EL CORO SORA L’ALTARE

[227] EL CORO SORA L’ALTARE MAGGIORE

LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)


Continua con un altro episodio la storia di Lino Timillero, di qualche settimana fa, del periodo in cui, a Montebello, c’era “el cinema a l’aperto”…

« … E se jera rivà al ’54, come che go dito!!! L ano dopo saria stà ano de Solenne de la Madona!! De Novenbre xe rivà Don Francesco. Dopo on poco chel jera rivà, na matina el xe vegnù ale Scole Elementari. El gavea dimandà de ndare par le classe dei tusiti de nove e diese ani, e, par ultima cuela dei tusi de la cuinta. El dimandava al Maestro de farghe cantare ‘Fratelli d’Italia’, e el se metea a caminare inframeso ai banchi! El gavea on cuaderneto ndove cal scrivea calcossa. Dele volte, el fasea anca cantare ‘Il Piave Mormorava’. Dopo el gà parlà on pochetin col Maestro, e, fate le so ciacole, el xe ndà via. Co jera ora de nar casa, i Maestri ne ga dito, a zerti tusiti, che ale dò de dopo magnà i gavea da ndare al asilo dale Suore che Don Francesco el ne nsegnava a cantare par la Solenne..! No xe mancànissun! Cuà salta fora naltra roba che xe bravi cuei che se ricorda!!! El Coro che jera tacà par aria de drio al Altare Maggiore!! Cuei tusiti che ga cantà la Messa par la Festa della Solenne del 1955 (mile novezento e zincuanta zincue ), xe stà i ultimi a cantare sol Coro tacà sù par aria!! Sù dale Suore, Don Francesco el sonava l Armonio a pedali. Co jera caldo, el suava. Ma nialtri no vedivimo gnente de cuel chel fasea coi sò pié parche jera tuto cuerto da la so tonega!!!Par farne star chieti, vignea el Maestro Gobbo. El se sentava da na parte! Co na ocià de traverso, no se movea nissun!!! Don Francesco ne nsegnava tuto on tochetin ala volta. Tri giorni ala setimana: Marti, Mercore e Zobia.Co ghe parea a lù che gavissimo nparà mezzo Gloria, el ne lo fasea cantare tuto drio man!!! La Messa del Perosi! In Latin!!! El pì difizile xe stà el Credo!!! E ghemo fato le prove fin a Marso del 1955. A metà Cuaresema, navimo a far le prove anca de sera, in Cesa. Do volte ala setimana. Se fasea le prove coi omini! Sù, sol Coro! Là par aria!!! Bepi Crosara jera l’Organista. E Doro Timinelo el doparava la mantesa che fasea aria par l Organo Par nar sol Coro se pasava de drio al Altar Magiore, se nava sù par le scale. Rivà in zima, se nava zò tri scalini e ghe jera la mantesa co dù maneghi lunghi. On poco pì vanti ghe jera naltra porta che la ndava ntel Coro. Zerte volte i omini i se spetava par far nare rento prima i Tenori. Dopo i Baritoni e dopo i Bassi! Ciò!!! No ghe jera mia tanto posto par moverse!!! Nialtri tusiti navimo rento cuando ca volivimo parché pasavimo dapartuto!! Jerimo metà Soprani e metà Contralti. A ne piasea a nar vedere Doro Timinelo tirar sù e zò i maneghi dela mantesa!!! Lora, Don Fracesco, on Sabo, dopo che se jerimo confesà, el ne gà ciamà, nialtri del Coro. El ne gà portà sù davanti ai maneghi dela mantesa. Pian pianelo el ne ga dito che Doro Timinelo, el fasea aria cola mantesa. L’aria la nava drento al Organo. Bepi Crosara tocava i tasti del Organo e se verzea na valvoleta par tasto. Cussì pasava l aria sù par le cane del Organo e vignea fora la Musica!!! Don Francesco el se metea in pié de drio a Bepi Crosara par darne segno de cuando cantare. Fazile ?! Le cane del Organo le jera sconte da on cuadro grando. Co se jera in Cesa, nol parea gnanca vero chel podesse star sù là par aria!!! L Organo de stiani col Coro!!! Na maravejia! E na maravejia xe stà ver vudo Don Francesco a nsegnarne a cantare! La Messa del Perosi! Me la recordo ncora desso!!! In Latin! A zincue voci!!!
E anca el Magnificat, parché navimo a cantare anca i Vesperi par lù, ala Domenega, dopo magnà!!! (cussì, co jerimo pì grandi, se nava a gratis a vedare el Calcio). » (Linus DownUnder – Lino Timillero, Coniston 5-1-2019)

