LE RISAIE DI MONTEBELLO

Il riso, cereale conosciuto e coltivato sin dalla più remota antichità in Estremo Oriente, venne introdotto dalla Spagna in Italia dagli Aragonesi, nel regno di Napoli nel XV° secolo. Da qui si diffuse in Toscana e poi nella pianura padana dove avrebbe trovato il suo terreno ideale di coltura per l’abbondanza delle acque che richiede. Infatti il Piemonte e la Lombardia sono ancora oggi le regioni italiane maggiori produttrici di riso, mentre il Veneto segue a molta distanza con le risaie del Veronese, situate a Isola della Scala e a Legnago e del Vicentino a Grumolo delle Abbadesse.

Solitamente l’attività di coltivazione del riso, proprio per la sua complessità, venne iniziata e gestita nel Nord Italia, nel sec. XVI°, dai possessori di grandi estensioni di terreno, quali erano gli Enti ecclesiastici da una parte, e i nobili latifondisti dall’altra.

Queste condizioni, e cioè un impresario con capitale da investire in una attività più remunerativa che non la tradizionale coltivazione di frumento e foraggi, e il possesso di vasti terreni adatti portarono alla realizzazione di risaie.

Anche a Montebello, i nobili vicentini Fracanzani e Sangiovanni, nella seconda metà del XVI° secolo incrementarono questa coltura. E poiché qualsiasi variazione di superficie e colturale doveva avere l’autorizzazione di una specifica Magistratura della Repubblica di Venezia, e precisamente dei Provveditori ai Beni Culturali, i Fracanzani e i Sangiovanni, dovevano aver presentato domanda per ottenere l’uso delle acque necessarie all’irrigazione delle risaie.
I territori prescelti a tale scopo si trovano a Montebello nelle odierne contrà della Prà (allora contrà del Molino) e contrà della Fracanzana (allora contrà del Terraglio) rispettivamente a nord e a sud del torrente Chiampo.
Un atto di Lelio dei Magistrelli, notaio di Montebello, conservato nell’Archivio di Stato di Vicenza, contiene il contratto di locazione da parte di Bernardin G. Zuane nei confronti di Giuseppe Cenzatti di Montebello e di Stefano Bertoldi di Isola Rizza (Verona), della risaia della Prà. Siamo nel marzo del 1571. Venivano concessi in locazione 32 campi vicentini, corrispondenti a circa 12 ettari, posti tra il torrente Chiampo a sud, e la strada interna della Prà a nord. Località che allora veniva chiamata contrada del Molino per la presenza di un edificio adibito a mulino. La durata della locazione era fissata in 5 anni, a partire dalla festa di San Martino (11 Novembre) del 1571.
L’affitto che i conduttori si impegnavano a pagare ogni anno era di ducati 169. Inoltre dovevano condurre all’abitazione del detto Bernardin Sangiovanni (situata in Borgolecco, tuttora esistente) 12 stari (staia) di riso bianco e mondato del migliore. E in più 2 paia di capponi grassi, alla festa di San Martino.
Vi erano comunque alcune clausole che tutelavano i conduttori in caso di danni gravi causati dal maltempo (tempesta) o dal passaggio di soldati.
La cartografia che documenta la situazione dei fiumi e delle acque a Montebello sul finire del 1500 indica espressamente la sopraddetta risaia. Sembra comunque che la coltivazione del riso a Montebello non sia continuata a lungo, e già all’inizio del 1600 le risaie vengono abbandonate e i terreni riportati alla coltivazione dei prati o del frumento.

F.C (dal N° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura: L’area della contrà della Prà oggi quasi tutta coltivata a vigneto (Foto a cura del redattore).
Se l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE su FACEBOOK

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *