LA FESTA DEL 25 APRILE

[178] LA FESTA DEL 25 APRILE

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Dal libro di Amelio Maggio e Luigi MistrorigoMontebello Novecento” leggiamo un bel ricordo di quel giorno speciale del 1945:

« … Tutti, giovani ed anziani, uomini e donne, uscirono dalle proprie case, lungo le strade e le vie e nella piazza del Municipio [di Montebello Vicentino]. La gente, nel muoversi di qua e di là, tra un sorriso, un abbraccio e un evviva, sembrava come impazzita di gioia, per il momento magico che stava vivendo. E c’era d’aspettarselo, dopo tanti affanni, angosce, lutti, rovine, sacrifici ed umiliazioni. Tuttavia il momento più alto di tanta esplosione di gioia, di felicità, lo si ebbe verso le nove di quel mattino del 25 aprile, allorché una camionetta americana, con a bordo quattro soldati, cercò di penetrare nell’affollata piazza del Municipio, distribuendo cioccolatini. Ben presto venne circondata e assediata da una folla in delirio che solo voleva manifestare a quei soldati la propria riconoscenza per l’avvenuta liberazione. Applausi, grida di tripudio, baci ed abbracci, non fecero che succedersi, in maniera affettiva, verso quei quattro giovani militari che, forse, per averlo sperimentato in altre contrade di quell’Italia martoriata, potevano attendersi tanto calore ed affetto. Dopo tutto, erano i nostri liberatori. Senza il loro sacrificio, nazismo e fascismo non sarebbero stati eliminati dalla faccia del vecchio continente. »

LINO TIMILLERO, nostro compaesano emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato questo interessante articolo sulla festa del 25 aprile molto sentita anche in Australia:

IN AUSTRALIA LA FESTA NAZIONALE HA UN SENSO CHE NEL MIO PAESE NON RITROVO PIÙ Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

« IL 25 APRILE SI CELEBRANO LA LIBERAZIONE DI UN’ITALIA OGGI DIVISA E I CADUTI IN GUERRA DEL CONTINENTE OCEANICO, ONORATI IL GIORNO PRIMA CON TOCCANTI CERIMONIE IN TUTTE LE SCUOLE. ATMOSFERE MOLTO DIVERSE, ACCENTUATE DALL’IMBARAZZO CHE MOLTI EMIGRANTI ITALIANI PROVANO DI FRONTE ALLE NEWS IN ARRIVO DALLA TERRA DELLE ORIGINI. E IN MEZZO A LORO QUALCUNO NATO DALLE PARTI DI SCHIO RACCONTA DI AVERE FATTO LE VALIGIE, NELL’ULTIMO DOPOGUERRA, DOPO L’INCONTRO AL BAR CON CHI LO AVEVA TORTURATO IN PRIGIONE…

