UN EROE A MARCINELLE

[210] UN EROE A MARCINELLE


Nel 2006, a 50 anni dai fatti di Marcinelle, l’Associazione β€œVicentini nel mondo” e l’Assessorato ai Rapporti con i cittadini della Provincia di Pesaro e Urbino nel mondo, nelle loro rispettive pubblicazioni, hanno espresso il ricordo dell’immane tragedia che costΓ² la vita a 262 minatori dei quali 136 erano italiani.
L’Associazione β€œVicentini nel mondo” ha dedicato un articolo all’eroe del Bois du Cazier:
« Angelo Marchetto, emigrante di Montebello, scese per 16 volte nelle viscere della tragedia maledetta portando in salvo tanti minatori e per il suo straordinario gesto ricevette un’alta onorificenza da Re Baldovino.
Nella lunga storia dell’emigrazione italiana c’è una pagina dolorosa e indimenticabile. In Belgio, nazione che nell’immediato dopoguerra ha accolto oltre 20 mila lavoratori vicentini, nella localitΓ  di Marcinelle l’8 agosto del 1956, una tragedia costΓ² la vita a 262 minatori; 136 erano italiani. Morirono soffocati in galleria dalle esalazioni di un incendio che, sprigionatesi rapidamente, invase il pozzo ed i cunicoli del “Bois du Cazier“. Nel cinquantennale di quella strage vogliamo ricordare un nostro valoroso concittadino. È la testimonianza tremenda del prezzo per aver avuto, oltre che la necessitΓ , il coraggio di emigrare.
Nato a Montebello nel mese di febbraio del 1928, in contrada Ronchi, nel 1947 Angelo lasciava il paese natio per recarsi in Belgio come minatore distinguendosi per buon rendimento nel lavoro e prontezza di spirito in talune pericolose circostanze. Avuta notizia della tragedia di Marcinelle Marchetto, che si, trovava in una miniera nei pressi del luogo del disastro, si offriva tra i primi di far parte delle squadre di soccorso distinguendosi per coraggio ed instancabilitΓ  nella difficile e rischiosa opera. Per ben 16 volte discese nelle viscere del Bois du Cazier portando in salvo altrettanti colleghi. Angelo Marchetto, assieme ad un altro Angelo (Galvan di Roana), ha ricevuto dalle mani stesse del Re Baldovino del Belgio l’alta onorificenza di β€œChevalier de L’Ordre de la Couronne”.1
Nel 1983, a soli 55 anni, Angelo morΓ¬ in seguito a malattia contratta in miniera (Γ¨ stato sepolto nel cimitero di Montebello n.d.r.). Il Comune di Montebello, a ricordo dei suoi meriti, dieci anni fa gli ha intitolato gli impianti sportivi [qualcuno suggerisce giustamente che gli si potrebbe dedicare anche il piazzale antistante (attualmente Piazzale del donatore) n.d.r] Β». (I Vicentini nel mondo – 2006)


Ecco come si svolsero i fatti:
8 agosto 1956, ore 8.10 – La piΓΉ grande catastrofe mineraria della storia del Belgio Γ¨ quella della miniera denominata β€œBois du Cazier” a Marcinelle, nei pressi di Charleroi. LΓ  furono 262 i lavoratori, che morirono lasciando 183 vedove e 388 orfani. Tra le vittime, 136 italiani, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 francesi, 5 tedeschi, 3 ungheresi, 1 ucraino, 1 russo, 1 olandese, 1 inglese. Di tutti i minatori che scesero sotto terra, solo 13 risalirono e si salvarono.
Ma cosa accadde quel fatidico giorno? Il mattino dell’8 agosto 1956 preannunciava una splendida giornata estiva, con un sole che raramente si vede da quelle parti. Molti minatori italiani non erano ancora tornati dalle ferie e l’estrazione andava avanti in forma ridotta. La veritΓ  su quello che successe probabilmente non la conosce nessuno: sappiamo solo come fu ricostruito l’incidente in base alle successive indagini.
Quei due carrelli incastrati in ascensore
Sono circa le 8 del mattino. L’ascensore che trasporta i carrelli di carbone dal sottosuolo alla superficie, viene chiamato al piano che si trova a 775 metri di profonditΓ . Per sbaglio, o per un guasto, si ferma invece al piano 935, dove si trova un operaio: Γ¨ italiano, vede la cabina fermarsi davanti a lui ed anche se non ha chiamato l’ascensore, ha effettivamente un carrello da caricare. Senza pensarci due volte, lo spinge nell’ascensore, dove c’è giΓ  un carrello vuoto che di solito fuoriesce automaticamente. Accade sempre cosΓ¬, il carrello pieno spinge fuori quello vuoto, normalmente. Ma quel maledetto giorno qualcosa si inceppa: i due carrelli rimangono incastrati. Il minatore del 935 se ne accorge e subito accorre per liberare i vagoncini, ma proprio in quel momento l’ascensore riparte. Nella risalita, i due carrelli strappano una putrella metallica che, trascinata verso l’alto, trancia al suo passaggio due cavi elettrici, una condotta d’aria compressa e un tubo dove circolava dell’olio. Nel giro di qualche secondo scoppia un incendio immediatamente alimentato dal legno con cui Γ¨ puntellato il pozzo dell’ascensore, dall’aria compressa e da un ventilatore che inspiegabilmente continua a funzionare.
I soccorsi andranno avanti per due settimane, durante le quali donne e bambini si accalcheranno al cancello, rigorosamente chiuso per tutto il tempo, in un’attesa muta, che si trasforma in sgomento ogni volta che viene fatta passare l’ennesima salma portata in superficie. La scena si ripeterΓ  per quindici giorni: l’attesa delle donne che ancora sperano per la salvezza dei loro cari, viene stroncata all’alba del 23 agosto, quando uno dei soccorritori, risalendo per l’ultima volta dal pozzo, dirΓ  sconsolato, in italiano: « tutti cadaveriΒ Β». (Pubblicazione promossa dall’Assessorato ai Rapporti con i cittadini della Provincia di Pesaro e Urbino nel mondo in occasione dei 50 anni dalla tragedia di Marcinelle)

Note:
1) Il 15/09/1957 gli venne conferita dal Presidente Giovanni Gronchi l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della Stella d’Italia (giΓ  Stella della solidarietΓ  italiana).

Foto:
1) Angelo Marchetto in una foto da giovane emigrante in Belgio per lavoro. (Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
2) Al rientro dalle viscere della miniera durante le operazioni di soccorso. (Foto Roger Anthoine – Rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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