine. Michele Crispino, lucano di origine, è stato docente per molti anni nella scuola vicentina e si è assunto il compito di completare l’opera incominciata dal Munaretto. Nell’introduzione del suo libro “Lino Zecchetto“, egli ha riassunto in modo eccellente la storia di questo giovane eroe montebellano:
« Il 29 aprile del 1945, cioè a soli pochi giorni dalla Liberazione, in un terreno antistante la casa della famiglia Dalla Valle, in contrada Selva del territorio di Montebello Vicentino, in cui avevano trovato rifugio una ventina di soldati tedeschi della ‘SS’ in disperata fuga per tentare di salvarsi dall’arrivo, nella zona, dei carri armati alleati, cadeva colpito a morte il giovane Lino Zecchetto. Dolorosa e pietosa insieme la sua fine, quasi una beffa della sorte, che si era presa gioco di chi, in altri momenti e più di uno, aveva corso il rischio di essere catturato e passato per le armi dai tedeschi o dalle guardie repubblicane fasciste. Ferito ad una gamba da una bomba a mano scagliatagli contro dai soldati asserragliati nella casa e che sparavano all’impazzata, avrebbe forse potuto essere salvato e vedere così realizzato il suo ardente sogno di un’Italia finalmente libera dall’oppressore nemico. Ma così non volle il suo generoso gesto di aiuto per chi correva un grave pericolo. La morte in tal modo sottrasse uno dei figli migliori al trionfo della causa nazionale; vi aveva contributo con tutte le sue forze ed energie, con la sua ardente e fiorente giovinezza.
Chi era Lino Zecchetto? Da un primo, rapido profilo di lui, sappiamo che, ufficiale di fanteria dell’esercito italiano datosi alla macchia subito dopo 1’8 settembre del ‘43, si era dedicato ben presto a costituire i primi nuclei partigiani nel basso vicentino. Passato nel gennaio del ’44 a formare con altri la brigata “Martiri di Grancona” della divisione “Vicenza” della quale divenne in seguito capo di stato maggiore, svolse una costante e spesso rischiosa attività di organizzazione, intensificando contemporaneamente, come si rileva dai documenti e fatti di quei tempi, una diligente azione di collegamento fra le varie brigate, così da apportare un prezioso contributo all’incremento delle formazioni partigiane operanti nella zona. Coraggioso e temerario in azioni di sabotaggio e in colpi di mano, intesi a procurare armi ed esplosivi, diffuse sempre il suo amore per la libertà e protese la sua generosa mano, ovunque fòsse necessario, per la causa della libertà. Nei giorni della insurrezione, allorché le armate alleate avanzavano nella Val Padana, nel proposito di liberare alcune famiglie prigioniere di paracadutisti tedeschi, mentre alla testa di alcuni uomini si lanciava risolutamente all’assalto del nemico, in un terreno scoperto e quindi di facile bersaglio, veniva colpito a morte. Pur tra lo strazio della carne e gli spasimi dell’agonia, trovava la forza di incitare i suoi ad andare avanti per snidare dal luogo i tedeschi occupanti.
Vediamo, quindi, in lui prima di ogni altra cosa la figura dell’eroico combattente e comandante partigiano, perito tragicamente qualche giorno dopo la Liberazione. Ma a comporre il suo ritratto, che è molto più ricco, contribuisce la sua precedente vita, dall’infanzia al suo arruolamento nelle file dell’esercito italiano, quale sergente prima del 780 reggimento Lupi di Toscana, poi quale ufficiale di complemento inviato al fronte, in Croazia. I due momenti della sua vita, di studio e poi di militare al fronte, rappresentano un ideale legante con l’azione di comandante partigiano e ne fanno un fulgido esempio da additare all’ammirazione di tutti. Si intende più esattamente dire che l’esperienza vissuta in famiglia, poi quella fatta sui banchi di scuola e successivamente nelle varie associazioni religiose (Azione Cattolica, San Vincenzo ed altro), preparano e forgiano l’uomo, infondendogli quello spirito e quella serietà di principi e convinzioni che lo porteranno in seguito a fare una ben precisa scelta. Nessuna frattura, quindi, si coglie diciamo tra il primo ed il secondo Lino, in quando l’uno è lo specchio riflesso dell’altro. Tracciare, sia pure su distinti piani, una biografia ordinata di lui significa fare un ritratto completo dell’uomo, le cui facce sono perfettamente combacianti, o per meglio dire l’una, la seconda, costituisce la necessaria integrazione dell’altra. Di questo siamo oltremodo convinti e cercheremo, pertanto, di dimostrarlo, riprendendo le varie tappe e momenti della sua vita e proponendoli alla lettura non solo di chi vuole conoscere una pagina dolorosa e triste del nostro passato non lontano (il 29 aprile 1995 si compiono ben 50 anni dalla sua morte), ma anche di chi nutre fiducia nei valori dell’uomo di tutti i tempi, quindi anche del nostro, nel quale gli stessi talvolta sembrano appannati, affievoliti in parte, ma non affatto spenti. La lettura dei due diari di Lino Zecchetto, le numerose lettere ai familiari, dal fronte e dalle scuole militari di Bergamo e di Salerno, agli amici, a don Mario Urbani, assistente di Azione Cattolica della sede di San Felice, di Vicenza, i suoi pensieri e giudizi, sparsi qua e là su brevi fogli e su pagine scolastiche, non possono non colpire l’attenzione di chi legge e vuole avere una compiuta immagine di un giovane ancora vivo, oggi, nel ricordo di quanti lo conobbero, lo frequentarono e vivamente ne apprezzarono l’intelligenza e la vivacità di ingegno, le dote morali e umane, che facevano agli occhi di tutti un elemento di sicuro avvenire. Si deve a Bruno Munaretto, di Montebello Vicentino, anche lui militante nelle formazioni partigiane del periodo della Resistenza, la paziente raccolta e stesura di molte pagine dattiloscritte, da servire per una futura biografia di Lino Zecchetto. Questa però non ha potuto vedere la luce, per l’immatura morte dell’autore. Al suo prezioso materiale e corredo di notizie ha copiosamente attinto chi ha cercato di prendere in mano il tutto per portare a compimento l’opera progettata, stimolato in questo dall’amore devoto per Lino del fratello Bruno e degli altri familiari. Rimanevano in verità soltanto alcuni vuoti, che del resto non è stato difficile colmare, esaminando i numerosi appunti presi dal Munaretto e gli stessi fogli scritti, bisognosi soltanto di un riordino e controllo finale in vista della pubblicazione. Gran parte delle pagine relative alla vita di macchia di Lino, di preparazione, di collegamento e di azioni partigiane appartengono quindi al Munaretto, che noi abbiamo pubblicato quasi integralmente, lasciando in questo modo a lui il merito e il beneficio della ricerca, nonché la testimonianza diretta riportata. Il Munaretto, come già si è scritto, fece parte della resistenza in quel di Montebello ed in più sappiamo che, a liberazione avvenuta, sarà chiamato ad essere il primo sindaco di questo centro. Si hanno tracce di un suo più ampio progetto, mirante a scrivere una specie di storia di tutta la resistenza nella zona, il che gli avrebbe reso non poco onore. I limiti però della biografia di Lino hanno imposto la necessità di un qualche pur doloroso taglio ». (Michele Crispino, “Lino Zecchetto“, Vicenza, 1995)

È doveroso ricordare che oltre al comandante Lino Zecchetto furono colpiti a morte dai tedeschi in fuga, anche i montebellani Mario Dalla Gassa e Bruno Pelosato, come ricordano le croci poste nel luogo del triplice delitto che si trova in un terreno di proprietà dell’azienda vitivinicola Menti Vini, a Selva di Montebello.

Umberto Ravagnani

Foto:
1) L’ufficiale di fanteria Lino Zecchetto (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
2) Una lapide, posta in un terreno di proprietà Menti a Selva di Montebello, ricorda l’episodio, qui raccontato, nel quale furono uccisi i montebellani Lino Zecchetto, Mario Dalla Gassa e Bruno Pelosato (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani, 2015).

Note:
1) Bruno Munaretto è deceduto nel 1981 in seguito ad un incidente stradale nel quale aveva riportato gravi ferite. Aveva settant’anni.

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IL PROF. GIOVANNI ZIN

[214] IL PROF. GIOVANNI ZIN (1913-1969) – Un vero genio della matematica


Poco si conosceva della vita di questo insigne professore universitario, montebellano, al quale il nostro paese ha dedicato una Via. Nelle memorie storiche di Montebello Vicentino troviamo solo qualche cenno su questo vero ‘genio’ della matematica. Fortunatamente l’Accademia delle Scienze di Torino, della quale Giovanni Zin era socio, mi ha aiutato a fare un po’ di chiarezza e per questo debbo ringraziare la gentilissima Elena Borgi, responsabile della Biblioteca e dell’Archivio storico della stessa Accademia.
È grazie a lei se posso proporvi ora questo estratto dal discorso commemorativo del Socio nazionale residente Cataldo Agostinelli letto nell’adunanza del 22 Aprile 1970, qualche mese dopo la morte prematura di Giovanni Zin. Questo importante documento ci permette finalmente di colmare una grande lacuna sulla sua breve ma intensa vita.

Un giorno, meditando sulle leggi naturali della vita, pensavo che al termine della mia vita terrena la persona che per affinità di studi avrebbe potuto commemorarmi in questa sede accademica, poteva essere l’illustre consocio Prof. Giovanni Zin, molto più giovane di me. La sorte ha voluto invece che fossi proprio io a rievocare la figura di uomo e ad illustrare brevemente l’opera scientifica di Giovanni Zin, stroncato da male inesorabile all’età di 56 anni, e quindi in piena maturità, il 23 agosto dello scorso anno, nella solitudine dell’Ospedale San Giovanni di Torino.
Giovanni Zin era nato a Montebello Vicentino il 23 febbraio 1913 da famiglia agiata. Ivi aveva frequentato le scuole elementari, poi le scuole medie a Lonigo e il Liceo scientifico a Verona. Dotato di ingegno vivacissimo e promettente fu quindi avviato a quegli studi universitari verso i quali per naturale inclinazione si sentiva maggiormente portato. Si iscrisse allora all’Università di Pisa al corso di Matematica e Fisica nell’anno 1932, laureandosi brillantemente nel 1935, mentre era allievo di quella Scuola Normale Superiore, famosa per le sue antiche e gloriose tradizioni nel campo delle Scienze matematiche, ove hanno insegnato scienziati di fama mondiale come Ulisse Dini, Luigi Bianchi, Enrico Betti, per dire solo dei sommi e di dove sono usciti allievi come Vito Volterra, Carlo Somigliana, Guido Fubini e tanti altri che hanno onorato in sommo grado la Matematica italiana.
In quegli anni quella sede era ancora fiorente e vi insegnavano il nostro indimenticabile Guido Ascoli e il grande Leonida Tonelli. Questi due insigni maestri esercitarono indubbiamente una notevole influenza nello sviluppo del gusto per il rigore dimostrativo che nello Zin era innato, e che si manifesta in tutta la Sua produzione scientifica. Il giovane Zin, di intelletto acuto e volitivo, era sin da allora conscio delle Sue possibilità e del Suo valore potenziale. Invero nel Suo «Ricordo del Prof. Guido Ascoli», scritto per i «Rendiconti del Seminario Matematico di Torino», in occasione della morte, Egli afferma che dopo aver dato con Ascoli il primo esame di Analisi ebbe la coscienza di possedere un’attitudine per le discipline scelte e di possedere inoltre una personalità formata.
Dopo la laurea la Sua carriera è stata brillantissima. Successivamente dal 1° dicembre 1938 fu assunto quale ricercatore dall’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris, nel reparto Comunicazioni, sezione Telefonia; dal 1° agosto 1941 venne incaricato di dirigere questa sezione; infine dal 1° novembre 1950 al 31 ottobre 1954 fu ricercatore consulente. In questo grande Istituto, che allora era retto da Gian Carlo Vallauri, Giovanni Zin ebbe modo di esercitare le Sue spiccate attitudini alla ricerca, utilizzando la Sua piena conoscenza dell’Analisi, acquisita negli studi universitari, e ad affinare il Suo gusto e la Sua sensibilità verso le questioni fisico-matematiche. Questa attività, che Gli permise di approfondire e perfezionare la Sua cultura nel campo dell’Elettromagnetismo, nel quale in breve divenne una riconosciuta autorità, fu determinante per la Sua carriera scientifica, orientata oramai verso le questioni più attraenti e più difficili di quel ramo della Scienza che domina le più elevate speculazioni e pervade tutta la civiltà moderna.
Dopo qualche anno di permanenza nell’Istituto Elettrotecnico Galileo Ferraris, Giovanni Zin, che già si era affermato solidamente in materia di elettricità, conseguiva la libera docenza in Comunicazioni elettriche e vinceva il premio triennale Bianchi dell’Associazione Elettrotecnica Italiana.
Dotato di spirito altamente patriottico, ostile al regime di oppressione che allora dominava in Italia e ribelle ad ogni forma di sopruso e di sopraffazione, durante l’ultima guerra mondiale non restò indifferente di fronte alla lotta di liberazione che clandestinamente andava organizzandosi e diffondendosi in tutta Italia. Aderendo attivamente a questo movimento fece parte dell’organizzazione Franchi e per incarico del C.L.N. ebbe cura dell’organizzazione della difesa degli impianti industriali del Piemonte. Corse anche il rischio della deportazione nazista alla quale miracolosamente sfuggì con la fuga, saltando dalla tradotta che lo portava, coi Suoi compagni di sventura, verso i campi di concentramento e di sterminio.
In quel periodo, cosi doloroso per la storia del nostro paese, per la considerazione in cui Giovanni Zin era tenuto, e il prestigio che godeva come cultore delle Scienze dell’elettricità, sebbene ancora molto giovane, fu nominato presidente della Federazione nazionale aziende elettriche municipalizzate, e successivamente presidente dell’Azienda elettrica municipale di Torino.
La sua attività didattica si iniziò con un corso di Teoria dei circuiti elettrici presso l’Istituto Elettrotecnico Galileo Ferraris e presso la nostra Università con un incarico di Misure elettriche, conferitogli negli anni accademici 1943-44 e 1944-45. Negli anni successivi dal 1945-46, al 1953-54, fu incaricato del corso ufficiale di Meccanica statistica, che tenne con grande competenza e con piena soddisfazione degli allievi e della Facoltà di Scienze che Glielo aveva conferito.
Nel 1953 prendeva parte al concorso per la cattedra di Fisica matematica bandito dall’Università di Cagliari. Compreso nella terna dei vincitori, in seguito a chiamata unanime della Facoltà di Scienze della nostra Università, veniva nominato, a decorrere dal 1° febbraio 1954, professore straordinario di Meccanica statistica. Promosso ordinario nell’anno 1956-57, tenne ininterrottamente questo insegnamento, insieme ad un incarico, prima di Onde elettromagnetiche (dall’anno accad. 1955-56, all’anno accad. 1960-61), e poi di Fisica matematica e Calcoli di probabilità e statistica (nell’anno accad. 1961-1962). Infine, a decorrere dal 16 novembre 1962, fu trasferito alla cattedra di Fisica matematica, verso la quale si sentiva maggiormente portato e che da tempo meritatamente ambiva di occupare. Da allora, fino al termine della Sua vita, ha tenuto inoltre per incarico l’insegnamento di Onde elettromagnetiche (dall’anno accad. 1962-63, all’anno accad. 1964-65), e poi quello di Istituzioni di Fisica matematica (dall’anno accad. 1965-66 in poi).
Giovanni Zin, di carattere fortemente impulsivo, nelle adunanze di Facoltà, durante le discussioni, a volte, sia pure con ragione, insorgeva impetuosamente per combattere le idee di qualche collega e difendere i Suoi punti di vista. Ma più spesso, quando il Suo animo era sereno, apportava, con ragionamento logico ed equilibrato, e con dialettica persuasiva, contributi preziosi per la risoluzione delle questioni che venivano dibattute.
Egli fu eletto socio corrispondente di questa Accademia il 16 marzo 1960, e Socio nazionale residente il 23 marzo 1966. Ultimamente fece parte anche del Consiglio di Presidenza. Alle nostre adunanze partecipò quasi sempre molto attivamente e apportò contributi notevoli Suoi e dei Suoi collaboratori.” (Archivio storico dell’Accademia delle Scienze di Torino).

Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo nel loro libro “Montebello Novecento” hanno scritto di lui: “Tra l’estate e l’autunno, il prof. Zin era solito passare lunghi periodi a Montebello, ove continuava a vivere con la famiglia, adorato dalla madre. In quelle occasioni, il grande matematico faceva mostra, nei comportamenti esterni, di una grande semplicità e bontà. Alto, scarno, dall’andatura distinta, sapeva però essere alla portata di mano con tutti“.

Emanuele Agnolin nel libro “Dalla Mansione del Tempio alla Casa di Riposo San Giovanni Battista” riferisce che “Con testamento pubblicato in Torino il 2 Settembre 1969, il Professor Giovanni Zin, Montebellano, docente universitario, dispose il lascito a favore dell’Ospedale Civile di Montebello Vic., che già era divenuto Casa di Riposo, di circa 7 campi vicentini (Montebello, ora Viale Verona). Tale lascito fu accettato dall’Amministrazione dell’Ente con deliberazione n. 18 del 26 Novembre 1969 che riporta testualmente – considerato che l’atto altamente munifico dell’illustre concittadino sia tale da destare la più profonda ammirazione -“.

Umberto Ravagnani

Foto: Il Prof. Giovanni Zin (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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LA SOLENNE DEL 2005

[213] LA SOLENNE DEL 2005 A MONTEBELLO


Nel 2005, in occasione della Solenne della Madonna di Montebello, Dima Luisa Franchetto e Silvana Marchetto, attive collaboratrici della nostra Associazione, hanno pubblicato il libretto “La religiosità popolare nei Capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino“. Nella prefazione Don Luigi Dalla Bona così scriveva:
« Girando per le vie del nostro paese, è facile trovare nelle varie contrade dei “capitelli”, per la maggior parte dedicati alla Madonna. Alcuni sono molto antichi, altri più recenti, e questo testimonia come tutto il popolo cristiano, da sempre voglia molto bene alla Madre del Signore. La nostra fede ha il suo centro in Gesù Cristo, ma un posto particolare spetta a Maria, sua madre. La pietà popolare lungo i secoli ha espresso la fede in Maria in diversi modi: con le laude, le litanie, i canti, la musica, la pittura… ecc. Un aspetto caratteristico di questa devozione sono anche i capitelli. Nel corso del tempo essi sono diventati luogo di incontro, di preghiera e di aggregazione fra le persone di una determinata zona, come avviene ancor oggi soprattutto in occasione dei “fioretti del mese di maggio”. In questo 2005, in cui festeggiamo, con “la Solenne”, la Madonna di Montebello, sono quanto mai opportune le ricerche che le professoresse Dima Luisa Franchetto e Silvana Marchetto hanno fatto sui capitelli ed Oratori di Montebello e Le ringraziamo di cuore. La devozione mariana molto diffusa nel territorio ci fa capire il “sensus fidei” dei fedeli che pregano e sentono Maria veramente come: “Avvocata di grazia ed Aiuto dei cristiani”. Maria, che è stata un vangelo vissuto, ci aiuti a guardare alle realtà terrene, a viverle con gioia e spirito cristiano, così da trasformarle in realtà eterne. Siamo certi che queste pagine saranno un aiuto per risvegliare la nostra fede e viverla con maggiore pienezza.
Con affetto. Don Luigi Dalla Bona »

Il Presidente degli Amici di Montebello di quell’anno, Felice Castegnaro, presentò così questa interessantissima pubblicazione:
« L’evento della “Solenne”, la festa quinquennale dedicata alla Madonna che si celebra a Montebello, ogni cinque anni. da oltre un secolo, suscitava nel nostro Prevosto il desiderio di offrire alla comunità una pubblicazione di carattere storico religioso riguardante il passato del nostro paese. A tale scopo don Luigi Dalla Bona contattava l’Associazione culturale Amici di Montebello, attiva da circa quindici anni, il cui obiettivo è quello di far conoscere il passato comune del paese e quindi anche di far riscoprire le nostre radici culturali e religiose più autentiche. Le socie del gruppo, signora Dima Luisa Franchetto e signora Silvana Marchetto, hanno quindi realizzato il testo “La religiosità popolare nei Capitelli e gli Oratori a Montebello”, libretto dotato anche di un essenziale repertorio fotografico.
Nella prima parte si evidenzia. attraverso l’inventario e l’analisi dei Capitelli esistenti a Montebello, un modo concreto, spontaneo e genuino, di esprimere la fede cristiana, che, attraversando i secoli, si perpetua ancora oggi. L’indagine storica è basata sulla viva tradizione orale che via via individua in un voto per grazia ricevuta, in un avvenimento particolare da ricordare, o nell’iniziativa di un singolo devoto, l’origine dei nostri capitelli. Diverso discorso per quanto riguarda gli Oratori di Montebello. In questo caso l’indagine si è fondata su precisi documenti d’archivio. A Montebello, nei secoli scorsi, sorgevano parecchi Oratori, dei quali alcuni tuttora esistenti. Essi appartenevano ad antichi ordini e confraternite religiose e a famiglie nobili quali i Malaspina, i San Giovanni e i Valmarana. Trattavasi ora di vere e proprie chiesette, ora di semplici cappelle, a volte decorose, a volte modeste, ove un sacerdote in varie occasioni celebrava la messa. La ricerca evidenzia che alcuni di essi, pur nell’intrecciarsi di complicate vicende, sono stati a disposizione degli abitanti della contrada o dell’intera popolazione.
Certi che questo lavoro contribuirà a ricordare e a far Conoscere una parte di storia poco nota del nostro paese, ci si augura che incontri il vivo interesse delle famiglie di Montebello alle quali si rivolge.
Ringraziamo il Comitato della Solenne, la Cassa Rurale ed Artigiana di Brendola, il Signor Bruno Pellizzari che hanno contribuito finanziariamente alla stampa di questo volumetto e tutti coloro che si sono resi disponibili a vario titolo.
L’Associazione Amici di Montebello
Il Presidente Felice Castegnaro »

  LA SOLENNE - MONTEBELLO 1-5-2005 
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Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 2005 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 27 Marzo – Presidente della Repubblica: Carlo Azeglio Ciampi. Papa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II. Dal 19 Aprile Joseph Ratzinger con il nome di Benedetto XVI


DAL MONDO - Leggi tutto...

10 Gennaio In Italia, entra in vigore l’applicazione del divieto di fumo nei locali pubblici.
16 Febbraio In Italia entra in vigore il trattato di Kyoto, con l’obiettivo di ridurre le quote di emissione del CO2 del 6,5% rispetto al 1990 entro il 2010. A fine 2003, queste erano aumentate del 7%.
4 Marzo Iraq: durante la liberazione di Giuliana Sgrena viene ucciso l’agente del Sismi Nicola Calipari.
6 Marzo Rubate alcune opere del pittore Edvard Munch appartenenti ad una collezione privata dell’albergo Refsnes Gods, a sud di Oslo, Norvegia. Le opere consistono in due litografie, un acquerello (Vestito blu), un autoritratto ed il ritratto del commediografo August Strindberg. Le opere verranno ritrovate il giorno seguente.
31 Marzo Principato di Monaco: Il principe Alberto assume la reggenza succedendo al padre malato, Ranieri III di Monaco, che si spegnerà il successivo 6 aprile.
2 Aprile Muore in Vaticano Papa Giovanni Paolo II. Migliaia le persone accorse spontaneamente davanti alla Basilica di San Pietro. L’8 aprile si svolgono i funerali del Pontefice, davanti a quasi tutti i capi di stato del mondo.
18 Aprile Inizia il Conclave che si scioglie il 19 con l’elezione al 4°scrutinio del nuovo Papa, il cardinale tedesco Joseph Ratzinger, salito al soglio di Pietro con il nome di Papa Benedetto XVI. L’annuncio dell’Habemus Papam è stato dato alle ore 18.41.
22 Aprile Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi incarica il Presidente del Consiglio uscente Silvio Berlusconi di formare un nuovo governo.
23 Aprile Nasce YouTube: alle ore 20:27 viene registrato il primo account e viene caricato il primo video, intitolato Mee at the zoo.
12 Luglio Alberto II di Monaco presta giuramento e diventa il nuovo principe di Monaco.
15 Agosto Nella Striscia di Gaza, ha luogo il ritiro coatto dei coloni israeliani.
16 Agosto Colonia, in Germania, ricorre la ventesima Giornata Mondiale della Gioventù, la prima dopo la morte del suo ideatore, Papa Giovanni Paolo II.
29 Agosto negli Stati Uniti, l’uragano Katrina si abbatte sulle coste e principalmente a New Orleans allagandola.
30 Agosto L’uragano Katrina devasta New Orleans.
12 Settembre viene inaugurato il parco a tema Hong Kong Disneyland dalla ditta Disney.
17 Novembre Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli viene adottato ufficialmente come Inno della Repubblica Italiana.
27 Novembre Il fiume Tevere esonda in Umbria e a Roma raggiunge i 12 metri, livello record che viene superato solo dai 12 metri e 41 centimetri del 1986.

FILM
1) La guerra dei mondi; 2) Le crociate; 3) Harry Potter e il calice di fuoco; 4) Star Wars – Episodio III – La vendetta dei Sith; 5) Ti amo in tutte le lingue del mondo; 6) Manuale d’amore; 7) La marcia dei pinguini; 8) Match Point; 9) La tigre e la neve.

MUOIONO
10 Febbraio Arthur Miller, scrittore e drammaturgo statunitense.
1 Marzo Alberto Castagna, presentatore televisivo.
2 Marzo Corrado Pani, attore di cinema e teatro.
20 Marzo Jader Jacobelli, giornalista.
6 Aprile Principe Ranieri III di Monaco.

PREMI NOBEL
Pace: International Atomic Energy Agency (IAEA) e il suo direttore Mohamed El Baradei.
Letteratura: Harold Pinter.
Medicina: Robin Warren e Barry Marshall.
Fisica: Roy J. Glauber, John L. Hall, Theodor W. Hänsch.
Chimica: Robert Grubbs, Richard Schrock, Yves Chauvin.
Economia: Robert J. Aumann, Thomas C. Schelling.

SANREMO
1) “Angelo” Francesco Renga; 2) “Come noi nessuno al mondo” Toto Cutugno e Annalisa Minetti; 3) “Echi d’infinito” Antonella Ruggiero.

SPORT
Ciclismo: Il Giro d’Italia va a Paolo Savoldelli. L. Armstrong saluta il ciclismo con la conquista del suo VII Tour de France consecutivo.
Motociclismo: Valentino Rossi si aggiudica il suo settimo Titolo Iridato.
Calcio: La Juventus conquista il XXVIII Scudetto della sua storia (revocato a seguito di “Calciopoli”); il Milan perde ai rigori la finale di Champions League contro il Liverpool.
Automobilismo: Alonso su Renault vince il Campionato di “Formula 1”.

Umberto Ravagnani

Foto: La grande folla alla Solenne del 1° maggio 2005 con la partecipazione del Vescovo di Vicenza Cesare Nosiglia (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
Slide: Alcune foto della Solenne del 2005 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 2005 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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UN MONTEBELLANO DISPERSO

[211] DISPERSO DURANTE LA Ia GUERRA MONDIALE È STATA RICOSTRUITA LA STORIA DI FRANCESCO VERLATO

FRANCESCO VERLATO era figlio di Giuseppe e di Bevilacqua Maddalena – Nato ad Arzignano (VI) il 13 Ottobre 1883 – Professione “molinaio” – Matricola n° 18201 bis – Iscritto nel Comune di Sovizzo.
Dopo alcuni rinvii si presenta alla visita di leva il 3 Luglio 1916 (ha quasi 33 anni) ed è dichiarato soldato abile di Ia Categoria. Siamo in piena guerra per cui una quindicina di giorni dopo è chiamato alle armi per essere assegnato al 71° Reggimento Fanteria (Brigata Puglie) di stanza a Venezia, mentre il gemello 72° ha sede a Mantova. Dopo la necessaria istruzione, il 12 Novembre 1916, raggiunge il suo reggimento sul Carso. Nella precedente primavera di quell’anno la Brigata “Puglie”, che si trovava in Albania lungo il fiume Vojussa, è fatta rientrare in Italia e in autunno gode di un turno di riposo sulla linea del basso Isonzo tra le località di Chiopris, Gradisca, Viscone e Santa Maria La Longa. In questi luoghi resta acquartierata per istruzione e per un breve periodo ed è in uno di questi paesi che il fante Verlato Francesco si unisce ai compagni di reggimento. La Brigata Puglie nella tarda primavera del 1917 partecipa all’offensiva della decima battaglia dell’Isonzo a Sdraussina e a Medeazza. Dopo questa battaglia i fanti della “Puglie” vengono fatti spostare nelle retrovie a Santo Stefano, ma saranno di nuovo in prima linea il 17 Luglio a Castagnevizza in località Hudi Log (Bosco Malo). Uno degli innumerevoli vuoti nelle registrazioni dei fogli matricolari non permette di conoscere il momento del passaggio del fante Verlato al 160° Reggimento (Brigata Milano) che è pure dislocato sul Carso e sull’Isonzo sul Monte Santo, sul Monte San Gabriele e a Vodice. Si sa del suo nuovo inquadramento dall’Albo d’Oro dei Caduti che ne segnala la morte per malattia avvenuta il 14 Aprile 1918 in prigionia. I documenti del Distretto di Vicenza dicono che la sua cattura avvenne il 27 Ottobre 1917 durante i tragici avvenimenti di Caporetto (circa 300.000 soldati italiani fatti prigionieri tanto che la Brigata Milano nel Novembre 1917 fu sciolta). Al Comune di Montebello fu segnalata la sua morte, probabilmente in seguito alle numerose ricerche, solo qualche anno dopo la fine della guerra.
Morto il 14 Aprile 1918 come risulta dagli Atti di Morte del Comune di Montebello Vicentino Serie C – Vol, 1° – parte IIa – n°8 del 21 Ottobre 192(5)?
Tuttavia il paziente studio e le meticolose ricerche di Alberto Espen, nel suo libro “Cervarese S. Croce gioventù in battaglia” permettono di colmare alcuni buchi d ’archivio del soldato Verlato. Infatti la storia di Verlato Francesco è comune a quella del fante Grigolin Antonio, una delle tante narrate, per l’appunto, dall’esperto scrittore cervaresano.
In pratica il fante Grigolin Antonio, lui pure appartenente alla Brigata Puglie, al 71° Reggimento però, viene trasferito il 29 Maggio 1916 al 160° Reggimento (Brigata Milano), provvedimento che colpisce anche il fante montebellano Verlato. All’inizio di Giugno 1917 quattro battaglioni della “Milano” sono nelle trincee della selletta del Monte Kuk e del Monte Vodice, mentre i restanti sono tenuti di riserva a Zagomila. Una decina di giorni dopo la brigata Milano gode di un lungo periodo di esercitazioni nelle retrovie a Scriò. Seguono due mesi di infernali spostamenti e combattimenti per la Brigata Milano: i suoi fanti passano il fiume Anhovo, si attestano sul costone di Descla, occupano il paese di Lastivnica, con perdite di un migliaio di effettivi. Il 12 Settembre si sposta a Pod Sabotino e sul Monte San Gabriele. Il 27 Ottobre, in piena dodicesima ed ultima battaglia dell’Isonzo il 160° Reggimento del fante Verlato è sulle alture di San Nicolò a sostegno delle altre truppe italiane che stanno ripiegando. Presso la chiesetta di San Nicolò avviene uno scontro cruento durante il quale gli austro-ungarici catturano 600 prigionieri fra i quali sicuramente i fanti Grigolin e Verlato. Con la disfatta di Caporetto oltre 100.000 prigionieri non poterono far ritorno alle proprie case, finiti in chissà quale campo di concentramento dell’Austria, dell’Ungheria se non della Germania o della Bulgaria. Le autorità tedesche e austriache in molti casi non hanno saputo dare alcuna spiegazione sul destino toccato ai prigionieri italiani. Da alcuni documenti in possesso dei parenti del fante Verlato si desume che il luogo di prigionia sia stato in una imprecisata località dell’Ungheria, così almeno fa capire una richiesta di cibo e denaro inoltrata attraverso la Croce Rossa Ungherese mediante una cartolina postale con timbratura della città di Vienna.
Ringrazio i parenti del caduto in oggetto per avermi fornito queste Cartoline Postali che il loro caro scrisse alla moglie Albina il 10 Marzo e il 1° Aprile 1918. Erano passati solo quatto mesi dalla cattura quando il prigioniero Verlato Francesco, numero di matricola 021735, indirizzò alla sua famiglia questa accorata richiesta di denaro e pane. Era la terza volta che scriveva alla famiglia, probabilmente richiedendo sempre le stesse cose: denaro e alimentari. Non si sa se le due lettere precedenti siano mai arrivate a destinazione, o se pur in presenza di un riscontro da parte dei suoi parenti e da un successivo invio di soldi e cibo, questi non siano stati recapitati. Erano infatti frequenti i furti, sia in Italia che all’estero, delle missive destinate ai prigionieri di guerra, per il denaro che vi potevano contenere. Il suo luogo di prigionia era in Ungheria presso il campo di concentramento di Som… (illeggibile, forse Somorja o Somorje), peccato che il timbro di arrivo dell’Ufficio Postale di Montebello apposto proprio sopra la località di spedizione ne abbia compromessa la lettura. Da notare i due timbri triangolari apposti dalla “Zensur” (censura) austriaca della città di Vienna.1 Nelle poche righe che il prigioniero scrisse dal campo di concentramento ai suoi cari si legge tutta la sua disperazione. Il cibo scarseggiava e solo l’aiuto della propria famiglia poteva garantirgli la sopravvivenza. Pur a conoscenza che anche in patria la vita non era poi così facile, insisteva affinché la moglie trovasse in prestito i soldi che al suo ritorno avrebbe restituito. Forse non ricevette mai i pacchi che i suoi cari avrebbero incaricato la Croce Rossa di Lonigo di consegnargli. Nell’Aprile (Giugno ?) seguente purtroppo, forse a causa degli stenti patiti, Verlato Francesco moriva, ma solo qualche anno più tardi, dopo una speranzosa e vana attesa, la sua famiglia veniva informata del suo decesso.
(Dal libro di Ottorino GianesatoMontebello e i suoi caduti nella guerra 1915-18”, 2014)

