DAL PROF. TERENZIO CONTERNO (2)

Cenni sui fossili e loro ricerca nella Vallata del Chiampo e dintorni.
Essendo Montebello Vicentino paese posto alla fine della Vallata del Chiampo, ritengo opportuno inquadrarlo paleontologicamente nei terreni affioranti in detta Vallata. Come noto il fossile è il resto di un organismo vivente conservatosi in varie modalità e giunto fino a noi. Dico subito che la nostra Vallata, anche a causa dei notevoli sbancamenti per l’estrazione del marmo, ha dato alla luce una serie di giacimenti fossiliferi ricchissimi di esemplari e di ottima conservazione. L’età predominante di questi giacimenti è l’Eocene Inferiore, Medio e Superiore, cioè tra i 60 e i 35 milioni di anni fa. E’ l’età in cui nella nostra zona si estendeva un mare poco profondo con lagune e scogliere, ricco di vulcanesimo. Si è notato che nei dintorni di questi vulcani fioriva prepotente la vita, proprio perché i vulcani apportavano dal profondo quelle sostanze e quel calore che favorivano lo sviluppo della flora e della fauna. Sul lato destro della nostra Vallata sorge il monte Calvarina, che dai dintorni di Santa Margherita di Roncà fino alla cima emergeva dal mare di allora. Lo si nota perché la lava emessa, al contatto con l’ossigeno dell’aria si è ossidata ed ha acquisito un colore rossastro (ruggine). In seguito alla spinta orogenetica, che ha dato origine alla catena alpina, i terreni sono emersi dal mare, e lungo le faglie (fratture) si possono impostare le valli. Nei pressi di Roncà già nel 1915 il Fabiani aveva individuato “l’orizzonte di Roncà” ricchissimo di fossili ben conservati. Durante lo studio di questo orizzonte nel 1969 abbiamo individuato delle vere e proprie spiagge che contornavano il vulcano principale, il Monte Calvarina. Il fossile più famoso di Roncà è lo “Strombus Fortisii“: un mollusco gasteropode di notevole dimensione. La valle del Chiampo si è formata lungo una probabile frattura ed ha messo in mostra, sia sul fianco destro che sinistro, le formazioni calcaree eoceniche intercalate a varie formazioni eruttive. Proprio queste ultime, col loro calore e pressione hanno metarmofosato i calcari ricchi di fossili e per questo vengono chiamati “marmi“. Ma i fossili dei marmi sono difficilmente estraibili. La maggior parte di essi invece viene trovata nelle vulcaniti (tufi, ecc.) che inglobano i marmi e da esse il fossile si libera più facilmente. La valle da Nord a Sud ha una pendenza inferiore alla pendenza degli strati e perciò man mano che si procede da Arzignano, verso il Nord la valle intacca nel suo fondo strati sempre più antichi fino al Lias (200 milioni di anni), oltre la località Ferrazza. Possiamo proporre il seguente profilo (vedi disegno qui sotto).
Da quando sono entrate in azione le tecniche e le macchine moderne, e cioè dopo il 1960, si è avuto un progresso enorme nella velocità di escavazione dei marmi. Oserei dire che in un anno si scava quello che prima si faceva in trent’anni. Questo ha permesso una più rapida raccolta di esemplari fossili intatti, mentre nell’800, i fossili raccolti in superficie presentavano spesso i segni delle intemperie.
Partendo da Sud troviamo una prima cava ad Agugliana (Eocene superiore o Priaboniano 40 milioni di anni) con fossili guida  Nummulites Fabiani, orizzonte che presenta ricci di mare, gasteropodi e lamellibranchi vari ma di non facile raccolta. Proseguendo verso Ponte Cocco affiora l’orizzonte di Roncà (45 milioni di anni) che termina proprio sotto la chiesa di S. Bortolo e nell’attiguo campo di calcio. Più a Nord non ho rilevato questo orizzonte penso perché le terre erano già emerse dal mare e perciò non si è depositato, oppure è totalmente in Facies Vulcanica. Ad Arzignano troviamo subito sulla sinistra della valle la famosissima Cava Main (Eocene Medio) che ha dato alle raccolte le più numerose e belle nonché varietà di Crostacei (granchi, ramine, ecc.) ed una più limitata serie di gasteropodi, lamellibranchi, coralli, ecc. Proseguendo verso Nord nello stesso versante troviamo la Cava Boschetto (Eocene Medio) anche questa famosa per la serie di crostacei rinvenuti. Qui perse la vita il ricercatore Gianni Beschin. Ancora più a Nord troviamo la Cava Albarello (Eocene Medio), appena sotto Nogarole famosissima per aver dato una serie bellissima di gasteropodi e lamellibranchi dell’età del Monte Postale. E nella parte alta anche alcuni Crostacei. Qui perse la vita il padre francescano Aurelio Menin fondatore del Museo di Chiampo. Ancora più a Nord, sempre nello stesso versante sinistro, ci sono altre due cave con pochi fossili ora usate per la produzione di pietrisco. Siamo così giunti nei pressi di Campanella. Nel versante opposto (destro) è famosa la Cava Lovato (Eocene Medio) sopra Chiampo, di proprietà dell’Industria Marmi Vicentini (Marzotto), la quale ha fornito marmi dal 1935 fino al 2000. Aveva un fronte di scavo di 300 metri, originando molti fossili ben conservati tra cui famose le Ramine Marestiane (Crostacei). Più a Nord c’è la Cava Boschetto 2a con un giacimento di spugne fossili, tra le più belle e rare del mondo. Proseguendo a Nord ecco la Cava Cengelle  con pochi fossili. Infine più a Nord la Cava Porto chiusa già nel 1960 quando nessun ricercatore di fossili frequentava quelle zone. Non descrivo più a Nord il famoso, in tutto il mondo, giacimento a pesci di Bolca perché pur essendo geograficamente nel versante vicentino appartiene alla provincia di Verona. Tutte le cave citate, che hanno sfruttato i marmi calcarei dell’Eocene Medio, sono oggi pressoché chiuse o sfruttate per il recupero dei materiali di scarto di altri tempi. Ecco perché anche la raccolta dei fossili oggi è molto limitata. Nelle nostre vicinanze voglio citare anche la cava di basalto presso Altavilla dove ora si trova un laghetto con cigni. Famose le sue “Natiche Crassatine” (Gasteropedi). Se prendiamo in esame tutto il Vicentino allora bisogna citare i granchi di Nanto (Berici) (Harpactocarcinus Punctulatus) ed i suoi fratelli di Pradipaldo e Valrovina nel Bassanese. Famosissima la Cava Rossi dopo il passo di Priabona verso Malo. l’Altipiano di Asiago è ricco di Ammoniti.
Concludendo il Vicentino in questi ultimi trent’anni ha dato alla luce grandi quantità di fossili, salvati perlopiù da ricercatori privati. Ma qui entriamo in un altro argomento.

Prof. Terenzio Conterno (dal N° 7 di AUREOS – Dicembre 2005)

Figure:
(1) Terenzio Conterno in una passeggiata culturale organizzata dagli Amici di Montebello (foto a cura del redattore).
(2) Un disegno originale del prof. Terenzio Conterno che mostra il profilo spiegato nell’articolo.

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