FESTE CENTENARIE (1)

FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO

Con questo numero iniziamo la pubblicazione del volumetto stampato dalla Parrocchia nel 1905 in occasione del VII centenario dell’erezione della Prepositurale di Santa Maria. Questa breve sintesi di storia politica e religiosa del paese è frutto di Mons. Giuseppe Capovin, Prevosto di Montebello dal 1877 al 1908 Mons. Capovin fu pastore d’anime esemplare in momenti sociali ed economici particolarmente difficili, era attento alle necessità di “tutti” i suoi parrocchiani, anche a quelli che osteggiavano la religione, e con affabilità sovveniva materialmente e spiritualmente i più bisognosi. Il suo fare sincero e disinteressato, animato da una carità e spiritualità che sorgeva spontaneamente dal profondo del suo intimo, generò nei suoi parrocchiani una stima ed un rispetto che si trasformarono ben presto in venerazione. Questa sua grande spiritualità non gli impedì di prestare attenzione alle memorie storiche ed artistiche del paese. Fece ricopiare numerose cronache e documenti antichi perché non andassero perduti e si battè a lungo per salvare dall’incuria l’antica Chiesa di San ZenoneSan Francesco, ma purtroppo poco dopo che i proprietari gli cedettero l’edificio la morte lo colse e si suoi sforzi furono vanificati. Come ben sappiamo, il suo successore la rase al suolo per dare avvio ad una filantropica istituzione (asilo infantile) che poteva senz’altro essere edificata in altri siti, considerato che a quell’epoca non mancavano gli spazi necessari.

FESTE CENTENARIE
(Prima parte)

AI SUOI DILETTI PARROCCHIANI
NEL VII CENTENARIO
DALLA EREZIONE
DELLA PREPOSITURALE DI S. MARIA
IN MONTEBELLO VICENTINO
QUESTI CENNI STORICI
CON PAZIENTE STUDIO RACCOLTI
DEDICA CON PATERNO AFFETTO
GIUSEPPE CAPOVIN
PREVOSTO

« Montebello, grossa borgata del Vicentino, la quale si stende ai piedi dell’ ultimo sprone delle Prealpi, su cui torreggia tuttora il Castello dei suoi antichi signori, a buon diritto vanta remotissime origini.
Ivi infatti nell’epoca del Romano Impero esisteva un vicus, ovvero borgo chiamato « ad Auraei o ad Auraeos » presso il quale I’Itinerario di Antonino del secolo IV segna Mutatio che era un aggregamento di vari fabbricati per contenere numerosi cavalli di ricambio, di buoi, muli, vetture e carri di varie forme per uso di pubblici Corrieri, dei viaggiatori e delle merci, o dove vi erano costantemente ufficiali investiti di potere e dignità per invigilare i Veredari ossia i conduttori di pubbliche o private vetture e gli schiavi o servi assunti al pubblico servizio e che erano pagati dalle Provincie, il che faceva Montebello un luogo importante (Filiasi – Storia dei Veneti).
Passava invero per esso la via Gallica, grande arteria, che metteva in comunicazione Milano con Aquileia e per l’Illirico con Costantinopoli. E Montebello con la sua Mutatione era uno dei due luoghi di fermata tra Verona e Vicenza.
Che avvenisse di Montebello nelle varie irruzioni barbariche, specialmente del secolo V, è ovvio supporlo, ove si noti, che per il suo sito si trovava proprio sul loro passaggio ed esposto quindi alle loro devastazioni, scendendo esse in gran parte pel Friuli a desolare le nostre regioni. Fu però fortuna per gli abitanti suoi l’aver pronto e sicuro rifugio nei monti vicini coperti di boscaglie; passata indi la bufera ritornarono in buona parte a rialzare le mura delle loro, abitazioni. Per questo si trova Montebello sussistere nel secolo IX durante l’impero di Lotario I, come luogo sì importante da essere pomo di discordia tra Vicentini, del cui territorio faceva parte, e Veronesi che si sforzavano di ammetterlo al proprio, come fecero l’anno 840, secondo narra l’antico Cronista Bonamente Aliprandi. (Castellini – Storia di Vicenza – libro III in Nota).
Al principio del secolo X vennero a desolare, dalla parte del Friuli, i nostri paesi i feroci Ungheri a varie riprese. Montebello fu uno dei più devastati, trovandosi sulla via del loro passaggio. Fu allora che a salvezza e rifugio dei pochi abitanti sfuggiti alle spade di quei barbari, si costruì il Castello, al quale più tardi se ne aggiunse un altro poco lungi.
Sino dal secolo decimo, come si ricava da documenti di quel tempo, furono signori di Montebello, i Conti di Padova e di Vicenza, discendenti dai Candiani Dogi di Venezia, i quali dal Conte Uberto Maltraverso sulla fine del secolo XII furono denominati Maltraversi di Montebello. Conservarono essi questo feudo sino all’unno 1265-1266, nei quali tanto i Maltraversi di Lozzo, come la linea di Montebello lo vendevano al Comune di Vicenza con tutti, i diritti annessi. (Dall’Archivio di Torre manoscritto del Vigna V. 8).
Quantunque il più antico documento, riguardante Montebello, sotto il suo aspetto religioso, risalga all’anno 1205, pure da ciò che è stato premesso è facile argomentare come i suoi abitanti fino dalla seconda metà del secolo IV siano venuti a cognizione del Vangelo. Essendovi poi in esso la Mutatio, necessariamente dovevano ivi fermarsi gli Evangelizzatori di questa Provincia, e i Vescovi che si portavano dall’Illirico e dalla parte Orientale del Veneto a Milano, sede dell’Impero d’Occidente, dopo Valentiniano I, i quali animati del loro zelo, si mettevano a contatto de’ suoi abitanti per communicar loro la buona novella.
Si aggiunga che i diversi ufficiali e i numerosi servi pubblici addetti alla Mutatione, dichiarata che fu religione dello stato la Cristiana dagli Imperatori Valentiniano, Graziano e Teodosio si fecero un dovere ed un onore di abbracciarla pur essi in ossequio ai loro Sovrani ».

Continua nel prossimo numero …

(dal N° 2 di AUREOS – Giugno 2002)

Figura: Mons. Giuseppe Capovin in una cartolina dei primi anni del ‘900 (collezione privata del redattore).
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