Note:
1) Questa parte del libro di Ottorino Gianesato è stata scritta nel 2012/2013. Nel 2014, sono stati pubblicati su internet parecchi elenchi di prigionieri italiani deceduti all’estero. Nel caso di Verlato Francesco si è potuto conoscere il suo luogo di decesso nonché della sepoltura: la città si chiama Samorin in Slovacchia un tempo chiamata Somorja quando apparteneva all’Ungheria. Numero d’ordine dell’elenco: 1804. Numero della sepoltura nel cimitero di Samorin: 1824.

Foto:
1) Francesco Verlato durante la Grande Guerra (cortesia Gianni Verlato – Rielaborazione grafica e restauro Umberto Ravagnani).
2) La cartolina postale inviata dal campo di prigionia alla moglie Albina (cortesia Gianni Verlato).

Umberto Ravagnani

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UN EROE A MARCINELLE

[210] UN EROE A MARCINELLE


Nel 2006, a 50 anni dai fatti di Marcinelle, l’Associazione “Vicentini nel mondo” e l’Assessorato ai Rapporti con i cittadini della Provincia di Pesaro e Urbino nel mondo, nelle loro rispettive pubblicazioni, hanno espresso il ricordo dell’immane tragedia che costò la vita a 262 minatori dei quali 136 erano italiani.
L’Associazione “Vicentini nel mondo” ha dedicato un articolo all’eroe del Bois du Cazier:
« Angelo Marchetto, emigrante di Montebello, scese per 16 volte nelle viscere della tragedia maledetta portando in salvo tanti minatori e per il suo straordinario gesto ricevette un’alta onorificenza da Re Baldovino.
Nella lunga storia dell’emigrazione italiana c’è una pagina dolorosa e indimenticabile. In Belgio, nazione che nell’immediato dopoguerra ha accolto oltre 20 mila lavoratori vicentini, nella località di Marcinelle l’8 agosto del 1956, una tragedia costò la vita a 262 minatori; 136 erano italiani. Morirono soffocati in galleria dalle esalazioni di un incendio che, sprigionatesi rapidamente, invase il pozzo ed i cunicoli del “Bois du Cazier“. Nel cinquantennale di quella strage vogliamo ricordare un nostro valoroso concittadino. È la testimonianza tremenda del prezzo per aver avuto, oltre che la necessità, il coraggio di emigrare.
Nato a Montebello nel mese di febbraio del 1928, in contrada Ronchi, nel 1947 Angelo lasciava il paese natio per recarsi in Belgio come minatore distinguendosi per buon rendimento nel lavoro e prontezza di spirito in talune pericolose circostanze. Avuta notizia della tragedia di Marcinelle Marchetto, che si, trovava in una miniera nei pressi del luogo del disastro, si offriva tra i primi di far parte delle squadre di soccorso distinguendosi per coraggio ed instancabilità nella difficile e rischiosa opera. Per ben 16 volte discese nelle viscere del Bois du Cazier portando in salvo altrettanti colleghi. Angelo Marchetto, assieme ad un altro Angelo (Galvan di Roana), ha ricevuto dalle mani stesse del Re Baldovino del Belgio l’alta onorificenza di “Chevalier de L’Ordre de la Couronne”.1
Nel 1983, a soli 55 anni, Angelo morì in seguito a malattia contratta in miniera (è stato sepolto nel cimitero di Montebello n.d.r.). Il Comune di Montebello, a ricordo dei suoi meriti, dieci anni fa gli ha intitolato gli impianti sportivi [qualcuno suggerisce giustamente che gli si potrebbe dedicare anche il piazzale antistante (attualmente Piazzale del donatore) n.d.r] ». (I Vicentini nel mondo – 2006)


Ecco come si svolsero i fatti:
8 agosto 1956, ore 8.10 – La più grande catastrofe mineraria della storia del Belgio è quella della miniera denominata “Bois du Cazier” a Marcinelle, nei pressi di Charleroi. Là furono 262 i lavoratori, che morirono lasciando 183 vedove e 388 orfani. Tra le vittime, 136 italiani, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 francesi, 5 tedeschi, 3 ungheresi, 1 ucraino, 1 russo, 1 olandese, 1 inglese. Di tutti i minatori che scesero sotto terra, solo 13 risalirono e si salvarono.
Ma cosa accadde quel fatidico giorno? Il mattino dell’8 agosto 1956 preannunciava una splendida giornata estiva, con un sole che raramente si vede da quelle parti. Molti minatori italiani non erano ancora tornati dalle ferie e l’estrazione andava avanti in forma ridotta. La verità su quello che successe probabilmente non la conosce nessuno: sappiamo solo come fu ricostruito l’incidente in base alle successive indagini.
Quei due carrelli incastrati in ascensore
Sono circa le 8 del mattino. L’ascensore che trasporta i carrelli di carbone dal sottosuolo alla superficie, viene chiamato al piano che si trova a 775 metri di profondità. Per sbaglio, o per un guasto, si ferma invece al piano 935, dove si trova un operaio: è italiano, vede la cabina fermarsi davanti a lui ed anche se non ha chiamato l’ascensore, ha effettivamente un carrello da caricare. Senza pensarci due volte, lo spinge nell’ascensore, dove c’è già un carrello vuoto che di solito fuoriesce automaticamente. Accade sempre così, il carrello pieno spinge fuori quello vuoto, normalmente. Ma quel maledetto giorno qualcosa si inceppa: i due carrelli rimangono incastrati. Il minatore del 935 se ne accorge e subito accorre per liberare i vagoncini, ma proprio in quel momento l’ascensore riparte. Nella risalita, i due carrelli strappano una putrella metallica che, trascinata verso l’alto, trancia al suo passaggio due cavi elettrici, una condotta d’aria compressa e un tubo dove circolava dell’olio. Nel giro di qualche secondo scoppia un incendio immediatamente alimentato dal legno con cui è puntellato il pozzo dell’ascensore, dall’aria compressa e da un ventilatore che inspiegabilmente continua a funzionare.
I soccorsi andranno avanti per due settimane, durante le quali donne e bambini si accalcheranno al cancello, rigorosamente chiuso per tutto il tempo, in un’attesa muta, che si trasforma in sgomento ogni volta che viene fatta passare l’ennesima salma portata in superficie. La scena si ripeterà per quindici giorni: l’attesa delle donne che ancora sperano per la salvezza dei loro cari, viene stroncata all’alba del 23 agosto, quando uno dei soccorritori, risalendo per l’ultima volta dal pozzo, dirà sconsolato, in italiano: « tutti cadaveri ». (Pubblicazione promossa dall’Assessorato ai Rapporti con i cittadini della Provincia di Pesaro e Urbino nel mondo in occasione dei 50 anni dalla tragedia di Marcinelle)

Note:
1) Il 15/09/1957 gli venne conferita dal Presidente Giovanni Gronchi l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della Stella d’Italia (già Stella della solidarietà italiana).

Foto:
1) Angelo Marchetto in una foto da giovane emigrante in Belgio per lavoro. (Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
2) Al rientro dalle viscere della miniera durante le operazioni di soccorso. (Foto Roger Anthoine – Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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UN DERAGLIAMENTO SOSPETTO

[209] DERAGLIAMENTO SOSPETTO


Nella brulla campagna estiva, appena fuori dal centro di Montebello Vicentino, la notte tra sabato 4 e domenica 5 giugno 1921 passava tranquilla come tante altre. Il periodo storico era piuttosto travagliato a causa del fatto che la prima guerra mondiale, da poco tempo terminata, aveva creato molte difficoltà economiche e generato un profondo malessere sociale. Una pesante inflazione e una produzione agricola ridotta al minimo peggioravano ancora di più la già grave situazione.
Poco dopo l’una e mezza, mentre il treno diretto 184 proveniente da Vicenza, oltrepassata la stazione di Montebello si dirigeva verso quella di Lonigo, il suo caratteristico ritmico rumore cambiò improvvisamente e si tramutò in uno sferragliare anomalo, assordante, che non prometteva nulla di buono. Qualcosa o qualcuno aveva provocato un disastro: il treno, uscito dai binari, era deragliato finendo in parte sulla scarpata, alta in quel punto una decina di metri rispetto alla campagna circostante.
Su alcuni giornali di quel periodo viene riportata la notizia dell’accaduto con interpretazioni diverse. Amelio Maggio nel suo libro Montebello Novecento riporta che un quotidiano vicentino (non indica quale) così dava la notizia:
Il treno ebbe un arresto fulmineo. La macchina fu travolta sul fianco sinistro lungo la scarpata sottostante. Fortunatamente, la vettura letto di testa più pesante si era affondata fino a metà delle ruote nella ghiaia, servendo da poderoso cuscinetto alle vetture che venivano dopo. Senza questo provvidenziale ostacolo, il disastro avrebbe assunto, certamente, proporzioni più grandiose. Le rotaie per molti metri erano state strappate e lanciate lontano. Il fuochista, essendo precipitato con la macchina, vi rimase letteralmente schiacciato; altri cinque passeggeri rimasero gravemente feriti. Fu posta una taglia di ventimila lire sugli attori del delitto”.
Quindi, secondo quel quotidiano, si pensò subito ad un atto di sabotaggio e considerando il periodo che vedeva contrapposte forze politiche che spesso si confrontavano duramente non c’è da meravigliarsi.
Ecco come il quotidiano cattolico Il Corriere Veneto raccontava i fatti:
La notte tra il sabato e la domenica, verso le ore una e mezza di notte il treno diretto 184 che parte da Vicenza alle 0.37, giunto nel tratto di linea Montebello-Lonigo e precisamente tra le fattorie Benetti e Farina, sbalzava improvvisamente fuori dalle rotaie tra il panico dei viaggiatori. La macchina, il tender1, il carro bagagli e la vettura postale precipitarono da una scarpata nella discesa del Guà, rovesciandosi. Il macchinista, con un balzo, si portò fuori dalla macchina rimanendo miracolosamente incolume. Il fuochista, invece, Ferrara Guido di Milano, che trovavasi alla sinistra della macchina, si ebbe il corpo tagliato in due. Le altre vetture del treno sbalzarono dalle rotaie sprofondando nella ghiaia. […] I viaggiatori scesi dalle vetture, al lume di qualche lanterna, avevano già cominciato a prestare i primi soccorsi ai feriti”. Non veniva fatto alcun cenno sulle possibili cause del deragliamento.
La Provincia di Vicenza riportava altri particolari dell’accaduto senza attribuire ad alcuno specifiche responsabilità sull’incidente. Secondo il quotidiano « lime, mazze, dadi, bulloni, chiavi inglesi » rinvenuti in prossimità delle rotaie, probabilmente, erano stati lasciati, al termine della giornata, da una squadra di lavoranti che avevano l’incarico di riparare un tratto di binario. Conclude affermando che “È inammissibile che i lavori siano stati troncati con la rotaia in istato di inefficienza. Probabilmente, se il treno fosse passato in quel punto a più lenta velocità, nulla sarebbe accaduto”. Questa affermazione è un po’ ambigua e non chiarisce il pensiero del giornalista.
Infine il Prevosto Mons. Antonio Zanellato, a Montebello dal 1919 al 1952, nel suo diario dove registrava i fatti più salienti che accadevano in paese, così raccontava l’episodio:
Alle ore 2 del mattino alquanto oltre il sottopassaggio della Fracanzana verso Verona, un treno diretto deragliava sulla sua sinistra precipitando la macchina sulla sua sinistra ai piedi della scarpata. Si ruppero le catene. Il vagone della posta rimase inclinato sulla sommità della scarpata, gli altri rimasero sul binario. Rimase morto il fuochista Ferrara, che dopo dalla cella mortuaria del cimitero fu solennemente portato alla stazione per essere trasferito al suo paese. Alla stazione si tennero parecchi discorsi con carenza di cenno cristiano. Accompagnò il funebre corteo il Prevosto.
L’incidente fu assodato [essere] doloso e fu posta la taglia di L. 20.000 sugli autori del delitto, che tuttavia rimasero sconosciuti.2 La fotografia seguente fu presa la mattina seguente nel luogo del disastro”.
Nella stessa pagina con la cronaca dell’incidente, il Prevosto Zanellato annotava il risultato delle elezioni politiche di tre settimane prima a Montebello Vicentino:
15 maggio 1921 – Dati statistici: Popolazione 4472 – Assenti 213 – All’estero 319 – Totale 5004
Iscritti:  I Sez. 729 – II Sez. 715 – III Sez. (Selva) 304 – Totale: 1748
Votanti:  I Sez. 422 – II Sez. 583 – III Sez. (Selva) 199 – Totale: 1104
Elezioni politiche che danno per Montebello il seguente risultato:

15-5-1921 Popolari Comunisti Fascisti Blocco3 Socialisti Indip.
I Sezione4 92 160 55 104 10
II Sezione4 254 141 45 134 8
III Sezione 105 26 56 11 1
Totale 451 327 156 149 19

In conclusione, considerando il periodo piuttosto confuso a causa del malessere sociale e delle recenti elezioni politiche, il cui esito non prometteva nulla di buono, non è da escludere che nel caso del disastro ferroviario si sia trattato di un atto criminoso. I risultati delle votazioni a livello nazionale consacrarono l’ascesa del fascismo. Vennero eletti tre deputati fascisti Farinacci, Grandi e Bottai. A Roma venne fondato il Partito nazionale fascista. Mussolini, in quell’occasione, dichiarò di voler arrivare al governo con la forza. Erano certo momenti difficili e alcune organizzazioni clandestine, che la pensavano diversamente, erano disposte a tutto pur di riportare la situazione secondo il loro punto di vista. A sostegno dell’ipotesi attentato, oltre alla situazione politica e alla taglia di 20.000 Lire emessa dalle autorità, vi è anche il fatto che negli elenchi ufficiali degli incidenti ferroviari non è riportato l’episodio. Come regola interna non vengono considerati gli atti intenzionali, quali attentati o suicidi, in quanto tali eventi sono espressamente esclusi dalla definizione di incidente ferroviario (che viene precisato come evento improvviso indesiderato e non intenzionale). Purtroppo la reale causa del disastro non è mai stata accertata.

Umberto Ravagnani

Foto:
Una rara cartolina postale, emessa a ricordo del disastro ferroviario di Montebello (Foto Leone Verlato – 1921. Rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).

