DISORDINI A MONTEBELLO (2)

DISORDINI A MONTEBELLO (seconda parte)

Nei giorni successivi continuano le dimostrazioni contro l’occupante austriaco da parte di persone appartenenti al cosiddetto “partito sovversivo“. Il Commissario Delegato Distrettuale di Lonigo cerca di procurarsi informazioni dai suoi “confidenti“, senza per altro giungere all’identificazione dei rivoltosi …

Vicenza, 25 Giugno 1865
All’Imperial Regio Delegato Provinciale Sig. Ceschi a Santa Croce di Vicenza

Come già era a prevedersi il partito sovversivo, a fronte delle più energiche disposizioni di sorveglianza emesse, volle festeggiare l’anniversario della Battaglia di Solforino (sic!) facendo scoppiare ieri sera dei petardi ed accendendo alcuni fuochi del Bengala. Però la politica dimostrazione fu in gran parte repressa mentre da impiegato del mio ufficio a da guardie e militari di Polizia potè recuperarsi una cosiddetta bomba e impedirsi l’accensione di altre materie preparate a guisa di fuochi d’artificio pure in tempo ritirati.

L’Imperial Regio Commissario Superiore di Polizia

Vicenza, 12 Luglio 1865
All’Imperial Regio Commissario Distrettuale di Lonigo

Tengo a notizia quanto riferisce nel rapporto 26 corrente N. 134 in punto alla dimostrazione che anche la sera del 24 detto vennero in Montebello collo sparo di 4 petardi nel centro del paese e coll’accensione di un fuoco sul monte Toja (1). Siccome ella esprime la fiducia di ottenere qualche indizio sugli autori delle medesime, così attendisi di conoscere l’esito delle incamminate pratiche. Procurarsi poi di verificare se il fuoco sul monte Toja (1) sia stato acceso in scopo di dimostrazione anti-politica o per antico costume di festeggiare la ricorrenza di San Giovanni Battista, come avviserebbe il comandante della Gendarmeria nella sua relazione.

Sig. Giovanni Battista Cavaliere di Ceschi a Santa Croce – Imperial Regio Delegato Provinciale – Cavaliere Maltese – Commendatore dell’Ordine Pontificio di S.Gregorio.

Lonigo, 16 Luglio 1865
All’Inclito Imperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza – Rapporto N. 136

Gli autori delle dimostrazioni successe in Montebello nel giorno 4 Giugno e nella sera del 24 detto, sono tutt’ora ignoti. Il confidente che ho saputo procurarmi m’indicò fino ad oggi gli individui che potrebbero giudicarsi tali a priori, vale a dire perché altri non ne avrebbero la capacità o tendenza e mi additò due case nelle quali in passato sarebbero stati fabbricati dei petardi ed altri oggetti consimili e sarebbero quelle delle sorelle Fraccari e del farmacista De Lorenzi. Una fanciulla che va a scuola con altre dalla moglie di un certo Giacomo Bastianello, abitante in piano della prima di dette case, avrebbe parlato di essere stata testimone di veduta, sebbene poi nell’esame al pari delle sue compagne, (sia) stata mantenuta negativa. Che però qualche cosa siasi di vero puolsi ritenere dalla circostanza che la moglie del Bastianello, pure assunta in esame dalla locale Imperiale Regia Pretura, si astenesse dal fare qualsiasi deposizione perché zia delle Fraccari. Osservo che l’abitazione delle sorelle Fraccari è stata prima di ogni altra pratica perquisita dietro mio incarico, da questo scrittore (scrivente) (Barini ?) coll’assistenza della Gendarmeria, ma senza utili risultati e che avendo le medesime una piccola Bottega di caffè io non dubitai di farla chiudere pur di costringerle a qualche utile deposizione, ma anche ciò indarno, mentre poi sulle più vive rimostranze della Deputazione Comunale e del Clero mi decisi a permetterne, dopo 2 giorni, la riapertura, stantechè le Fraccari avrebbero altrimenti mancato di ogni mezzo si sussistenza ed anche perché se in quella casa fossero stati costruiti dei petardi, ciò non potrebbe essere stato eseguito da esse giovani ragazze inesperte e senza cognizione de’ tempi e delle idee storte che regnano in alcuni individui. Ad ogni modo ho preferito che alla direzione dell’esercizio venga assunta persona che pel mantenimento dell’ordine possa offrire una morale guarentigia, migliore di quella che è da attendersi dalle dette ragazze. In quanto al farmacista De Lorenzi qualche propalazione a di lui carico dovrebbe attendersi da una certa Celeste Figaro e da un certo Santo Bevilacqua, che un tempo trovavansi nella di lui casa, la prima come domestica, ed il secondo come facchino, non potendosi oggi dire di più, perché ancora troppo vaghe le riporte del confidente. Ecco, a quel punto sono arrivate le mie investigazioni: farle progredire di più era impossibile, stante la grande cautela da usarsi e stante il sommo riserbo di cui fa mostra il confidente, col probabile intento di cavarne dalle sue deposizioni il maggior utile possibile. Fino ad oggi però io non gli diedi che 3 Fiorini e mezzo, in più riprese. In riserva di partecipare l’Esimio Imperial Regio Delegato in qualsiasi ulteriore esito delle mie prestazioni, ho l’onore frattanto di riscontrare così la sua rispettata del 12 corrente.