Foto:
1) L’interno della Chiesa Prepositurale nei primi anni ’50 del Novecento. Notare la presenza del coro ligneo a balconata dietro l’altare e la balaustra marmorea che separa la navata dal presbiterio, ora scomparsi (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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FURTI SACRILEGHI REITERATI

[62] FURTI SACRILEGHI REITERATI

MARCO figlio di BATTISTA VECCHIO e BORTOLAMIO figlio di FRANCESCO VISENTIN, entrambi di Montorso, formavano una bella lega dedita ai furti e alle ruberie di ogni genere. Il 13 Settembre 1769 Marco Vecchio, salito con una scala sopra il tetto della Parrocchiale del suo paese, tolse alcuni coppi ed attraverso il varco si calò con una corda all’interno della Chiesa seguito subito dal compare. Dall’altare di San Carlo asportarono tre tovaglie, altre tre da quello di San Giuseppe, due da quello del Rosario ed una da quello di San Rocco. Da un “armaretto” presero vari fili di perle false e due anelli d’argento.
Due o tre giorni dopo tentarono di rubare nella Chiesa di Agugliana di Montebello. Con la stessa tecnica entrarono nel luogo sacro, ma rubarono solo la corda che stava attaccata alla campana. Il 18 Settembre penetrarono nella Chiesa di Sarego dalla quale sottrassero due tovaglie fornite di merli, tre ghirlande d’argento, tre fili di perle due dei quali falsi, una corona di vetro con un Cristo, tre medaglie d’argento, una rosetta e due anelli con pietre buone, il tutto dall’altare della Beata Vergine del Rosario. Dall’altare del Nome di Gesù altre tre tovaglie, pure tre tovaglie da quello di Santa Maria Maddalena, una dall’altare di San Pietro ed una sopraccoperta di persiana dall’altare del Santissimo. Con la refurtiva si portarono a Verona e Marco Vecchio passò poi a Mantova, da dove tornò senza aver potuto vendere nemmeno una tovaglia. Pensarono allora di portare tutto nella Chiesa di Montorso, e così in seguito lasciarono le tovaglie davanti alla porta del campanaro. Poco tempo dopo Bortolamio Visentin fu incarcerato nelle prigioni di Verona. Il compagno Battista Vecchio, anche lui scoperto, passò nelle mani della Giustizia. Il Giudice li condannò entrambi a tre anni di galera.

Ottorino Gianesato (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: Ricostruzione di fantasia del furto sacrilego nella Chiesa di Agugliana di Montebello (a cura del redattore).

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FESTE CENTENARIE (4)

[50] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO
(Mons. Giuseppe Capovin 1905 – Ultima parte)

Tali lavori furono compiuti dal Prevosto Pier-Antonio Dai Zovi, e la spesa totale per la sola costruzione della Chiesa fu di 40.000 ducati. Nel 1805 furono costruiti in noce i panchi a spese delle varie famiglie della Parrocchia.
Nel Marzo 1811 fu acquistato dal R. Demanio l’Altare Maggiore della soppressa Chiesa del Corpus Domini di Vicenza per il prezzo di 1000 ducati. L’Altare qui trasportato fu dedicato alla Madonna della Concezione, Esso è lavorato in marmo di Carrara con colonne ed intarsi di diaspro di Sicilia. Il lavoro fu diretto dal celebre scultore Orazio Marinali, e Giovanni Cassetta, suo parente, scolpì gli Angeli che posano sul frontone ed anche le due statue in marmo di Carrara rappresentanti i Santi Agostino e Francesco di Sales che ora stanno ai lati dell’Altare Maggiore di questo Coro. Il parapetto del suddetto altare ora adorna quello del SS. Crocifisso. Si crede sia opera esclusiva del Marinali. Nel giorno 16 Settembre 1819 il Prevosto Dai Zovi coll’intervento delle autorità comunali benediceva e faceva la posa della prima pietra per il nuovo Campanile sulla quale sta  scolpito:

D.O.M. — A. D. — MDCCCXIX die XVI Sept. — Praepositus Petrus Antonius Dai Zovi — P. H. L.

