IL MONUMENTO AI CADUTI

IL MONUMENTO AI CADUTI DI MONTEBELLO

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Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia del monumento ai Caduti eretto nel 1924 e opera dello scultore Giuseppe Zanetti.

« Il 28 ottobre 1922, con la Marcia su Roma fatta dal Fascismo che assunse la responsabilità del potere, nel nostro paese, come nel resto d’Italia, ebbero fine le lotte dei partiti e le dimostrazioni di piazza. Fu ristabilito l’ordine, che in seguito non fu più turbato. Il 16 novembre 1924, Montebello Vicentino inaugurava alla memoria dei suoi figli caduti per la Patria un monumento, lavoro pregevolissimo dello scultore Cav. Giuseppe Zanetti di Vicenza. Sul luogo in cui doveva sorgere la bella opera d’arte, destinata ad eternare l’eroismo dei nostri caduti, si discusse non poco, cosicché pareri ed opinioni non mancarono in quell’occasione. Taluni consigliavano di erigere il monumento sulla piazza Umberto I; altri in quella della Chiesa; altri ancora sul luogo dove sorge. La piazza maggiore però, sia per la sua ristrettezza, come per la poco decorosa cornice che nei giorni di mercato avrebbe offerto con i baracconi di merciai, a quell’opera ispirata a sentimenti di alta idealità, apparve ben presto inadatta per l’erezione del monumento. Allora la piazza della Chiesa delimitata a mezzogiorno dalla facciata monumentale del tempio ed a settentrione dalla loggetta di casa Peruffo, chiusa a mattina dalla semplice ed elegante facciata dell’edificio scolastico ed, a sera, dagli alberi altissimi di Villa Freschi-Sparavieri, parve il punto più adatto per accogliere l’opera dello Zanetti, la quale in quel complesso veramente delizioso per freschezza di sempreverdi e per architettoniche bellezze avrebbe acquistato maggior prestigio.
Invece il Monumento ai caduti sorse in prossimità di Casa Canonica, dove fu abbattuta la mura che divideva l’orto dalla via Giuseppe Vaccari e aperto un piazzale a cui si diede la denominazione di IV Novembre. Nel mezzo del piazzale sorge il monumento circondato da una aiuola coltivata a fiori. Sopra cinque gradini di marmo rossigno di Lusiana, battuti a bocciarda, si eleva un pesante sarcofago, sostenuto nella parte anteriore da quattro tozze colonnine doriche, fra le quali si attortigliano due bronzei festoni d’alloro. Sopra il sarcofago, il quale, come le colonnine, è di marmo di Lusiana lucidato, si adagia un combattente moribondo e si erge la Vittoria, con lo sguardo fisso al cielo, con la fiaccola della libertà tra le mani, con le ali aperte come a proteggere il caduto. Tanto questo, come quella, diversi per atteggiamento e per espressione, sono scolpiti in marmo bianco di Carrara. Ai piedi del sarcofago, anzi appoggiata al sarcofago stesso, sta seduta la vedova, la quale nella sinistra tiene il libro della storia, mentre con la destra regge la croce a cui si intrecciano rami di alloro e di quercia, che il figlio del caduto, rifugiato a fianco della madre, sostiene con quella come per accomunare in un etnico palpito la fede, la fortezza, il sacrificio e la gloria. Anche questo gruppo è scolpito in marmo bianchissimo di Carrara. Ai lati del sarcofago sono scolpite due iscrizioni e cioè a destra: « Guerra 1915-1918 », ed a sinistra: « Montebello ai suoi Caduti ». Dietro al sarcofago, in caratteri romani, sono incisi i nomi degli scomparsi. All’imbocco del piazzale, circondato per tre quarti da sempreverdi, due pilastri in pietra tenera sorreggono due artistici lampioni in ferro battuto. Ecco in poche e povere parole descritta l’opera d’arte che i Montebellani dedicarono ai loro Caduti il 16 novembre 1924. Da allora il nostro paese attende a rifare ed accrescere le proprie risorse. Possano esse prosperare in lunga e benefica tranquillità!
 »

Umberto Ravagnani

Foto: Cartolina postale che riproduce il monumento ai Caduti della Ia guerra mondiale spedita il 17 ottobre 1928 dal famoso Generale Giuseppe Vaccari, da Montebello Vicentino al Comando Corpo d’Armata a Roma (APUR – Umberto Ravagnani).

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2 Commenti

  1. Lino Timillero
    Mi auguro che quello che scriverò serva a sollecitare i ricordi di persone della mia età (75 – 80 ). Prima che la ‘Strada Nuova’ fosse costruita, c’era una “Mura” dietro al Monumento, con cespugli e piante che la nascondevano. Un mio ricordo, molto lontano, è quello di ‘Spiare’, nascosto tra quei cespugli, gli scolari delle Elementari quando, classe per classe, si schieravano davanti al Monumento il giorno del IV Novembre. E cantavano “Il Piave mormorava” e “Fratelli d’Italia”. Con me c’era un bambino della mia età che aveva il fucile di legno dei “Balilla” ed anche una camicetta nera. Mi diceva che eran cose di un suo fratello che le adoperava quando andava alla Scuola in tempo di Guerra. Fin qui, si può capire che ancora non andavo a scuola. Un Signore che può ricordare bene queste cose, è Paolino, che ora non abita più a Montebello, come me. Ma anche lui non si dimentica del suo Paese! E segue assiduamente queste pagine, come la sua cugina Anna Maria. Quando fu terminata la ‘Strada Nuova’, si chiamò Via IV Novembre. Così tutti noi sappiamo perché: da ‘Piazzale IV Novembre’ a ‘Via IV Novembre’. Dov’è oggigiorno il parcheggio per gli automezzi, al tempo della ‘Strada Nuova’, c’era uno spazio che noi bambini adoperavamo per improvvisate partite a calcio, con tutti i ragazzi che abitavano lì attorno: i Disconzi, i Crosara, gli Andreoli ed anche i Fabris, Ventura e Venturella, (il famoso parrucchiere). Da non scordare Giuliano e noi bambini di via Borgolecco, i Mistrorigo, i Timillero, i Filotto … In maniera molto furtuita, su quello spazio, almeno due volte l’anno, arrivava l’Autoscontro Rizzi. Si fermava un paio di settimane. Così Delser Rizzi, mio compagno di classe, poteva stare, per un po`, con la sua famiglia. E gli Olmi, piantati lungo la ‘Strada Nuova’, continuano a dirci, come si susseguono le Stagioni e come trascorrono gli anni. Un bel grazie ad Umberto e un saluto dall’Australia e da Lino.
  2. Angelo scala
    Io non è tanto che abito e vivo il paese (Montebello Vicentino) ma è come se lo fosse da sempre. E il sentire e leggere certe storie, emoziona tanto e fa sì che affiorano in me le storie della mia infanzia a Napoli. E ne deduco che alla fine grosso modo in diversi modi si somigliano molto. Beh faccio i complimenti a veramente una pagina fantastica a tutti voi e anche al sig. Lino timillero che ho avuto il piacere di conoscerlo alla riunione fatta, a l’Auser in suo onore.

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