Note:
1) È definito tender il veicolo destinato a trasportare il combustibile e l’acqua necessari per il funzionamento di una locomotiva a vapore.
2) La cronaca è stata scritta qualche giorno dopo l’accaduto e le indagini sulle responsabilità erano appena iniziate.
3) I Blocchi Nazionali furono un’aggregazione politica italiana di destra realizzata su proposta di Giovanni Giolitti in occasione delle elezioni politiche italiane del 1921.
4) È riportato un piccolo errore dei conteggi in questa sezione ma questo non cambia il risultato.

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LA SOLENNE DEL 2000

[208] LA SOLENNE DEL 2000 A MONTEBELLO


L’augurio dei Sacerdoti e del comitato
Carissimi, con grande gioia ci stiamo disponendo a celebrare la Festa della Solenne in onore della Madonna. Con la preghiera e la riflessione, ci prepareremo a questo avvenimento spirituale. Avremo il modo di comprendere di più e meglio il Mistero di Dio, che ha avvolto con la sua potenza l’umile fanciulla di Nazareth e con il Suo “Si” è diventata Madre del figlio dl Dio e Madre dell’umanità. La storia di Montebello è segnata profondamente dalla devozione alla Madonna. Dal 26 Aprile 1885 ad oggi, la Popolazione ha rinnovato il voto fatto allora dal PREVOSTO MONS. CAPOVIN con entusiasmo e con fede. Sono in programma appuntamenti di vita spirituale intensi e significativi.
II Comitato dei festeggiamenti, vuole realizzare con la consueta signorilità manifestazioni culturali e folcloristiche, per dare alla “Solenne” un tono veramente “Giubilare”. Questa Festa infatti ha il potere di unire cuori e volontà in una generosa gara di preparativi e iniziative che richiamano al Paese natio tanti cittadini di Montebello che in questi anni sono emigrati, sia nei paesi vicini come in paesi lontani e per l’occasione ritornano a Montebello. I nostri padri ci hanno consegnato come segno della loro fede questa Venerata Immagine della Madonna di Montebello. A Lei affidiamo la nostra comunità e tutte le nostre famiglie. A tutti i cittadini di Montebello, vicini e lontani, porgiamo il nostro saluto e l’augurio che la Madonna li benedica e la Festa porti gioia e felicità in tutti i cuori. II Comitato e i Sacerdoti.

La Benedizione del Santo Padre
Revdo don Antonio Mozzo Prevosto
Parrocchia Santa Maria Assunta
36054 Montebello Vicentino

Occasione Festa quinquennale in onore della Madonna in codesta parrocchia Santa Maria Assunta di Montebello Vicentino sommo Pontefice rivolge beneagurante pensiero et mentre formula voti che manifestazione religiosa ravvivi per intercessione Vergine Maria singolare testimone mistero di Cristo et luminoso modello Chiesa in cammino propositi testimonianza evangelica in odierna società come pure rafforzi autentica devozione mariana invia at lei sacerdoti et fedeli implorata benedizione apostolica.
Cardinale Angelo Sodano – Segretario di Stato

La Devozione a Maria nel nostro paese
I Montebellani sono sempre stati sentitamente devoti alla Madonna e ne hanno tramandato il culto fino ai nostri giorni. Alla Madonna banno consacrato la Prima chiesa e il primo altare. Possiamo ben dire quindi che Maria prendeva materno possesso della nostra terra fin dagli inizi del cristianesimo. A rendere popolare la venerazione alla Santa Vergine hanno assai contribuito le confraternite religiose. Le Più antiche sono:
La Congregazione di “S. MARIA DELLA CONCEZIONE
La Congregazione del “S. ROSARIO
La Confraternita della “SS. VERGINE DEL MONTE CARMELO”.
La Congregazione di Maria della Concezione fu istituita nel 1476 In breve divenne fiorentissima per il grande numero di iscritti e per molte ricche donazioni. Fu soppressa con una legge del Regno Italico nell’anno 1807, con grande dispiacere di tutti gli abitanti. Nel 1571, dopo la battaglia di Lepanto, sorse la Congregazione del “S. Rosario”, pure con molti iscritti e ricche rendite. Il cronista F. Bonomo così scrive: “Il Prevosto e i Massari della chiesa deliberarono di istituire la Confraternita del “S. Rosario”, il che fu nell’anno medesimo (1571), ed altresì innalzare nella prepositurale un altare dedicato alla Madonna del Rosario. Ciò seguì in capo a sei anni, e nel 1583 facevano dipingere da Giobatta Maganza la bella Pala che ancora qui si conserva. Si tratta della stessa pala che noi Possiamo ammirare nel primo altare a destra entrando in chiesa. Nel 1750 venne istituita la Confraternita della “SS. Vergine del monte Carmelo” per opera del Rev. Giuseppe Maria Battinelli bresciano dell’ordine dei carmelitani che aveva predicato la quaresima nella chiesa prepositurale Per festeggiare l’avvenimento, nel luglio di quell’anno fu portata in processione l’immagine della Madonna, come descrive il cronista F. Bonomo: “… giorno 19, terza domenica di luglio, se ne celebra per la prima volta la festa colla S. Messa cantata, panegirico e processione coll’Immagine di Maria Santissima. Grandissimo il numero dei forestieri accorsi alla nuova solenne, Dopo le Sacre Funzioni ebbe luogo la Corsa dei Barberi, cioè il Pallio”.
Più recente è 1a “Congregazione delle Figlie di Maria”, istituita il secolo scorso e fiorente fino al 1970 con oltre un centinaio di iscritti. A questa si deve un particolare fervente impulso di iniziative di devozione mariana, specie nelle celebrazioni delle feste in onore della Madonna.

Storia della Madonna di Montebello
L’immagine della Madonna nel 1500 era venerata sotto il titolo della “Concezione”. È da suppone, quindi, che In tal nome le sia stato dato subito o poco dopo, quando nel 1476, Papa Sisto IV aveva prescritto che in tutto il mondo fosse celebrata la festa della Concezione oppure che appositamente, dopo il 1476, sia stata lavorata la statua che doveva Portare un tal titolo. Il lavoro eseguito nel XV secolo, lascia libero campo tanto all’una che all’altra ipotesi. Quanto nel 1834, Mons. Cappellari, Vescovo di Vicenza, compì la visita pastorale alla nostra parrocchia, osservò che male conveniva il titolo di Madonna della Concezione ad una immagine effigiata in quelle forme, per cui da quel tempo, anche fra il popolo, andò diminuendo l’uso di chiamarla con quel nome, dicendola piuttosto “la nostra Madonna”, senza altri titolo che aggiunti, finché, nel 1885 la si disse “Madonna di Montebello”, conserva tuttora e che suona con quello antico della parrocchiale dedicata a “Santae Mariae de Montebello”. La statua della Madonna fu Portata in processione per la prima volta il 29 luglio 1793 a causa di una grande siccità. In quell’occasione, ancora nella sera stessa, cadde la desiderata pioggia; ogni qualvolta poi il popolo venne a trovarsi in simile necessità, ricorse fiducioso alla Vergine, la quale quasi sempre, esaudì le fervide preghiere dei Montebellani. (Da Memorie storiche di Bruno Munaretto).

Origini della Quinquennale
La statua interamente scolpita in legno di tiglio, che rappresenta la Vergine seduta col bambino sulle ginocchia, era stata rivestita, nel 1700, da vesti di seta e di broccato. Le furono tolte e si vide così netta e bella l’opera del 1400. Poi furono ripristinate le dorature delle vesti e del manto ed apparve in tutta la sua bellezza, specialmente nei panneggiamenti e del collo, per opera di Faustino dalla Vecchia. Il 26 Aprile 1885 1’immagine di Maria fu trasportata solennemente dalla chiesa di S. Francesco, dove aveva sostato durante i lavori, alla Prepositurale. Era Prevosto Mons. Capovin. Il trasporto riuscì davvero trionfale. Il paese si vestì a festa; le vie furono addobbale con fiori, archi di verde e, alla sera, con fiaccole multicolori. Dopo la solenne Processione Mons. Prevosto parlò alla folla e la sua parola commossa elettrizzò l’uditorio. Egli propose di rinnovare ogni cinque anni, nella prima domenica di maggio, quel trionfo mariano. Il popolo di Montebello accolse entusiasta la proposta del suo pastore e sorse così la “SOLENNE”.
(Dal libretto preparato e distribuito dalla Parrocchia di Montebello in occasione della Solenne del 2000).

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 2000 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 23 Aprile – Presidente della Repubblica: Carlo Azeglio Ciampi. Papa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II.


DAL MONDO - Leggi tutto...

25 Luglio Un Concorde dell’Air France si schianta poco dopo il decollo da Parigi, uccidendo le 109 persone a bordo e 5 che si trovavano a terra, vi è una sola sopravvissuta. Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese tornano ad incontrarsi in un vertice a Camp David (USA).
3 Agosto George W. Bush accetta la nomination presidenziale repubblicana alla convention di Filadelfia.
12 Agosto il sottomarino nucleare russo Kursk si inabissa nel mare di Barents; tutti i membri dell’equipaggio muoiono nonostante i tentativi di salvataggio.
19 Agosto Papa Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, incontra a Tor Vergata (Roma) circa un milione di giovani per una veglia di preghiera. Il giorno successivo, il Pontefice celebra una Santa Messa nello stesso luogo, sempre davanti a circa un milione di persone.
14 Settembre Va in onda la prima puntata del nuovo reality show “Il Grande Fratello”.
22 Settembre Esce fuori produzione la Fiat 126.
7 Novembre Hillary Rodham Clinton viene eletta al Senato degli Stati Uniti, diventando la prima First Lady ad ottenere un incarico parlamentare.
14 Dicembre Viene pubblicata la legge 376, che punisce il doping. La pena prevista è la reclusione da tre mesi a tre anni e il pagamento di un’ingente multa. Nel mirino non solo gli atleti, ma anche medici e allenatori.

FILM
1) Il gladiatore; 2) Chiedimi se sono felice; 3) Erin Brockovich – Forte come la verità; 4) Autumn in New York; 5) Billy Elliot; 6) Cast Away; 7) Chocolat; 8) Mission Impossible 2; 9) Pane e tulipani; 10) La tigre e il dragone; 11) Traffic; 12) L’ultimo bacio.

MUOIONO
19 Gennaio Bettino Craxi, politico.
2 Aprile Tommaso Buscetta, primo pentito di mafia.
13 Aprile Giorgio Bassani, scrittore.
5 Maggio Gino Bartali, campione di ciclismo.
9 Giugno Paolo Frajese, giornalista.
29 Giugno Vittorio Gassman, attore.

PREMI NOBEL
Pace: Kim Dae-Jung.
Letteratura: Gao Xingjian.
Medicina: Arvid Carlsson, Paul Greengard, Eric R. Kandel.
Fisica: Zhores I. Alferov, Herbert Kroemer, Jack S. Kilby.
Chimica: Alan J. Heeger, Alan G. MacDiarmid, Hideki Shirakawa.
Economia: James J. Heckman, Daniel L. McFadden.

SANREMO
1) “Sentimento” Piccola Orchestra Avion Travel; 2) “La tua ragazza sempre” Irene Grandi; 3) “Innamorato” Gianni Morandi.

SPORT
Olimpiadi: L’Italia è protagonista alle XXVII Olimpiadi di Sidney con 13 medaglie d’oro, 8 d’argento e 13 di bronzo.
Ciclismo: Stefano Garzelli vince il Giro d’Italia, mentre al Tour de France Lance Armstrong bissa il successo.
Calcio: La Lazio vince il suo secondo Scudetto. Il sogno Europeo svanisce per l’Italia con il pareggio della Francia ai tempi di recupero e il golden goal di Trezeguet al primo tempo supplementare.
Automobilismo: Dopo 21 anni la Ferrari torna a vincere il Mondiale Piloti con Michael Schumacher.
Vela: Luna Rossa vince la Louis Vitton Cup, ma si arrende a Black Magic (Nuova Zelanda), nella finale di Coppa America.

Umberto Ravagnani

Foto: Nella Chiesa Prepositurale di Montebello dopo la processione con le fiaccole (8 maggio 2000 – Archivio privato Umberto Ravagnani).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 2000 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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I TRI FRADEI DA MONTEBELO

[207] I TRI FRADEI DA MONTEBELO
Quando in Australia il dopolavoro era tirare ai conigli con il Winchester
LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)


LINO TIMILLERO, emigrato in Australia nel 1967, ci allieta, questa settimana, con un nuovo articolo su Toni e Maria e altri personaggi della sua giovinezza a Montebello:

« A jerimo restà che Joe (Giò), el toseto de Toni e Maria el nava ala scola catolica e le suore le jera drio a pareciarlo par fare la Prima Comunione. Se ve ricordè, tanti ani fà, bisognava esar digiuni da mesanote par poder fare la comunion. E i preti, i se lamentava ca ghe jera poca jente che fasea la comunion: par el pì solo che done a mesa prima. Par forsa! Dopo le podea ‘ndar casa a magnare! Cuei ca gavea da laorare da la matina a la sera, come gavariseli fato a esare dijuni da mesanote. I jera xà slangorji parchè, da magnare, no xe ca ghin fusse stà tanto. Eco ca le suore le gavea anca da spiegarghe ai toseti e ale tosete ca no se podea magnare prima de far la comunion. Come se no fusse xà difisile insegnarghe che la particula la diventava el corpo e el sangue de Gesù! I tri fradei da Montebelo e Gioanin, i se la contava, dopo ‘ver finio de laorare par la E.P.T. (Electric Power Trasmission) tuta la jornata de cuà e de là ‘nte i posti ‘ndove ca i li portava rento a la ‘Steelwork’. Un dei tri fradei el gà scomizià a contarghe a Gioanin ca i gavea cuasi finio de fare la strada nova. “Cuale strada nova?” ghe gà dimandà Gioanin! “I gà fato ‘na strada nova de fianco al monumento: la và sù e la sboca ‘nte la via Borgoleco, cuasi davanti a la casa ‘ndove ca stava Belini. Te ricordito ‘ndove ca ghe jera cuei dù portoni grandi, co le inferià cussì alte? Da ‘na parte te ‘ndavi in corte da Belini, e da che l’altra te ‘ndavi ‘rento ala Vila. ‘Desso i ga sverto tuto! On porton, co solo i pilastri, i lo ga portà dove ca xe i giardineti vizin a la ciesa, e chel’altro, pilastri e inferià, el xe stà messo ‘nsieme sol de drio de la vecia casa del fasio, dove ca ‘deso xe paron Zonin. ‘Ndove ca ghe jera el parco de la vila, ghe sarà tute strade e tante case nove. El Comune el ga conprà la tera dal Moro Fiasca e adeso el vendarà la tera a tochi a cuei ca vol conprare par farse sù la casa”.
Dopo cuatro setimane, i tri fradei ga dovesto partire parchè jera rivà la nave ca portava el fero par far sù i tralici ca ghe ocoreva ala centrale eletrica. Sù a Bayswater el governo el gavea dà ordene de far sù ‘na grande centrale eletrica a carbon, e bisognava pareciare tralici e pali par portar la corente dapartuto. Su a Bayswater ghe jera carbon ca no ocorea gnanca ondare soto tera par rincurarlo. I tirava via on mezo metro de tera dai canpi, e soto el jera tuto carbon! Ruspe grande fa case lo tirava su par inpienare camion ‘ncora pì grandi. Dopo, el carbon ‘ndava sui “conveyor belt” e ‘rento a la Centrale. Là el saria stà brusà soto ale ‘boilers’ par far vapore, e el vapore, soto presion, el gavaria fato girare le turbine ca fasea vigner fora la corente.
Sicome che i paesoti ‘ntel out-back’ Australian, i stava ingrandendose, ghe saria ocoresta de pì corente, cussi el governo el pareciava le robe par tenpo. Al s-ciapo de omini ca laorava in ‘linea’, zerte volte ghe tocava anca de dormire ‘nte le tende, come cuando ca i jera soldà. Ma i tri fradei da Montebelo, no i gavaria scanbià cuel laoro par gnente al mondo! I laorava co la scuadra dei geometri. Luri i gavea da ‘ndar davanti de tuti, a trovar el posto dove ca saria stà messi sù i tralici. In mezzo ai buschi e ‘ndove ca ghe jera solo ca ofarme’ de piegore. In zerte parte, i metea xo solo formento dapartuto, ca no se podea vedare ‘ndove ca scomiziava i canpi e ‘ndove ca i finia. Ma i ‘farmisti’, i savea xa ca arivava la E.P.T. a metar xo i tralici. I capi de la E.P.T., pena rivà in Australia, i gavea fato conprare i camion mericani restà indrio dopo finia la guera. Par i geometri e i  so jutanti ghe gera le jeep.
Man man ca i ‘ndava avanti, i geometri ghe disea ‘ndove pareciare el trepie’ col strumento sora e dopo de ‘ndare vanti on zento o dosento metri, zerte volte anca de pì, par misurare e livelare el posto par el tralicio. Ma el belo, el vignea dopo, pena finio de laorare! Fin ca i andava vanti e indrio coi trabicoli dei Geometri, luri i vedea ‘ndove ca ghe jera cuatà xo i canguri, i wallaby e, verso l’inbrunire, i coneji. E i sentia anca ‘ndove ca svolava i osei. Osei de cussi tante cualità, ca la jera na maraveja vedarli svolare e fermarse a magnare i fiori dei “bottle-brush” (fati come l’afareto ca neta le botije), e de le tante difarenti piante de ‘caliptus’.
I gavaria vossudo ciapare on Galà (Galah) anca luri, parchè el jera on bel papagalo, de  color griso-rosa, ca‘l inparava a parlare come on cristian. Ma là, ‘ntel ‘bush’ Australian, ghe jera ogni ben de Dio. Par luri ca ghe piasea le bestie, la jera na cucagna! ‘Ndove ca jera pì fresco, ghe jera i koala, quei bei orseti ca magna le foie de caliptus. I gavaria podesto ciaparghene pì de un, ma ghe saria dispiasesto farli patire. El Galà, parò, i lo volea, parchè i gavea conosesto un “righer” (montatore di fero), ca ‘l vignea da Cogolo, e el ghi’n avea uno, ciapà da picinin. El lo tegnea in gabia e ‘l ghe gavea insegnà a parlare e a tirar xo anca spropositi de parolaze.
Finio de laorare, se i gavea visto cualche bel s-ciapo de coneji, i tolea sù le s-ciope a dò cane e anca el ‘Winchester’, cuel s-ciopo da ‘cow-boy’, e i ‘ndava indrio par spararghe ai coneji. I coneji, in Australia, i xe come ca i fusse ‘na piaga de l’Egito’, parché, i ghe ruina fora e i ghe magna fora tuto ai pori farmisti. E zerte volte gh’in jera cussì tanti, ca no i doparava gnanca le s-ciope. Massa fazile!
Par cuelo i se gavea conprà el Winchester! ‘Na palotola in cana, on tiro par un, e veder chi ca copava el primo conejio! Parò prima, co le s-ciope, i ghi’n avea xa ciapà on paro de dozene da darghe al cogo da far da magnare el doman de sera. A spararghe ai coneji, podio imaginarve, i ghe fasea on gran piazere al “farmista”, e sti fradei da Montebelo i zercava de far contenti tuti. I saria stà pi contenti ‘ncora, se el cogo ghe gavesse fato on poca de polenta da magnare col pocio del cone-jio, ma lù, el cogo, el disea ca nol catava farina zala da nisuna parte. » Linus DownUnder – Lino Timillero, Coniston 25-8-2015.

