A LUISA

[46] A LUISA (1)

Mi manca la tua voce dalla vibrante intonazione: un’essenziale “Luisa” dall’altra parte del telefono o un semplice “Ciao Silvana”. E’ solo questo mezzo comunicativo che si è interrotto fra noi, e che ogni tanto segnalava il desiderio di dirsi cose giornaliere di tipo domestico, anche se noi, francamente, ci sentivamo domestiche parziali e un po’ forzate. Non erano solo le bollette che ci preoccupavano, anche se “ricordi?” talvolta ci sfiorava il rischio di restare a corto per spese impreviste. Nella convivenza con i reciproci rampolli e nei rapporti parentali ci ponevamo alle volte domande: si rimaneva ora sospese con dubbi e perplessità, ora ci suggerivamo qualche possibile soluzione. Negli incontri con tuo cugino Luigi, fin dall’infanzia, era sorto un dialogare forte: e  infatti fra voi due nel tempo si sono mantenute vive le discussioni. Devo darti atto, anche se in certe giornate ti vedevo e ti sentivo stanca, la voce più lenta, un pallore più accentuato, per il mal di testa, per aver dormito poco di notte (forse ne era causa anche il tuo essere una lettrice instancabile), avevi dentro di te la forza di andare avanti, forte dei tuoi caffè e cioccolata. Ma non solo! Eri certamente un “osso duro” e saltavano fuori crude “parolazze”. Se avevi il sentore o la certezza che le persone con cui avevi a che fare, non erano corrette, o volevano darla a bere, oh sì, perché i gradassi non li sopportavi. Avevamo interessi comuni per la storia medioevale e contemporanea: certi professori con i loro testi erano considerati da te il “non plus ultra”, delle vere pietre miliari nel percorso degli studi storici. Qualche anno fa si erano aperte anche per noi, insieme con i colleghi professori Felice e Luigi, le porte dell’Archivio di Stato di Vicenza per seguire il corso di scrittura paleografica. Le difficoltà di comprensione non mancavano, ma è stato possibile decifrare alcuni documenti, anche se tu, con goliardiche sganasciate, volentieri avresti disertato le grafie, parecchio ostiche. Ultimamente eri molto interessata alla Resistenza: peccato che, al di là dei libri che si trovavano in circolazione, e nonostante ti fossi data da fare per cercare testimonianze in ambito locale, le risposte in tal senso, sono state carenti. E sulla scomparsa chiesa di S. Francesco del tuo Montebello: numerose le telefonate per contattare gli eredi degli ultimi proprietari, per poter riunire il materiale rimasto! E per risalire alle origini dei potenti Malaspina, di cui vediamo ancora sostanziosi resti nel centro del paese, come il palazzo in parte sottostante al Ponte del Marchese, ti sei spinta fino ad Arcole. Non lo dico perché non sei più tra noi colleghi, insegnanti e soci dell’Associazione “Amici di Montebello” di cui hai fatto parte, dandoti da fare per ricordare istituzioni, personaggi forti della storia locale e raccogliere materiale documentario. Per la verità, tornano a tuo onore la correttezza nei rapporti umani, il senso della dignità, lealtà verso le persone che se ne rivelavano meritevoli. Per questo godi della gratitudine dei tuoi allievi e colleghi. Si faceva intensa la tua espressione, fino ad ammutolire, consapevole com’eri, della traumaticità dell’evento, quando sentivi della malattia di una persona conosciuta o di una situazione familiare difficile. Non era nel tuo stile proferire sentenze, piuttosto la tua sensibilità ti portava a un rispettoso silenzio. Grazie alla tua iniziativa di organizzare viaggi culturali scolastici nella bella Italia, abbiamo allargato il nostro orizzonte, allora piuttosto paesano, per conoscere luoghi stupendi come ambiente e paesaggio, e interessanti per la loro storia e cultura. Senza dimenticare la possibilità che tali viaggi hanno offerto, di stabilire relazioni più amichevoli fra noi, fra i nostri alunni. Prima della malattia era nelle tue intenzioni approfondire, per la prossima Solenne, il lavoro sui Capitelli che, dati i tempi stretti che ti erano stati concessi e le controverse posizioni che l’avevano caratterizzato, era risultato un po’ affrettato per la Solenne 2005. Rimane la passione con cui hai colto la pietà popolare espressa nei Capitelli e che hai dedicato alla ricerca svolta con i tuoi alunni. Visto che il mio lavoro, unito al tuo nel libretto della Solenne, ha riguardato gli Oratori di Montebello, penso che sarai d’accordo con me se mi limiterò a qualche “errata corrige” che ci era stata segnalata. Sento nella mia mente le note della tua voce, divenuta sempre più frammentata negli ultimi tempi. La flebile emissione ora evocava qualche episodio dell’infanzia: indimenticabili quei pochi, ma focali minuti di quando eri salita, tutta fiera, su un carrarmato degli Americani, alla fine dell’ultima guerra. Ora era dolce alle mie orecchie il tuo dire all’infermiera, (alla quale mi presentavo), per parlare degli anni passati insieme,a scuola: “Anni d’oro!” Da qualche parte, per me imperscrutabile, dell’etere, assapori ora la vista del “tuo” bel capitello delle Carpane: quando lo vedo nell’imboccare la stradella, stai certa, il mio pensiero si troverà sulla tua stessa lunghezza d’onda, non dimentica del tuo saggio “A chi tocca tocca”, simbolicamente molto vicino al titolo scelto da Hemingwai per il suo libro “Per chi suona la campana”. Poco distante, verso Verona, scorgi la chiesetta di S. Abbondio, sulla collinetta della Motta, dove sorgeva il castello dei conti di San Bonifacio. Proprio un anno fa, a Settembre, nell’ultima escursione fatta insieme, ammirammo i suoi affreschi, il Crocifisso sopra l’altare, la Madonna col bambino scolpita in legno. Ricordammo le lotte tra i conti di San Bonifacio, baluardo guelfo, nella Marca Veronese e Trevisana, contro i ghibellini di Ezzelino da Romano, sostenuti dall’imperatore Federico II°. Non potè mancare l’episodio che ebbe come protagonista Cunizza, di dantesca memoria. Non innamorata del marito “combinato” per motivi politici, d’accordo con il  Poeta Sordello, spinto dal padre di lei, fuggì dal castello del conte Rizzardo di San Bonifacio per rientrare nel territorio di suo fratello Ezzelino III°. Così ripresero le ostilità tra i due potenti. Cara Luisa, non è stato casuale l’accenno a quell’imperatore Federico II° di Svevia, da te tanto stimato, al punto che ti inchinasti davanti alla sua tomba siciliana, rendendogli l’omaggio di una rosa rossa.

Con affetto
la tua amica Silvana.

Marchetto Silvana (dal N° 8 di AUREOS – Dicembre 2007)

Note:
(1) Si tratta di un commovente articolo a ricordo della prof.ssa Luisa Dima Franchetto, con la quale, l’autrice prof.ssa Silvana Marchetto, ha scritto l’opuscolo dal titolo “La religiosità popolare nei capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino” pubblicato nel 2005, in occasione della “Solenne” (N.d.R).

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