UN CASO DI FEMMINICIDIO

SONO SEMPRE GLI INNOCENTI A PAGARE

Carlo Ruzini del fu Giuseppe di Montebello era solito abitare in città a Vicenza. S’invaghì della giovane cittadina Anna Perini di soli 14 anni, tanto che la ottenne in sposa nel 1783, andando in seguito ad abitare presso Anna Scabari, ava materna della ragazza. Datosi spesso ad una vita sfaccendata ed oziosa, coltivando i suoi vizi e qualche “impura amicizia”, scialaquò in poco tempo non solo quanto egli aveva, ma anche ciò che alla detta Perini era stato dato a titolo di dote assegnata e perfino qualche capitale della citata.
Avendo a ragione deluso le due donne, decise di trasferirsi a Montebello, sua patria, cosa che fece il 4 di Giugno unitamente alla moglie, stabilendosi nella casa paterna. Quì, dopo qualche tempo, sollecitò un suo cognato a recarsi a Vicenza dalla Scabari per pregarla di voler riprendere con sé lui e la moglie e, in caso negativo, di farsi consegnare i suoi vestiti che erano rimasti là. Il cognato si portò a Vicenza, ma la Scabari affermò di non voler assolutamente riprendere con sé i due coniugi, vista la cattiva direzione del Ruzini. Anzi disse che avrebbe restituito i vestiti solo quando le fosse stata pagata la “dozena” (vitto e alloggio – n.d.r.) per tutto il tempo che i due colà avevano vissuto. Il 5 Giugno il Ruzini ebbe la brutta risposta dal cognato. Quest’ultimo, mosso a compassione, lo consigliò di trasferirsi a Conegliano (Treviso), in una casa di una persona religiosa, per procurarsi un impiego e, nel frattempo, di collocare a “dozena” la giovane moglie in un certo luogo di Vicenza. Non contento di questo possibili accomodamento bestemmiò e replicò due volte: “pur che il reo si salvi il giusto pera”. Chiamò a sé la moglie che stava seduta a tavola a pranzare e la invitò ad appartarsi con lui perché desiderava parlarle lontano da orecchi indiscreti.. Allo scopo salirono in una stanza del piano superiore di quella casa e con un coltello colpì la donna numerose volte lasciandola esanime sil pavimento. Discese al piano terra gridando ciò che aveva fatto, s’impadronì quindi di uno schioppo e si diede alla fuga. Subito i domestici raggiunsero il piano superiore dove trovarono la vittima con il coltello conficcato tra un braccio ed una manica che dava ancora flebili segni di vita. La donna morì pochi minuti dopo. Il Ruzini fece perdere le sue tracce ed il Tribunale lo condannò in contumacia al bando perpetuo dai territori della Serenissima.

Ottorino Gianesato (BBVi – RASPE CRIMINALI del ‘700)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio raccontato (a cura del redattore).

Nota: Per rassicurare i lettori su questi violenti fatti di cronaca voglio citare un articolo di Mind (Mente & Cervello) del mese di giugno 2018, dal titolo “Il declino della violenza” di Steven Pinker docente di psicologia alla Harvard University di Cambridge: « Quella in cui viviamo è senza dubbio una delle epoche meno violente della storia … Oggi per un cittadino europeo il rischio di morire per mano di un proprio simile è statisticamente 60 volte inferiore rispetto al 1300 … Quando consultiamo le cronache medievali dell’Europa occidentale, constatiamo che l’autocontrollo lasciava a desiderare. In quei racconti abbondano i dettagli che dimostrano che la gente veniva alle mani per un nonnulla, faceva i bisogni dove capitava o pugnalava gli altri nel bel mezzo di un pranzo, tutti segnali che la capacità di controllo della mente di controllare il comportamento era molto debole. Così in Cina l’uso delle bacchette è stato imposto dall’imperatore per mettere fine al problema mortale dei litigi durante i pasti, favorito dalla presenza dei coltelli … » (a cura del redattore).

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