Foto:
1) Cartolina postale che mostra la Via Borgolecco di Montebello negli anni 70 del Novecento. Notare, oltre la curva, sulla destra, due dei 4 pilastri di cui Lino parla nel suo articolo, che erano posti all’ingresso di villa Sangiovanni; furono trasferiti poco tempo dopo nei giardinetti davanti alla Chiesa, dove si trovano tuttora. Sulla destra, seminascosta, la villa dei Conti Sangiovanni (in seguito detta villa Pasetti-Freschi-Sparavieri). Sulla sinistra le prime case popolari della ‘zona Gamba‘, dette ‘Case Fanfani‘, costruite in quello stesso periodo. (APUR – Archivio privato di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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IL BACINO DI MONTEBELLO

[206] IL BACINO DI MONTEBELLO


All’inizio degli anni 20 del Novecento si rese necessario trovare un modo per evitare che le continue piene del torrente Guà provocassero alluvioni e devastazioni soprattutto nei territori di pianura. Si ritenne che la soluzione migliore fosse quella di accumulare in un invaso una parte delle acque durante un periodo di piena, per poi restituirla al termine di questa. La soluzione di rialzare continuamente gli argini fu considerata non sicura e possibile fonte di ulteriori gravi danni per il territorio.
Nel maggio del 1926 una eccezionale piena provocò la rotta del Guà presso Borgo Frassine, nel Comune di Montagnana, causando grandi devastazioni nel territorio che era già stato colpito duramente nel 1905 e nel 1907. Si pensò quindi di interpellare l’ing. Luigi Miliani del Genio Civile di Este, costruttore del grande bacino di espansione dell’Anconetta1 ed esperto conoscitore dei problemi relativi al torrente Agno-Guà. L’ing. Miliani suggerì che per evitare le dannose esondazioni del Guà l’unica soluzione sarebbe stata la costruzione di un bacino di espansione in un’area posta a monte di quello dell’Anconetta. Il prezioso suggerimento venne subito recepito dall’Ufficio del Genio Civile di Vicenza e, in breve tempo, fu individuata l’area ideale nella zona di Montebello Vicentino tra gli argini del Guà a sinistra, quelli del Chiampo sulla destra e delimitata a sud dalla Strada Statale Vicenza-Verona. La strada (oggi Strada Regionale 11) opportunamente rialzata avrebbe fatto da barriera consentendo di creare un invaso di 5.000.000 di mc, lasciando ancora mezzo metro di sicurezza dalla sommità della carreggiata. All’interno del bacino il canale Acquetta sarebbe diventato lo ‘scarico’ dell’acqua verso sud al termine della piena.

Il progetto prevedeva alcuni obiettivi fondamentali:

1) Possibilità di attivare, sospendere e riattivare l’immissione delle acque di piena nel bacino.
2) Possibilità di regolare l’afflusso entro certi limiti di portata.
3) Rapidità e sicurezza di manovra.
4) Possibilità di regolare l’immissione in modo da ottenere un limitato battente in uscita dai sifoni.

Era inoltre previsto:

1) La posizione dei sifoni sull’argine destro del Guà a circa 800 metri a valle della confluenza del Poscola.
2) L’innalzamento della statale Vicenza-Verona tra il Ponte delle Asse e il Ponte del Marchese.
3) La costruzione di un canale di trasporto delle acque erogate fra l’opera di presa e il bacino.
4) La costruzione di un manufatto di scarico con saracinesche sul Rio Acquetta a destra della strada-diga verso Montebello.
5) La risistemazione del Rio Acquetta – Togna – Fossa dallo scarico del bacino fino alla località Sabbion di Cologna Veneta.

I lavori, iniziati nel settembre del 1926, terminarono nel primo semestre del 1927. In meno di un anno si era progettata ed eseguita una delle opere più importanti per il controllo delle piene dell’Agno-Guà.
Non mancarono i denigratori dell’opera dell’ing. Miliani, ma dovettero ricredersi quando, nella primavera del 1928, a causa di una piena eccezionale, avvenne il primo collaudo effettivo del bacino di Montebello che permise di limitare al minimo i danni. In quell’occasione l’attenzione rimase comunque altissima, perché era la prima volta che si allagava il bacino e una serie di piccoli problemi rese particolarmente tesa la situazione degli operatori.
Nel 1981 furono eseguiti alcuni lavori di ristrutturazione tra cui: una ulteriore sopraelevazione e rafforzamento della diga. Asportazione di circa 300.000 mc. di fondo sabbioso depositato nei tanti anni di esercizio. Questi interventi portarono la capacità totale del bacino a 5.600.000 mc.
Nei molti anni di attività, il bacino di Montebello è stato messo in azione in occasione di oltre 120 piene, dimostrando la sua grande utilità nel proteggere il territorio dalle frequenti ondate di piena dell’Agno-Guà.

Umberto Ravagnani

Note:
1) Opera di invaso sul fiume Agno-Guà-Santa Caterina nei Comuni di Sant’Urbano e Vighizzolo d’Este (Pd). La  superficie  del  bacino  era  di  107  ettari e  la  sua  capacità  di  invaso  di  circa  2.500.00 mc. A piena cessata ed a mezzo di apposite chiaviche le acque venivano scaricate nel Gorzone.

Foto:
1) Il Bacino di Montebello durante la costruzione nel 1927. (Foto Lucenti, Lonigo 18-03-1927 – rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
2) Il Bacino di Montebello in una suggestiva immagine ripresa durante la piena del 17 maggio 2013. (APUR Archivio privato Umberto Ravagnani).

Bibliografia:
A. Fabris, Brentane, Valdagno, 2002.
L. Miliani, Le piene dei fiumi veneti e i provvedimenti di difesa. L’Agno-Guà. Frassine. Fratta. Gorzone. Il Bacchiglione e il Brenta, LE MONNIER, 1937.

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VILLA ANSELMI-SCHROEDER

[205] VILLA ANSELMI-SCHROEDER A MONTEBELLO


Di questa villa si conosce ben poco. Riportiamo quello che hanno scritto di essa alcuni storici importanti. Il montebellano Bruno Munaretto, riporta una sintetica descrizione di questa ottocentesca dimora, dal 2013 sede di un laboratorio della prestigiosa azienda ‘Bottega Veneta1:
« La Villa Schroeder fu eretta nel 1847 dai fratelli Luigi e Gio. Batta Anselmi, i quali la circondarono di un bosco di pini di cui oggidì non rimane che poca cosa. Essa, che è di stile classico con bugnature rustiche, ha l’ingresso principale fiancheggiato da due statue e decorato da pilastri bugnati con capitello e architrave dorico. Questa villa che sorge sul confine tra Montebello e Brendola e perciò alquanto lontana dal paese, dagli Anselmi passò ai Dal Molin e da questi al Dottor Pio Corrà, il quale la vendette al signor Otto Schroeder attuale proprietario (il Munaretto ha scritto queste note nel 1932 ndr). »

Lo storico montecchiano Remo Schiavo, scrivendo su questa villa ne fa solo una breve descrizione: « Ai confini tra Montebello e Brendola fu eretta dalla famiglia Anselmi nel 1847. Le imponenti dimensioni dei due corpi di fabbrica fanno ricordare vagamente l’idea di un castello medioevale secondo i gusti di un certo romanticismo che a Vicenza e nel vicentino era seguito al periodo neoclassico o neopalladiano. In realtà quello che si nota nel prospetto di Villa Anselmi e un eclettismo di maniera che affastella alla brava stilemi di epoca diversa. Colpisce la bellezza del sito arricchito di un piccolo parco con montagnola. »

Nella sua collana ‘Conoscere la valle del Chiampo‘, Vittoriano Nori la descrive, in modo molto sintetico, così: « Villa Bisognin già Anselmi – Di imponenti dimensioni è la villa Bisognin, già Anselmi, ai confini con il comune di Brendola, dotata di un bel parco con piccola collina artificiale. Eretta nel 1847 dalla famiglia Anselmi, passò ai Dal Molin, al dott. Pio Corrà e ad Otto Schroeder, che la tenne più a lungo, facendo dimenticare il nome degli Anselmi. Fu pure del conte Manfredo da Porto, che la cedette alla famiglia Bisognin. La villa indica un aspetto dell’architettura vicentina, che dopo il neoclassicismo, volge verso un eclettismo di vago gusto romantico. Infatti i due diversi corpi della fabbrica, come sostiene Remo Schiavo, dovrebbero dare l’idea del castello, anche se viene esplicitamente citato pilastro e bugnato con capitello di ordine dorico. »

Bernardetta Ricatti, nella sua scrupolosa ricerca sulle opere realizzate da Antonio Caregaro Negrin, riporta un intervento di questo prestigioso architetto sulla Villa Anselmi nell’anno 1851: « Brendola (Vi). Riforma e restauri della casa di Luigi Anselmi per adattarla ad abitazione dei mugnai, mulino e granai. » (In realtà la villa si trova vicino al confine con il Comune di Brendola, ma rientra nel territorio del Comune di Montebello, ndr).

All’interno del grande parco della villa (circa 55.000 mq) è ancora visibile un’antica ‘giazzàra‘:
La giassàra o glazzàra (ghiacciaia) è una costruzione molto diffusa nella Lessinia, adibita alla conservazione del ghiaccio. Il ghiaccio era tagliato in inverno da vicine pozze che, ancora adesso, sono utilizzate in estate come abbeveratoi per le mandrie all’alpeggio. Parte dell’edificio è interrato per consentire la conservazione del ghiaccio nei mesi caldi. In estate, il ghiaccio era caricato in blocchi su carrette a traino animale e portato nottetempo nei centri abitati della Pianura Padana, primo tra tutti Verona, per essere poi venduto e utilizzato per la conservazione dei prodotti alimentari nei negozi e nelle case. Questo fino agli anni cinquanta, dopo di che l’attività si è perduta con la diffusione degli impianti di refrigerazione domestica e industriale.

Note:
1) ‘Bottega Veneta è un’azienda italiana operante nel settore dei beni di lusso e rinomata per i suoi prodotti in pelle; possiede un atelier situato in una villa settecentesca (in realtà la villa è stata costruita nel 1847, ndr) a Montebello Vicentino, ha sede a Lugano, in Svizzera, e uffici italiani a Milano e Vicenza. Fondata nel 1966 a Vicenza, la società viene acquisita nel 2001 dal Gruppo Gucci, oggi parte della multinazionale francese Kering. (Da Wikipedia, l’enciclopedia libera)

Foto:
1) La Villa Anselmi-Schroeder in una immagine degli anni 70 del Novecento. (Archivio fotografico Crosara – rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
2) La giazzàra all’interno del parco della Villa Anselmi-Schroeder. (Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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TONI DA ZERMEGHEDO

[204] TONI DA ZERMEGHEDO


Dal libro “Montebello Novecento” di Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo, pubblicato nel 1997, vi proponiamo questa settimana la storia di quando Zermeghedo divenne una frazione di Montebello:

 « Con una decisione am-ministrativa presa dall’alto, il 28 maggio 19291, Zermeghedo cessò di godere lo status di comune. In pratica, si vedeva abbassato al rango di frazione di Montebello. Impensabile, in quel momento, da parte degli abitanti dell’ex comune, ogni forma di protesta. Ormai non si parlava più da anni di libere consultazioni. Allora non rimaneva altro che mugugnare, brontolare, esprimere il proprio dissenso sottovoce, sempre tra persone fidate. Si viveva nel pieno di un regime autoritario che non teneva in alcun conto né la storia né gli usi e costumi locali.
A tutti veniva imposto dall’alto “obbedire e tacere” Zermeghedo era allora un paese povero, tutto all’opposto di quello che risulta oggi, un paese di grande sviluppo industriale. Sennonché, la prospettiva di far parte di un comune come quello di Montebello, che a sua volta ricco non era, voleva dire per davvero venirsi a trovare alla periferia di quest’ultimo, non soltanto in senso geografico, ma pure in senso sociale.
Tuttavia, ciò che più di tutto disturbava gli abitanti di Zermeghedo era la loro perduta municipalità, la loro smarrita identità comunale. Era questo per loro un boccone amaro da digerire. Senza poi aggiungere, come spesso accade in questi casi, che al danno si univa la beffa: si intende dire che agli abitanti dell’ex comune, in non pochi casi, veniva ricordata, attraverso battutelle spiritose ed ironiche, la loro perduta autonomia comunale. Talora si esagerava un po’, da parte di quei montebellani del centro, avvezzi alle battute mordaci. Quando in pieno centro del paese s’incontrava uno che proveniva da Zermeghedo, veniva detto ad esempio: Toh! guarda chi si vede, un rappresentante della nostra colonia, la colonia dei “broccoli”. Il più esposto di tutti, a tanti lazzi, era “Toni” da Zermeghedo, procaccia presso l’ufficio postale di Montebello, bidello delle Scuole elementari di Zermeghedo, e lavorante, a tempo libero, presso la salumeria del centro del paese. Dinamico, gran lavoratore, assai simpatico nel parlare, fondamentalmente buono, Toni veniva preso di mira dalle ironie dei montebellani, soprattutto quando si concedeva una meritata sosta, al caffè Due colonne. Amava tanto giocare qualche partitella a carte, ma spesso non poteva arrivare alla fine perché disturbato dai tanti sfottò che gli giungevano addosso, sempre a proposito del fatto di appartenere a un ex comune diventato una frazione di Montebello. Ma Toni, nonostante tutto, non demordeva affatto. Sempre con fare allegro e sorridente, rispondeva a tono, battuta su battuta. Alla fine lanciava il suo grido di battaglia: “… e voi suonate le vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane”. Il suo auspicio trovò conferma una sera del mese di febbraio 19462, allorché a Candido, il carismatico capo della rivendicata autonomia di Zermeghedo, arrivò un telegramma da Roma che annunciava la decisione presa in un Consiglio dei Ministri, di ridare a Zermeghedo quella autonomia municipale che diciassette anni prima gli era stata tolta dal fascismo. Stavolta le campane della bella chiesa, posta sopra l’abitato, tornarono a suonare per davvero. »

Note:
1) Secondo una ricerca dello studioso Silvino Biscotto, ben documentata e riportata nel suo libro “Zermeghedo, Storia, cultura e società” (2017), il Comune di Zermeghedo venne soppresso e aggregato a quello di Montebello con decreto reale il 28 marzo 1929, nonostante le proteste della popolazione.
2) Ancora, dal libro di Silvino Biscotto leggiamo che, nel gennaio 1946 venne inoltrato  un memoriale al Prefetto di Vicenza, sottoscritto dai capofamiglia di Zermeghedo, in cui si faceva osservare che il decreto di soppressione era stato fatto contro la volontà popolare. Il ricorso fu accolto e annunciato dal Ministro Guido Gonella con telegramma datato a Roma 26 marzo 1947. Infine il decreto di ricostituzione del Comune di Zermeghedo fu emanato il 6 maggio 1947 e firmato dall’allora Presidente Enrico De Nicola.