Il disegno del Campanile è dell’ architetto Antonio Zimello di Vicenza e fu compiuto soltanto nel 1848, stante le tristissime condizioni dei tempi, giacché le popolazioni erano state dissanguate dai passati Governi. Sino, all’anno 1833 si erano spese per erigere il Campanile lire austriache 24.000 e mancavano ancora la cella e la cupola. A due vecchie campane se ne sostituirono tre di nuove. Nel 1845 è pavimentata con quadri in marmo rosso e bianco la Chiesa, a spese delle famiglie della Parrocchia, ciascuna delle quali s’addossò il pagamento di uno o più dei 1067 quadri che occorrevano. Il costo fu di 5.000 lire austriache. Nel 1850 fu costruita in noce dal nostro ancora rinomato falegname Antonio Zufelato la Bussola della porta maggiore sopra disegno di Giovanni Gasparoni. Nel 1852 lo stesso Zufelato lavorava in noce le spalliere del Coro, disegno del prof. Lazzari di Venezia, e nel 1853 i Confessionali in noce, disegno dell’ing. Paolo Cenzatti. Nel 1852 fu costruito in marmo di Carrara l’Altare del Coro su disegno del prof. Lazzari, ed eseguito dal bravo scultore Pietro Spira di Venezia. Costò lire austriache 4.000. L’Altare e il Tabernacolo costarono lire austriache 3.000. Contemporaneamente furono lavorati il pavimento del Coro e la balaustrata.
1852 Paolo Cenzatti — Pel pavimento legava — Altare e Balaustri — Soccorrente la Confraternita — Ricostruiva del proprio — Il Praeposito — L’anno 1852. Nel 1854 furono sostituite quattro campane nuove a quelle del 1833 e costarono lire austriache 4.548. Nel 1865 Giovanni Gasparoni di Vicenza scolpì l’immagine del S.S. Crocifisso, lavoro pregiatissimo. Nel 1866. — Costruzione di un Organo nuovo: lavoro del rinomato Gio. Batta De Lorenzi di Vicenza. Costò lire austriache 12.000, e l’orchestra fu eseguita da Giovanni Gasparoni. Nel 1874. — Erezione della nuova facciata, disegno dell’arch. Antonio Zimello. Costò lire italiane 48 mila. Questa Chiesa fu consacrata da Mons. Antonio Farina Vescovo di Vicenza nella IV Domenica di Ottobre dell’anno 1874. Nel 1876. — Erezione di un nuovo altare a S. Giuseppe. Lavoro di Pietro Fusoro di Pove. La Pala fu dipinta dal cav. Busato di Vicenza. È molto pregiata. Nel 1885. — Ridotto a miglior forma l’Altare dell’Immacolata Concezione. Lavoro di Francesco Cavallini di Pove. Fu inaugurato il 26 Agosto, e nello stesso giorno fu istituita la festa Quinquennale ad onore di Maria S.S. Nel 1886. — II 13 Giugno fu inaugurato il Quadro del soffitto incominciato da Valentino Pupin, ma prevenuto dalla morte il compimento fu affidato al pittore Tomaso Pasquotti di Cohegliano. Nel 1887 fu eretto e compito il nuovo Oratorio ad onore della S. Famiglia. Disegno del compianto Giuseppe Guarda di Montebello. Ad onta del gratuito lavoro in gran parte prestato dai muratori del paese e del trasporto tutto gratuito dei materiali, costò in danaro lire 18.000. Nel 1894 il 16 Dicembre furono inaugurati i due splendidi Quadri del Coro dipinti ad eucausto da Ermolao Paoletti di Venezia. Nel 1899 furono costruite cinque nuove campane ed orologio. Nel 1900 alla mezzanotte del secolo che tramontava e del nuovo che sorgeva, fu  inaugurata la nuova statua del SS. Redentore, scolpita da Pietro Dalla Vecchia di Santorso.
Si è qui riportata la lunga lista dei lavori eseguiti nel corso di poco più di questo ultimo secolo per questa Chiesa Prepositurale per porre in luce come questa popolazione si sia ognora mostrata generosa nel promuovere il decoro della Santa Casa del Signore: testimonio indubitato della sua viva fede e della sua sincera pietà. Ed ora mi faccio a darle uno sguardo dopo gli abbellimenti aggiuntivi nella occasione di commemorare il settimo Centenario di questa Parrocchia. Chi si fa dinanzi per la prima volta a questa Chiesa non può non ammirare la sua elegante e grandiosa facciata, la quale se qualche cosa oggidì lascia a desiderare egli è a motivo dei guasti che le pioggie e le bufere spesso le arrecarono, stante la poco favorevole e fortunata sua posizione. Ma varchiamone l’ingresso che in essa ci conduce. E chi è mai che nel primo entrarvi non sia sorpreso alla vista delle sue architettoniche forme in ogni e singola sua parte e non si senta costretto ad esclamare, come spesso fu ripetuto da persone cui sono famigliari le arti del bello, oh che bella? che meravigliosa Chiesa? E quindi non provi in sé quel senso che piace, che soddisfa e che nulla disarmonizzi, nè colla mente, nè col cuore di un’anima credente, cristiana? Anche gli ultimi lavori di abbellimento che il pennello sobrio, intelligente, del bravo e modesto Domenico Cavedon le ha testé aggiunti con nuove tinte e nuovi colori, la Chiesa non ha perduto nulla, come si direbbe, della primitiva e naturale sua bellezza, ma invece concorsero mirabilmente a mettere in mostra tutto quanto di bello un tempo all’occhio facilmente sfuggiva.
Ed ora eleviamo a Dio un inno di ringraziamento e di gratitudine, perché qui nel luogo stesso ove un tempo forse si diffondevano le pagane dottrine (*) ora invece si sparge la indefettibile, consolatrice luce del Vangelo di G.C. che moralmente e civilmente ha riscattata l’umana famiglia, ed un inno altresì di amore si elevi anche a te, o Maria, cui fu qui sacrata la prima Chiesa e il primo Altare.

