I FALSARI

[239] I FALSARI

Durante il dominio della β€œSerenissima” la Strada Regia, l’odierna Regionale 11, rappresentava l’asse viario piΓΉ importante del territorio del Veneto, tagliando letteralmente in due quello del vicentino. Dall’abitato di Montebello fino a Grisignano, ai confini col padovano, era tutto un via vai di carrozze di varie fogge e misure, di carri e viandanti. Nelle localitΓ  dislocate lungo questa arteria nacquero, e fecero fortuna, numerose e lucrose attivitΓ  favorite proprio dall’intenso transito di persone e veicoli.
Purtroppo, parallelamente, fiorirono anche le attivitΓ  illecite, come quella praticata dagli odiosi e feroci briganti che assalivano uomini e mezzi per spogliarli di ogni bene che portavano appresso. Per non parlare del non violento, ma pur sempre diffuso e illegale spaccio di monete false. I malfattori colpevoli di questo ultimo reato erano talmente organizzati che recavano con sΓ© anche gli arnesi per la fabbricazione delle monete stesse. Una vera e propria piccola, ma efficiente zecca clandestina ambulante.
Per non farsi scoprire, questi truffatori con la tecnica del mordi e fuggi, si spostavano continuamente da un posto all’altro lungo la Strada Regia, privilegiando i luoghi situati nei pressi dei confini provinciali come quelli oltre Montebello, verso Verona. Prudentemente gli imbroglioni, in un luogo appartato, fabbricavano le monete fasulle ed immediatamente le spendevano presso commercianti ed artigiani. I falsari pagavano sempre i loro acquisti o prestazioni con luccicanti Ducati d’argento, all’apparenza di buona fattura, allo scopo di ottenere il resto in soldi puliti e legali che poi mettevano in saccoccia, non con pochi rischi di esser a loro volta derubati.
Evidentemente anche sulla piazza di Montebello la presenza di denaro cattivo aveva messo in guardia un po’ tutti, cosa di cui rapidamente ne era venuta a conoscenza gran parte della gente che viveva e lavorava lungo la Strada Regia. Nel 1782, il PodestΓ  di Vicenza, Zaccaria Morosini, emise una sentenza di condanna contro due di questo genere di imbroglioni che, lontani dai rispettivi paesi per non essere riconosciuti, erano finiti nelle mani della giustizia.
Tali Bortolo Girardi da Rossano e Domenico Rossetti da Fragogna (Fagagna/ Provincia di Udine – n.d.r.) formavano una bella coppia e il 27 maggio 1782 arrivarono nella villa di Veggiano, territorio di Padova.
β€œIvi si fermarono all’osteria facendosi esso Rossetti, da un calzolaio, accomodare le scarpe e, per supplire alla fattura di 16 Soldi, corrispose al calzolaio medesimo, persona nota, un mezzo Ducato di falsa lega, da cui ritrasse buona moneta il restante, cioΓ¨ 23 Soldi e 4 Denari a pareggio di esso mezzo Ducato, e istessamente (sic!) l’inquisito Girardi esibΓ¬ un falso Ducato all’oste, pure noto, per pagare la colazione fatta, per l’importo di Soldi 10, dal quale oste pure gli fu corrisposto il rimanente in tanta buona valuta.
Indi da di lΓ  partirono. Avvedutosi il calzolaio stesso che quel mezzo Ducato era falso, portatosi in traccia del Rossetti medesimo lo raggiunse poco lungi dalla bottega, dove restituitogli la moneta stessa, ripetΓ© anche le 4 Lire ad importar per la fattura delle scarpe.
Accortosi, pure poco dopo, anco l’oste suddetto che il ducato era falso, venne stabilito ch’entrambi essi suddetti furono fabbricatori e spargitori di false monete, sicchΓ© inseguiti da varie persone, vennero ancora raggiunti e fermati nella Terra di Grisignano, ma nell’atto stesso venne dall’inquisito Girardi gettato un sacchetto che raccolto dai detentori (catturatori – n.d.r.), si ritrovarono in esso 24 Ducati e mezzo falsi, parte puliti e parte da pulire e, presso essi inquisiti un ferro denominato β€œimbrunidor”, una tenaglia, una lima e un sacchetto pieno di polvere. Fattesi perΓ² le convenienti e legali perizie sopra gli indicati ferri ed altri apprestamenti sospetti, fu stabilito costantemente esser li Ducati predetti un composto di stagno, ossia β€œmarchesetta” (minerale di bismuto dal colore bianco che si trova associato ai minerali d’argento e stagno – n.d.r.) e rame gettati collo stampo, la polvere inserviente a formar lo stampo stesso, e li ferri adoprabili al reo odiosissimo lavoro, da che ragionevolmente presumesi che da essi inquisiti furono fabbricati li Ducati falsi. Finalmente retenti (imprigionati – n.d.r.) che furono essi inquisiti e, condotti in luogo noto, ivi si espressero in modo tale da manifestare il rispettivo loro reato, il tutto come meglio e piΓΉ diffusamente.”
I due compari furono condannati a servire sopra una galera per uomini da remo co’ ferri ai piedi per 7 anni.

OTTORINO GIANESATO

Illustrazione:Β Zecchino d’oro coniato dal doge Giovanni Dandolo nel 1284. Come recitava la legge, in quel periodo, per i falsari era previsto il taglio della mano. (Elaborazione digitale di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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