Foto: Salumeria di Giovanni Sacchiero in Piazza Italia con al centro Toni da Zermeghedo. (Archivio fotografico Crosara – rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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LA SOLENNE DEL 1995

[203] LA SOLENNE DEL 1995 A MONTEBELLO


Dalla raccolta di memorie della Parrocchia di Montebello Vicentino, tenuta da Don Antonio Mozzo (da San Giorgio in Bosco), Prevosto dal 1987, leggiamo la cronaca delle giornate dedicate alla Solenne nel 1995.

Da “Il Giornale di Vicenza” del 7 maggio 1995:

« Il 7 maggio la solenne processione mariana
Fervono i preparativi per la ventiduesima edizione della festa quinquennale in onore della Madonna denominata “La Solenne” prevista per il 7 maggio, durante la quale si venera la Vergine raffigurata in una statua del Cinquecento scolpita in tiglio. Il 26 aprile 1885 1’immagine fu trasferita solennemente dalla chiesa di S. Francesco (demolita agli inizi del secolo) dove aveva sostato durante i lavori alla chiesa prepositurale.
Fu una festa: le vie furono addobbate con fiori, archi di verde e alla sera da fiaccole multicolori. Dopo la solenne processione, mons. Giuseppe Capovin parlò alla folla fino a commuoverla. Egli propose in quell’occasione di riproporre ogni cinque anni la processione. Il popolo di Montebello accolse entusiasta la proposta e sorse cosi “La solenne”, che celebra da 110 anni. Il comitato organizzatore, presieduto dal prof. Amelio Maggio, da tre mesi lavora per dare lustro a questa edizione. Non mancherà l’illuminazione della chiesa prepositurale e la presenza degli archi nelle principali vie d’accesso al paese. Già stabilito il programma dei festeggiamenti, che iniziano il 25 aprile con la rassegna bandistica per le vie del paese; il 30 aprile l’esibizione della corale polifonica di Isola Vicentina diretta dal maestro Pierluigi Comparin e infine il 5 maggio il concerto dei Crodaioli diretti da Bepi De Marzi. Significativo anche il trittico di conferenze in preparazione alla festa di Maria. Il 28 aprile intervento dell’editorialista di Avvenire don Claudio Sorgi; il 2 maggio messa celebrata dal vescovo Pietro Nonis, con tutti i sacerdoti passati per Montebello; il 3 conferenza di don Oreste Benzi della Comunità Giovanni XXIII e il 4 maggio intervento di mons. Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, sul ruolo di Maria nella società moderna. Domenica 7 maggio processione con la statua della Madonna: attese a Montebello più di 15 mila persone» (Fiorenzo Dotto)

Da “Il Giornale di Vicenza” del 15 maggio 1995:

« Processione della Madonna memorabile festa popolare
Cielo terso, nell’aria il profumo dei primi boccioli di rose; in questo scenario si è svolta la processione per le vie centrali del paese della Madonna di Montebello. Ad onorare questa devozione che ha 110 anni, diversi conterranei immigrati negli Stati Uniti ed in Australia che si sono aggiunti in un abbraccio festoso con tutti i concittadini che con tanto amore hanno imbandierato il paese con i tradizionali festoni bianchi e azzurri: il colore del mantello della Vergine. La fede popolare ricorda il trasporto, avvenuto nel 1885 della statua della Madonna, del 1500, riposta nella chiesa di S. Francesco (demolita purtroppo nel 1909) per dei lavori di rifacimento alla chiesa prepositurale, alla sua sede originale. Anche in quell’occasione tanto fu il concorso di popolo da indurre l’allora parroco mons. Capovin a proclamare che l’avvenimento fosse ricordato con cadenza quinquennale. Presenti alla processione di quest’anno 8000 persone, giunte anche dai paesi limitrofi; e la Madonna è stata accompagnata nel suo dolce peregrinare da mons. Renato Tommasi – delegato del Vescovo – da don Antonio Mozzo Prevosto coadiuvato da don Luigi Dalla Bona e da una decina di sacerdoti nati a Montebello o che vi hanno prestato servizio pastorale. Nella mattinata che ha preceduto il solenne trasporto, una serie di manifestazioni di preparazione e di contorno. Tra le più significative il concerto del Gruppo corale polifonico di Isola, diretto dal maestro Pierluigi Comparin. Successivamente il concerto dei Crodaioli di Bepi De Marzi insieme con il locale coro El Gramolon con le melodie di fede del repertorio del coro arzignanese introdotte con sapiente vena poetica dal compositore.
Molto apprezzato, sul piano socio-culturale, l’intervento sul tema della comunicazione di mons. Claudio Sorgi e la testimonianza davvero coinvolgente di don Oreste Benzi, fondatore della comunità Giovanni XXIII. La festa è stata ultimata con la fiaccolata notturna, il giorno seguente, seguita da 2000 persone che si è conclusa nella chiesa prepositurale. Don Antonio Mozzo, con la chiesa al buio, illuminata da una miriade di fiaccole, in una atmosfera coinvolgente, ha affidato a Maria l’intera comunità come buon auspicio per la prossima “Solenne” che cade nel 2000 ad inizio di millennio. È stata per Montebello una settimana di fede, di preghiera, di lavoro e di speranza che ha coinvolto tutte le persone, creando per un momento una atmosfera festosa e di gioia vera. » (Fiorenzo Dotto)

Scarica il libretto parrocchiale della Solenne 1995.

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 1995 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 16 Aprile – Presidente della Repubblica: Oscar Luigi ScalfaroPapa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II.


DAL MONDO - Leggi tutto...

1 Gennaio Austria, Finlandia e Svezia, diventano membri dell’Unione Europea; la quale così passa da 12 a 15 Stati.
31 Gennaio Il presidente statunitense Bill Clinton autorizza un prestito di 20 miliardi di dollari al Messico per stabilizzarne l’economia
25 Febbraio Massimo Moratti acquista l’Inter (Football Club Internazionale Milano).
20 Marzo In Giappone, i fanatici della setta “Sublime verità”, liberano gas nervino nella metropolitana di Tokyo: il bilancio è di 8 morti e più di 3 mila intossicati.
26 Marzo Entrano in vigore gli Accordi di Schengen in sette Paesi dell’Unione Europea e vengono aboliti i controlli sistematici delle persone, alle frontiere interne dell’UE; in Italia diverranno esecutivi il 26 ottobre 1997.
27 Marzo Viene assassinato, a Milano, Maurizio Gucci, erede della famosa casa di moda fiorentina.
11 Maggio A New York, più di 170 nazioni decidono di estendere indefinitamente e senza condizioni il Trattato di non proliferazione nucleare.
24 Giugno Leoluca Bagarella, spietato killer mafioso, viene arrestato dalla DIA.
Militari serbobosniaci deportano e trucidano circa 7.000 bosniaci musulmani: è il cosiddetto “massacro di Srebrenica”

FILM
1) Braveheart – Cuore impavido; 2) I ponti di Madison County; 3) Seven; 4) I laureati; 5) Viaggi di nozze; 6) Goldeneye; 7) Batman Forever; 8) Babe – Maialino coraggioso.

MUOIONO
13 Febbraio Alberto Burri, pittore.
4 Aprile Paola Borboni, attrice.
25 Aprile Ginger Rogers, ballerina ed attrice statunitense.
23 Giugno Jonas Salk, statunitense scopritore del vaccino antipolio.
29 Giugno Lana Turner, attrice statunitense.
17 Luglio Juan Manuel Fangio, pilota automobilistico argentino.
12 Agosto Achille Togliani, cantante.
21 Agosto Nanni Loy, regista ed attore.
19 Settembre Vincenzo Muccioli, fondatore della comunità di San Patrignano.

PREMI NOBEL
Pace: Pugwash Conferences on Science and World Affairs, Joseph Rotblat.
Letteratura: Seamus Heaney.
Medicina: Edward B. Lewis, Christiane Nüsslein-Volhard, Eric F. Wieschaus.
Fisica: Martin L. Perl, Frederick Reines.
Chimica: Paul Crutzen, Mario Molina, Frank Sherwood Rowland.
Economia: Robert E. Lucas Jr.

SANREMO
1) “Come saprei” Giorgia; 2) “In amore” Gianni Morandi e Barbara Cola; 3) “Gente come noi” Ivana Spagna.

SPORT
Sci: Alberto Tomba celebra a Bormio la vittoria della Coppa del Mondo di Specialità.
Ciclismo: Lo svizzero Tony Rominger vince il Giro d’Italia e Indurain trionfa per la quinta volta al Tour de France; primi successi di Marco Pantani.
Motociclismo: Si confermano Campioni del Mondo Biaggi nella 250 e Doohan nella 500.
Calcio: La Juventus torna Campione d’Italia e il Parma vince la Coppa Uefa.
Automobilismo: “Formula 1”, Michael Schumacher su Benetton-Renault bissa il successo dell’anno precedente.
Rugby: La Coppa del Mondo va al Sudafrica che sconfigge ai tempi supplementari la Nuova Zelanda.

Umberto Ravagnani

Foto: La processione della Solenne del 7 maggio 1995 (Rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 1995 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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IL VIALE DELLA STAZIONE

[202] IL VIALE DELLA STAZIONE
LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)


LINO TIMILLERO, emigrato da Montebello in Australia nel 1967, ci ha inviato questo bell’articolo su:

Il Viale della Ferrovia a Montebello Vicentino
« Nel 1956 iniziai a frequentare l’Avviamento Industriale Alessandro Rossi a Vicenza. Mio fratello Albano aveva terminato, con la ‘Promozione a Giugno’, la Terza classe. Iniziando egli a lavorare, potevo io prendere il suo posto col nuovo anno scolastico. La nostra famiglia non si poteva permettere alcuna spesa superflua. Avrei dovuto andare a Vicenza con il Treno tutti i giorni, eccetto la Domenica. In quegli anni, il treno era ancora a Vapore. Si doveva stare attenti a quel che si toccava e dove ci si sedeva!! Mio padre era in Francia a lavorare per la stagione delle “Barbabietole da Zucchero” e sarebbe tornato ad Ottobre. E mia madre doveva, in qualche modo, racimolare il denaro per pagare l’Abbonamento al treno. Ogni mese! Terminata la Terza Avviamento, potei frequentare la prima classe del Corso Saldatori dello ‘Istituto Professionale Fedele Lampertico’ che aveva appena iniziato come nuovo Istituto tecnico. Sarebbero stati altri due anni di scuola! In tutto, feci uso del treno e della Ferrovia per cinque anni. Anche quattro volte al giorno, perché c’erano le lezioni del pomeriggio, dalle 2 alle 6. Su e giù per le scale della Stazione. Salta sul Treno. Scendi a Vicenza. E via di corsa per non arrivare tardi in classe! È stato il video di Umberto Ravagnani sulla Stazione di Montebello che mi ha fatto pensare, ora, a quel lontano periodo della mia vita. Se faccio il conto degli anni, ne conto 63, cioè sessanta tre anni or sono, camminavo dal numero civico 44, in Via Borgolecco, fino alla Stazione Ferroviaria, due volte al giorno, e anche 4, come ho accennato. Con il sole o con la pioggia ed, a volte, con la neve, col vento o con la nebbia! A Vicenza, stessa cosa: dalla Stazione a Santa Caterina per l’Avviamento; oppure fino a Palazzo Angaran, al Ponte degli Angeli per il Fogazzaro. Sempre a piedi. Cinque anni di scuola a Vicenza, mai salito sul Bus o sul Filo-Bus! Chi mi dava i soldi???
La Ferrovia a Montebello, da come io mi ricordo, non è mai stata un punto di argomento. Non so come sia oggigiorno, con la TAV sempre in discussione. Ma, con tutti gli anni che la Linea Ferroviaria è in funzione, che sappia io, nessuno ne ha mai parlato o scritto. Come per gli Argini del Chiampo e del Guà. Per la gran parte dei Montebellani, la Ferrovia c’è sempre stata, come gli Argini. Cosa si può dire al loro riguardo? Eppure, la Ferrovia e gli Argini di ambedue i Torrenti, sono connessi per la loro costruzione. Qualcuno, più studiato di quel che io sono, si dovrebbe prendere la briga di far conoscere agli scolari delle classi IVa e Va alle Elementari un po’ di Storia della Ferrovia che attraversa il Paese per andare poi in tutta l’Europa. Non solo a Venezia e Verona. Quello che mi ha incuriosito, dopo tutti gli anni che sono in Australia, è scoprire la ragione della posizione così altolocata della Ferrovia! Dal piazzale prospiciente la Stazione, si devono salire le scale per raggiungere il livello dei binari. E ci sono, (o c’erano) ancora scale per la famiglia del Capo-Stazione che abitava nell’appartamento soprastante. Ed il piazzale è già elevato rispetto il terreno circostante. Saranno 15 metri tra il livello dei campi e la posizione dei Binari! Basta guardare dov’è l’Autostrada!!! Andare a prendere il treno quando fu costruita l’Autostrada era un problema! La strada venne sostituita dal ponticello pedonale ancora in uso oggi!
Per soddisfare la mia curiosità, sono andato ‘on-line’, come si dice adesso. Per prima cosa sono entrato nel “google-map” per seguire la Ferrovia. A Locara, la Ferrovia inizia ad alzarsi. Fino al livello odierno. Tutte le strade che attraversano la Ferrovia lo fanno tramite una corta galleria costruita appositamente. Si arriva fino ad Alte di Montecchio prima di trovare un ponte che passa sopra la Ferrovia!!! Chiunque può notare che, per una quindicina di Km., la Ferrovia si mantiene ad un’altezza costante dal livello del terreno attorno. Sono poi entrato nella ‘Wikipedia’. Ho trovato: “Imperial Regia Privilegiata Strada Ferrata Ferdinandea”. Questa era la ‘Compagnia per Azioni’, fatta col permesso dell’Asburgico Imperatore Ferdinando I° d’Austria. Tale ‘Compagnia’ aveva la licenza per progettare e costruire la Linea Ferroviaria Milano-Venezia (anche volendo, mai avrei potuto inventarmi tal nome!). E mi son dovuto ricordare la Storia del Risorgimento Italiano!!! La sezione Vicenza-Verona fu inaugurata il 2 di Luglio 1849! Appena terminata la Ia Guerra d’Indipendenza! Poco più di un anno dopo la “Battaglia di Sorio”. Con Venezia da poco sottomessa, dopo la sua Insurrezione. E con altre Rivoluzioni nell’Impero Asburgico. Tredicimila uomini lavorarono per costruire la Ferrovia da Vicenza a Verona! Non riesco ad immaginarmi come poterono: senza alcuna macchina. Da Locara a Ca’ Sordis!!! Quindici metri di terrapieno per 15 Km…! E perché??? Tutto il circondario di Montebello era famoso per le grandi Alluvioni che accadevano senza alcun avvertimento! Per questo, chi aveva investito il denaro occorrente per costruire la Ferrovia, voleva essere sicuro di ricevere un certo ritorno sul proprio rischio. Ecco dove entrano nell’argomento gli Argini dei due Torrenti. Se si pensa alle alluvioni dei primi anni del “1900” e quelle antecedenti, molto più severe, si capisce che la Ferrovia avrebbe potuto funzionare senza alcuna interruzione. Le acque alluvionali sarebbero defluite tramite i ‘tunnel’ delle numerose strade che la sottopassavano. E anche gli argini vennero rinforzati. Se penso al Viale della Stazione di 63 anni fa, vedo ancora gli Ippocastani rigogliosi che ne costeggiavano ambedue i lati. In Primavera, quando erano in fiore, si notavano, intervallate, fioriture bianche e rosse! Luigi, a quel tempo studente al Liceo Pigafetta, mi disse che il Bianco ed il Rosso dei fiori, accanto al Verde delle foglie, formavano la Bandiera Italiana. In barba agli Austriaci che pagavano per piantare gli Ippocastani stessi! Ciò vuol dire che anche gli Ippocastani facevano parte della Storia di Montebello!! Tramite la Tecnologia del Computer, mi sono fatto una passeggiata “virtuale” lungo il Viale della Stazione odierno. Non so. Vedo degli alberi. Ma non riesco a capire che alberi siano! Forse, vicino al Ponticello Pedonale è rimasto qualcuno degli antichi, originali Ippocastani. Gli Ippocastani erano sui due lati del Viale: dal distributore di benzina all’Aquila, fino alla Stazione.
La notte delle Mille-Miglia c’erano centinaia e centinaia di persone che guardavano le automobili che partecipavano alla Corsa. Arrivavano dai paesi vicini. Mettevano le biciclette, a pagamento, in corte da Stocchero. Poi rimanevano tutta la notte lungo il Viale. Dopo che era transitato il “ConteMarzotto col suo “Bolide”, la gente cominciava a sfollare, verso le sei del mattino! Adesso, purtroppo, mi sembra che non si puliscano neanche i marciapiedi, lungo il Viale. E “google-map” non mentisce! » Linus DownUnder – Lino Timillero, Coniston 5-3-2019.

