VILLA CAPRA A MONTEBELLO

LA VILLA PALFY DAŇN-VERONESI PESCIOLINI A MONTEBELLO (nota come villa CAPRA)

Un click qui per ingrandire l'immagine

Purtroppo anche nel caso di questa ottocentesca villa di Montebello, il nostro concittadino Bruno Munaretto non ci dice molto. Nel suo libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 ecco cosa riferisce a proposito di villa Capra.

« Questa villa fu eretta nel 1872 dal Conte Palfly Daňn Magnate Ungherese su disegno dell’architetto Caregaro Negrin di Vicenza. Essa sorge in collina, è di forme eleganti ed è circondata da parco. Attualmente ne è proprietario il Conte Capra di Vicenza ».

Fortunatamente esiste una raccolta quasi completa delle opere realizzate dall’architetto Caregaro Negrin, progettista a Montebello, oltre che di villa Capra, anche di villa Pasetti, dell’Obelisco di Sorio-Montebello e della “Scuola vecchia  Elementare” (1). Bernardetta Ricatti, laureatasi nell’anno accademico 1969-70 con una tesi proprio su Caregaro Negrin, è anche l’autrice del libro “Antonio Caregaro Negrin un architetto vicentino tra eclettismo e liberty“, dove prende in considerazione le sue opere e le illustra con perizia. Di villa Capra così scrive:
« A 68. 1872 – Montebello Vicentino (VI). Villa Palfy Daňn, ora Veronesi Pesciolini. Sul colle di Montebello, che scende dolcemente verso il paese, sorge la villa che domina il parco romantico al quale si accede mediante una maestosa cancellata limitata da due robusti pilastri, i cui capitelli sono impreziositi da una cornice ad archetti ciechi e da lanterne. Il disegno del Caregaro Negrin mette in luce l’articolazione dei tre piani dell’edificio, semplice nella struttura architettonica. La facciata a mezzodì presenta un corpo centrale rialzato e leggermente aggettante rispetto alle due ali ed è collegato al parco con una loggia alla quale si accede per mezzo di una gradinata a due rampe ad andamento curvilineo accompagnate da ringhiera in ferro battuto. La bifora centrale è tipica dello stile lombardesco, mentre il bugnato delle due ali, ora scomparso per l’applicazione del nuovo intonaco. è di gusto neoclassico. L’ingresso della facciata a nord comunica col parco con un ponte in pietra dalla elegante balaustra traforata. Si devono al Nostro (Caregaro Negrin n.d.r.) anche le costruzioni rustiche. L’architettura della villa, esaltata dal contorno della natura, presenta alcuni elementi decorativi che anticipano certe forme moderniste: le sagome delle finestre, in particolare, sono assunte da edifici boitiani, come per esempio dall’Ospedale Civile di Gallarate (MI), realizzato nel 1871… ».

Note:
(1) Per quanto riguarda l’arch. Caregaro Negrin e la Scuola Elementare di Montebello ne abbiamo parlato lungamente nel libro da poco uscito, di Ottorino Gianesato – Umberto Ravagnani – Maria Elena Dalla Gassa, LA “SCUOLA VECCHIA” ELEMENTARE DI MONTEBELLO VICENTINO.

Umberto Ravagnani

Immagine: Dai disegni originali di villa Palfy Daňn dell’arch. Antonio Caregaro Negrin, datati 1873, l’imponente e maestosa facciata (APUR – Umberto Ravagnani).

Foto: Particolare dell’entrata della villa Capra in via Marconi, anch’essa attribuita all’arch. Antonio Caregaro Negrin (APUR – Umberto Ravagnani 2004)

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto… 

2 Commenti

  1. Lino Timillero
    Caro Umberto, quello che sto per scrivere era un segreto che condividevo con chi non abita più a Montebello. Nella Villa di cui sopra, tanti anni or sono, c’era un albero di Melograni. Con il mio amico, poco più che bambini, avevamo trovato un facile modo di entrare nella Villa, allora Casarotti. Dov’e` ora Via San Francesco, cè l’angolo di confine delle due proprietà: ex Gamba e la Villa. Era facile arrampicarsi, saltare dall’altra parte e saltare ancora per entrare nella Villa. In due ancor più facile. Girando attorno alla Villa stessa, andavamo verso Villa Miari, sempre tenendo gli occhi aperti nel caso che ‘Jacomo el guardian’ capitasse da quelle parti. Poco lontano dalla “mura” di confine con Via San Francesco, c’era l’albero di Melograni. Alto! In piena Estate, con molti frutti. Salendo a metà “mura”, si raggiungevano i rami dell’albero e potevamo prendere dei Melograni. Li mettevamo all’interno della camicia sbottonata per l’occasione. Scendevamo. Sempre con gli occhi ben aperti, tornavamo sui nostri passi. Una volta tornati su Via San Francesco, rompevamo un ‘malgaragno’ e cominciavamo a mangiarlo, metà per uno. Tanto erano grossi. Non dirò mai chi era l’altro bambino. E questo lo ripetemmo per varie calde Estati. ‘Jacomo el guardian’ diventava più vecchio e noi più grandicelli! Ciao Umberto, dall’Australia e da Lino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *