UN FURTO SACRILEGO

UN FURTO SACRILEGO

Il 7 Agosto 1768 GIOVANNI di DOMENICO POZZA e BORTOLAMIO ZAMBON da Zerrmeghedo pensarono di introdursi furtivamente nella Chiesa di San Gaetano Thiene situata nel loro paese e di proprietà del Nobile GIULIO CESARE MAINENTI. Con l’occasione di celebrare la festività del Santo, la Chiesa veniva addobbata con arredi preziosi che avevano suscitato la cupidigia dei due lestofanti. Verso le 3 e mezza del mattino, appoggiata una scala esternamente al campanile, Bortolamio Zambon si calò nel cortile interno dalla parte della Canova ed ebbe accesso alla casa del Mainenti. Di là, attraverso una porta segreta posta nella suddetta Chiesa, entrò e tolse il catenaccio facendo entrare il Pozza. I due asportarono una pianeta di broccato di seta, una camicia, una tovaglia di drappello, uno stagnolo di ottone (acquasantiera – n.d.r.), le cappelle d’argento di due cotte da prete, una ghirlanda d’argento ed un cuore tolti dall’immagine di San Gaetano, un velo da calice. Poi penetrarono nella camera da letto del Mainenti e presero uno stagnolo d’argento che stava attaccato al capezzale. Trattennero per qualche mese la refurtiva attendendo che le indagini non li individuassero e, non essendolo stati, 8 o 10 giorni prima della Festa di Ognissanti, andarono a Verona per vendere quanto rubato. Quì si recarono da un orefice con l’intenzione di cedergli lo stagnolo d’argento, ma costui fu un po’ titubante e manifestò l’intenzione di trattenerlo in attesa di acquistarlo. I due, temendo che l’orefice non avrebbe restituito loro lo stagnolo, preferirono andare nel Ghetto degli Ebrei dove consegnarono anche parecchia altra refurtiva ad un commerciante che, per loro sfortuna, si dileguò e non si fece più vedere. Delusi ritornarono al loro paese e da quì con i pezzi rimasti, ossia la ghirlanda ed il cuore d’argento, lo stagnolo di ottone e qualche altro oggetto, si recarono spesso a Montebello per vendere un po’ alla volta la refurtiva sacra, fintanto che non furono scoperti, denunciati e imprigionati. Bortolamio Zambon fu bandito dalla Repubblica di Venezia per 7 anni, mentre Giovanni Pozza fu condannato a 18 mesi al remo su di una galera.

Ottorino Gianesato (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: Ricostruzione di fantasia del furto sacrilego nella Chiesa del Nobile Giulio Cesare Mainenti (a cura del redattore).

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