I LONGOBARDI A MONTEBELLO II

I Longobardi, costituito il ducato di Vicenza, insediano gruppi parentali (Fare) a presidio delle località e delle vie di transito più importanti. Le varie Fare di un territorio fanno a capo di un Gastaldo (1) che risiede nell’abitato più importante, in un complesso di costruzioni denominato Curtis (Corte). In questa residenza egli amministra la giustizia, incamera i tributi ed organizza il controllo e la difesa del territorio a lui soggetto e di ciò rende direttamente conto al Duca che risiede nella città.
Montebello, come attesta il Mantese, fu sede di una Curtis alla quale erano soggetti i paesi di Sorio, Gambellara, Zermeghedo e Montorso. Scarsa è la documentazione scritta che ci consenta di dare una più ampia informazione di ciò che avvenne in questo periodo storico (secoli VII e VIII). Qualche aiuto ci perviene da quanto rimane dell’antica toponomastica. Perdurano infatti, a tutt’oggi alcuni toponimi che testimoniano la presenza dei Longobardi nel nostro territorio.

Questi sono Fara, Monticello di Fara, Gazzolo (bosco) a Zermeghedo e Sorio, Gualda (foresta) al confine tra Montebello e Montecchio, Guarda (posto di guardia o di vedetta) sopra la Selva, Sarmazza (dai Sarmati popolo al seguito dei Longobardi) posta a confine tra Gambellara e Monteforte, anche Zermeghedo sembra avere la stessa origine (Sarmaticetus = piccolo insediamento di Sarmati), Guizza (da Wiffare = porre un segno ma talora anche un segno di confine. In questo caso la località delimiterebbe il territorio della longobarda Sorio da quello della latina Gambellara).
Anche la titolazione di alcune Chiese come San Giorgio di Sorio e San Michele di Zermeghedo e di Brendola sembra collegarsi

inscindibilmente con le tradizioni di questo popolo di guerrieri. E’ scarsa anche la documentazione archeologica poichè i Longobardi, ad eccezione del Gastaldo, trattandosi di piccoli gruppi di persone, preferivano vivere al di fuori del centro abitato, in ampi spazi in modo da avvertire per tempo il pericolo ed essere pronti a porvi rimedio. E sì che la Fara di Montebello doveva avere una notevole rilevanza politica e sociale se da essa sortì quell’Attaldo che fu Vescovo di Vicenza nel VII secolo. L’importanza della locale comunità longobarda sarebbe maggiormente avvalorata se trovasse conferma l’ipotesi alquanto suggestiva, che indica come originaria del luogo Immilia la figlia dell’ultimo Conte di Vicenza (2) che andò in sposa a Vitale Ugo Candiano (3). Dalla loro unione si originò la stirpe dei Maltraversi. Ecco quindi spiegato l’attaccamento dei Maltraversi (che furono anche conti di Padova e Vicenza) a Montebello e trova giustificazione anche la loro “professione di legge” quando negli atti ufficiali che li riguardano dicono di vivere secondo i regolamenti della nazione Longobarda.

Note:
(1) Dignitario con funzioni amministrative per conto del Re ed amministratore di beni demaniali.
(2) Dopo la sconfitta dei Longobardi per opera di Carlo Magno alcuni duchi furono sostituiti da conti di origine Franca, altri accettarono la nuova autorità regia e furono nominati conti.
(3) Figlio del Doge di Venezia Pietro Candiano III.

Da. Luce. Li (dal N° 3 di AUREOS – Dicembre 2002)

Figura: La località Fara di Montebello (Foto a cura del redattore).
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