Foto:
1) Cartolina postale che mostra una veduta del viale della Stazione di Montebello, ripreso dalla cosiddetta ‘curva de Majeto‘ dove, per molti anni, è stato attivo il ristorante ‘Alla Stazione‘ di Cesare Maggio. La cartolina risale alla fine degli anni 30 del Novecento (APUR – Archivio privato di Umberto Ravagnani).

Il ‘Viale della stazione’ in un breve riassunto del video al quale Lino fa riferimento nell’articolo:


Umberto Ravagnani

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L’ASILO VECCHIO DI MONTEBELLO

[201] L’ASILO VECCHIO DI MONTEBELLO


Dal libro “Montebello Novecento” di Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo, pubblicato nel 1997, vi proponiamo questa settimana alcune considerazioni sul vecchio Asilo di Montebello e una preziosa testimonianza di vita vissuta:

« … Un’altra benemerita istituzione fu l’Asilo Infantile, costruito nell’anno 1912 dal prevosto Don Domenico Giarolo, all’inizio di via Castello, nell’area della storica chiesa di San Francesco.

Non si conosce il motivo per cui il Giarolo, ricercatore e scrittore di fatti ed edifici storici, abbia fatto demolire una delle opere più celebri ed antiche del paese. Probabilmente per l’impossibilità di avere un’altra area o lusingato dalla comoda e salutare posizione al centro del paese. Il fabbricato comprendeva l’abitazione delle suore con la cappella, quattro spaziose aule e due grandi saloni di cui uno a piano terra, con palcoscenico per le accademie dei piccoli e le recite dei grandi. Era pure luogo di incontro delle ragazze che le suore dorotee, maestre d’asilo, raccoglievano per dare loro la possibilità di passare il tempo libero divertendosi e imparando i lavori femminili in un ambiente educativo e moralmente sano. Anche qui le sorelle Zonato, Emilia, Maria e Antonia, generose benefattrici, diedero vita a un laboratorio dove, sotto la guida di suore esperte e capaci, le giovani imparavano a confezionare oggetti di perle; a ricamare su tessuti di seta e cotone; a lavorare con macchine da cucire e di maglieria. Trovarono così impiego decine di ragazze che, altrimenti, sarebbero rimaste a casa a carico delle loro famiglie.

Testimonianza della signora Bassanello Rosi: il Laboratorio femminile, all’Asilo vecchio in via Castello (ora Via San Francesco n.d.r.).

Com’è bello ricordare i tempi passati della nostra giovinezza e confrontarli con quelli delle presenti generazioni! Eravamo più felici noi o le signorine dei nostri tempi? Non è facile rispondere. Vi so solo dire che allora, la maggior parte delle ragazze, ad eccezione di poche, di famiglie distinte, che continuavano gli studi, superata la quinta elementare, restavano in famiglia ad imparare i lavori casalinghi, mo1to più impegnativi e pesanti di oggi, facilitati e alleggeriti dall’avvento degli elettrodomestici. Le ragazze di campagna, inoltre, aiutavano i familiari nei periodi di raccolta del frumento, del granoturco, dell’uva ecc. Non c’erano industrie e solo poche lavoravano in filanda. Allora nel nostro paese esisteva un Laboratorio Femminile, tenuto dalle suore dorotee nel salone del 1° piano dell’Asilo Infantile. E stato per tante ragazze di Montebello una scuola provvidenziale per poter imparare molti ed interessanti lavori femminili e guadagnare un piccolo compenso. Erano occupate una cinquantina di donne dai 14 ai 30 anni, per circa otto ore al giorno. Eseguivano lavori a mano, o con ferri o uncinetto. Confezionavano, con perle, borse, borsellini, cuscini, serpenti, cordoni per cinghie di vari disegni e colori. Oppure, con paglia bianca di riso, confezionavano cappelli per uomo, le famose “pajette” e cappellini per signora. Tutti oggetti di lusso, eseguiti con molta cura dalle agili ed esperte mani delle donne, invogliate a far bene ed in fretta, essendo ricompensate in base al numero degli oggetti ben finiti, che venivano richiesti e venduti a rivenditori veneziani. Più tardi, per iniziativa delle sorelle Zonato, si iniziarono lavori di maglieria, di ricamo e a rete, per corredi destinati a promesse spose di alto rango e testiere per coprire le poltrone dei treni delle Ferrovie dello Stato. Durante il lavoro si conversava, si cantava e si pregava con allegria e spensieratezza proprie dell’età giovanile. Nelle ore di libertà e nei giorni festivi, il Laboratorio diventava occasione di ritrovo e divertimento delle ragazze e signorine del tempo. Lì, si preparavano commedie, accademie per celebrazioni di compleanni ed onomastici, giochi collettivi e gite; nel periodo carnevalesco festini con musiche e danze. Mancavano però i maschi, ma non per questo le partecipanti erano meno allegre e spensierate, anche perché al di fuori, gli spasimanti spiavano dalle porte e finestre e le invitavano a partecipare a balli privati, senza il controllo delle suore. Una volta, d’accordo con loro, si organizzò un pomeriggio danzante in maschera. Fu una furbesca trovata per far entrare all’Asilo anche i giovanotti, nascosti negli abiti femminili e dalle maschere. Immaginatevi che cosa è successo quando le suore e i genitori vennero a sapere l’inganno. L’amore palpitava anche ai nostri tempi e forse più forte perché frenato da esasperate proibizioni e tabù. » (Da “Montebello Novecento” di Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo, 1997).

Umberto Ravagnani

Foto: Cartolina postale spedita nel 1918 che mostra una veduta dell’area occupata dell’Asilo vecchio in Via San Francesco, ora complesso residenziale (APUR Archivio privato Umberto Ravagnani).

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LA SOLENNE DEL 1990

[199] LA SOLENNE DEL 1990 A MONTEBELLO


Da “La Voce dei Berici” del 27/5/1990 un commento sulla Solenne di Montebello Vicentino del compianto prof. Amelio Maggio:

FEDE ED ENTUSIASMO PER MARIA

Cinquemila in processione nel paese inghirlandato

Le manifestazioni in onore della Madonna, iniziate a Montebello il 3 maggio scorso con una conferenza di mons. Pietro Nonis sul tema “Maria, la Donna Icona del Mistero”, continuate per dieci giorni in un crescendo di partecipazione e devozione, hanno avuto un momento forte nella concelebrazione di mons. Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, con i sacerdoti della zona e nella sua applauditissima conversazione sul tema “Il cristiano di fronte alle sfide del mondo contemporaneo”. Ma la giornata più importante della “Solenne” è stata vissuta domenica 13 maggio. Una memoranda e imponente solennità che, per la sua ottima riuscita e per l’entusiasmo prodotto, resterà per sempre impressa in quanti vi hanno preso parte e costituirà una pagina gloriosa nella storia del paese a testimonianza che la fede degli avi non è morta. Fin dal primo mattino, tutte le campane hanno suonato a festa. Mons. Vincenzo Fagiolo, già arcivescovo di Chieti, segretario della Congregazione per i religiosi della Città del Vaticano, ha celebrato con altri dieci sacerdoti la S. Messa pontificale contata dal coro parrocchiale e partecipata da una grande folla. Dopo la S.Messa, a ricordo della 21a Quinquennale, l’arcivescovo ha benedetto un’artistica statua di Madonna con Bambino in pietra, opera dello scultore Giuseppe Dalla Massara. Ma l’apice delle manifestazioni si è visto nel pomeriggio durante la processione con la venerata immagine che da oltre cinque secoli Montebello conserva e invoca.
È stato un tributo di fede e di devozione a Maria degno dei più grandi santuari mariani. Oltre cinquemila persone hanno seguito in preghiera la processione per le vie principali del paese, trasformato in un arco trionfale di festoni bianco-celesti, inghirlandato di luci e di fiori. Agli ingressi principali del paese sono stati innalzati gli artistici tradizionali “archi di verde”. Mons. Nonis, a conclusione della Chiesa ha infervorato la gente con la sua eloquente parola, stupito lui pure da un cosi grande concorso di fedeli. « Forse, ha detto, è la più grande processione a cui ho assistito ». Le manifestazioni culturali e folkloristiche hanno riscosso ugualmente vivo successo e hanno incontrato l’approvazione del pubblico accorso sempre numeroso: entusiasmante soprattutto la magistrale esecuzione del complesso strumentale “Città di Schio”, diretto dal prof. Germano Facci. La sera di lunedì 14 maggio, infine, migliaia di persone di tutte le età con fiaccole multicolori si sono recate in processione da piazza Italia alla chiesa prepositurale innalzando lodi a Maria. È stato un altro spettacolo entusiasmante e commovente, quando in chiesa tutta la comunità si è consacrata e affidata a Maria. Il prevosto don Antonio Mozzo, novello a tanto entusiasmo, ha ringraziato di cuore e con gioia tutti quelli che hanno lavorato per la Solenne e ha espresso un sincero e doveroso riconoscimento alla popolazione che ha corrisposto con spontanea generosità avendo tramandato ininterrottamente per oltre un secolo la bella festa mariana.

Amelio Maggio

Scarica il libretto parrocchiale della Solenne 1990.

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 1990 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 15 Aprile – Presidente della Repubblica: Francesco CossigaPapa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II.


DAL MONDO - Leggi tutto...

7 Gennaio Per motivi di sicurezza viene chiusa al pubblico la Torre di Pisa
20 Gennaio A Beverly Hills viene assegnato il Globo d’oro al film di Giuseppe Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso”.
3 Febbraio Dal museo di Ercolano, in provincia di Napoli, vengono rubati più di 200 preziosi reperti di arte antica.
11 Febbraio In Sudafrica, viene liberato Nelson Mandela.
2 Marzo Nelson Mandela viene eletto vice presidente dell’African National Congress.
15 Marzo Michail Gorbacëv viene eletto come primo presidente esecutivo dell’Unione Sovietica.
18 Marzo Nella Germania Est vengono indette libere elezioni per la prima volta dopo 57 anni.
2 Agosto L’Iraq invade il Kuwait; ciò conduce alla prima Guerra del Golfo.
8 Agosto George Bush avvia l’operazione “Tempesta nel deserto”.
10 Agosto La Sonda spaziale Magellano raggiunge Venere.
18 Agosto Viene interrotta la produzione del disco a 45 giri.
23 Agosto Saddam Hussein appare alla televisione di stato irachena con alcuni “ospiti” occidentali (in realtà ostaggi), per cercare di evitare la Guerra del Golfo.
23 Agosto Germania Ovest e Germania Est, annunciano la loro unificazione per il 3 ottobre.
15 Ottobre Il leader dell’Unione Sovietica, Michail Gorbacëv, riceve il Premio Nobel per la pace, per i suoi sforzi nello smorzare la Guerra Fredda e nell’aprire la sua nazione.
2 Dicembre In Germania si tengono le prime elezioni federali dopo la riunificazione. A Berlino si celebra la cerimonia ufficiale per la riunificazione delle due Germanie. A Perugia viene rapito dall’Anonima Sequestri l’undicenne Augusto De Megni.

FILM
1) Balla coi lupi; 2) Cyrano de Bergerac; 3) Edward mani di forbice; 4) Quei bravi ragazzi; 5) La voce della luna; 6) Ghost – Fantasma; 7) Il padrino – Parte III; 8) Pretty Woman; 9) Ritorno al futuro parte III.

MUOIONO
24 Febbraio Sandro Pertini, Presidente della Repubblica Italiana dal 1978 al 1985.
2 Aprile Aldo Fabrizi, attore di cinema e teatro.
15 Aprile Greta Garbo, attrice svedese.
26 Settembre Alberto Moravia, scrittore.
27 Ottobre Ugo Tognazzi, attore e regista.
7 Dicembre Enrico Coveri, stilista.

NASCONO
15 Aprile Emma Charlotte Duerre Watson, attrice britannica interprete di Harry Potter.
10 Novembre Vanessa Ferrari, ginnasta.

PREMI NOBEL
Pace: Mikhail Sergeyevich Gorbachev.
Letteratura: Octavio Paz.
Medicina: Joseph E. Murray, E. Donnall Thomas.
Fisica: Jerome I. Friedman, Henry W. Kendall, Richard E. Taylor.
Chimica: Elias James Corey.
Economia: Harry M. Markowitz, Merton H. Miller, William F. Sharpe.

SANREMO
1) “Uomini Soli” Pooh; 2) “Gli amori” Toto Cutugno; 3) “Vattene amore” Amedeo Minghi – Mietta.

SPORT
Atletica: Bordin e Antibo oro agli Europei di Atletica.
Canottaggio: Continua il dominio degli Abbagnale: sesto Titolo Mondiale nel Canottaggio.
Ciclismo: Gianni Bugno vince la Milano-Sanremo e il Giro d’Italia, mentre il Tour de France va all’americano Greg Lemond.
Motociclismo: Loris Capirossi su Honda si afferma nella 125 e Wayne Rainey su Yamaha nella 500.
Calcio: Seconda Coppa dei Campioni consecutiva per il Milan. La Sampdoria vince la Coppa delle Coppe. Lo Scudetto va al Napoli. Ai Mondiali italiani gli Azzurri escono sconfitti in semifinale dall’Argentina che perde la finale contro la Germania.
Pallavolo: L’ “Italvolley” conquista in Brasile il suo primo Titolo Mondiale.