(*) Sotto il pavimento del Coro nel 1805 fu scoperta la lapide di un Sesviro Augustale.

SERIE CRONOLOGICA DEI RR. PREVOSTI

Nel secolo XIII i Sacerdoti che avevano la cura di anime della Parrocchia di Montebello si chiamavano talora Presbyteri, cioè Parrochi, e talora Archipresbyteri. Fin dal principio però del secolo XIV essi assunsero il titolo di Praepositus e poi volgarmente detto Prevosto, essendocchè erano ad un tempo anche Presidenti o Capi della Collegiata. Infatti « Praepositus proprie dicitur ubi adest Collegiata » (V. Esame delle pretensioni di Asolo Sez. I). Nelle Collegiate ufficio precipuo dei Preposti era di amministrare le rendite della Chiesa e distribuirle ai Chierici che vivevano in comunità (Esam. sud.) Onde erano come gli economi dei Canonici. Se alla Chiesa officiata dalla Collegiata era insieme annessa la cura di anime, il Prevosto essendo egli la prima dignità, era insieme il Rettore e governatore della Parrocchia. Così fu del Prevosto di Montebello, il quale era insieme il Parroco del luogo. Cessata la Collegiata non cessò però il titolo fino ai tempi presenti, come si vedrà dall’elenco che si riporta con quelle note che si è potuto raccogliere a dilucidazione.

(dal N° 5 di AUREOS – Dicembre 2004)

Figura: La Chiesa Prepositurale di Montebello da una cartolina di inizio Novecento (collezione privata del redattore).

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