Il giorno di San Marco, 25 aprile, è festa grande, festa del patrono, a Venezia! E in tutta Italia è festa nazionale, la festa della Liberazione che commemora la fine della seconda guerra mondiale. E non è che qualcuno vada al lavoro, magari “gratis et amore Dei”, se non approva tale festa nazionale. Non sia mai detto.
Anche in Australia il 25 aprile è festa nazionale, e in “tutta l’Australia”! Per altre occasioni, ogni stato ha le proprie date, anche le vacanze scolastiche sono differenziate, da stato a stato. Basti pensare che, fino a una sessantina d’anni or sono, la linea ferroviaria che va da Sydney a Melbourne aveva uno scartamento differente tra i due stati: quando si arrivava ad Albury – Wodonga, le due cittadine poste sul confine, si doveva letteralmente cambiare treno. Era come andare in Russia un secolo fa. Ancora, oggigiorno, si mantiene, a oltranza, la differenza tra gli ippodromi del Nuovo Galles del Sud e del Victoria: nel primo stato i cavalli corrono in senso orario, nel secondo vanno invece in senso inverso. Il 25 aprile, in Australia e in Nuova Zelanda, è chiamato ANZAC Day. Tradotte letteralmente, le parole le cui iniziali compongono questo acronimo vogliono dire: giorno dedicato ai corpi di armata dell’Australia e della Nuova Zelanda. Si capisce che è Festa Nazionale anche in Nuova Zelanda, perché tale giorno commemora la sconfitta che gli eserciti delle due nazioni del continente oceanico subirono in Turchia, più precisamente a Gallipoli, nello stretto dei Dardanelli, il 25 aprile 1915, durante la Grande Guerra.
Ma da una tale sconfitta nacque tra le due nazioni una fratellanza che è continuata nella seconda guerra mondiale e in altre, svariate occasioni. Chi mi legge penserà: cosa ci viene a raccontare questo? Io ho pensato che, ancora adesso, dopo tutti gli anni che si celebra il 25 aprile in Italia, il senso di tale giornata rischia di perdere il suo originario, vero significato. Cosa può infatti pensarne un italiano che da anni è in giro per il mondo, emigrato una vita fa, senza sua colpa, solo per cercare di migliorare le sue possibilità di trovare un lavoro meglio retribuito? Non importava dove questo lavoro si trovasse nel mondo, a nord, a sud, in un’America o nell’altra. O in Australia, dove vivo io e con me tantissimi italiani partiti allo stesso modo dal nostro Paese, portandosi, nella valigia, anche quel pezzo d’Italia troppo grande per nasconderlo tutto nel nostro cuore. Ora, con gente come noi, non occorre che uno si metta a parlare di quel che succede a Roma, e perché.
A tanti, e io sono fra quelli, interessa la divisione generatasi in casa nostra! Oh, chiedo scusa, quella che “era” anche casa nostra! Si rendono conto, gli italiani, che con la tecnologia del giorno d’oggi, ogni atto, ogni parola e ogni fatto – che siano cose buone o cattive – viene integralmente riportato e diffuso dai media? Non pensano, certi italiani, alle figure meschine che fanno fare alla nazione? Ammesso ci sia ancora una nazione che si chiama Italia.
Certe persone che hanno fatto parte dei governi passati non hanno dato certo un buon esempio. Ma stiamo pure in Australia. Come ho potuto conoscere io persone che avevano partecipato agli anni più difficili dell’ultima guerra, così è capitato ad altre persone, e quello che hanno sentito non varia di molto da quanto ho sentito io. In ogni parte del mondo si può parlare con vicentini di quelle generazioni e sentire fatti accaduti dalle nostre parti. Ma si può parlare anche con abruzzesi, e sentire delle cose del tutto simili, e così vale per toscani della Garfagnana, triestini, istriani e friulani. Per me, gli istriani sono quelli che hanno sofferto più degli altri, ma chi sono, io? Io sono un emerito nessuno al confronto di chi ha dovuto sopportare la ferocia di quei giorni di sangue. E allora mi chiedo perché, dopo più di 70 anni, si deve ancora leggere sui giornali che a Schio non mancano mai dimostrazioni contro la Liberazione? Sono rimaste ben poche le persone che, da Schio, sono venute qui nel dopoguerra. C’era chi abitava a Corrimal, chi a Tarrawanna, chi a Fairy Medow… Le loro storie andranno perdute. Io potrei raccontarne solamente dei brevi brani perché, come mi disse uno di loro, non voleva mettersi a piangere davanti a me. Lo stesso che poi mi confidava: “Un giorno ho visto uno che mi aveva torturato in prigione, era lì a guardare la partita di calcio… Decisi di partire…”.
Io, quando ero uno scolaretto delle elementari, cantavo la canzone del Piave davanti al monumento ai Caduti. Con i miei compagni di scuola. E sentivo un che di patriottico nel mio essere. Ancor più forte provavo questo sentimento cantando “Fratelli d’Italia”. In Australia, le scuole rendono dunque omaggio ai Caduti il giorno antecedente il 25 Aprile. In tal modo, tutti possono assistere alle marce dei reduci, il 25 aprile, sapendo di cosa si tratta. Io stesso, quando i miei figli erano alle elementari, li portavo a vedere i vari gruppi che sfilavano per la via centrale della città. I miei figli sono nati in Australia, e questa è la “loro terra”. Da Canberra, la capitale, fino al più piccolo paese con un Monumento ai Caduti, all’alba di ogni 25 aprile avviene una toccante cerimonia tramite cui ricordare coloro che morirono per la Patria. Non per parlare di guerra, ma di Pace! Non desidero aggiungere alcun paragone, ma posso dire che, ora più che mai, non rimpiango la decisione che presi tanti anni orsono. (Linus DownUnder, Lino che vive sotto l’equatoreLino Timillero, Vicentini nel mondo – Ott. 2019)»

Umberto Ravagnani

Foto: La celebrazione del 25 aprile a Montebello davanti al monumento ai Caduti circa 50 anni fa. In primo piano, al centro, FIORELLO BOSCARDIN sindaco dal 1964 al 1975 (cortesia Marco Boscardin. Elaborazione grafica digitale e colore di Umberto Ravagnani).

 

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