Umberto Ravagnani

Foto:
1) La grande folla alla Solenne del 13 maggio 1990 (Rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).
2) La venerata immagine che da oltre cinque secoli Montebello conserva e invoca (Archivio fotografico Crosara).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 1990 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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IL MERCANTE DI PREZIOSI

[198] LO SCONOSCIUTO MERCANTE DI PREZIOSI

 

Il 4 agosto 1572 il notaio montebellano Lelio Maistrello (o Magistrelli) si portò nell’albergo del suo paese per un evento insolito. Così ci informa il professionista stesso con le sue parole: mi recai nel luogo indicatomi dietro richiesta del signor Vicario (in quell’anno era in carica il nobile Gian Domenico Nievo – n.d.r.) per effettuare l’inventario dei beni di tale persona trovata morta nelle campagne di Montebello di cui si ignora il nome ed il cognome: 

  • Pontali d’arzento fornidi (laminati) d’oro n° 54 sopra due carte
  • Una perla da orecchia qual non si sa se sia bona o falsa
  • Monede 49 de’ più sorte d’arzento della grandezza de’ pichiorle (?) e parte minore (si deve trattare delle “pigorle così erano chiamati pizoli o ceci – n.d.r.)
  • Un busolo (vasetto) con 23 diamantini sopra una ciela (spessore) de’ cera rossa. Quali non si sa se siano boni o falsi
  • Un altro busolo con 16 diamantini sopra cera rossa della sorte ut supra
  • Un altro busolo con 3 diamantini ut supra
  • Un altro busolo con 9 diamantini ut supra
  • Un altro busolo con 4 diamantini ut supra
  • Un altro busolo con 4 diamantini senza cera
  • 26 diamanti et altre prede (pietre) de diverse sorte quali non sono conosciute se sian bone o false in una peza de’ ormesin negro (stoffa pregiata di seta leggera della città persiana di Ormuz – n.d.r.)
  • 20 rubini in bombaso bianco involti in una peza quali non si sa se sian boni o falsi
  • 4 pezette de ormesin con granadine dentro non conosciute se sian bone o false
  • Una pezetta de ormesin con alquante prede (pietre) verdi
  • Una perla della grandezza di un gran de fava
  • Un’altra perla più piccola con un poco de oro
  • 100 prede (pietre) turchine e d’altri colori
  • 100 prede piccole turchine da anello ligade in una pezza de volume e grandezza d’una nosa
  • 5 medaje de smalto sensa impronta (figura) turchine ed’altri colori
  • 6 para d’occhiali – Uno specchio de crestale (cristallo) senza cassa
  • 3 cavezzi de preda finta o sia de smalto simili a maneghi de cortelo
  • Una balanza con n° 10 marchi (pesi)
  • 10 medajete de diversi colori con destagi (intagli) messe in una scatoletta de corame (cuoio) appresso le balanze
  • 10 corniole schiette
  • Un calamaro de laton (calamaio di ottone), un paro de guanti e un coletto de corame
  • 4 sponghete (spugnette)
  • 63 perle ligade sopra un cartoncin
  • Una madonna d’oro con smalto con prede e con una perla in una scatoletta de corame

Le qual robbe soprascritte sono state messe in una valisa sigillata col sigillo del signor Vicario e consegnate a Zamaria Pichion, hosto a Montebello, presenti il signor Alessandro Scarioto, Bartolomeo Borion de’ Braghetti, Castellan de’ Castellani e Silvestro de’ Valentini. A quanto sopra descritto il notaio aggiunse:

  • Una spada, una casacca di foggia fiorentina, consegnate al detto hoste
  • Uno scritto di 4 scudi de’ quali è debitor Giacomo Tirabosco e consegnato ut supra

 Seguì la nota delle spese per la sepoltura ossia 4 Lire per la cassa da morto, Lire 0.6 in far cavar la fossa, Lire 1.4 ai becchini, Lire 0.4 per il trasporto in chiesa e Lire 3 al notaio.
Resta un mistero come il malcapitato mercante (fiorentino ?) fosse finito in mezzo alla campagna. Forse aveva cercato scampo nella fuga perché assalito da qualche bandito di strada, ma pur riuscendo a difendere i suoi preziosi, aveva dovuto poi soccombere a causa delle ferite che aveva riportato nell’assalto.

Riassunto ed elaborazione di OTTORINO GIANESATO dal suo lavoro: “MONTEBELLO NELLA QUOTIDIANITA’ DEL ‘500 “- 2010

Foto: Ricostruzione di fantasia dell’episodio raccontato (rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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A PROPOSITO DI VILLA MIARI

[197] A PROPOSITO DI VILLA MIARI… Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

LINO TIMILLERO, emigrato da Montebello in Australia nel 1967, ci ha inviato questo coinvolgente ricordo a lui riferito da una persona che desidera rimanere anonima:
«… Avevo cinque anni e, tramite mia zia di Roma che lavorava alle Poste, andai al mare. Con me c’era mia cugina, che aveva otto anni più di me. Eravamo a Santa Marinella, vicino a Civitavecchia. Vagamente ricordo che, tutte le sere, piangevo perché volevo tornare a casa dalla ‘mia’ mamma. Verso sera, mi inventavo un male diverso, fino ad arrivare al mal di denti. Mi portarono perfino dal Medico, il quale, dopo avermi visitata, diagnosticò che avevo solo nostalgia di casa. Dopo un mese al mare, tornammo a Roma, a casa degli zii. Anche per loro arrivò il periodo di ferie, così partimmo tutti assieme per Montebello. Finalmente, quel giorno tanto atteso arrivò. Sul treno ero molto contenta e continuavo a chiacchierare. Essendo stata via da casa per parecchio tempo, con la facilità dei bambini, avevo imparato a parlare l’Italiano con l’accento romano. E lo parlavo anche bene… a detta di mia zia. Arrivando con il treno da Verona, con il viso schiacciato contro il finestrino, ho riconosciuto il mio Paese. Tutto ad un tratto esclamai: “Zia, guarda! La mia Villa!” C’erano altri passeggeri seduti attorno a noi, che, alla mia esclamazione, si son guardati l’un l’altro un po’ stupiti. Forse avranno pensato che, dalla città andavamo in campagna per le vacanze estive. Mia zia, quando me lo rammentava, anche dopo vari anni, mi diceva; “Certo che quella volta ci hai fatto fare una bella figura.” La “mia” Villa, era proprio “Villa Miari”, dove ho abitato, con la mia famiglia, per sette anni.
I miei ricordi sono un po’ confusi… Gran parte di ciò che scrivo, mi è stato raccontato dalla mamma e dalle persone che formavano la mia famiglia… Avevo all’incirca quattro anni quando, con la mia famiglia, si andò ad abitare in quella grandissima ‘casa’. La grande cucina, sotto la scalinata che porta al salone delle feste, ci ospitò per poco. Quasi subito, ci dovemmo spostare all’ultimo piano, dove ci sono le finestre piccole. Per arrivare lassù, si doveva salire per la ‘famosa’ scala a chiocciola di cento scalini. Aldilà del grande solaio, c’era la nostra porzione di appartamento. A destra un lungo corridoio, a sinistra la porta della cucina e delle due camere. Il pavimento del corridoio era di mattonelle rosse lucide di cera, sopra le quali era stesa, per tutta la lunghezza, una corsia di un materiale indefinito. Di lato trovavano posto un divanetto, una libreria stracolma di libri (mio papà amava i libri). Sullo sfondo, vicino alla finestrella, vi era un tavolino rotondo intarsiato, con attorno quattro seggiole imbottite. Alla parete erano appese delle belle stampe incorniciate. Debbo dire che l’effetto, anche se visto dai miei occhi di bambina, era veramente accogliente. Alcune di quelle cose le conservo ancora oggi a casa mia. D’Inverno, purtroppo, dovevamo tener conto anche della stufa della cucina: quando tirava il vento di ‘Tramontana’, il camino non tirava bene, il fumo tornava indietro e allora si dovevano aprire le finestre. Gli occhi pizzicavano ed il naso gocciolava… Non ricordo se gli anni della mia infanzia fossero felici… Ricordo però tanti bambini, ragazzi ed adulti che abitavano tutti in quella grande casa. I giochi si svolgevano il più possibile all’aria aperta. Ed erano: ‘ciupa scondere’, ‘ciapa e scapa’: (nascondino e prendi e fuggi). C’era anche il ‘Girotondo’, che si faceva attorno alla fontana, che, purtroppo, non c’è più. I compiti per la scuola andavamo a farli sul tavolo di pietra che si trovava sotto alla ‘Pegnara’ (Pino marittimo). Si accompagnavano al tavolo rotondo quattro sedili di pietra, sui quali ci si poteva sedere anche in due per ogn’uno, tanto erano comodi. Mio fratello più giovane, e lo rammento come fosse adesso, si arrampicava sugli alberi. Ed io lo guardavo da sotto, non trovando il coraggio per salire anch’io. E quando si andava a ‘rubare’ l’uva da tavola nell’orto coltivato dal custode della Villa. Sempre in due o tre. Da sola non mi sarei mai azzardata. Quando, d’Inverno, non si poteva stare fuori, i giochi si spostavano nel grande solaio. Mio papà, perlopiù per riparare dal freddo, aveva messo come un divisorio di telo bianco. Così noi bambini giocavamo a fare le ombre cinesi. Si faceva a gara nel fare ed indovinare le figure più strane. Qualche volta preferivo giocare anche da sola. In cucina, prendevo dei legnetti che servivano per accendere la stufa, li mettevo sul pavimento e formavo dei rettangoli. Per me erano i banchi della scuola. Ed io facevo da Maestra a dei bambini immaginari. Una volta, io, mio fratello più piccolo ed un’altra bambina che abitava nello stesso piano, ci siamo affacciate alla finestrella senza protezione del solaio. La mamma della bambina ci vide! Venne verso di noi piano-piano. Ci afferrò per le gambe e ci tirò con forza lontano dalla finestrella. E ci sculacciò di santa ragione. Quando raccontai a mia mamma l’accaduto, prendemmo il ‘resto’ anche da lei! Fatto che, anche oggi giorno, non posso scordare! Forse la cosa più bella di quel periodo trascorso a “Villa Miari” era il vivere in comunità, aiutandoci l’un l’altro senza alcun senso di mancanza di rispetto. Proprio come se fossimo una grande famiglia. Scendevamo al paese per prendere il pane: chi da un fornaio e chi dall’altro. E ci aspettavamo per andare a Messa del fanciullo alla Domenica. Per quanto riguarda le ‘feste da ballo’, a noi piccoli era assolutamente proibito entrare. Però, senza essere visti, andavamo a spiare dalle finestre semi-chiuse. Oppure, ci accontentavamo di ascoltare la musica. Non desidero elencare i nomi delle dodici famiglie che abitavano in Villa. Vorrei solo ricordare la ‘Pinota’. Una signora che viveva da sola nel sotterraneo. Era magrissima, coi capelli neri. Bianca di carnagione, come un lenzuolo appena lavato. A noi bambini incuteva un po’ di paura… Veniva presa di mira dai ragazzi più grandi che le facevano i dispetti. Se dovessi ricordare “Villa Miari” con una canzone, sarebbe: ‘Casa Bianca’ cantata da Marisa Sannia. Trascrivo solamente l’ultima strofa: “E la bianca casa che mai più io scorderò mi rimane dentro il cuore con la mia gioventù che mai più ritornerà… ritornerà”.

Quando tornai ad abitare in Via V~~~~, la via dov’ero nata, avevo circa undici anni. L’edificio dove abitavo con la mia famiglia era nei pressi del panificio, appena giù dal Ponte del Marchese. Ricordo che ero contenta perché avevo la mamma sempre vicina, cosa che prima non era possibile per varie ragioni che non comprendevo. Su in Villa però, era rimasto il nostro gatto Lolo. Dopo le nostre ripetute richieste, un giorno mio fratello andò a prenderlo. Lo mise dentro una borsa e lo portò a casa. Alla quale, con fatica, il gatto si abituò. Circondato dal nostro affetto e dalle nostre ‘coccole’, è vissuto con noi per parecchi anni. Ad allietare il nostro vivere quotidiano, hanno fatto la loro parte anche il cane Ricky, il canarino Titti ed il pesce rosso Pippo. Su in Villa non tornai per molto tempo. Ero presa da tutte quelle nuove cose che la vita offriva ad una ragazzina curiosa com’ero io. Feci nuove amicizie con le famiglie che abitavano nelle corti contigue, verso i prati e lungo la Via V~~~~. In particolare, ricordo la signora Maria che mi insegnò a lavorare a maglia. Quando sbagliavo, dovevo disfare tutto. Questo mi è servito molto per imparare bene ed è la causa, credo, del mio continuo ricordo di tale signora. Tra ragazze, giocavamo sui prati dietro le case: a rincorrerci, a girare su se stesse a braccia aperte. Fino a quando al testa girava e ci si doveva sdraiare sull’erba per non cadere a causa del giramento di testa. Alcuni pomeriggi li trascorrevamo sedute sotto l’ombra di un ‘moraro’ a raccontarci pettegolezzi oppure a leggere. Ricordo le passeggiate sui prati, a badare le mucche che pascolavano, colà, sospinte da Tito (Rosa Maria). Ora, tutto questo è cambiato. Ora ci sono case fino a sotto l’argine, (Via Trieste e Via Venezia). Ed i Prati sono diventati un grande quartiere attraversato dalle Vie con i nomi dei fiumi italiani (Via Po, Via Adige, Via Tevere, Via Arno, Via Brenta…). Poco lontano da dove abitavo, c’era il convento delle Suore Canossiane. Andavo spesso da loro perché avevano a convitto due ragazze che frequentavano la Scuola Media con me. Ma, dopo aver abitato così a lungo all’ultimo piano di “Villa Miari”, la grande novità era di aver tutto a portata di mano: il panificio, l’edicola, il ‘casolin’, il calzolaio… A camminare però non ho mai rinunciato. Ero ben allenata, dati i continui andirivieni dalla Villa. E poi, quand’ero un po’ più grande, ero nel Gruppo del C.A.I. e partecipavo alle gare di marcia. Un giorno di qualche anno fa, assieme a mio marito, abbiamo fatto il giro del Castello. Passando accanto alla Villa, un po’ ansiosa, siamo saliti per la gradinata che porta all’ingresso. Il cancello era chiuso, ma si poteva vedere tutto. Mi si è stretto il cuore nel constatare lo stato di abbandono in cui era ridotta. Continuando il nostro cammino, abbiamo incontrato una mia amica che tornava dal Castello in direzione opposta. Le raccontai dello stato in cui avevo appena visto la Villa e lei, incuriosita, ci invitò a tornare indietro a dare un’altra occhiata. Dal portone di lato, riuscimmo ad entrare. Avevamo un po’ di paura perché certe voci dicevano che c’erano dei cani lasciati liberi. Passo dopo passo, salimmo la scalinata principale, davanti al grande salone d’entrata. Non accenno a quel che abbiamo visto. Ci sono delle fotografie su ‘Facebook’, che dicono chiaramente lo stato in cui è “Villa Miari” al giorno d’oggi. E lo si può capire molto meglio di una mia descrizione! Mentre, dal portone di lato, guardavo lo spazio antecedente la Villa, con mio marito e la mia amica accanto, udivo, come da lontano, un vocio di bambini, delle risate e dei gridolii come se, veramente, ci fossero dei bambini che giocavano a rincorrersi… Sembrava che tutte le famiglie fossero ancora al medesimo appartamento che abitavano tanti anni or sono… Per me, nonostante l’abbandono del luogo, fu una specie di visione che mi ricolmò di gioia e mi fece provare una grande emozione. Difatti, sulla via del ritorno, mi trovai con gli occhi lucidi: in pochi istanti, avevo rivissuto la mia vita di bambina. Qualche giorno dopo, venne a farci visita mio figlio con la sua famiglia. Dopo pranzo, chiesi ai miei nipoti se volevano visitare il luogo dove aveva abitato la loro nonna da bambina. E così ritornammo su in Villa. Spiegai loro che non era così mal ridotta quando vi abitavo. Mio nipote, però, esclamò: “Nonna, ma tu non eri povera se abitavi in questa Villa”. Sono saliti con me sulla scala a chiocciola dai cento gradini e, arrivati sul solaio, non si poté procedere perché c’era un grande buco nel mezzo del pavimento. I miei nipoti capirono subito la situazione e, senza alcuna domanda, cominciarono a scendere la scala a chiocciola dai cento gradini. Dalla finestra del bagno della casa dove abito con mio marito, riesco ad intravedere, pur se nascosta dagli alberi, “Villa Miari”. Proprio dal lato dove abitavo con la mia famiglia. E la guardo… La vedo sola ed abbandonata… Per me, ora, è “Villa Malinconica”… Chissà se le cose cambieranno… Chissà se tornerà ad essere “viva”… Questo è il mio augurio… Con tutto il cuore…! »
Come raccontata a Linus Downunder da persona che desidera rimanere Anonima (Italy 23-9-2019) – Lino Timillero Coniston 6-10-2019 Saint Brian’s day (San Bruno).

Foto: Due suggestive immagini di VILLA MIARI all’epoca dei fatti narrati (rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

 

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