LE NOSTRE ORIGINI

Recentemente la nostra Associazione ha potuto visitare, grazie alla guida del Prof. Luigi Bedin, i luoghi degli antichi abitanti del nostro paese. Montebello, come si sa, ha origini molto antiche e lo provano le numerose scoperte archeologiche avvenute in varie date, soprattutto nella zona del Monte del Lago sulla sommità del colle e nelle zone circostanti.
Già nel 1836 furono ritrovati, come fu testimoniato da Paolo Lioy, oggetti di ornamento appartenenti al periodo paleoveneto. Negli anni ’30 del secolo scorso Bruno Munaretto, grande appassionato della storia locale, iniziò a raccogliere il materiale archeologico che potè rinvenire nella località Pegnare, particolarmente in località la Gualiva, proveniente da una importante necropoli di tombe ad incinerazione consistenti in fori scavati nel tufo vulcanico. La raccolta del materiale archeologico frutto delle ricerche del Munaretto comprende un periodo di tempo che va dal bronzo Medio (XIV° sec, a.C.) fino all’Età Romana del II° sec. a.C. (monete di età Repubblicana).
In località Mussolina dal 1963 furono trovate, ad opera di Padre Aurelio Menin, tombe veneto-etrusche riferibili all’inizio dell’Età del Ferro, IX° sec. a.C., i cui corredi funebri contenevano manufatti in oro e in bronzo e delle fibule. Furono trovati anche frammenti ossei di bue, cane, cavallo, cervo, pecora e in prevalenza di capra.
La presenza dei paleoveneti, oltre alle similitudini riscontrate ad Este, antica capitale dei veneti, fu il ritrovamento di un frammento di un vaso di ceramica sul cui fondo erano incise tre lettere del loro alfabeto, la più evidente la “VI“. Una quantità di materiale di eccezionale valore archeologico fu scoperto a partire dal 1975 nelle pendici meridionali del Monte del Lago a seguito degli scavi per la costruzione di una casa.
Le ricerche si svilupparono a cura della Sovrintendenza dei Beni Archeologici di Padova e furono oggetto di molti studi e pubblicazioni. Il luogo comprendeva tre fasi abitative che vanno dal Bronzo Recente e Finale (XIII sec. a.C.) all’età del Ferro (periodo IV°-II° sec. a.C.). A questa epoca si fa riferimento alla “casa retica” a pianta quadrata, seminterrata, comprendente più locali, previsti anche per i lavori di artigianato. Un focolare che probabilmente veniva usato per la fabbricazione dei vasi di argilla; in un locale vennero trovati dei pani di questo materiale e un recipiente in cui veniva raccolta sabbia di fiume per l’impasto. delle quattro abitazioni portate alla luce una presentava un manufatto idraulico per la raccolta degli scoli d’acqua piovana, che è l’unico finora conosciuto della civiltà paleoveneta. L’insediamento urbano era delimitato ad ovest da una necropoli con le sepolture ad incinerazione che risalgono al periodo fra il V° e il II° sec. a.C. Il corredo funebre di una delle tombe era particolarmente ricco ed era costituito da: un cinturone di ferro, una punta di lancia, un coltello con il fodero decorato in ferro, un braccialetto di bronzo, due perline di pasta vitrea, tre fibule e due vasi di ceramica.
Un’altra scoperta molto interessante riguarda un muro antico che risale al XIII° secolo a.C. (periodo paleoveneto) su cui i paleoveneti si appoggiarono per la costruzione del pavimento di una casa. Molto interessante fu anche il ritrovamento di una notevole quantità di semi di cereali contenuti in recipienti di legno carbonizzato.
I manufatti e gli oggetti di ornamento rappresentano una realtà importante che ci dà la misura delle abilità raggiunte dai nostri antenati e degli scambi che essi intrattenevano con gli abitanti delle regioni vicine. Purtroppo la gran parte del materiale recuperato non è visionabile se non in minima parte nel Museo di Este, nel Museo di Chiampo, e nel Museo di Santa Corona a Vicenza. E’ previsto che una parte sarà esposta, prossimamente, nel Museo Zannato di Montecchio Maggiore.

Luciana Albiero (dal N° 5 di AUREOS – Dicembre 2004)

Figura: la “Casa del Vasaio” (Mostra Venetkens – Padova 2013). Ricostruzione di una delle quattro abitazioni di cui si parla nell’articolo e, precisamente, quella che viene chiamata la Casa del Vasaio, all’interno della quale sono stati trovati numerosi vasi in terracotta ‘crudi’ messi ad essiccare, preparati quindi per la cottura (foto a cura del redattore).

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