LE PIETRE PARLANO

[9] LE PIETRE PARLANO

Nel castello dei Maltraversi, oggi proprietΓ  Dal Maso, sono stati individuati due frammenti di lapidi romane, riutilizzate rovesce come architravi di feritoie nella ricostruzione del manufatto difensivo operata dagli Scaligeri, signori di Verona.
I componenti dell’Associazione “Amici di Montebello” hanno rilevato col sistema del “frattage” (sic) e delle fotografie le due iscrizioni che sono state esaminate dal Professore Alfredo Buonopane, docente di Epigrafia latina dell’UniversitΓ  di Verona. Si Γ¨ potuto leggere su un frammento il nome di un anonimo Sempronio e, sull’altro, quelli di Galla e Stabilione, della famiglia dei Saloni, che i figli commemorarono nella lapide sepolcrale. Come ha spiegato il Professore Buonopane nella conferenza organizzata dagli “Amici di Montebello” e dall’Assessorato alla Cultura, la corrispondenza del nome gentilizio tra i due coniugi, in una realtΓ  come quella romana, in cui la donna conservava il patronimico anche da sposata, lascia supporre una loro condizione di liberti, cioΓ¨ ex schiavi dei Saloni. I liberti quasi sempre conservavano all’interno delle grandi famiglie funzioni amministrative di fiducia.
La loro presenza a Montebello, attestata dalla sepoltura si trovava presumibilmente lungo l’antica via Postumia, il cui tracciato corrispondeva all’incirca con la via principale del paese, suggerisce l’esistenza del territorio di grandi proprietΓ  terriere della famiglia dei Saloni, la piΓΉ importante della Vicenza romana essendo imparentata con l’imperatore Adriano. Si aprono in tal modo ipotesi su un’organizzazione fondiaria latifondista, che hanno tuttavia bisogno di essere verificate con ulteriori riscontri oggettivi. Ci si augura che altre tracce ed altre “pietre” possano essere segnalate, per meglio comprendere la realtΓ  del passato, che interessa un numero non esiguo di persone, come ha dimostrato un numeroso ed attento pubblico intervenuto alla serata del 18 maggio. In quella occasione il Prof. Buonopane ci ha intrattenuti sulla romanitΓ , partendo dalla famosa strada Postumia. Un miliare, rinvenuto nel 1800 presso Goito, ricorda con la sua iscrizione che essa fu voluta dal console Spurio Postumio Albino nel 148 a.C.; la via Postumia congiungeva Genova ad Aquileia, collegando fra loro localitΓ  allora di indubbia importanza strategica.
Interessante Γ¨ l’aspetto dell’impatto ambientale e umano che tale costruzione, conclusa dai soldati romani in circa due anni, determinΓ² nel territorio veneto, dove le strade precedenti erano semplicemente piste in terra battuta, con una natura in sostanza assecondata, ora dai Romani piegata alle esigenze del percorso militare. Si Γ¨ sottolineato come i Veneti, che in qualitΓ  di alleati avevano inviato un contingente nella battaglia di Canne, all’epoca della costruzione della Postumia erano uniti in una federazione delle loro comunitΓ . Sorta una contesa per una questione di confini fra Vicentini e Atesini, fu richiesto l’arbitrato romano, di cui Γ¨ testimonianza l’iscrizione della Lobia del 135 a.C. Scritta in latino, reca, l’ordine perentorio in merito al tracciato dei confini e agli espropri. E’ chiaro che il territorio Γ¨ ormai zona di protettorato romano e successivamente, al tempo della discesa dei Cimbri lungo l’Adige e degli scontri con il generale Gaio Mario, il processo di romanizzazione sarΓ  decisamente spinto. Il prof. Buonopane si Γ¨ soffermato sul modo di viaggiare nel mondo romano, con i vari tipi di carro, calesse: trainati da muli, cavalli o buoi (quando non si andava a piedi, come spesso accadeva) e sulla rischiositΓ  dei viaggi, che induceva i viaggiatori in procinto di partire a fare testamento, a segnare di “propria pianta” le orme, e altrettanto al ritorno a pericolo scampato.
Parlando di viabilitΓ  non poteva mancare il riferimento ai miliari, colonnette molto mobili, per la loro conformazione atte al rotolamento ( perciΓ² usate in seguito anche come rullo per spianare i campi) diversamente dalle lapidi che, per citare un illustre professore di epigrafia latina “fanno poca strada”.
Nella via Postumia, ad esempio, nessun miliare si Γ¨ trovato “in sito” secondo la successione per migli; alcuni sono stati raccolti in un’unica localitΓ  ad esempio Colognola ai Colli dove ciΓ² suggerisce una migrazione di tali pietre dalla strada Postumia bassa.
Buona parte dei ricercatori sostiene che la Postumia, nel tratto Verona-Vicenza, seguisse un percorso molto vicino a quello della statale attuale, con alcuni tratti su argine (significativi i termini locali levΓ , alzΓ ) e ipotizza un possibile tracciato “alto” posteriore alla Postumia, sulle orme di un cammino di epoca preistorica. La mutatio (serviva al cambio degli animali e al ristoro dei viaggiatori) Aureos citata nell’itinerario Burdigalense del IV secolo d.C. Γ¨ da identificarsi con il centro di Montebello e non con la Mason: le distanze indicate dall’Itinerario, infatti corrispondono: Verona-Cadianum XI M, Cadianum-Aureos XI M, Aureos-Vicetia XI M; tot. XXXIII M (33 miglia N.d.R.). Che la Postumia passasse per il centro di Montebello troverebbe inoltre conferma nel ritrovamento di una tomba romana (e i Romani seppellivano lungo le strade, fuori dall’abitato) e in localitΓ  Colombara prossima al cimitero di tracce di selciato stradale con basoli di trachite. Oltre Montebello la Postumia proseguiva per la localitΓ  Gualda, che nel nome germanico, ricorda un antico posto di guardia, reinserendosi in localitΓ  Tavernelle nell’attuale statale 11 fino a Vicenza. Il miliare trovato a Tavernelle indica XI M, quindi appartiene propriamente a Montebello, e ci segnala un messaggio propagandistico di cui beneficia Gioviano, imperatore di breve durata, autore di una pace vergognosa con i Persiani. Nell’iscrizione Γ¨ detto vittorioso e trionfatore, Augusto nato per il bene dello stato, in realtΓ  per coprire il citato aspetto poco lusinghiero della sua carriera imperiale.
Un miliare rinvenuto nel tratto Verona-Villafranca fa riferimento al fatto che essi alleviavano la fatica al viandante offrendogli con le loro iscrizioni “distrazioni” oltre che indicazioni sul cammino.
Noi moderni, per tradizione, dall’editto napoleonico di S. Cloud, teniamo raccolti i resti dei nostri morti in una tomba di cimitero, piccola o grande che sia, e andiamo a visitarli, colloquiando con i loro silenzi. Se capita un evento tragico sulle strade, li ricordiamo con un cippo, mazzi di fiori, con un volume proporzionato alla gravitΓ  o alla efferatezza del dramma. La cosa sorprendente Γ¨ che nelle lapidi romane talvolta i defunti si rivolgono al passante “a tu per tu“, quasi a stabilire una continuitΓ  di rapporti con il mondo dei vivi; e il morto Γ¨ come una traccia impressa che in qualche modo parla all’umano viaggiatore. CosΓ¬ nella lapide di Montecchia il defunto, indirizzandosi al viandante, lo apostrofa, a dire il vero piuttosto duramente, di non illudersi, che la stessa sorte, fra breve capiterΓ  anche a lui. E a Caldiero, piΓΉ dolcemente, vuol renderlo partecipe dei momenti intensi della sua esistenza con “vinum Venus, panis, mi rovinarono, ma resero bella la mia vita“.
Meno ricca di spunti di vita, ma estremamente interessante Γ¨ risultata la lapide sepolcrale scoperta dagli “Amici di Montebello” al castello dei Maltraversi; essa ricordandoci Galla e stabilione, una coppia (molto probabilmente di liberti) della potente famiglia vicentina dei Saloni, ci prospetta una possibile organizzazione socio-economica del territorio di Montebello sulla base di grandi proprietΓ  terriere.

S.M.F. (dal NΒ° 1 di AUREOS – Dicembre 2001)
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