LA CASARA DEI SANGIOVANNI

[246] L’ANTICA CASARA DEI SANGIOVANNI A MONTEBELLO

Nel β€˜500 diverse nobili famiglie vantavano in Montebello consistenti beni immobili, tra queste spiccava quella dei fratelli conti Sangiovanni, ossia Gaspare, Giorgio e Leonardo. Come appare nell’estimo del 1545, i suddetti fratelli controllavano poco meno di 300 campi, con il gioiello di famiglia, la β€œpossessione della Prà” amministrato da Leonardo.
Si sa che l’11 novembre 1552, Jeronimo Sangiovanni, nel frattempo subentrato nella proprietΓ  sopra menzionata al padre Leonardo, con un rogito del Notaio Daniele RoncΓ  diede in locazione temporanea a tale Giovanni de Scandolis di Montagna Comune di Chiesa Nuova (oggi Boscochiesanuova, comune veronese – n.d.r.) una vera e propria mandria di 34 mucche valutata 170 Ducati. Questo contratto fu messo nero su bianco nel palazzo dei Sangiovanni in contrΓ  Borgolecco ed aveva la durata di 5 anni.
In questo lustro il conduttore de’ Scandolis doveva custodire e pascolare gli animali senza alienarli, con patto che alla fine di questo periodo, cioΓ¨ il 29 settembre, giorno di san Michele, se il Sangiovanni non gli avesse rinnovato l’accordo, avrebbe potuto scegliersi e tenersi 4 vacche da latte. Al contrario se a recedere fosse stato de’ Scandolis, la festa di san Bartolomeo, il 24 agosto, ossia circa un mese prima della scadenza, questi avrebbe dovuto darne avviso al locatore. Quindi, il 29 settembre, de’ Scandolis avrebbe restituito la mandria di 64 mucche unitamente ad ulteriori 4 tra quelle da lui possedute.
Prima del periodo estivo Giovanni de’ Scandolis avrebbe portato la mandria a pascolare sulla montagna veronese nei prati posseduti dai Sangiovanni.
Dopo la transumanza, in autunno ed inverno, durante la permanenza della mandria nelle stalle della PrΓ  in Montebello, sarebbe stato compito del locatore fornire a de’ Scandolis il fieno ben secco e sufficiente preventivamente tagliato e stivato nelle tezze durante l’estate. Con l’accordo che Il foraggio fornito sarebbe stato pagato dal conduttore de’ Scandolis in ragione di 9 lire e mezza al carro (circa 8 quintali – n.d.r.) in tre diverse rate: la prima alla festa di Pasqua, la seconda il 24 giugno, san Giovanni Battista, la terza il 29 settembre, san Michele. Come β€œonoranze” ogni singolo anno il conduttore avrebbe avuto l’obbligo di fornire al conte Sangiovanni un vitello del peso di almeno 90 libbre (circa 40 chili – n.d.r.) oltre a 2 β€œcaldiere” di latte al tempo della Quaresima.
In contraccambio di dette β€œonoranze” Jeronimo Sangiovanni avrebbe dato, ogni singolo anno, mezzo carro di vino nero buono (circa 460 litri – n.d.r.) e sufficienti legna e paglia per uso dello stesso locatario durante lo svernare in Montebello.
Il 6 maggio 1553, con un nuovo atto del notaio Daniele RoncΓ , si procedette all’assegnazione da parte di Jeronimo Sangiovanni di tutte le attrezzature necessarie per la lavorazione e trasformazione del latte a Giovanni de’ Scandolis. Il tutto ben elencato in un lungo inventario.

INVENTARIO DEGLI ATTREZZI DA β€œCASARO” DATI A GIOVANNI DE’ SCANDOLIS

1Β Β Β Β Β Β Β Β Β  caldiera grande, del peso (manca il peso – n.d.r.);
1Β Β Β Β Β Β Β Β Β  agrarolo (agra = siero inacidito con farina gialla ed altri ingredienti per ottenere la puina (ricotta);
1Β Β Β Β Β Β Β Β Β  burchio novo (zangola per agitare il latte e ottenere il burro – n.d.r.);
1Β Β Β Β Β Β Β Β Β  squassaro tebio (scolatoio dell’acqua);
2Β Β Β Β Β Β Β Β Β  conche de ramo;
19Β Β Β Β Β Β Β  conche de legno;
1Β Β Β Β Β Β Β Β Β  colo de ramo (imbuto di rame con fori);
3Β Β Β Β Β Β Β Β Β  carrote (la ricotta Γ¨ detta puina o carrota e le carrote sono recipieni per scolare la ricotta);
43Β Β Β Β Β Β Β  carrotini piccoli;
4Β Β Β Β Β Β Β Β Β  secchi di legno da vaccaro (per la mungitura del latte);
1Β Β Β Β Β Β Β Β Β  secchio grande da pozzo;
20Β Β Β Β Β Β Β  fassare: in parte grandi e in parte piccole (fasce sottili di legno, solitamente castagno, con le quali contenere il Β Β Β Β Β Β Β Β Β Β Β  formaggio fresco di produzione e ottenere le forme di formaggio;
2Β Β Β Β Β Β Β Β Β  coppe;
1Β Β Β Β Β Β Β Β Β  smalzarola (smalzo = burro);
1Β Β Β Β Β Β Β Β Β  mestraroro (mestolo);
1Β Β Β Β Β Β Β Β Β  scoaro (scolatoio);
2Β Β Β Β Β Β Β Β Β  telle da burato (tele per filtrare il latte);
1Β Β Β Β Β Β Β Β Β  cagiarola piena di cagio (recipiente per il caglio);
1Β Β Β Β Β Β Β Β Β  salaro (recipiente per il sale);
2Β Β Β Β Β Β Β Β Β  carrete (carri particolari tirati da mucche).

Da questi atti notarili si evince che la casara presso “La PrΓ  di Montebello” era attiva solo durante le stagioni dell’autunno e dell’inverno poichΓ© durante l’estate la mandria si trovava in montagna dove il casaro provvedeva sul posto alla trasformazione del latte. Ma in quel di Boscochiesanuova Giovanni de’ Scandolis utilizzava l’attrezzatura fornitagli da Jeronimo Sangiovanni? Il formaggio prodotto in alpeggio era totalmente di sua proprietΓ  o avrebbe dovuto in seguito dividere i proventi con Sangiovanni? Il rogito non ne fa menzione.

E’ anche pur vero che se Giovanni de’ Scandolis durante la permanenza in Montebello doveva pagare il foraggio al conte Sangiovanni significa che i proventi del latte sarebbero stati di sua spettanza e il prezzo del fieno liquidato al conte per alimentare la mandria rappresentava il fitto dovuto. Ne Γ¨ prova che ogni anno, durante la Quaresima, de’ Scandolis come onoranza dava al locatore 2 caldiere da lui prodotte alla PrΓ .

OTTORINO GIANESATO

Foto: La PrΓ  di Montebello Vicentino come si presenta oggi (Umberto Ravagnani – 2013).

Umberto Ravagnani

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