L’AMARA VERITA’

[251] L’AMARA VERITÀ

Nel 1999 ha cessato di esistere la Brigata di Fanteria “Casale” composta dall’11° Reggimento con sede a Forlì e dal 12° Reggimento di stanza a Cesena. In questa gloriosa brigata hanno prestato servizio militare persone famose del calibro di Adriano Celentano e Gianni Morandi, preceduti giusto un secolo fa da un semplice giovane montebellano: Angelo Cazzavillan. Quest’ultimo, se avesse potuto invecchiare, si sarebbe certamente vantato di aver trascorso la naja in quel reggimento che molti anni più tardi avrebbe annoverato personaggi di tale spessore. Pochi anni prima della sua definitiva cessazione, la Brigata Casale ebbe tra i suoi ranghi anche Matteo Salvini.
Purtroppo la morte colse il giovane militare nel fior degli anni, quando i tristi ricordi della guerra stavano ormai per essere sostituiti e cancellati dalla sua esuberante età.
Angelo Cazzavillan era nato a Montebello il 26 settembre 1900 da Giovanni e Maria Castegnaro. Terzogenito, aveva affrontato la visita di leva in piena guerra, alla fine di febbraio 1918, Un mese più tardi era stato chiamato alle armi e inviato nel deposito dell’11° Reggimento Fanteria (Brigata Casale) con sede a Forlì. Nell’ultima settimana di guerra era passato temporaneamente al 23° Reggimento di Fanteria di marcia (Brigata Como) per poi, alla fine del conflitto, ritornare a Forlì presso il suo vecchio reggimento per il completamento del servizio militare. Purtroppo questo non avvenne.
Sul suo foglio matricolare, nelle ultime, righe si legge: “morto in seguito ad infortunio lungo la ferrovia Ferrara-Bologna tra i caselli 37 e 38 in territorio del comune di Poggio Renatico (FE) mentre ritornava al corpo dalla licenza.
Come da atto di morte dello Stato Civile di Poggio Renatico (FE) – 15 aprile 1921”.
Il 23 giugno del 1923 a circa due anni dalla morte di Angelo Cazzavillan il “Corriere della Sera” di Milano pubblicò un articolo sulla vicenda del montebellano dal titolo sconcertante: PRESUNTO SUICIDIO DI UN SOLDATO RISULTATO DOPO UN ANNO UN FEROCE DELITTO.
A parte il cognome scritto con una – i – finale di troppo (Cazzavillani), il giornale precisava che tutto avvenne il 13 aprile 1921 quando un casellante trovò lungo i binari un corpo orrendamente decapitato dal treno e con una profonda ferita al ventre inferta da una baionetta. La successiva necroscopia optò per il suicidio.
Più tardi, una lettera anonima inviata alla Questura convinse il vice-commissario Dott. Bicocchi ad approfondire le indagini fino ad arrivare alla conclusione che il Cazzavillan(i) non si era suicidato ma bensì soppresso crudelmente da una o più persone. L’inquirente determinò che Angelo Cazzavillan, di ritorno da Forlì dalla licenza, si era recato a Poggio Renatico per far visita ad alcuni compaesani che stavano di stanza al locale campo di volo detto dell’Uccellino.1 Terminata la cena presso l’osteria Venturoli, verso le ore 22, pagò il conto e chiese informazioni al gestore per poter raggiungere il campo di aviazione, senza dar importanza ai tre figuri presenti nel locale che avevano ascoltato attentamente la conversazione.
Il soldato si avviò nella direzione che gli era stata indicata e, mentre transitava per un luogo buio ed appartato, fu assalito e depredato di ogni suo avere e infine trafitto dalla sua stessa baionetta. Probabilmente non morì per quel fendente, tuttavia i tre malviventi, per sviare ogni sospetto, lo portarono lungo la linea ferroviaria e lasciarono al primo treno che sarebbe transitato il compito d’infierire orrendamente sul povero Cazzavillan.
In seguito, forse grazie anche alle testimonianze di qualche cliente o dell’oste stesso presenti nel locale la sera del 13 aprile 1921, gli inquirenti arrestarono tale Duilio Simoni di 22 anni, mentre gli altri due complici rimasero ancora a piede libero. Non si sa se e quando la coppia latitante sia stata assicurata alla giustizia.

OTTORINO GIANESATO

Note:
(1) Verso la fine del primo conflitto mondiale fu costruito un aeroporto militare a Poggio Renatico, dove oggi sorge la base del Coa, quando a seguito della ritirata di Caporetto, si rese necessario arretrare tutto il dispositivo dell’aviazione italiana ed attivare nuovi campi di volo nella Pianura Padana. Poggio Renatico doveva rispondere alle esigenze della Regia Marina, intenzionata all’epoca a costruire una propria forza di bombardamento per continuare il martellamento delle basi navali avversarie. Furono sistemate le strade che dovevano portare alla base e creato un collegamento con la stazione di Poggio. Il campo di volo fu approntato in località Cascina Nuova dove furono costruiti hangar, capannoni, magazzini, alloggi, un’infermeria e depositi munizioni. La pista di atterraggio, studiata per il decollo e l’atterraggio dei bombardieri Caproni e dei caccia, misurava 800 metri per 550.

Foto:
(1) Cartolina illustrata del centro di Poggio Renatico (Fe) all’epoca dei fatti (Archivio privato Umberto Ravagnani)

Umberto Ravagnani

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