L’OSPEDALE DI MONTEBELLO

[128] L’OSPEDALE CIVILE DI MONTEBELLO

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Ancora dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia dell’Ospedale Civile di Montebello (ora Casa di riposo).

L’antico ospedale che sorgeva in piazza Umberto I (l’attuale Piazza Italia ndr) era cadente e inadatto ai bisogni del Comune, per cui nei 1868 fu aperto quello attuale in via Trento, come lo dice la lapide murata a ricordo e di cui trascrivo l’iscrizione: « Il dì della festa nazionale – 7 giugno 1868 – in questa casa – comperata e restaurata con i fondi – del Pio Istituto Elemosiniere di S. Giovanni Battista – si inaugurò l’Ospedale – tramutatovi con nuove forme di regolare disciplina – fu aperto l’Asilo infantile da essere mantenuto a spese del Comune – e con offerte private – Insediata la Congregazione di Carità – nuovamente istituita – il Consiglio Comunale – nel giorno 14 novembre 1869 fece scolpire questa lapide perchè del solenne avvenimento rimanesse perpetua memoria ».
In quei tempi però l’ospedale di cui ebbe gran cura il Prevosto Capovin, il quale lo affidò alle cure delle Suore di S. Dorotea, era ben poca cosa. Perciò nel 1909 fu ricostruito in parte e restaurati il Ricovero, le adiacenze e l’abitazione delle Suore con le offerte di tutti i parrocchiani.
Ma l’opera di completamento fu eseguita in questi ultimi anni per iniziativa del Presidente dell’Ospedale Angelo Luigi Arguello. Questi infatti con le offerte di tutti i Montebellani nel 1923 ampliò l’ospedale-casa di ricovero e, nel 1925 iniziò i lavori di costruzione dell’attuale padiglione Vittorio Emanuele III in ricordo del 25° anno di Regno del nostro Augusto Sovrano.
Fra le innovazioni apportate dall’Arguello alla benefica istituzione giova ricordare che i letti da 25 furono portati a 100, e che la vecchia cucina nel 1929 fu sostituita da una nuova con sistemi modernissimi (1).
Annessa all’Ospedale vi è una piccola chiesetta con altarino in legno in cui figura una pala, lavoro di buona mano, ma di sconosciuto autore. Il quadro rappresenta la Vergine in trono col Bimbo Gesù e con ai lati i Santi Ignazio di Loyola e Luigi Gonzaga. Sulla facciata dell’Ospedale figurano varie lapidi murate a ricordo dei benefattori, delle quali trascrivo le iscrizioni: « Le soavi sembianze – Di – Don Giuseppe Capovin – Prevosto meritissimo – per opere di cristiana beneficenza – nei cuori più che nel sasso scolpite – qui parlano ancora – il linguaggio della fede e dell’amore  – n. 24-10-1834 – m. 24-4-1907 ». – « Dietro l’austera figura – Che l’occhio ammira – riconoscano beneficati e visitatori – il nobile cuore di – Pietro Albertini – che legava morendo tutto il suo – a sollievo dei concittadini sofferenti – n. 3-5-1838 – m. 10-3-1911 ». Queste due epigrafi sono sormontate dai medaglioni dei due filantropi cittadini e ciò a differenza delle iscrizioni che trascrivo incise su piccole e semplici lapidi di marmo bianco: « La carità pel povero – che nutrì vivente – il Prevosto Don Girolamo Vaccari – rese perenne in morte – legando parte di sua sostanza – a questa Congregazione di carità ». – « Nobile esempio – di civica e cristiana carità il Cav. Ing. Luigi Brunelli – a questo pietoso ostello – parte cospicua di sua ricca sostanza – generosamente legava.  I-I-MCMXXIII. Anno primo E. F. ». – « I sudati risparmi – di onorata professione – Milion Augusto – Chimico Farmacista – lasciava in retaggio – in questa  Congregazione di carità. – XXIX-X-MCMXXVIII. Anno VII E. F. ».
Una lapide in marmo rossigno e di forme modeste con la scritta « Benefattori » porta incisi i nomi di filantropi cittadini, posti in ordine cronologico. Sarebbe bene però che in questa fossero menzionati indistintamente tutti i benefattori, senza ricorrere a particolari ricordi che per lo più si riducono a epigrafi del medesimo tenore. Si avrà così un unico ricordo più decoroso, più semplice e più economico.
Ecco i nomi dei Benefattori: « Dai Zovi Don Pietro, Prevosto, 1867 – Porra Don Vittore, Prevosto, 1877 – Bonomo Gioconda fu Bortolo, 1904 – Albertini Don Silvestro e Pietro fu Gio. Batta, Capovin Don Giuseppe, Prevosto, 1907 – Gaspari Angela fu Domenico, 1913 – Giarolo Don Domenico, Prevosto, 1919 – Peruffo Cav. Giuseppe, 1929 ».
Sulla facciata dell’Ospedale figura pure la lapide che una volta era posta sopra l’entrata della chiesa di S. Giovanni, dove speriamo che tra poco ritorni. Sotto a quella vi è la seguente iscrizione elle una volta figurava sulla facciata dell’antico ospedale: Eccola: « Perillust. ac Escul. D. D. Francisco Viviani – Iuris cons. D. Ioanni Baptistae – Hospitalis Patrono liberalissimo – Io. M. Collaltus Massarius et coeteri gubernatores – Ut tanti viri benemeriti – nomen aeternum vivat – Honoris ergo P. P. – Anno salutis MDCLXXIV ».

Note:
(1) Al signor Angelo Luigi Agnello si deve pure la fondazione della Scuola di Disegno e Plastica per artieri inaugurata il I gennaio 1920. Essa diede sempre ottimi risultati, nteritandosi il pretnio alle mostre Didattiche di Bologna Firenze e Venezia.

Foto: L’Ospedale Civile di Montebello (foto: APUR – Umberto Ravagnani – 1955).

Umberto Ravagnani

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

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Un commento

  1. Lino Timillero
    Un bell’articolo che fa sapere a tanti giovani di Montebello che, quando non c’erano mezzi di trasporto come oggigiorno, l’Ospedale era a portata di mano. Io stesso ricordo che il Dott. Crivellaro mi ha tolto le Adenoidi e mi ha ingessato l’avambraccio sinstro. Avevo 8 anni. Mio fratello Luigi dovette essere ricoverato per complicazioni dopo l’asportazione delle Tonsille. Trascorse tre notti all’Ospedale! Anche a mio fratello Albano il Dott. Crivellaro tolse le Tonsille… E non c’era Parcheggio: a che sarebbe servito? Tutti campi, fino agli Argini del Chiampo!

    Grazie Umberto! Lino Timillero

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