L’Imperial Regio Commissario Delegato Distrettuale

Vicenza, 18 ? Luglio 1865
All’Ill.mo Signor Commissario Distrettuale di Lonigo

Si tengono a notizia i cenni da Lei Offerti col rapporto 16 corrente N. 136 sull’esito negativo delle indagini fino ad ora attivate per la scoperta degli autori delle dimostrazioni antigovernative perpetrate in Montebello nei giorni 4 e 24 dello scorso Giugno.
Nel rapporto medesimo Ella manifesta qualche generico sospetto che la casa delle sorelle Fraccari e la Farmacia De Lorenzi possano essere stati i luoghi in cui vennero fabbricati i petardi, appoggiandosi in ciò ad un confidente. Senza escludere quanto al primo luogo che ove si trovano cinque ragazze giovanissime non sarebbe probabile una cooperazione da parte delle medesime, mentre altrettanto non potrebbe dirsi riguardo al De Lorenzi. Ma il sospetto a carico di questi deriverebbe da qualche propulsione di certa Celeste Figaro e di Santo Bevilacqua, già domestici del De Lorenzi. Ora siccome quanto costa vennero entrambi allontanati da quella casa da oltre un anno per infedeltà, così è naturale che le deposizioni che avessero a fare in aggravio del già loro padrone non avrebbero tutta la necessaria efficacia. Ciò si acconcia per metterla in guardia, Signor Commissario, sul conto del confidente cui si è appoggiato, il quale forse potrebbe essere uno fra i tanti furbi che, senza nulla scoprire di positivo, mira soltanto di ottenere un’immeritata mercede.
L’opinione pubblica addita come autori di quei disordini alcuni giovinastri del luogo, che a Lei non dovrebbe essere difficile d’identificare per designarli alla speciale attenzione del Comandante in loco della Gendarmeria, il quale, in simile ricorrenza, dovrà tenerli particolarmente d’occhio e seguirne le mosse per coglierli nell’attenzione dei loro colpevoli disegni e così finirla una volta con queste dimostrazioni che fanno seriamente compromettere la tranquillità e la sicurezza del paese. Ad ogni modo Ella disporrà un’attenta vigilanza anche sul farmacista De Lorenzi e sulle sorelle Fraccari, nonché sul rispettivo esercizio di farmacia e di caffè, per quella misura che la fede politica potesse rendersi necessaria a tutela del buon ordine.

L’imperial Regio Delegato Provinciale Giovanni Battista Ceschi a Santa Croce (2)

 Continua …

Note:
(1) Non esiste, nella toponomastica di Montebello, il Monte Toja. Certamente trattasi della collina del Castello indicata poi come località a mezzo miglio dalla piazza. Il fatto che il toponimo Monte Toja figuri anche nella corrispondenza successiva, è dovuto probabilmente al primitivo errore del rapporto del Capoposto.
(2) Negli ultimi vent’anni di dominazione austriaca Giovanni Battista Ceschi era lImperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza.

Ottorino Gianesato (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: La scritta Viva Verdi oppure W Verdi che comparve sui muri di Milano, Venezia e in molti centri minori del Lombardo-Veneto, nell’ultimo periodo di occupazione austriaca, aveva un duplice significato: da un lato inneggiava al famoso compositore Giuseppe Verdi e quindi appariva politicamente priva di rilievo, dall’altro W VERDI aveva una valenza nascosta e poteva essere letta come W Vittorio Emanuele Re D’Italia, e quindi avere un preciso significato politico anti-austriaco (a cura del redattore).

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